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martedì 29 marzo 2016

Lavoro salariato, piccola impresa e capitalismo: la schiavitù del nuovo ordine mondiale

Comunicato stampa



Una disamina dell'attacco a lavoro salariato e piccole imprese da parte del sistema capitalista



«Lavoro salariato, piccola impresa e capitalismo: la schiavitù del nuovo ordine mondiale»



Venerdì 8 aprile, ore 20,45, presso la sala conferenze dell'oratorio di San Francesco in Bergamo (ingresso da via Pola), con l'associazione Caposaldo si discuterà dell'attacco condotto negli ultimi anni dal sistema capitalista contro i ceti subalterni in maggiore sofferenza, il lavoro salariato e la piccola impresa.

A presentare la questione e le vie d'uscita saranno il professor Diego Fusaro, filosofo e docente universitario, e Paolo Bogni, presidente di Caposaldo.



Modera il tavolo Simone Boscali.



Negli ultimi decenni il sistema economico mondiale, sempre più centralizzato anche grazie a organismi che scavalcano le sovranità nazionali privando i paesi di ogni difesa delle proprie economie, ha attaccato salari, diritti e possibilità di occupazione per i lavoratori dipendenti. Ma ha anche definitivamente spinto fra i ceti sofferenti e sottomessi quella piccola impresa che, soprattutto in Italia, ha a lungo goduto di un certo benessere e, a livello culturale, della falsa coscienza di appartenere alla classe dominante.

La concentrazione di sempre maggior ricchezza in sempre meno persone tutte egualmente a capo di banche e multinazionali sta via via rafforzando un'oligarchia mondiale che ha ormai in pugno un modello economico ingiusto capace di scavalcare ogni autorità politica in termini di decisioni.

Caposaldo si pone l'obiettivo, con questo momento di condivisione, di promuovere la lotta a questo modello rivolgendo le proprie proposte proprio ai gruppi in maggiore sofferenza, lavoratori e piccoli imprenditori.



L'ingresso è libero e gratuito.



Evento Facebook su: https://www.facebook.com/events/580599182105494/

 



Diego Fusaro, 1983, è ricercatore e docente di filosofia presso l'università San Raffaele di Milano. Allievo del grande filosofo marxista e comunitarista Costanzo Preve. Ha rilanciato il pensiero anticapitalista castrando la falsa e superata dicotomia destra-sinistra, per un'Europa di patrie sovrane e solidali.



Paolo Bogni è da anni impegnato a studiare autonomamente le dinamiche del sistema monetario e bancario. Presidente di Caposaldo, è coautore del Manifesto di Anticapitalismo.it, il movimento originale da cui ha preso le mosse una lunga serie di conferenze sul tema del signoraggio e dell'usura bancaria e da lui presentate con successo in tutta la Lombardia.





Nata come coordinamento di movimenti e associazioni legati da una comune battaglia Caposaldo costituisce ora un'associazione che raccoglie le esperienze e le sensibilità personali di militanti di diverse provenienze. Scopo del movimento è la lotta contro il sistema capitalista e il Nuovo Ordine Mondiale con la messa in campo in particolare di momenti di controinformazione, volantinaggi e incontri di approfondimento. La varietà originale degli associati consente di trattare il tema da diverse prospettive, dall'economia alla politica, dalla spiritualità all'ecologia.



Per informazioni:

  • Simone Boscali, cell. 3314298972

    La locandina dell'evento


martedì 15 marzo 2016

Striscione pro Siria di Caposaldo



Comunicato stampa e video

Striscione di Caposaldo sulle mura di Bergamo in solidarietà alla Siria di Assad

Sabato mattina, 12 marzo, un gruppo di militanti dell'associazione Caposaldo ha esposto per alcuni minuti lungo le mura di Città Alta uno striscione in solidarietà con la Siria di Bashar al Assad e contro il terrorismo dell'Isis creato e sostenuto dagli Stati Uniti d'America.
L'azione si è tenuta verso le 9.30 del mattino all'altezza di Porta San Giacomo.
Questo il testo dello striscione:

