giovedì 2 ottobre 2014

Addio Peter Pan - Omaggio a Robin Williams

di Paolo Bogni

Chi pensa che la Politica sia il momento più alto della condivisione sociale ha bene in mente quanto difficile sia il cammino per trasformare la realtà nella prospettiva – se non dell’adesione totale – quantomeno dell’avvicinamento alla Verità, che ha tra le sue funzioni quella di indicare nella Bellezza e nella Giustizia i cardini della convivenza comunitaria tra persone libere e responsabili. Chi ritiene che la Politica oggi sia il luogo in cui la prassi trasformatrice abbia il compito più arduo che non in passato - perché mai nella Storia dell’umanità la Bellezza e la Giustizia sono state così abissalmente distanti dal vivere di ognuno e dal convivere di tutti -, questi non può che abbracciare il Sogno come modalità di azione per trasformare una realtà in cui l’umano è tragicamente distante dalle sue più vere potenzialità, quelle che mirano naturalmente alla Bellezza e alla Giustizia. John Keating, il Capitano de L’Attimo Fuggente ci ricordava che le parole e le idee possono (se realizzate) cambiare il mondo. Robin Williams – artista cinematografico – ha l’enorme merito di averci restituito la vera dimensione del Sogno come bisogno dell’utopia in quanto necessità di crescita dell’uomo e di averlo sottratto – il Sogno - al ruolo odierno e meschino di mero ed effimero desiderio di svago e a capriccio consumistico. La grandezza di Robin Williams è tanto più apprezzabile in quanto la sua magia era vissuta nel palcoscenico nichilista di Hollywood, nel girone infernale dello spettacolo del nulla che descrive l’incoscienza del nostro tempo. E’ da sottolineare di quanto non fosse impermeabile egli stesso al politicamente corretto. A riguardo non sono da tacere le sue simpatie sioniste, sempre deprecabili a qualsiasi latitudine ed espresse da chicchessia. Il nulla hollywoodiano – sovrastruttura raffinata e potente – impone violentemente dazio ai suoi geni e, mentre concede loro l’identificazione a sfondo critico tra la maschera e il volto all’interno della trama di un film, fuori dal set ne obbliga la drammatica scissione tra lo stesso genio portatore di eventuale critica ai costumi, alla società e all’epoca odierna – da un lato - e l’attore famoso e celebrato epperò campione – nella vita “privata” – di omologazione e di vizi sistematici - dall’altro lato -. Nemmeno lui, dunque, era scevro da contraddizioni. Però a noi, qui, interessa l’artista e il suo indubbio genio. Quel genio che può rappresentare un granello di sabbia negli ingranaggi di un sistema infernale da respingere. L’ironia con cui lavorava l’umanità non era mai scherno o evasione ma una recitazione sublime in cui maschera e volto erano un tutt’uno con il personaggio che aveva in cura, in vista – socraticamente - del parto, sotto molti aspetti doloroso, di quella Verità ricercata con la mediazione soggettiva dell’Arte. I suoi personaggi non hanno nulla di inventato. Essi, al contrario, già vivono in potenza nei sostrati di una coscienza sofferente che contraddistingue l’umanità di questa Epoca. Il motivo della popolarità di Robin Williams, infatti, non è da ricercarsi nelle tecniche della sua comicità, nel suo istrionismo o nella semplice bonarietà che le trame - in cui s’incastravano le sue maschere - ci tramandano. Non sono quelli i principali motivi per i quali Robin Williams è amato dalle persone che vivevano i suoi film. Egli è tragicamente (e molto spesso inconsapevolmente) amato, invece, per quella sua straordinaria capacità di risvegliare nel sonno della nostra sofferenza il sognatore che è ingabbiato in ognuno di noi, incarcerato e umiliato dal nichilismo della nostra Epoca. Sono tre i film di Robin Williams che mi hanno fatto innamorare di lui. Sono “La Leggenda del Re Pescatore – 1991”, visto a Viareggio nell’estate del 1992; “L’Attimo Fuggente – 1989”, che vidi nella primavera nel 2009 e “Al di la dei Sogni – 1998” visto – in un’atmosfera magica e irripetibile – nell’autunno del 2012. Sono i soli tre film che ho visto nei quali tra