mercoledì 16 aprile 2014

Due passi per liberarsi dalle responsabilità



Il mondo occidentale è caratterizzato da quello che il filosofo Diego Fusaro ha ben definito “idiotismo specialistico”. Vale a dire, sempre meno si accettano discipline di studio che approccino la realtà presa nella sua Totalità e sempre più si incoraggia un approccio alla Parzialità con discipline sempre più specialistiche. Il drammatico risultato è la proliferazione di esperti e accademici che conoscono a memoria la propria ristrettissima nicchia di competenza ma sono del tutto incapaci di contestualizzarla nel quadro più generale cui in realtà appartiene. Questo è il motivo per cui, guardando specificamente a una cosa, un problema, un’idea, ci si può costruire su di essa una certa opinione, ma contestualizzandola se ne ricava spesso un’impressione del tutto contraria.
La crescente specializzazione lavora palesemente per il motivo opposto a quello preteso, ossia, anziché favorire la conoscenza, se ne allontana e allontana gli stessi studiosi e le persone. I primi perché vittime del loro stesso idiotismo specialistico, i secondi perché prigionieri della convinzione che solo i primi, in virtù di titoli di studio sempre più altisonanti, siano gli incontestabili depositari del sapere.
Quest’ultima condizione in particolare ha ingabbiato la conoscenza e l’ha spostata dal popolo ai vertici negando alla gente comune il diritto a farsi un’opinione e quindi espropriandola gradatamente della possibilità di intervenire nei processi decisionali in un modo che l’ipocrita Occidente definirebbe “democratico”.
Ecco quindi che solo un economista impegnato nelle aule universitarie ha diritto a parlare di economia mentre un cittadino, che l’economia la vive sulla propria pelle, non si può esprimere anche quando avesse appreso da sé migliori conoscenze. Un medico che non ha strutturalmente prospettive di diverso approccio alla salute ha diritto a parlare di medicina, mentre questo diritto non l’ha una persona che di nuovo può aver acquisito un sapere maggiore e più vario. Presto solo gli ingegneri e i fisici nucleari potranno esprimersi in referendum sull’energia atomica in quanto solo loro competenti in materia.
Non che questo esproprio sia avvenuto esclusivamente a causa di un’azione di forza dei vertici contro il popolo. Anche quest’ultimo ha giocato la sua parte lasciandosi depredare così da soddisfare un’antica tentazione umana: la fuga dalle responsabilità. Delegare l’esclusiva del sapere agli specialisti infatti significa anche delegare loro la responsabilità delle scelte su questi argomenti ed essere quindi al riparo da critiche oltre che avere una giustificazione per il proprio disimpegno politico e sociale. 

Illuminanti, perché collegate senza alibi alla quotidianità, sono i casi riguardanti la medicina e due atteggiamenti di doppiopesismo possono aiutare a capire la gravità della cosa.

Vi sono per fortuna coppie di genitori che decidono per l’obiezione risparmiando ai propri figli le vaccinazioni obbligatorie. Ma la critica esplicita o velata che viene rivolta a questi genitori è che essi non avrebbero il diritto di decidere per gli altri, per i propri figli. Naturalmente si tratta di un’assurdità che affonda le radici proprio nella fede che l’uomo ha nella specializzazione altrui e nella delega che gli si da a decidere. Se infatti è vero che sono i genitori obiettori a decidere per i figli - e del resto non si capisce perché non dovrebbero farlo -, vale altrettanto per quei genitori che invece decidono di vaccinare. Sono loro, e non i medici come illusoriamente vogliono credere autoconvincendosi della cosa, a decidere che il proprio bambino di pochi mesi deve essere sottoposto all’inoculazione di qualcosa che non si conosce. Pertanto imputare agli obiettori un abuso per aver deciso qualcosa è accusa assolutamente inconsistente. Ciò che in realtà succede, e che costituisce una differenza che fa ben sperare nel caso specifico, è che qualcuno ha consapevolmente deciso, anziché aver inconsapevolmente delegato altri a farlo.