Con Assad
Con la Siria
Contro l'Isis
Contro gli USA

Con questo gesto l'associazione ha manifestato la propria vicinanza al paese mediorientale aggredito ormai dal 2011 dall'Isis e da altri gruppi terroristici tutti diversamente sostenuti dal governo americano col benestare e la complicità di quelli europei.
Si è anche voluta manifestare la vicinanza alla figura del presidente Assad, indebitamente accusato in questi anni di ogni sorta di eccessi, senza mai considerare la solidità di cui gode grazie a un altissimo sostegno popolare. Un sostengo dovuto a una serie di politiche a difesa della sovranità nazionale, quelle stesse politiche che gli sono costate l'inimicizia dei potenti dell'Occidente il quale non ha esitato a travestire i peggiori criminali coi panni del fondamentalismo religioso per estromettere il presidente, tentando anche di mascherare maldestramente la cosa come “primavera araba”.
Solo in questi giorni la rovinosa guerra che la Siria sta sostenendo da quasi cinque anni sembra aver preso una piega positiva per Damasco anche grazie al prezioso aiuto dei suoi pochi ma decisi alleati, come il movimento di liberazione libanese Hezbollah, la Repubblica Islamica dell'Iran e la Federazione Russa.


Nata come coordinamento di movimenti e associazioni legati da una comune battaglia Caposaldo costituisce ora un'associazione che raccoglie le esperienze e le sensibilità personali di militanti di diverse provenienze. Scopo del movimento è la lotta contro il sistema capitalista e il Nuovo Ordine Mondiale con la messa in campo in particolare di momenti di controinformazione, volantinaggi e incontri di approfondimento. La varietà originale degli associati consente di trattare il tema da diverse prospettive, dall'economia alla politica, dalla spiritualità all'ecologia.

Per informazioni:
  • Simone Boscali, cell. 3314298972



venerdì 23 gennaio 2015

Ringiovanire il mondo – Manifesto per una nuova comunità



Comunicato stampa

Ringiovanire il mondo – Manifesto per una nuova comunità

«Ringiovanire il Mondo per non morire in questa Gabbia d’acciaio e per tornare a vivere un’esistenza autentica, degna delle potenzialità del genere umano!»

Venerdì 30 gennaio 2015 alle 20.45, presso la sala Galmozzi della biblioteca Caversazzi di Bergamo in via Tasso 4, Caposaldo offrirà come primo evento del nuovo anno l'incontro dal tema Ringiovanire il mondo – Manifesto per una nuova comunità.
Relazionerà il primo firmatario di questa iniziativa, il docente e filosofo Diego Fusaro, che presenterà secondo il suo consueto stile avvincente le Undici Tesi del Manifesto Ringiovanire il mondo. Un documento redatto per proporre un nuovo progetto filosofico-culturale che non solo sia radicalmente alternativo all'attuale sistema capitalista e al nichilismo dominante, ma che veicoli anche solide proposte alternative per la ricostruzione della comunità. Contestualmente saranno presentati il sito internet dedicato all'iniziativa e curato dall'associazione Caposaldo – www.ringiovanireilmondo.it - e l'ultimo libro di Fusaro, Il futuro è nostro – Filosofia dell'azione, edito da Bompiani.
Seguirà l'intervento di Orazio Maria Gnerre, già coordinatore del gruppo politico Millennium, che, sulla scorta della proposta di Fusaro illustrerà l'iniziativa da lui condotta sia in Italia che oltre i confini nazionali del Partito Comunitarista Europeo, cercando di tradurre in un programma più squisitamente politico quanto espresso nelle Undici Tesi.

Modera il tavolo Paolo Bogni di Caposaldo.

Evento Facebook: http://tinyurl.com/lbwsvnk.

Diego Fusaro, 1983, è ricercatore e docente di filosofia presso l'università San Raffaele di Milano. Allievo del grande filosofo marxista e comunitarista Costanzo Preve, Fusaro si è distinto per una fertilissima produzione saggistica molto conosciuta della quale ricordiamo Bentornato Marx! Rinascita di un pensiero rivoluzionario, 2009, e Minima Mercatalia. Filosofia e capitalismo, 2012. Il suo successo l'ha poi portato a numerose apparizioni televisive. Ha rilanciato il pensiero anticapitalista castrando la falsa e superata dicotomia destra-sinistra, per un'Europa di patrie sovrane e solidali.

