lunedì 15 dicembre 2014

Gesù, il Rivoluzionario: alzati e cammina!




Comunicato stampa

Serata natalizia di discussione e approfondimento della figura di Gesù Cristo

«Gesù entrò poi nel tempio e scacciò tutti quelli che vi trovò a comprare e a vendere»

Venerdì 19 dicembre alle 20.30, presso la sala Galmozzi della biblioteca Caversazzi di Bergamo, l'associazione Caposaldo offrirà in armonia con l'atmosfera tipica dei giorni che precedono il Natale un incontro sulla figura che ha determinato questa stessa festività: Gesù Cristo.
Ne parleranno lo studioso Armido Rizzi, da tempo noto anche a Bergamo nel mondo della cooperazione sociale, affiancato da Antonio Vermigli, giornalista e attivista, entrambi provenienti dall'area cristiana della Teologia della Liberazione.

Durante la serata si riscoprirà il legame tra spiritualità e azione che la predicazione di Gesù Cristo ha offerto, arrivando a comprendere come gli insegnamenti di Gesù siano incompatibili con le varie sfaccettature del sistema: economia, politica, cultura, etc. Pertanto il vero seguace del nazareno è colui che, in onore ai suoi insegnamenti, non cura solo la propria spiritualità ma anche la concretezza terrena per renderla giusta e in armonia con gli ideali predicati da Gesù.

Modera il tavolo Simone Boscali di Caposaldo.

Armido Rizzi, nato a Belgioioso (PV), classe '33, ha conseguito la laurea in teologia presso l’Università Gregoriana e la laurea in Filosofia presso l’Università di Genova. Ha insegnato Filosofia della religione all’Aloisianum (Gallarate) e Antropologia teologica alla Facoltà Teologica San Luigi (Napoli). Ha poi insegnato presso la Facoltà Teologica dell’Italia Centrale (Firenze) e promosso iniziative di seria divulgazione culturale come responsabile del Centro Sant’Apollinare in Fiesole. La sua riflessione teologica si svolge fra l’interpretazione delle sacre scritture e la fenomenologia dell’esperienza etica. Ha approcciato la Teologia della liberazione sin dal 1972 facendo conoscenza diretta del suo fondatore Gustavo Gutierrez.


Antonio Vermigli, nato a Pistoia nel 1951, è anima della Rete di solidarietà internazionale Radié Resch, ispirata agli insegnamenti del prete operaio Paul Gauthier e presente ance in bergamasca con alcuni attivisti. Interessato da sempre alla lotta alle iniquità sofferte dal sud del mondo segue con particolare interesse i movimenti del Brasile, le personalità religiose ancora oggi collegate alla Teologia della Liberazione ed ha personalmente conosciuto l'ex presidente Brasiliano Luis Ignacio da Silva “Lula”.
L'ingresso è libero e gratuito.

Evento Facebook su: http://tinyurl.com/medd4co

Nata come coordinamento di movimenti e associazioni legati da una comune battaglia Caposaldo costituisce ora un'associazione che raccoglie le esperienze e le sensibilità personali di militanti di diverse provenienze. Scopo del movimento è la lotta contro il sistema capitalista e il Nuovo Ordine Mondiale con la messa in campo in particolare di momenti di controinformazione, volantinaggi e incontri di approfondimento. La varietà originale degli associati consente di trattare il tema da diverse prospettive, dall'economia alla politica, dalla spiritualità all'ecologia.

Per informazioni:
  • Simone Boscali, cell. 3314298972

giovedì 20 novembre 2014

Presentazione del libro Divide et impera


Comunicato stampa

Presentazione del libro Divide et impera, analisi della situazione mediorientale

«Perché quest’area nevralgica continua a essere l’epicentro dei più cruenti e sanguinosi conflitti che scuotono il mondo?»