gli interpreti c’era Robin Williams, sebbene nella sua carriera egli abbia partecipato ad oltre sessanta pellicole, senza contare le innumerevoli serie televisive. Il Sogno è il filo rosso che lega le pur diversissime trame in cui Robin è il professore di Storia Henry Sagan (da Clochard, Parry), il professore di letteratura John Keating e il pediatra Chris Nielsen. Il Sogno come tentativo umano di riabbracciare il divino, per vincere la morte e per rimuovere l’angoscia che porta con sé. Il Sogno come viaggio di ritorno alla luce originaria, al calore incessante, al fuoco dell’eterna vita. Il Sogno come anelito e nostalgia dell’assoluto. Il Sogno, però, non si alimenta da solo e non vive di vita propria. Ha bisogno dell’Amore, la cui assenza, rinuncia, sporadicità o incompletezza rappresentano il problema dell’odierna umanità, quella in cui viveva il pur geniale Robin Williams. Il Sacro Graal ricercato dal clochard “pazzo” Parry è il simbolo della grazia divina che non è più anelata dai “normali” di un’umanità spenta e addormentata come quella attuale. Come se la nostalgia dell’assoluto fosse stata rimossa dalla quasi totalità della coscienza umana occidentale – normalizzata nel suo schifo di modernità - e permanesse soltanto nei cuori dei disadattati e nei reietti. Di primissimo acchito, ho vissuto il suicidio di Robin come un’offesa al Sogno, come se esso fosse stato spezzato, troncato, disintegrato. Non è possibile, mi sono detto, che proprio lui abbia compiuto un gesto così orribile. La meraviglia della vita dissolta e annientata. Come se la complessità umana oggetto della sua opera geniale fosse stata ridicolizzata, in un attimo, da un gesto egoista che non ammetteva più e oltre la magica contemplazione e la sofferta sublimazione. E’ rimasto il solo buio come risposta all’indicibile, all’ineffabile, all’ignoto ai quali, però, tutta l’umanità deve rivolgersi con la propria meraviglia vitale. Perché Robin, perché? A quale terribile e meravigliosa domanda tu non hai voluto rispondere? Voglio capire. E’ l’energia dirompente di quella nostalgia dell’assoluto che ti ha indicato la via di fuga dalla vita? Il suicidio è dunque la versione estrema di questa nostalgia e ne rappresenta il tragico cortocircuito? Il suicidio è la fine del viaggio e la rinuncia della méta. Il suicidio è un dono alla sofferenza della vita che, anziché essere celebrata nella sua meravigliosa e contraddittoria totalità, è annunciata come mero preludio alla morte, come disperazione del massimo desiderio che un umano possa avere, quello del ritorno a casa. Robin ha distrutto in un attimo il suo genio. Ha vanificato quel suo disincantare la morte e celebrare la vita delle emozioni, quell’elevare il sentimento - per dirla con il professor Sagan, nella Leggenda del Re Pescatore – a passione, immaginazione e bellezza. Ha dissolto l’energia vitale di quella tensione continua che vibrava nei suoi personaggi, l’ansia costruttiva dell’incompiuto, lo sforzo di rimuovere la frustrazione latente per un vuoto ineffabile e sfuggente, quel suo straordinario sorriso di fronte al fuoco della trincea della vita ove eroicamente si poneva come il Capitano del poema di Orazio. Questi erano i toni dell’opera magica di Robin Williams che davano luce alla sua commedia dai risvolti tragici. L’11 agosto del 2014 è stato, però, sopraffatto dalla suprema delle domande, quella che per sua natura ha il maggiore carico di intensità emotiva, che accompagna sia la speranza di luce quanto le tenebre della disperazione. Come ricongiungermi con quel punto di infinita energia che percepisco essere il luogo da cui provengo e che genera la nostalgia e rinvigorisce il Sogno della sua ricerca e del viaggio del ritorno ad esso? Nei tre film da me visti e prima citati – come presumo in tutta la filmografia di Robin Williams -, il propellente del sogno è l’amore, inteso come donazione, gratuità, disinteresse e sacrificio. I legami tra i personaggi sono vibrati da queste pulsioni e le trame sono una costellazione di relazioni tra persone che strutturano la