Orazio Maria Gnerre è coordinatore del movimento politico Millennium che ha nei mesi scorsi cominciato una collaborazione con Caposaldo. Proprio in queste settimane ha invece avviato l'ambizioso progetto internazionale del Partito Comunitarista Europeo. Studioso di politica internazionale e geopolitica, oltre ad aver visitato e conosciuto da vicino l'Iran, si è recato diverse volte nel Donbass nell'ultimo anno di guerra insieme a una delegazione del proprio gruppo incontrando i resistenti russi venendone riconosciuti come interlocutori per l'Italia.

Nata come coordinamento di movimenti e associazioni legati da una comune battaglia Caposaldo costituisce ora un'associazione che raccoglie le esperienze e le sensibilità personali di militanti di diverse provenienze. Scopo del movimento è la lotta contro il sistema capitalista e il Nuovo Ordine Mondiale con la messa in campo in particolare di momenti di controinformazione, volantinaggi e incontri di approfondimento. La varietà originale degli associati consente di trattare il tema da diverse prospettive, dall'economia alla politica, dalla spiritualità all'ecologia.

Per informazioni:
  • Simone Boscali, cell. 3314298972

giovedì 2 ottobre 2014

Addio Peter Pan - Omaggio a Robin Williams

di Paolo Bogni

Chi pensa che la Politica sia il momento più alto della condivisione sociale ha bene in mente quanto difficile sia il cammino per trasformare la realtà nella prospettiva – se non dell’adesione totale – quantomeno dell’avvicinamento alla Verità, che ha tra le sue funzioni quella di indicare nella Bellezza e nella Giustizia i cardini della convivenza comunitaria tra persone libere e responsabili. Chi ritiene che la Politica oggi sia il luogo in cui la prassi trasformatrice abbia il compito più arduo che non in passato - perché mai nella Storia dell’umanità la Bellezza e la Giustizia sono state così abissalmente distanti dal vivere di ognuno e dal convivere di tutti -, questi non può che abbracciare il Sogno come modalità di azione per trasformare una realtà in cui l’umano è tragicamente distante dalle sue più vere potenzialità, quelle che mirano naturalmente alla Bellezza e alla Giustizia. John Keating, il Capitano de L’Attimo Fuggente ci ricordava che le parole e le idee possono (se realizzate) cambiare il mondo. Robin Williams – artista cinematografico – ha l’enorme merito di averci restituito la vera dimensione del Sogno come bisogno dell’utopia in quanto necessità di crescita dell’uomo e di averlo sottratto – il Sogno - al ruolo odierno e meschino di mero ed effimero desiderio di svago e a capriccio consumistico. La grandezza di Robin Williams è tanto più apprezzabile in quanto la sua magia era vissuta nel palcoscenico nichilista di Hollywood, nel girone infernale dello spettacolo del nulla che descrive l’incoscienza del nostro tempo. E’ da sottolineare di quanto non fosse impermeabile egli stesso al politicamente corretto. A riguardo non sono da tacere le sue simpatie sioniste, sempre deprecabili a qualsiasi latitudine ed espresse da chicchessia. Il nulla hollywoodiano – sovrastruttura raffinata e potente – impone violentemente dazio ai suoi geni e, mentre concede loro l’identificazione a sfondo critico tra la maschera e il volto all’interno della trama di un film, fuori dal set ne obbliga la drammatica scissione tra lo stesso genio portatore di eventuale critica ai costumi, alla società e all’epoca odierna – da un lato - e l’attore famoso e celebrato epperò campione – nella vita “privata” – di omologazione e di vizi sistematici - dall’altro lato -. Nemmeno lui, dunque, era scevro da contraddizioni. Però a noi, qui, interessa l’artista e il suo indubbio genio. Quel genio che può rappresentare un granello di sabbia negli ingranaggi di un sistema infernale da respingere. L’ironia con cui lavorava l’umanità non era mai scherno o evasione ma una recitazione sublime in cui maschera e volto erano un tutt’uno con il personaggio che aveva in cura, in vista – socraticamente - del parto, sotto molti aspetti doloroso, di quella Verità ricercata con la mediazione soggettiva dell’Arte. I suoi personaggi non hanno nulla di inventato. Essi, al contrario, già vivono in potenza nei sostrati di una coscienza sofferente che contraddistingue l’umanità di questa Epoca. Il motivo della popolarità di Robin Williams, infatti, non è da ricercarsi nelle tecniche della sua comicità, nel suo istrionismo o nella semplice bonarietà che le trame - in cui