Venerdì 28 novembre alle 20.30, presso la sala Galmozzi della biblioteca Caversazzi di Bergamo, l'associazione Caposaldo proporrà una nuova conferenza in tema di geopolitica con la presentazione del libro Divide et impera – Strategie del caos per il XXI secolo nel vicino e medio oriente (Mimesis edizioni, 2013) con l'autore Paolo Sensini e con la relazione di Paolo Ja'far Rada, studioso di Islam e medioriente.
Sulla scorta del pieno successo incamerato lo scorso 26 settembre quando si è parlato di Ucraina e Donbass, Caposaldo vuole con questo incontro sensibilizzare il pubblico sui fatti mediorientali e le strategie elaborate dalle potenze occidentali al fine di rendere instabile la regione e poterne quindi meglio controllare governi e risorse economiche. Il tutto in omaggio agli interessi particolari di poche lobbies finanziarie e politiche e nell'ambito di un più vasto progetto di dominio.

Modera il tavolo Alberto Nicoletta.

Paolo Sensini, laureato in filosofia, saggista e storico, è autore di La rovina antica e la nostra (Roma 2006), de Il «dissenso» nella sinistra extraparlamentare italiana dal 1968 al 1977 (Soveria Mannelli 2010) e di Libia 2011 (Milano 2011). Ha redatto alcune delle voci apparse sul primo volume di L’Altronovecento. Comunismo eretico e pensiero critico (Milano 2010) e sul Dizionario biografico degli anarchici italiani (Pisa 2003-2004). Ha inoltre curato l’edizione italiana delle principali opere di Bruno Rizzi, Ante Ciliga, Josef Dietzgen e Sergej Mel’gunov (fonte).

Paolo Ja'far Rada, bergamasco e dottore in Lettere, è studioso di Islam e medioriente. Ha pubblicato Frammenti di storia sacra (2013, Irfan Edizioni), libro di approfondimento interessante come approccio alla conoscenza dell'Islam sciita.


L'ingresso è libero e gratuito.

Evento Facebook su: http://tinyurl.com/m3nfbqm

Nata come coordinamento di movimenti e associazioni legati da una comune battaglia Caposaldo costituisce ora un'associazione che raccoglie le esperienze e le sensibilità personali di militanti di diverse provenienze. Scopo del movimento è la lotta contro il Nuovo Ordine Mondiale con la messa in campo in particolare di momenti di controinformazione, volantinaggi e incontri di approfondimento. La varietà originale degli associati consente di trattare il tema da diverse prospettive, dall'economia alla politica, dalla spiritualità all'ecologia.

Per informazioni:
  • Simone Boscali, cell. 3314298972

mercoledì 12 novembre 2014

Cristianesimo e Paganesimo: parabole coincidenti


La cultura occidentale ha sempre messo l’antico Paganesimo e il Cristianesimo in totale e conflittuale contrapposizione. E se non si può negare che tra le due concezioni vi siano in effetti importanti discontinuità, è anche evidente a una più attenta analisi che il solco che le separa è stato strumentalmente reso più profondo da un Occidente che non perde occasione per applicare anche nel campo della spiritualità l’immancabile strategia del “divide et impera” così da impedire sinergie tra tutti coloro che potenzialmente potrebbero unirsi a combatterlo e derubricare a subculture dell’attuale pensiero unico ciò che invece gli si potrebbe opporre.
Una cosa che in realtà Cristianesimo e Paganesimo hanno in comune, al netto (repetita iuvant) delle oggettive differenze, è la decadenza cui entrambi sono andati incontro a un certo punto della loro storia nel momento in cui si sono rivelati un impaccio rispetto ai costumi decadenti, ma graditi, della società.
Condivisibile o no, gli insegnamenti cristiani se applicati seriamente sono incompatibili con stili di vista e sistemi politico-economici dell’Occidente. In parole povere non è coerentemente possibile essere dei veri cristiani (cattolici e ortodossi in particolare) e abbracciare allo stesso tempo i “valori” occidentali del libero mercato, del materialismo, dell’individualismo, della riduzione del tutto a merce, il trionfo degli ego interiori, il permissivismo su tutto ciò che è distruttivo per la collettività nel nome della religione laica dei “diritti umani”, l’universalità dell’Occidente stesso che si propone quale nuova Babele a tutte le specificità del resto del mondo.
Nel momento in cui sedicenti cristiani riescono acrobaticamente ad abbracciare questi disvalori, ciò significa che la loro cristianità è solo formale e autoreferenziale, ma non reale e sostanziale.
E’ anche per questo in fondo che le varie sfaccettature del Cristianesimo più lontane dall’Occidente sono in pratica, se non sulla carta, sotto l’attacco di tutti gli apparati a disposizione del sistema.