loro vicinanza formando l’identità di ognuno attraverso il passaggio nell’altro, anche con scambi altamente drammatici quali quelli che hanno caratterizzato il rapporto tra il pediatra e la moglie in Al di là dei sogni o quelli che hanno attraversato il duetto infinito tra il professore/clochard e il disk jockey alcolizzato ne La Leggenda del Re pescatore, per non tacere dello stupendo rapporto di affinità e complicità tra il nuovo professore di letteratura e i suoi allievi ne L’attimo fuggente. L’altro era il vero soggetto, senza che l’io fosse per questo annullato e vilipeso e, anzi, da questo (l’altro) rafforzato nella sua più genuina umanità. L’umanità di Robin non era recitata ma vissuta. Nelle forme più varie e a diversi livelli di registro, in ognuna di queste tre trame vi è una spinta verso l’alto dell’umano. Sussiste un progetto di crescita interno ad un disegno magico che – anche drammaticamente – tende alla ricongiunzione tra i due poli, quello finito dell’uomo e quello dell’immagine eterna da cui proviene e a cui tende. La fragilità del finito e del precario, condizione dell’ultimo uomo, mettono a repentaglio il disinteresse, sconsigliano il sacrificio, frenano la donazione e inficiano la gratuità. L’amore sincopato e vacillante offusca il Sogno, lo inaridisce, e allontana l’uomo dal ritorno verso il punto massimo di energia cosmica. Riduce il Sogno a desiderio e la Casa primordiale a chimera. Lì emergono l’angoscia della morte e il senso dell’inutilità della vita. E’ come se - dalle catacombe della Storia - fossero riemerse le anime dannate di Neal Perry, lo studente allievo di John Keating alla Welton Academy, di Annie Collins-Nielsen, moglie del pediatra Chris Nielsen, e di quel bambino mai nato – figlio di Robin – quarantaquattro anni fa e, al suono di un coro spettrale, si fossero presentate al cospetto dell’angoscia rimossa da Robin attraverso la sublimazione della sua impareggiabile arte. E lì, avessero chiesto il conto a Robin delle sue fragilità, della sua malinconia, della sua depressione. Non è bastato a Robin il ricordo della triade magica costituita dal cuore, dall’amore e dal sogno. Se ne manca anche solo uno, il viaggio è interrotto. Il suicidio è la metafora di questa rinuncia al viaggio e del soffocamento della nostalgia per quel ritorno; il ritorno alla Casa. L’amore imperfetto, debole, parziale e frammentato è il viatico del male che crea sofferenza a se stessi e agli altri. Se non c’è perdono – che riapre all’amore - il male dilaga e annienta l’umanità, la polverizza e la cancella dalla Storia. Il Robin che rivogliamo è quello che là, nelle tenebre, diceva alla moglie disperata che la gente buona finisce all’inferno perché non è capace di perdonarsi. E lui, pur di non abbandonarla, sarebbe restato lì con lei, perdonandola perché, tra i suoi milioni di difetti, era una persona umanamente meravigliosa. Non ho visto Hook-Capitan Uncino, altro famoso film interpretato da Robin Williams. E non lo voglio vedere, né mai lo vedrò. Voglio immaginarmi invece che Robin Williams interpreti Peter Pan in un’altra trama. E’ di un altro Peter Pan che abbiamo bisogno, e lo richiediamo con tutta l’umiltà (non molta) che ci è rimasta. Siamo noi l’Isola che non c’è. Siamo un’umanità che ha smarrito l’amore perché abbiamo soffocato il cuore e abdicato al Sogno. Il Sogno non si alimenta da solo. Ha bisogno dell’amore. L’assenza di amore è il grande problema dell’uomo moderno. Torna a volare con noi Peter Pan. Non lasciarti solo. Non lasciarci soli. Fatti messaggero di quell’amore eterno che dà vita e speranza. Torna ad essere quel medium allegro, vivace, sbarazzino, istrionico e innamorato della vita. Non interrompere la tua pellicola, ti prego, laggiù, nel buio della rassegnata disperazione. Usciamo insieme dall’oscurità delle tenebre. Ridoniamo a noi stessi e al mondo la coscienza della Bellezza e della Giustizia. Ridiamo dignità alla nostra umanità. Perdoniamoci il male che facciamo e che ci infliggiamo. Perdoniamo il male che subiamo. Torniamo a perdonarci e a perdonare.