s’incastravano le sue maschere - ci tramandano. Non sono quelli i principali motivi per i quali Robin Williams è amato dalle persone che vivevano i suoi film. Egli è tragicamente (e molto spesso inconsapevolmente) amato, invece, per quella sua straordinaria capacità di risvegliare nel sonno della nostra sofferenza il sognatore che è ingabbiato in ognuno di noi, incarcerato e umiliato dal nichilismo della nostra Epoca. Sono tre i film di Robin Williams che mi hanno fatto innamorare di lui. Sono “La Leggenda del Re Pescatore – 1991”, visto a Viareggio nell’estate del 1992; “L’Attimo Fuggente – 1989”, che vidi nella primavera nel 2009 e “Al di la dei Sogni – 1998” visto – in un’atmosfera magica e irripetibile – nell’autunno del 2012. Sono i soli tre film che ho visto nei quali tra gli interpreti c’era Robin Williams, sebbene nella sua carriera egli abbia partecipato ad oltre sessanta pellicole, senza contare le innumerevoli serie televisive. Il Sogno è il filo rosso che lega le pur diversissime trame in cui Robin è il professore di Storia Henry Sagan (da Clochard, Parry), il professore di letteratura John Keating e il pediatra Chris Nielsen. Il Sogno come tentativo umano di riabbracciare il divino, per vincere la morte e per rimuovere l’angoscia che porta con sé. Il Sogno come viaggio di ritorno alla luce originaria, al calore incessante, al fuoco dell’eterna vita. Il Sogno come anelito e nostalgia dell’assoluto. Il Sogno, però, non si alimenta da solo e non vive di vita propria. Ha bisogno dell’Amore, la cui assenza, rinuncia, sporadicità o incompletezza rappresentano il problema dell’odierna umanità, quella in cui viveva il pur geniale Robin Williams. Il Sacro Graal ricercato dal clochard “pazzo” Parry è il simbolo della grazia divina che non è più anelata dai “normali” di un’umanità spenta e addormentata come quella attuale. Come se la nostalgia dell’assoluto fosse stata rimossa dalla quasi totalità della coscienza umana occidentale – normalizzata nel suo schifo di modernità - e permanesse soltanto nei cuori dei disadattati e nei reietti. Di primissimo acchito, ho vissuto il suicidio di Robin come un’offesa al Sogno, come se esso fosse stato spezzato, troncato, disintegrato. Non è possibile, mi sono detto, che proprio lui abbia compiuto un gesto così orribile. La meraviglia della vita dissolta e annientata. Come se la complessità umana oggetto della sua opera geniale fosse stata ridicolizzata, in un attimo, da un gesto egoista che non ammetteva più e oltre la magica contemplazione e la sofferta sublimazione. E’ rimasto il solo buio come risposta all’indicibile, all’ineffabile, all’ignoto ai quali, però, tutta l’umanità deve rivolgersi con la propria meraviglia vitale. Perché Robin, perché? A quale terribile e meravigliosa domanda tu non hai voluto rispondere? Voglio capire. E’ l’energia dirompente di quella nostalgia dell’assoluto che ti ha indicato la via di fuga dalla vita? Il suicidio è dunque la versione estrema di questa nostalgia e ne rappresenta il tragico cortocircuito? Il suicidio è la fine del viaggio e la rinuncia della méta. Il suicidio è un dono alla sofferenza della vita che, anziché essere celebrata nella sua meravigliosa e contraddittoria totalità, è annunciata come mero preludio alla morte, come disperazione del massimo desiderio che un umano possa avere, quello del ritorno a casa. Robin ha distrutto in un attimo il suo genio. Ha vanificato quel suo disincantare la morte e celebrare la vita delle emozioni, quell’elevare il sentimento - per dirla con il professor Sagan, nella Leggenda del Re Pescatore – a passione, immaginazione e bellezza. Ha dissolto l’energia vitale di quella tensione continua che vibrava nei suoi personaggi, l’ansia costruttiva dell’incompiuto, lo sforzo di rimuovere la frustrazione latente per un vuoto ineffabile e sfuggente, quel suo straordinario sorriso di fronte al fuoco della trincea della vita ove eroicamente si poneva come il Capitano del poema di Orazio. Questi erano i toni dell’opera magica di Robin Williams che davano luce alla sua commedia dai risvolti tragici. L’11 agosto del 2014 è stato, però, sopraffatto dalla suprema delle domande, quella che per sua natura ha il maggiore carico di intensità emotiva, che accompagna sia la speranza di luce quanto le tenebre della disperazione. Come ricongiungermi con quel punto di infinita energia che percepisco essere il luogo da cui provengo e che genera la nostalgia e rinvigorisce