Un secondo atteggiamento dubbio può valere per l’esempio precedente ma meglio ancora per un altro esempio che possiamo portare, come il consigliare a una persona a noi prossima una cura da seguire per il cancro. Sarebbe facile, nel momento della paura e del bisogno di “certezze” immediate, affidare la persona a una procedura ufficialmente accettata, come la chemioterapia o la radioterapia. Si affiderebbe in tutto e per tutto il nostro caro ad altri e se, come altamente probabile, l’esito fosse fatale, ci si sentirebbe la coscienza a posto. La colpa non è nostra, che abbiamo consigliato la cosa sbagliata, e nemmeno dei medici, depositari del sapere, o della procedura adottata, riconosciuta negli ambienti scientifici, ma è della malattia, troppo forte per essere sconfitta. La persona che dovrebbe assumersi la responsabilità delle cose, prendendo nelle proprie mani quanto gli compete, è invece completamente deresponsabilizzata perché è questo ciò che vuole. Se al contrario si indirizzasse il proprio caro a una terapia non riconosciuta su di noi, agli occhi degli altri, graverebbe il peso della decisione. Se quella persona non dovesse farcela, i criteri di giudizio precedenti sarebbero inspiegabilmente ribaltati. La colpa non sarebbe più della malattia, magari davvero troppo forte per essere eradicata, ma della terapia scelta, chiaramente inefficace, di chi l’ha applicata, incompetente e mangiasoldi, e soprattutto nostra poiché irresponsabilmente l’abbiamo consigliata. Così come del resto, per collegarsi all’esempio precedente, se un bimbo dovesse subire un (estremamente improbabile) danno da non-vaccino i genitori finirebbero sotto il fuoco incrociato della pubblica opinione (che improvvisamente si riscoprirebbe capace di pensare), mentre nel caso dei numerosi bambini danneggiati per sempre dalle vaccinazioni i loro genitori non sarebbero additati quali responsabili di una scelta scellerata ma al contrario ritenuti vittime perché essi avrebbero solo fatto quello che diceva la medicina. Ossia quello che diceva qualcun altro che ha o avrebbe deciso per loro.

La vecchia saggezza popolare metteva in guardia sul non prendere a scatola chiusa le indicazioni dei saccenti chiedendo “e se si butta nel fosso ti butti anche tu?”. Ma quella era una saggezza appunto “popolare”, cioè di tutti, condivisa e quindi l’esatto opposto dell’idiotismo specialistico imposto, con la complicità del popolo, affinché il popolo stesso sia pronto più che mai a gettarsi nel fosso della deresponsabilizzazione e della delega.

giovedì 10 aprile 2014

I pruriti orientali di Eurolager



L'ossessione per la tattica che sembra divorare le mosse dell'Occidente capitalista, a scapito di una strategia di lungo periodo, ha la sua logica fondatezza nell'attuale sede della direzione d'orchestra, vale a dire l'Asse del Male Londra-Washington che, quando serve, usa i vassalli di Bruxelles per mosse sciagurate per la stessa Unione Europea.
Gli “anglo” che in questa fase storica gestiscono l'espansione del totalitarismo capitalista, comportandosi come una potente bestia feroce che si rende però conto di essere allo stremo delle forze, hanno condotto negli ultimi anni una serie di imprese disperate per mantenere in piedi il proprio dominio tralasciando spesso di considerare l'opportunità di queste scelte sul lungo periodo.

Per fortuna, diremmo noi, pur senza illuderci che la partita stia per volgere a favore di una reazione anticapitalista.