Ma pochi hanno probabilmente notato che questa parabola si è già verificata almeno una volta nella storia della nostra fetta di mondo e precisamente durante la lunga agonia dell’antico Impero Romano. Spesso in effetti si è mostrato come la decadenza di Roma antica a livello politico, militare ed economico non fosse altro che il riflesso di una crisi interiore e collettiva dell’intero popolo romano ormai ridotto, come molti oggi in Occidente, a una massa propensa all’individualismo, al profitto illimitato, alle sfrenatezze, al lusso, alla fuga dalle responsabilità pubbliche e collettive, all’omosessualismo1. Ma si è poco riflettuto su come a fianco di questa decadenza vi fosse un'altra degenerazione, quella spirituale.
Infatti quel Paganesimo che erroneamente può essere preso in considerazione come un'unica religione, aveva in realtà vissuto una profonda rottura per cui il vero2 Paganesimo degli antichi era ormai stato accantonato dalla maggior parte della classe dominante e da molti del popolo comune. I romani dell’età imperiale, in particolare quella più tarda, non veneravano quasi più Giove Tonante, Minerva o Marte, dei che non avevano retto alla commistione con le culture avanzate dei popoli coi quali Roma era venuta in contatto nel corso dei secoli, in particolare di quelli orientali. Il vero Paganesimo era stato quindi soppiantato dalle reinterpretazioni dei culti di Iside e Osiride, Mitra, Attis, più che mai compatibili con le mollezze e gli agi cui la classe dirigente romana si era ormai abbandonata ma del tutto incompatibile con il mantenimento dell’unità e un alto livello di responsabilità pubblico e familiare cui era invece strutturale l’antico pantheon latino.
Il nemico cui l’antico Paganesimo non riuscì a opporsi era lo stesso che oggi viene coscientemente contrapposto al Cristianesimo, ossia la pratica spirituale consumistica e fai-da-te.
In altre parole potremmo dire che il Paganesimo latino (e perché no, greco) ormai d’impaccio a una società allergica al rigore morale e materiale era stato sostituito dalla New Age dell’epoca così come oggi agli attacchi al Cristianesimo si accompagna la continua sponsorizzazione della New Age propriamente detta.
La differenza effettiva sta nel fatto che mentre al tempo di Roma il processo è stato per così dire naturale e dal basso, oggi esso è in massima parte indotto da un’oligarchia che ha ben compreso come tutto quanto sia tradizionale va eliminato indipendentemente dal suo valore qualitativo in quanto ostacolo all’ascesa di un sistema materialista e consumista.
La consapevolezza di una comune decadenza può e deve comunque indurre tutto coloro che siano guidati da una spiritualità sana, sincera e comunitaria (e quindi i cristiani e i pagani autentici), a una storica riconciliazione, a tralasciare lotte intestine e a unire gli sforzi nel comune intento di sradicare ogni degenerazione nichilista e individualista che già una volta ha fatto echeggiare nei templi i propri canti di gioia alla caduta di una grande civiltà.
1 Che è cosa ben diversa dall’omosessualità, urge questa precisazione perché mentre essa è sempre stata ben presente nelle antiche civiltà mediterranee senza che la cosa fosse d’impaccio alla creazione di famiglie tradizionali, e quindi alla fertilità del popolo, l’omosessualismo ha costituito invece una novità e motivo di conflitto come avviene oggi
2 Ci permettiamo questo termine in barba a ogni relativismo assoluto perbenista occidentale