il Sogno della sua ricerca e del viaggio del ritorno ad esso? Nei tre film da me visti e prima citati – come presumo in tutta la filmografia di Robin Williams -, il propellente del sogno è l’amore, inteso come donazione, gratuità, disinteresse e sacrificio. I legami tra i personaggi sono vibrati da queste pulsioni e le trame sono una costellazione di relazioni tra persone che strutturano la loro vicinanza formando l’identità di ognuno attraverso il passaggio nell’altro, anche con scambi altamente drammatici quali quelli che hanno caratterizzato il rapporto tra il pediatra e la moglie in Al di là dei sogni o quelli che hanno attraversato il duetto infinito tra il professore/clochard e il disk jockey alcolizzato ne La Leggenda del Re pescatore, per non tacere dello stupendo rapporto di affinità e complicità tra il nuovo professore di letteratura e i suoi allievi ne L’attimo fuggente. L’altro era il vero soggetto, senza che l’io fosse per questo annullato e vilipeso e, anzi, da questo (l’altro) rafforzato nella sua più genuina umanità. L’umanità di Robin non era recitata ma vissuta. Nelle forme più varie e a diversi livelli di registro, in ognuna di queste tre trame vi è una spinta verso l’alto dell’umano. Sussiste un progetto di crescita interno ad un disegno magico che – anche drammaticamente – tende alla ricongiunzione tra i due poli, quello finito dell’uomo e quello dell’immagine eterna da cui proviene e a cui tende. La fragilità del finito e del precario, condizione dell’ultimo uomo, mettono a repentaglio il disinteresse, sconsigliano il sacrificio, frenano la donazione e inficiano la gratuità. L’amore sincopato e vacillante offusca il Sogno, lo inaridisce, e allontana l’uomo dal ritorno verso il punto massimo di energia cosmica. Riduce il Sogno a desiderio e la Casa primordiale a chimera. Lì emergono l’angoscia della morte e il senso dell’inutilità della vita. E’ come se - dalle catacombe della Storia - fossero riemerse le anime dannate di Neal Perry, lo studente allievo di John Keating alla Welton Academy, di Annie Collins-Nielsen, moglie del pediatra Chris Nielsen, e di quel bambino mai nato – figlio di Robin – quarantaquattro anni fa e, al suono di un coro spettrale, si fossero presentate al cospetto dell’angoscia rimossa da Robin attraverso la sublimazione della sua impareggiabile arte. E lì, avessero chiesto il conto a Robin delle sue fragilità, della sua malinconia, della sua depressione. Non è bastato a Robin il ricordo della triade magica costituita dal cuore, dall’amore e dal sogno. Se ne manca anche solo uno, il viaggio è interrotto. Il suicidio è la metafora di questa rinuncia al viaggio e del soffocamento della nostalgia per quel ritorno; il ritorno alla Casa. L’amore imperfetto, debole, parziale e frammentato è il viatico del male che crea sofferenza a se stessi e agli altri. Se non c’è perdono – che riapre all’amore - il male dilaga e annienta l’umanità, la polverizza e la cancella dalla Storia. Il Robin che rivogliamo è quello che là, nelle tenebre, diceva alla moglie disperata che la gente buona finisce all’inferno perché non è capace di perdonarsi. E lui, pur di non abbandonarla, sarebbe restato lì con lei, perdonandola perché, tra i suoi milioni di difetti, era una persona umanamente meravigliosa. Non ho visto Hook-Capitan Uncino, altro famoso film interpretato da Robin Williams. E non lo voglio vedere, né mai lo vedrò. Voglio immaginarmi invece che Robin Williams interpreti Peter Pan in un’altra trama. E’ di un altro Peter Pan che abbiamo bisogno, e lo richiediamo con tutta l’umiltà (non molta) che ci è rimasta. Siamo noi l’Isola che non c’è. Siamo un’umanità che ha smarrito l’amore perché abbiamo soffocato il cuore e abdicato al Sogno. Il Sogno non si alimenta da solo. Ha bisogno dell’amore. L’assenza di amore è il grande problema dell’uomo moderno. Torna a volare con noi Peter Pan. Non lasciarti solo. Non lasciarci soli. Fatti messaggero di quell’amore eterno che dà vita e speranza. Torna ad essere quel medium allegro, vivace, sbarazzino, istrionico e innamorato della vita. Non interrompere la tua pellicola, ti prego, laggiù, nel buio della rassegnata disperazione. Usciamo insieme dall’oscurità delle tenebre. Ridoniamo a noi stessi e al mondo la coscienza della Bellezza e della Giustizia. Ridiamo dignità alla nostra umanità. Perdoniamoci il male che facciamo e che ci infliggiamo. Perdoniamo il male che subiamo. Torniamo a perdonarci e a perdonare.