La miccia che è stata accesa sul fronte orientale è estremamente interessante. Sebbene non ci si possa aspettare, e nemmeno augurare, un conflitto frontale tra la Federazione Russa e l'Occidente a seguito della questione ucraina, la catena di eventi che si è messa in moto non si fermerà alla diplomazia di questi giorni.
La parte asessuata e anemica dell'Ucraina (“parte” in senso morale, non geografica), è passata all'Occidente ed ha subito avviato quei negoziati commerciali che tra pochi anni potrebbero portare a Kiev una legislazione che tuteli l'immagine dei pedofili, smantelli il patrimonio pubblico e favorisca le speculazioni delle banche e dei fondi di investimento. Ma la Crimea (intesa qui in senso territoriale) è tornata alle origini russe.
Le regioni dell'est ucraino, russofone e ortodosse, sono in subbuglio. Di nuovo, questa situazione non porterà probabilmente a una guerra, ma a livello sotterraneo (sostegno economico e logistico ai filo-russi) qualcosa si muoverà e il confine russo guadagnerà di fatto qualche spanna verso ovest. Se coloro che governano a Mosca si dimostreranno - come sempre è stato sino ad oggi - uomini politici dotati di una vista lunga e non degli sportellisti di banca come i loro omologhi occidentali, l'Ucraina si trasformerà in un pastrocchio ingovernabile e senza identità mentre le zone a influenza russa saranno la classica casa costruita sulla roccia.
Senza dimenticare il secondo fronte a oriente, quello ungherese, in cui Viktor Orban ha confermato la sua posizione al governo. Ovviamente non sono mancati gli ipocriti piagnistei europoidi, piagnistei nei quali gli sportellisti di banca si rammaricano dei risultati prodotti da un sistema rappresentativo come quello ungherese, un sistema che l'Europa stessa teoricamente difende e vorrebbe proporre universalmente, a fianco delle armi americane, a patto che sia utilizzato per votare chi piace al Rockefeller Center. Detto questo, è ovvio che il Fidesz di Orban non costituisce un contenitore anticapitalista e rivoluzionario (così come del resto non lo è Vladimir Putin). Ma ciò che conta in questa fase è che la presenza di questi soggetti che si mettono in qualche modo di traverso all'unipolarismo occidentale rallenta e indebolisce quest ultimo e da modo a idee realmente antagoniste di trovare spazio.

lunedì 7 aprile 2014

I gay del Qatar valgono meno di quelli russi?




L’accoglienza che i paesi visitati  hanno riservato all’emiro del Qatar Tamin Al Thani ha dimostrato indirettamente una cosa in un primo momento estranea ai contenuti dell’incontro.
Negli ultimi anni si è ferocemente inasprita la campagna mediatica contro la Federazione Russa per via della condizione giuridica degli omosessuali in quel paese. Gli stati occidentali in ossequio ai diktat di Washington non hanno esitato a strumentalizzare le stesse Olimpiadi di Sochi per esprimere ogni sorta di buffonata in merito, scimmiottando del resto un ridicolo Barack Obama.
Eppure i paesi occidentali sembrano soffrire di profonde e temporanee amnesie circa i diritti degli omosessuali in tutta una serie di paesi ove la legge li pone in condizioni ben più gravi rispetto alla Federazione Russa.
Il Qatar è un esempio di questi stati la cui grave discriminazione verso gay e lesbiche - ma sarebbe più opportuno dire, la bestiale condizione sociale e giuridica in generale - sembra essere troppo rapidamente condonata. Se la legge “civile” qatariota può già essere ben più severa di quella russa, l’applicazione della Sharìa, la legge coranica, prevede anche la pena di morte per maschi sposati colpevoli di atti omosessuali.
La stessa Arabia Esaurita non è molto lontana da questi panorami del taglione ed anche questo paese gode di un’impunità mediatica sospetta.
Il discrimine che sta evidentemente alla base di questo doppiopesismo è la collocazione politica di questi stati. Limitare la visibilità pubblica degli omosessuali e la propaganda verso i minorenni è un male assoluto se questo avviene in un paese come la Russia che, combinazione, si mette con efficacia di traverso all’imposizione violenta del totalitarismo 2.0 voluto da USA e UE. Condannare a morte un gay tirando ipocritamente in ballo la religione invece va bene se succede in un paese alleato di ferro dell’Occidente come il Qatar.
Così si spiegano le lingue tirate a lucido nell’accogliere l’emiro della barbarie, così si spiega l’amnesia sui diritti umani altrimenti tanto cari ai megafoni dei nostri politici e media quando i massacratori stanno dalla stessa parte dell’Occidente.
L’attacco all’immagine della Federazione Russa ha a questo punto il solo evidente scopo di demonizzare quel paese e screditarne le scomode posizioni in politica internazionale per valorizzare, di riflesso, le iniziative liberticide dell’Asse del Male euroamericano.