giovedì 2 ottobre 2014

Addio Peter Pan - Omaggio a Robin Williams

di Paolo Bogni

Chi pensa che la Politica sia il momento più alto della condivisione sociale ha bene in mente quanto difficile sia il cammino per trasformare la realtà nella prospettiva – se non dell’adesione totale – quantomeno dell’avvicinamento alla Verità, che ha tra le sue funzioni quella di indicare nella Bellezza e nella Giustizia i cardini della convivenza comunitaria tra persone libere e responsabili. Chi ritiene che la Politica oggi sia il luogo in cui la prassi trasformatrice abbia il compito più arduo che non in passato - perché mai nella Storia dell’umanità la Bellezza e la Giustizia sono state così abissalmente distanti dal vivere di ognuno e dal convivere di tutti -, questi non può che abbracciare il Sogno come modalità di azione per trasformare una realtà in cui l’umano è tragicamente distante dalle sue più vere potenzialità, quelle che mirano naturalmente alla Bellezza e alla Giustizia. John Keating, il Capitano de L’Attimo Fuggente ci ricordava che le parole e le idee possono (se realizzate) cambiare il mondo. Robin Williams – artista cinematografico – ha l’enorme merito di averci restituito la vera dimensione del Sogno come bisogno dell’utopia in quanto necessità di crescita dell’uomo e di averlo sottratto – il Sogno - al ruolo odierno e meschino di mero ed effimero desiderio di svago e a capriccio consumistico. La grandezza di Robin Williams è tanto più apprezzabile in quanto la sua magia era vissuta nel palcoscenico nichilista di Hollywood, nel girone infernale dello spettacolo del nulla che descrive l’incoscienza del nostro tempo. E’ da sottolineare di quanto non fosse impermeabile egli stesso al politicamente corretto. A riguardo non sono da tacere le sue simpatie sioniste, sempre deprecabili a qualsiasi latitudine ed espresse da chicchessia. Il nulla hollywoodiano – sovrastruttura raffinata e potente – impone violentemente dazio ai suoi geni e, mentre concede loro l’identificazione a sfondo critico tra la maschera e il volto all’interno della trama di un film, fuori dal set ne obbliga la drammatica scissione tra lo stesso genio portatore di eventuale critica ai costumi, alla società e all’epoca odierna – da un lato - e l’attore famoso e celebrato epperò campione – nella vita “privata” – di omologazione e di vizi sistematici - dall’altro lato -. Nemmeno lui, dunque, era scevro da contraddizioni. Però a noi, qui, interessa l’artista e il suo indubbio genio. Quel genio che può rappresentare un granello di sabbia negli ingranaggi di un sistema infernale da respingere. L’ironia con cui lavorava l’umanità non era mai scherno o evasione ma una recitazione sublime in cui maschera e volto erano un tutt’uno con il personaggio che aveva in cura, in vista – socraticamente - del parto, sotto molti aspetti doloroso, di quella Verità ricercata con la mediazione soggettiva dell’Arte. I suoi personaggi non hanno nulla di inventato. Essi, al contrario, già vivono in potenza nei sostrati di una coscienza sofferente che contraddistingue l’umanità di questa Epoca. Il motivo della popolarità di Robin Williams, infatti, non è da ricercarsi nelle tecniche della sua comicità, nel suo istrionismo o nella semplice bonarietà che le trame - in cui s’incastravano le sue maschere - ci tramandano. Non sono quelli i principali motivi per i quali Robin Williams è amato dalle persone che vivevano i suoi film. Egli è tragicamente (e molto spesso inconsapevolmente) amato, invece, per quella sua straordinaria capacità di risvegliare nel sonno della