lunedì 22 settembre 2014

Il golpe ucraino: scacco all'Europa




Comunicato stampa

Conferenza su disinformazione e propaganda nella vicenda ucraina

«Il golpe ucraino: scacco all'Europa»

Venerdì 26 settembre alle 20.30, presso il Centro Culturale “La Porta” di Bergamo, Caposaldo Associazioni Unite proporrà al pubblico il primo appuntamento di una nuova stagione di incontri puntando in questa occasione sulla politica internazionale prepotentemente tornata alla ribalta con la vicenda ucraina.

La conferenza dal tema Il golpe ucraino: scacco all'Europa esporrà una versione dei fatti sin qui accaduti meno politicizzata rispetto all'attuale guerra mediatica scatenata contro la Federazione Russa, logica dalla quale solo pochi giornalisti e intellettuali indipendenti sembrano essere sfuggiti in Europa e in Nordamerica.

Per inquadrare al meglio i fatti ucraini, dal colpo di stato contro l'ex presidente Yanucovich, all'insediamento di una vera giunta patrocinata da Unione Europea e Stati Uniti al fine di creare una spaccatura tra i paesi europei e la Russia e impedirne una costruttiva cooperazione, saranno presenti tre relatori: Simone Boscali a chiarire la posizione geopolitica di Caposaldo Associazioni Unite nella quale contestualizzare i fatti di Ucraina, Orazio Gnerre a raccontare la sua recente visita nel Donbass russo, ed Eliseo Bertolasi che ha seguito a lungo sul campo l'evolversi dei fatti.
Modera il tavolo Alberto Nicoletta, dell'associazione Nuove Idee di Brescia.

Questa conferenza infine, oltre ad essere l'inizio delle attività di Caposaldo, sarà anche l'evento conclusivo delle attività del Coordinamento Solidale per il Donbass, che nelle tre settimane precedenti avrà svolto tre grandi manifestazioni a Napoli, Milano, Roma.

L'ingresso è libero e gratuito.

Evento Facebook su: http://tinyurl.com/mjz3khn

Simone Boscali, laureato in Lettere Moderne a Bergamo, è addetto stampa per conto di Caposaldo Associazioni Unite e fa specificamente parte del gruppo di Anticapitalismo.it. E' appassionato di geopolitica, materia che studia l'evolversi delle politiche internazionali in base alle caratteristiche geografiche. E' autore con Paolo Bogni del Manifesto di Anticapitalismo.it, documento che ha raccolto negli anni l'adesione di gruppi e personalità in tutta Italia.

Orazio Maria Gnerre è coordinatore del progetto politico Millennium che ha recentemente iniziato una collaborazione con Caposaldo. Studioso di politica internazionale e geopolitica, oltre all'Iran, ha visitato nei mesi scorsi il Donbass insieme a una delegazione del proprio gruppo incontrando i resistenti russi.

Eliseo Bertolasi, dottore in Lingue e Letterature straniere russa e araba, è laureato anche in Scienze antropologiche ed etnologiche. Corrispondente in Ucraina per Voce della Russia – Italia, ha seguito direttamente le vicende di Maidan (dicembre 2013, febbraio 2014) e del Donbass (aprile  -  maggio 2014). E' membro del direttivo e responsabile del settore geopolitica dell’Associazione Italia-Russia di Bergamo.



Caposaldo Associazioni Unite non costituisce una fusione o federazione di movimenti. Si tratta invece di un coordinamento di associazioni prevalentemente bergamasche ma anche bresciane e milanesi, i cui interessi spaziano dall'economia alla politica, dalla spiritualità all'ecologia. Ciò che unisce queste associazioni portandole a sempre più numerose iniziative unitarie è lo scopo che hanno tutte in comune indipendentemente dalle proprie specificità: l'opposizione al Nuovo Ordine Mondiale.
Per il resto le singole associazioni mantengono identità e autonomia nelle proprie attività.

Per informazioni:
  • Simone Boscali, cell. 3314298972


giovedì 5 giugno 2014

Profeti se vi pare... Comunicato di Caposaldo Associazioni Unite



Comunicato stampa

Profeti in Patria: ultimo incontro con Massimo Fini, Diego Fusaro e Massimo Simonetta

«Profeti se vi pare...»

Sabato 7 giugno, con Massimo Fini nella veste ospite principale, Diego Fusaro e Massimo Simonetta come prestigiosi coprotagonisti, si chiude il ciclo di incontri Profeti in Patria, organizzato da Caposaldo Associazioni Unite.
In omaggio all'opera teatrale di Fini - Cyrano, se vi pare... - e a racchiudere il senso della trilogia di incontri, il tema sarà Profeti se vi pare...
L'incontro si terrà allo Spazio Polaresco (via del Polaresco, 15, Bergamo) a partire dalle 14,30 con ingresso gratuito.