mercoledì 2 aprile 2014

Profeti in Patria: primo incontro dedicato a Pier Paolo Pasolini



Comunicato stampa

Profeti in Patria: primo incontro dedicato a Pier Paolo Pasolini

«Si inizia con I Colori del veleno»

Sabato 5 aprile con l'incontro su Pier Paolo Pasolini dal titolo I Colori del veleno – Pasolini e le arti figurative inizierà la trilogia di Profeti in Patria, organizzata da Caposaldo Associazioni Unite.
L'incontro si terrà a partire dalle 15.00 presso il teatro auditorium dello Spazio Polaresco, in via del Polaresco, 15, Bergamo. Ingresso libero.
Profeti in Patria è un'iniziativa dedicata alla presentazione di artisti schieratisi contro il sistema e la modernità e per questo spesso incompresi, messi ai margini o strumentalmente rivisitati solo negli aspetti meno “scomodi” della loro espressione artistica.

Pasolini sarà il primo ad essere riscoperto grazie alla presentazione che ne farà l'artista bergamasco Sergio Battarola. Durante l'incontro saranno proiettati spezzoni di video e interviste a Pier Paolo Pasolini, un primo spunto per riscoprire la vera essenza della critica del poeta alla modernità decadente, borghese e materialista.
Evento Facebook su http://tinyurl.com/p4phapz

Seguiranno, sabato 3 maggio, e sabato 7 giugno, sempre al Polaresco alle ore 15.00, gli altri due incontri dedicati al cantautore Giorgio Gaber ed all'autore teatrale Massimo Fini.

Ogni mercoledì sera successivo alle conferenze ci sarà invece una serata speciale di approfondimento sui temi emersi agli incontri presso la sede di Caposaldo (Grassobbio, via Michelangelo da Caravaggio,7) a partire quindi da mercoledì 9 aprile.

Nato a Bariano, classe 1955, Sergio Battarola è scultore, disegnatore e pittore. Diplomato all'Accademia di Brera, ha esposto le sue opere in mostre e gallerie in tutta Italia. E' un fine conoscitore della figura di Pier Paolo Pasolini.

Caposaldo Associazioni Unite non costituisce una fusione o federazione di movimenti. Si tratta invece di un coordinamento tra una decina di associazioni prevalentemente bergamasche ma anche bresciane e milanesi, i cui interessi spaziano dall'economia alla politica, dalla spiritualità all'ecologia. Ciò che unisce queste associazioni portandole a sempre più numerose iniziative unitarie è lo scopo che hanno tutte in comune indipendentemente dalle proprie specificità: l'opposizione al Nuovo Ordine Mondiale. La sede ufficiale di Caposaldo è a Grassobbio, in via Michelangelo da Caravaggio 7.
Per il resto le singole associazioni mantengono identità e autonomia nelle proprie attività.

Per informazioni:
  • Simone Boscali, cell. 3314298972

giovedì 27 marzo 2014

Barnard e Mosler, i gemelli della disinformazione



 
Sino a pochi anni fa coloro che parlavano di sovranità monetaria erano in pochi, ma avevano le idee estremamente chiare. Sovrana è quella moneta che, indipendentemente dall'area geografica di accettazione, viene emessa da un noi pubblico e collettivo (stato, insieme di stati, regione, comunità locale, etc.) senza contropartita di debito pubblico in mano agli investitori. Si tratta di una moneta concepita giuridicamente, prima ancora che economicamente, come unità di misura dell'economia reale, ossia econometrica.
 
Negli ultimi tempi la situazione è parecchio cambiata in quanto, complice la crisi economica strutturale che attraversa l'occidente capitalista, l'espressione sovranità monetaria ha fatto breccia nell'immaginario di tanti avventurieri della dissidenza economica e presso un pubblico poco propenso a documentarsi ma molto pronto a chinarsi davanti a un tanto desiderato messia delle soluzioni facili.

 
Questo passggio è estremamente grave, e probabilmente non casuale, in quanto genera una sterile disinformazione presso un pubblico che avrebbe invece tanto bisogno di conoscere come stanno le cose.