lunedì 28 aprile 2014

Profeti in Patria: secondo incontro dedicato a Giorgio Gaber


Comunicato stampa

Profeti in Patria: secondo incontro dedicato a Giorgio Gaber

«Si prosegue con Io non mi sento italiano»

Sabato 3 maggio con l'incontro dal titolo Io non mi sento italiano – Parole e musica di Giorgio Gaber proseguirà la trilogia di Profeti in Patria, organizzata da Caposaldo Associazioni Unite.
L'incontro si terrà a partire dalle 15.00 presso il teatro auditorium dello Spazio Polaresco, in via del Polaresco, 15, Bergamo. Ingresso libero.
Profeti in Patria è un'iniziativa dedicata alla presentazione di artisti schieratisi contro il sistema e la modernità e per questo spesso incompresi, messi ai margini o strumentalmente rivisitati solo negli aspetti meno “scomodi” della loro espressione artistica.

Dopo l'incontro sul regista Pasolini, sarà ora il cantautore milanese ad essere riscoperto grazie alla presentazione di Paolo Dal Bon, presidente della Fondazione Giorgio Gaber. Durante l'incontro saranno proiettati spezzoni di video e canzoni, un primo spunto per riscoprire la vera essenza della critica del cantautore alla modernità decadente, borghese e materialista. Moderatrice dell'incontro e del dibattito col pubblico sarà Laura Marchesi.
Evento Facebook: http://tinyurl.com/l5s9tgm

Seguirà poi l'ultimo evento di chiusura, sabato 7 giugno, sempre al Polaresco alle ore 15.00, con l'autore teatrale Massimo Fini e il filosofo Diego Fusaro.

Il mercoledì sera successivo alle conferenze ci sarà invece una serata speciale di approfondimento sui temi emersi durante gli incontri presso la sede di Caposaldo (Grassobbio, via Michelangelo da Caravaggio,7) in questo caso mercoledì 7 maggio alle 21.30.

Paolo Dal Bon, classe 1957, ha collaborato con Giorgio Gaber dal 1984 come responsabile organizzativo e amministrativo della sua attività artistica e professionale. Dal 2003, per volontà degli eredi, svolge la funzione di Presidente della Fondazione Giorgio Gaber coordinando  varie iniziative inerenti l’archivio delle opere, le attività editoriali, gli eventi e le produzioni teatrali.