Nei precedenti appuntamenti si era parlato della contestazione al sistema da parte di artisti come Pier Paolo Pasolini, nel campo delle arti figurative, e Giorgio Gaber, come cantautore.
Stavolta sarà il turno di Massimo Fini nei panni di autore teatrale perché nel suo Cyrano, se vi pare..., ha condensato il suo pensiero sociale e politico sul mondo moderno evidenziando prima di ogni cosa la cecità e la mancanza di coscienza dell'uomo attuale al quale si contrappone appunto Cyrano, osservatore lucido e duro, costantemente teso al recupero di una libertà che è solo apparente in questa democrazia venduta al mercato, alle priorità dell'economia, alla produzione, al consumo.
Con lui il filosofo Diego Fusaro che si focalizzerà sull'arte contemporanea quale sovrastruttura del sistema capitalista, e il musicista Massimo Simonetta che parlerà del generale abbruttimento di tutte le forme artistiche attuali in relazione all'abbassamento del livello di coscienza.

Classe, 1943, giornalista, scrittore, pensatore, in qualche modo anche filosofo, Massimo Fini è universalmente noto come oppositore della modernità alla quale contrappone un modello di sviluppo comunitario e davvero umano. Egualmente contrario al capitalismo e al marxismo, così come all'illusorio sistema rappresentativo, sostiene un modello di produzione fondato sulla decrescita e l'autoconsumo con piccole patrie governate dalla democrazia diretta. Ha scritto tra gli altri La Ragione aveva torto? (1985), Il denaro, sterco del demonio (1998), Il vizio oscuro dell'Occidente. Manifesto dell'antimodernità (2003), ma soprattutto, inerente l'incontro in programma, la sceneggiatura di Cyrano, se vi pare... (2005), con regia di Eduardo Fiorillo.

Diego Fusaro, 1983, è ricercatore e docente di filosofia presso l'università San Raffaele di Milano. Allievo del grande filosofo marxista e comunitarista Costanzo Preve, Fusaro si è distinto per una fertilissima produzione saggistica molto conosciuta della quale ricordiamo Bentornato Marx! Rinascita di un pensiero rivoluzionario, 2009, e Minima Mercatalia. Filosofia e capitalismo, 2012. Il suo successo l'ha poi portato a numerose apparizioni televisive. Ha rilanciato il pensiero anticapitalista castrando la falsa e superata dicotomia destra-sinistra, per un'Europa di patrie sovrane e solidali.

Massimo Simonetta, nato a Genova nel 1970, è musicista e studioso di psiche. Ha composto una novantina di opera musicali di vario genere, dalla sinfonica al jazz, realizzato documentari e partecipato alle musiche di film. Virtuoso dello strumento, ha scoperto la modulazione a 432 hertz, sorta di “codice” musicale col quale la persona può mutare se stessa. Si definisce un “artista con la formazione da scienziato” avendo tra l'altro alle spalle studi sia umanistici che scientifici. Ogni sua nota applicata è un vero linguaggio emozionale per il cervello.


Caposaldo Associazioni Unite non costituisce una fusione o federazione di movimenti. Si tratta invece di un coordinamento di otto associazioni prevalentemente bergamasche ma anche bresciane e milanesi, i cui interessi spaziano dall'economia alla politica, dalla spiritualità all'ecologia. Ciò che unisce queste associazioni portandole a sempre più numerose iniziative unitarie è lo scopo che hanno tutte in comune indipendentemente dalle proprie specificità: l'opposizione al Nuovo Ordine Mondiale. La sede ufficiale di Caposaldo è a Grassobbio, in via Michelangelo da Caravaggio 7.
Per il resto le singole associazioni mantengono identità e autonomia nelle proprie attività.

Per informazioni:

martedì 27 maggio 2014

Un voto alla stupidità degli italiani



Ho sempre negato che rispetto agli altri popoli occidentali gli italiani fossero più stupidi o capaci di essere gli unici a combinare certi pasticci, ritenendo invece che i cittadini tedeschi o francesi fossero altrettanto scemi, ma in altro modo.
Dopo le elezioni europee del 25 maggio, onestamente, qualche dubbio inizio ad averlo anch'io.
Diciamo che se non tutti gli italiani, almeno il 40% di quelli che si sono recati a votare sembra aver davvero parecchi neuroni fuori posto in più rispetto agli altri europei. Eh sì, perché mentre in Europa sono sensibilmente cresciuti i partiti euroscettici (con quali potenzialità costruttive è altra questione) l'Italia è stata praticamente l'unico paese che non solo ha dato piena fiducia a un partito di governo, oltre che massimo rappresentante dei poteri forti internazionali, ma addirittura a votarlo con percentuali bulgare.