Ma ancor di più tutto questo è quanto di più amorale si possa concepire poiché i pionieri della vera sovranità monetaria hanno per anni svolto un lavoro difficile e importantissimo finendo relegati nell'ombra e nella censura. Uno dei massimi conoscitori e coraggioso studioso del tema è il nostro Giacinto Auriti, un uomo che per anni è stato letteralmente costretto a mangiare camionate di letame al solo scopo di aiutare l'Occidente a uscire dalla dittatura usuraia delle banche. Altri hanno umilmente raccolto il testimone di Auriti ed hanno continuato a mangiare ingenerose porzioni di letame per far luce sull'argomento restando sempre ai margini della visibilità mediatica.

Oggi invece coloro che si lucidano la bocca parlando di sovranità monetaria in televisione propagandando quella che, vedremo, altro non è che falsità monetaria, stanno buttando a monte tutto il lavoro svolto per anni nell'ombra e con difficoltà da chi aveva davvero voluto aiutare i cittadini. Il fatto che questi parvenu della moneta godano di grande visibilità al solo scopo di fare danni è motivo di amarezza per chi si è sinceramente battuto nel silenzio.

 

Coloro che più di altri hanno recentemente cavalcato l'onda della sovranità monetaria sono stati senz'altro l'economista Warren Mosler, forse il più celebre promotore della Modern Money Theory, e il giornalista Paolo Barnard, suo autorevole megafono in Italia e sul quale, a dispetto del titolo di questo articolo, vorremmo concentrare il tiro della critica.

Questo personaggio ha l'imperdonabile colpa di mandare drammaticamente fuori strada decine di migliaia di persone che diversamente approccierebbero il problema della moneta sovrana in modo corretto. A questo proposito la sua improvvisa visibilità mediatica, in primis la costante presenza alla trasmissione televisiva La Gabbia su La7 (di Tronchetti Provera...) è fin troppo generosa e sospetta e se a pensar male qualche volta ci si azzecca si direbbe che Barnard sia stato messo lì a deviare verso il precipizio i tanti buoi ormai scappati dalla stalla del sistema.

 
Dopo un promettente inizio di carriera come giornalista sinceramente dedito a scoprire il marcio (restano illuminanti molti suoi servizi realizzati all'epoca per la trasmissione Report, specialmente di critica all'imperialismo americano), Paolo Barnard è stato nella prassi arruolato tra gli squadristi in cravatta dei disinformatori. I primi sintomi di un suo riasservimento al potere li si è notati nella sua difesa della versione ufficiale dell'Undici Settembre, mentre la confermata diagnosi per sindrome da falsità è arrivata col suo negazionismo verso il signoraggio bancario[1].

 
A dispetto di quest ultimo colpo alle spalle della resistenza (e poi si permette di accusare altri di lotta a gettoni[2]), Barnard non nega tuttavia che esista un problema legato alle modalità di emissione della moneta ed è proprio qui che subentra come disinformatore promuovendo la gattopardesca MMT.

Non è oggetto di questo articolo una disamina completa della MMT, quanto piuttosto delle insesattezze che Paolo Barnard espone con disarmante sicumera, inesattezze che lui per primo non può non riconoscere come tali. Ed è proprio per questo punto che ci si permette di accusare Barnard di disinformazione e di asservimento al potere. Se una persona diffonde informazioni errate senza capirlo le si può imputare la superficialità o alla peggio la stupidità, non la malafede. Ma quando qualcuno mente sapendo di mentire (e si ripete, Barnard alla luce delle mole di informazioni cui ha accesso, sa di mentire) allora lo sta facendo appositamente e per uno scopo.


Il giornalista sostiene ad esempio che il debito pubblico così come lo si percepisce non esista e che esso sia invece uno strumento di tutela ed opportunità del risparmio dei privati, difendendone quindi la legittimità. Evidentemente nei suoi anni di studi non è stato spiegato a Barnard che solo il 15% circa del debito pubblico italiano è detenuto da cittadini comuni, mentre oltre il 40% va a banche, assicurazioni e fondi di investimento "nazionali" e l'altro 40% circa ad analoghi investitori stranieri[3]. Quando Barnard definisce il debito pubblico un risparmio privato sta dunque intendendo il risparmio delle banche che avrebbero quindi l'opportunità di investire i propri soldi su un soggetto - lo Stato -  difficilmente insolvente?