Caposaldo Associazioni Unite non costituisce una fusione o federazione di movimenti. Si tratta invece di un coordinamento tra una decina di associazioni prevalentemente bergamasche ma anche bresciane e milanesi, i cui interessi spaziano dall'economia alla politica, dalla spiritualità all'ecologia. Ciò che unisce queste associazioni portandole a sempre più numerose iniziative unitarie è lo scopo che hanno tutte in comune indipendentemente dalle proprie specificità: l'opposizione al Nuovo Ordine Mondiale. La sede ufficiale di Caposaldo è a Grassobbio, in via Michelangelo da Caravaggio 7.
Per il resto le singole associazioni mantengono identità e autonomia nelle proprie attività.

Per informazioni:
  • Simone Boscali, cell. 3314298972

martedì 28 gennaio 2014

Capitalismo e Libero Mercato: l'unico mondo possibile?





Comunicato stampa

Diego Fusaro presenta il libro Minima Mercatalia – Filosofia e Capitalismo

«Capitalismo: l'unico mondo possibile?»

Caposaldo Associazioni Unite propone come primo evento del 2014 un evento di assoluta rilevanza portando a Bergamo, per la presentazione del suo libro Minima Mercatalia – Filosofia e Capitalismo, Diego Fusaro, ricercatore di Filosofia all'università San Raffaele di Milano. La presentazione si terrà venerdì 31 gennaio a partire dalle 20.30 alla Sala degli Angeli della Casa del Giovane, in via Gavazzeni 13 a Bergamo.
Come tutti gli eventi organizzati da Caposaldo Associazioni Unite, la serata è completamente gratuita e a ingresso libero.

Minima Mercatalia, (2012, edito da Bompiani) è uno degli ultimi testi pubblicati da Diego Fusaro, particolarmente attuale, e ripercorre la storia della filosofia dall'antichità greca sino ai giorni nostri rintracciando, nello scorrere dei secoli, quei cambiamenti nel pensiero dell'uomo che hanno infine creato le condizioni per l'avvento del libero mercato e del primato dell'economia sulla politica e sull'uomo stesso. Interessante anche per un'analisi del linguaggio, Minima Mercatalia spiega più di ogni altra cosa come il capitalismo non sia un prodotto naturale della Storia ma un prodotto umano “autoposizionato” e accettato come immutabile quando in realtà, proprio perché è un prodotto umano, è possibile concepire delle alternative che sono state in vigore sino a pochissimi secoli fa.

Diego Fusaro, nato nel 1983 a Torino, è ricercatore di Filosofia all'Università di Milano San Raffaele. Allievo e amico personale del filosofo torinese Costanzo Preve, recentemente scomparso, Fusaro si occupa in particolar modo di filosofia della storia e del pensiero di Fichte, Hegel e Marx. Ha già pubblicato Bentornato Marx! (2009), Essere senza tempo (2010), Il «Capitale» di Karl Marx. Un trionfo dell'idealismo tedesco (2013), e Idealismo e prassi. Fichte, Marx e Gentile (2013) ed ha al proprio attivo diverse apparizioni televisive in particolar modo nelle trasmissioni La Gabbia (La7) e Uno Mattina in Rai, dove ha sempre energicamente riflettuto sulle ingiustizie del sistema socio-economico attuale evidenziando, contro la pretesa capitalista di costituire “il migliore dei mondi possibili”, la persistenza di una dialettica che al contrario ne permette l'abbandono e la costruzione di un mondo diversamente fondato.
Diego Fusaro cura in rete il progetto “La filosofia e i suoi eroi” sul sito www.filosofico.net.

Caposaldo Associazioni Unite non costituisce una fusione o federazione di movimenti. Si tratta invece di un coordinamento tra una decina di associazioni prevalentemente bergamasche ma anche bresciane e milanesi, i cui interessi spaziano dall'economia alla politica, dalla spiritualità all'ecologia. Ciò che unisce queste associazioni portandole a sempre più numerose iniziative unitarie è lo scopo che hanno tutte in comune indipendentemente dalle proprie specificità: l'opposizione al Nuovo Ordine Mondiale. La sede ufficiale di Caposaldo è a Grassobbio, in via Michelangelo da Caravaggio 7.
Per il resto le singole associazioni mantengono identità e autonomia nelle proprie attività.

Per informazioni:
  • Simone Boscali, cell. 3314298972