E' già la seconda volta, dopo le elezioni politiche del 2008, che il popolo italiano reagisce in modo esattamente contrario a come ragione comanda in una fase storica difficile. Sull'onda delle difficoltà è normale e probabilmente anche giusto tentare la carta del voto a formazioni che propongono qualcosa di nuovo, di forte, rispetto a un agone politico ormai prevedibile e squalificato. Così hanno fatto la Gran Bretagna e la Francia, con tutti i limiti dei vincitori designati in particolare nel caso inglese, così ha fatto parzialmente la Grecia. Persino l'anestetizzata Germania è riuscita a sfogare un po' di sana rabbia popolare mandando all'Europarlamento un deputato neonazista ed uno del partito dei Pirati.
L'Italia non ha fatto niente del genere ed ha invece votato in massa chi della sua sofferenza è, seppure non in esclusiva, in larga parte responsabile. A questo si aggiungano le percentuali tutto sommato importanti conseguiti da altri partiti spazzatura come Forza Italia e NCD, ed ecco che la sconfitta di forze che potevano avere qualcosa da dire almeno in termini di novità, se non di qualità, come M5S o la stessa Italia dei Valori, diventa ancora più incomprensibile.
Come accennato nel 2008 si era già verificato qualcosa di simile. In quella circostanza la massima parte dei voti se la spartirono le due coalizioni di centro-destra e centro-sinistra, assolutamente sovrapponibili come progetti, con qualche briciola per lo schieramento di centro. Le due ali estreme, la Destra Tricolore e la Sinistra Arcobaleno, che sino alla vigilia del voto erano sembrate capaci di raccogliere un ampio consenso dei delusi, non superarono nemmeno la quota di sbarramento.

Sembra quindi che gli italiani, in fondo, siano davvero un po' più stupidotti degli altri. Che fossimo pronti a rifugiarci sotto l'ala di chi promette più comodità e bengodi per tutti già lo diceva la nostra storia. Ma che fossimo pronti anche a metterci dalla parte di chi ci ha preso a sonore mazzate solo perché si teme l'ipotetica sculacciata altrui ancora ci mancava.
Del resto guardando ai fatti oggettivi non si riesce a capire cosa avrebbe dovuto fare di peggio il PD per non essere votato e per vedere anzi i propri vertici piazzati davanti a un plotone d'esecuzione.
In tre anni questo partito ha sostenuto due colpi di stato, fatti peraltro con l'aggravante della destrezza, che hanno portato al potere prima il Gold-man trilaterato Mario Monti e poi la versione giovanile del Nano di Arcore, Matteo Renzi. Alla luce di questo il Partito “Democratico” dovrebbe cambiare nome in Partito Golpista, decisamente più appropriato. Se Letta aveva premuto per privatizzare quelle poche risorse di Stato che ancora rendevano qualche miliardino di euro, Renzi ha accelerato al massimo in questo senso. Questo governo ha concesso il famoso aumento di 80 € in busta grazie a minori tasse, ma questo taglio sarà in larga parte compensato da una riduzione degli assegni familiari e il fatto di insistere solo sulla prima delle due misure ha dato parecchi crediti alla campagna elettorale dei Golpisti. Renzi ha anche favorito, si vedrà in che misura, l'estensione del contratto a tempo indeterminato, non prima di aver svuotato quest'ultimo di parecchi contenuti. Ha confermato la sudditanza atlantica del nostro paese in particolare sulla questione degli F-35 e dell'Ucraina. E infine, non per colpa specifica di Renzi bisogna dire, ma per una generale responsabilità del PD, l'Italia è stata esclusa dalla Russia quale terminale del gasdotto South Stream. Renzi ha telefonato a Putin per chiedere spiegazioni, probabilmente per sentirsi sbattere il telefono dopo aver incassato la giusta lamentela di Mosca, stanca di governi che da almeno tre anni facevano di tutto per saltarle sui genitali, e così addio possibilità energetiche a buon mercato per il nostro paese.