E ancora, mentre i sostenitori della vera sovranità monetaria si battono per l'applicazione giuridica del debito detestabile, cosa che permetterebbe di non pagarlo (eccezion fatta per quel 15% di cittadini cui si accennava prima), a Barnard questa soluzione non passa neanche per la testa. Di nuovo, alla luce della composizione del debito pubblico italiano, dobbiamo ritenere che Barnard consideri sacrosanto onorare un debito detenuto per oltre l'80% da banche private a fini speculativi e come mezzo di pressione per ottenere dai governi politiche favorevoli? Questo certamente sarebbe coerente col fatto che Barnard difende il soggetto banca in quanto tale (commerciale e centrale) senza aver mai concepito un sistema monetario radicalmente diverso in cui la banca come tipologia di impresa sia assente e sostituita ad esempio da un apposito ente pubblico responsabile dell'emissione, della raccolta dei depositi e della corretta circolazione del denaro.

Del resto anche questa prudente [non]presa di posizione di Barnard è coerente con la sua rinnovata visione ottimistica delle cose, una visione in cui tutto è come sembra tanto da permettersi di negare l'esistenza di quei poteri forti che guarda caso usano proprio le banche come primo strumento di coercizione[4].
 

Di nuovo, Paolo Barnard, parlando del debito pubblico come di una protezione dei risparmi privati, rilancia l'idea della MMT di non mandare in soffitta i Titoli di Stato attribuendo loro semmai una funzione diversa da quella di finanziamento per le casse statali.

Per lui queste obbligazioni dovrebbero essere uno strumento per drenare dalla circolazione il denaro in eccesso. Ma anche qui Barnard sembra proprio mentire sapendo di farlo perché se è vero che un'emissione di titoli può in un primo momento drenare liquidità, è anche vero che alla scadenza questi andranno rimborsati con tanto di interessi, ragion per cui la liquidità verrà presto o tardi reintegrata nella circolazione con gli interessi in più, per cui la massa monetaria risulterà aumentata e non ridotta!

A questo, risponderebbe probabilmente Barnard, si potrebbe ovviare con una nuova e più massiccia emissione di titoli. Questa soluzione tuttavia non farebbe che riproporre all'infinito il problema iniziale e nel frattempo la massa degli interessi dovuti risulterebbe accresciuta. Un'emissione strutturale e periodica inoltre porrebbe il problema del reperimento di investitori. Si è visto che meno del 15% dei titoli attualmente in circolazione è in mano ai privati cittadini. Cosa fa pensare a Barnard e ai barnardiani che in regime di MMT la gente comune riuscirebbe a investire in obbligazioni statali quanto serve a non lasciarne eccedenze invendute? Non possono esserci garanzie. E forse è per questo che nella MMT non si parla esplicitamente di escludere le banche private dal novero degli investitori di quei Titoli di Stato che loro vorrebbero riveduti e corretti nella loro funzione. E forse, di nuovo, è proprio per questo che Barnard e i barnardiani ritengono lecito onorare i debiti attualmente contratti dallo Stato con le banche, come detto in precedenza.

 
Tecnicamente per la MMT il reperimento delle risorse necessarie a rimborsare i titoli non sarebbe un problema in quanto lo Stato potrebbe stampare tutto il denaro necessario a coprire le spese. Ma se la stampa servisse in questo caso a rimborsare strumenti finanziari concepiti per ridurre la quantità di circolante si creerebbe un paradosso: l'emissione monetaria servirebbe a finanziare il drenaggio di moneta in un circolo infinito e insensato.

E ancor di più, se questi titoli col tempo finissero in mano alle banche in proporzioni crescenti ci si ritroverebbe nella medesima situazione di oggi. Le banche deterrebbero la gran parte del debito, lo Stato emetterebbe moneta per rimborsarlo gettando così in circolazione un'enorme quantità di denaro e si troverebbe quindi di nuovo con la necessità di drenarlo, ma gli unici soggetti a disporre di cifre simili sarebbero... nuovamente le banche, le quali disporrebbero quindi di una rinnovata capacità di manipolare la politica.

Oppure, secondo Barnard, questa moneta in eccesso potrebbe essere recuperata attraverso la tassazione, vista sempre dalla MMT come altro strumento di drenaggio del circolante in eccesso. Ma la MMT non può garantire una pluralità di soggetti tassabili sino a questi livelli a meno di non voler ultra-tassare proprio quelle banche che sembrano invece essere una parte importante del sistema barnardiano. Del resto non solo le banche, ma nessun altro, investirebbe in obbligazioni statali se sapesse che l'interesse, ma qui viene da pensare all'intero capitale, sarebbe polverizzato da una tassazione concepita per regolare la massa monetaria.

 
E tanti saluti, di nuovo, all'idea di debito pubblico come garanzia di risparmio privato.
 

Proseguendo ricordiamo che Paolo Barnard è un grande sostenitore della presunta sovranità monetaria degli Stati Uniti e del dollaro. Ma se il dollaro è una valuta sovrana e il debito federale USA è garanzia di risparmio degli americani, ci spiega Barnard perché questo debito è in mano soprattutto a investitori stranieri, addirittura statali[5]?
 

Paolo Barnard cade inoltre in un'altra grossa contraddizione laddove arriva ad affermare che all'oggi è lo Stato a creare moneta[6] con la spesa pubblica. Ovviamente se Barnard credesse a se stesso nel fare una simile affermazione non si capirebbe perché allo stesso tempo sostiene che lo Stato non abbia sovranità monetaria (e in questo, solo in questo, avrebbe ragione) e perché spacci al contrario la MMT come una necessaria alternativa sovranista.

 
Ma laddove il giornalista getta praticamente la maschera è nel capitolo da lui dedicato alla presunta bufala del signoraggio nel saggio Il più grande crimine. Nel dare le sue controdeduzioni Barnard utilizza un metodo di disinformazione vecchio come il mondo e allo stesso tempo comunissimo al giorno d'oggi, in quanto rappresenta l'ultima freccia all'arco di chi non avrebbe nulla da contestare: attribuire alla controparte ciò che non ha mai detto e criticarla in base a queste falsità.

Gli otto punti nei quali si articola la sua critica sono una sequenza di menzogne e inesattezze in cui Barnard narcisisticamente „smonta“ ciò che i sostenitori della vera sovranità monetaria in effetti non dicono, e così facendo dimostra anzi egli stesso di voler avere la paternità esclusiva di idee che invece i signoraggisti hanno realmente espresso (ma Barnard, mentendo saperndo di farlo, se ne guarda bene dal dirlo). L'introduzione al primo punto è a tal proposito illuminante:

Il ‘complotto del signoraggio’ afferma che la moneta sovrana non è più di proprietà degli Stati, ma delle BC che la emettono/stampano. Falso. La moneta sovrana è sempre emessa PRIMA dagli Stati nell’ambito delle loro attività di SPESA. Lo Stato a moneta sovrana se la inventa dal nulla, e spende per PRIMO, è cioè l’unico soggetto esistente che ‘monetizza’ per primo i beni e i servizi acquistandoli con la sua moneta[7]

 
La fantasia e la faccia di bronzo non mancano davvero a Barnard che condensa in poche righe enormi sciocchezze. Il presunto complotto del signoraggio non afferma assolutamente "che la moneta sovrana non è più di proprietà degli Stati, ma delle BC". Afferma semmai l'esatto opposto, in quanto la moneta proprio perché non è più di proprietà degli Stati non è più sovrana ma moneta-debito! E le monete che hanno caratterizzato la modernità – il dollaro e l'euro oggi, ma anche la lira o il franco francese ieri, caro Barnard, anche la lira! – sono sempre state tutte moneta-debito emessa dalle banche centrali o anche commerciali, a seconda dei passaggi. La risposta che il giornalista si da guardandosi allo specchio è tragicomica in quanto Barnard si attribuisce un concetto che in realtà appartiene proprio a quei signoraggisti che vorrebbe ridicolizzare ossia che "la moneta sovrana è sempre emessa PRIMA dagli Stati nell’ambito delle loro attività di spesa. Lo Stato a moneta sovrana se la inventa dal nulla". Semmai, è da aggiungere, è la MMT che non propone una vera ricetta sovranista in quanto mantiene consapevolmente in piedi una serie di apparati che consegnano il controllo della moneta di nuovo alle banche.