Insomma, nell'ora più nera, l'Italia è riuscita a votare chi da programma vuole portare l'oscurità e la cosa sembra essere stata bene proprio a tanti.

venerdì 23 maggio 2014

I vaccini dei Taliban



Il giornalismo è un ambiente nel quale le regole deontologiche possono essere violate con la stessa facilità con la quale Jack lo Squartatore ammazzava una povera donna. Ma nonostante questa ipocrisia c'è qualcosa che mi era stato ben insegnato nella mia breve esperienza passata nel settore, ossia, mai scrivere qualcosa che non aggiunga contenuti inerenti la notizia che si vuole comunicare, men che meno se questa aggiunta è un'opinione personale.
In sostanza, se la notizia riguarda l'incendio di un appartamento del centro, non ha alcuna rilevanza che il padrone dell'abitazione avesse fatto colazione con il caffè piuttosto che con un succo di frutta, per cui questo dettaglio non andrà scritto.
E' per questo che divento molto sospettoso nel momento in cui vedo che questa regola viene trasgredita come nulla fosse da testate di una certa importanza (ovviamente a livello intrasistemico) come il Corriere della Sera.

Nel caso in questione (Spionaggio della Cia con i vaccini Gli Usa: «Non lo faremo più») mi avrebbe dovuto sorprendere, in realtà la cosa non mi stupisce affatto, un riferimento al comportamento dei Taliban, definiti demenziali per il loro rifiuto delle vaccinazioni propinate dalle agenzie occidentali dopo l'occupazione del loro paese, l'Afghanistan. Un comportamento emerso in particolare in un'operazione della CIA tesa ad avvicinare i capi di al-Qaeda attraverso campagne di vaccinazioni farlocche (come lo sono tutte, del resto, anche quelle che non hanno finalità di spionaggio):

I talebani hanno scatenato una guerra contro le vaccinazioni considerate il paravento della Cia. In realtà i militanti le osteggiavano già da prima, sostenendo che si trattava di una manovra per sterilizzare i piccoli musulmani. Visioni da dementi (il sottolineato è mio) che però si sono sommate ai sospetti dopo l’assalto di Abbottabad e al piano Usa

L'eventuale demenza dei Taliban in merito alle questioni mediche non è affare inerente la notizia e in ogni caso l'insulto all'intelligenza di qualcuno, fosse anche di fanatici che davvero non si sono mai contraddistinti per acume cerebrale, non spetta a un giornalista del Bugiardone nazionale.
Ma come si diceva all'inizio, la deontologia del giornalismo è di fatto lettera morta sacrificata alle strategie di comunicazione più generali. Strategie che, soprattutto in questi anni in cui manipoli di genitori coraggiosi stanno lottando per liberare i propri figli dalla guerra batteriologica occultata dei vaccini, sono utili a criminalizzare proprio costoro costruendo uno strisciante paragone coi Taliban.
Operazione del resto già avviata dalla rivista medica ufficiale Uppa (Talebani di casa nostra). Per chi avesse dei dubbi sul fatto che si tratti di una propaganda orchestrata, basta evidenziare che sempre il Corriere ha pubblicato nelle stesse ore dell'articolo sopra citato un altro pezzo in cui non manca di dare ampio spazio alla posizione ufficiale della medicina, tesa a negare l'identità del vaccino quale arma batteriologica (Vaccini e autismo, il pm di Trani nominerà un pool di esperti).

Leggendo articoli come quello del Corriere il lettore assimila l'idea che rifiutare un vaccino sia cosa da “dementi Talebani” e questa immagine influenzerà negativamente il suo giudizio verso i genitori e le associazioni che portano avanti una battaglia di libertà e salute.

Ma l'Occidente oltre che poca intelligenza ha anche poco spirito di osservazione. Non si rendono conto i professori della disinformazione che il loro paragone coi Taliban, che vorrebbe essere denigratorio, potrebbe invece rivelarsi ben augurante e di questo io li ringrazio.
Questi barbuti ignoranti, feroci, analfabeti, fanatici, intolleranti, sono anche coloro che con poche migliaia di combattenti pronti a tutti hanno tenuto sotto scacco e stanno infine sconfiggendo l'esercito occupante più forte del mondo con una lotta che dura ininterrottamente da oltre una dozzina d'anni.
Stiano attenti quindi i sostenitori dei vaccini, perché i trabocchetti linguistici del Bugiardone potrebbero portar loro sfortuna e tra una decina d'anni si ritroveranno sconfitti e senza più ragion d'essere...