E così alla via per i punti successivi.

 
Sullo sfondo di critiche sterili come questa Barnard mantiene anche una schizofrenica manipolazione della realtà. Egli infatti afferma all’inizio del proprio lavoro che non vi è alcun economista di livello a sostenere la validità delle tesi signoraggiste. Ora, a parte il fatto che questa è una menzogna bella e buona[8] reiterata metodicamente dai negazionisti, si potrebbe obiettare a Barnard che l’obiezione è inconsistente nel momento in cui il primo distinguo tra una vera moneta sovrana e il surrogato della MMT è la natura giuridica della moneta e non quella economica. Ma a parte questo il giornalista cade in profondissima contraddizione quando alla fine del proprio ragionamento conclude dicendo che il complotto signoraggista gli ricorda tanto le teorie della scuola economica austriaca di Ludwig Von Mises. Certamente questo paragone è in malafede in quanto in genere chi si occupa di signoraggio non è certo un turbocapitalista alla Von Mises, ma soprattutto Barnard contraddice se stesso anche con questa sua cattiveria poiché se all’inizio del ragionamento aveva affermato di non riscontrare la validità della tesi presso alcun economista di livello, alla fine afferma che essa rimanda agli studi austriaci di Von Mises che è invece un economista di spessore (beninteso, secondo i canoni barnardiani, non certo per noi)
 

Paolo Barnard è quindi da derubricare decisamente tra i camerieri del sistema e il bene che può aver fatto nel suo lontano lavoro di reporter non lo può assolvere. Se un tempo aveva criticato il sistema delle guerre, dello sfruttamento, dell'imperialismo, ora lo sta difendendo con un ardore dieci volte superioriore da uns prospettiva economica con l'aggravante di minare il lavoro di chi invece proprio attraverso lo studio della moneta avrebbe voluto infliggere al sistema un colpo decisivo.

Il fatto che si permetta di criticare altri falsi antisistema come Travaglio o Grillo non lo mette al riparo da critiche e non permette di concedergli il beneficio del dubbio sulla buona fede. Che i livelli più bassi del sistema di cannibalizzino tra loro è un metodo di controllo e confusione collaudato e ben noto, nel rispetto del cerchio e dell'ellisse di Pavlov[9].

 
Oggi per chi volesse raccogliere il pesante testimone della sovranità monetaria deve essere ben chiara una cosa, ossia che tatticamente queste follie barnardiane devono essere combattute con la massima priorità ed energia.

Spiegare cosa siano il signoraggio moderno e la sovranità monetaria a chi è digiuno del discorso si è rivelato negli anni impresa già abbastanza ostica.

Dover rispiegare la cosa a chi pensa di averla capita in base ai deliri barnardiani rischia di essere una discesa all'inferno.


[1]http://paolobarnard.info/intervento_mostra_go.php?id=225
[2]http://lanuovaenergia.blogspot.it/2010/01/carissimo-paolo-barnard.html
[3]http://www.linkiesta.it/sites/default/files/styles/main_image_article/public/uploads/articolo/immagine-singola/Debito%20pubblico%20italiano.png?itok=zdezfLiI
[4]http://www.stampalibera.com/?p=68556#sthash.u0clEyqP.dpbs
[5]http://intermarketandmore.finanza.com/la-storia-intrigata-del-debito-pubblico-usa-possessori-investitori-primary-dealers-47863.html
[8] Maurice Allais, Nino Galloni, Eugenio Benetazzo, Salvatore Tamburro, Sandro Pascucci,…
[9]https://www.youtube.com/watch?v=mVmTY5nz6lg