nostra sofferenza il sognatore che è ingabbiato in ognuno di noi, incarcerato e umiliato dal nichilismo della nostra Epoca. Sono tre i film di Robin Williams che mi hanno fatto innamorare di lui. Sono “La Leggenda del Re Pescatore – 1991”, visto a Viareggio nell’estate del 1992; “L’Attimo Fuggente – 1989”, che vidi nella primavera nel 2009 e “Al di la dei Sogni – 1998” visto – in un’atmosfera magica e irripetibile – nell’autunno del 2012. Sono i soli tre film che ho visto nei quali tra gli interpreti c’era Robin Williams, sebbene nella sua carriera egli abbia partecipato ad oltre sessanta pellicole, senza contare le innumerevoli serie televisive. Il Sogno è il filo rosso che lega le pur diversissime trame in cui Robin è il professore di Storia Henry Sagan (da Clochard, Parry), il professore di letteratura John Keating e il pediatra Chris Nielsen. Il Sogno come tentativo umano di riabbracciare il divino, per vincere la morte e per rimuovere l’angoscia che porta con sé. Il Sogno come viaggio di ritorno alla luce originaria, al calore incessante, al fuoco dell’eterna vita. Il Sogno come anelito e nostalgia dell’assoluto. Il Sogno, però, non si alimenta da solo e non vive di vita propria. Ha bisogno dell’Amore, la cui assenza, rinuncia, sporadicità o incompletezza rappresentano il problema dell’odierna umanità, quella in cui viveva il pur geniale Robin Williams. Il Sacro Graal ricercato dal clochard “pazzo” Parry è il simbolo della grazia divina che non è più anelata dai “normali” di un’umanità spenta e addormentata come quella attuale. Come se la nostalgia dell’assoluto fosse stata rimossa dalla quasi totalità della coscienza umana occidentale – normalizzata nel suo schifo di modernità - e permanesse soltanto nei cuori dei disadattati e nei reietti. Di primissimo acchito, ho vissuto il suicidio di Robin come un’offesa al Sogno, come se esso fosse stato spezzato, troncato, disintegrato. Non è possibile, mi sono detto, che proprio lui abbia compiuto un gesto così orribile. La meraviglia della vita dissolta e annientata. Come se la complessità umana oggetto della sua opera geniale fosse stata ridicolizzata, in un attimo, da un gesto egoista che non ammetteva più e oltre la magica contemplazione e la sofferta sublimazione. E’ rimasto il solo buio come risposta all’indicibile, all’ineffabile, all’ignoto ai quali, però, tutta l’umanità deve rivolgersi con la propria meraviglia vitale. Perché Robin, perché? A quale terribile e meravigliosa domanda tu non hai voluto rispondere? Voglio capire. E’ l’energia dirompente di quella nostalgia dell’assoluto che ti ha indicato la via di fuga dalla vita? Il suicidio è dunque la versione estrema di questa nostalgia e ne rappresenta il tragico cortocircuito? Il suicidio è la fine del viaggio e la rinuncia della méta. Il suicidio è un dono alla sofferenza della vita che, anziché essere celebrata nella sua meravigliosa e contraddittoria totalità, è annunciata come mero preludio alla morte, come disperazione del massimo desiderio che un umano possa avere, quello del ritorno a casa. Robin ha distrutto in un attimo il suo genio. Ha vanificato quel suo disincantare la morte e celebrare la vita delle emozioni, quell’elevare il sentimento - per dirla con il professor Sagan, nella Leggenda del Re Pescatore – a passione, immaginazione e bellezza. Ha dissolto l’energia vitale di quella tensione continua che vibrava nei suoi personaggi, l’ansia costruttiva dell’incompiuto, lo sforzo di rimuovere la frustrazione latente per un vuoto ineffabile e sfuggente, quel suo straordinario sorriso di fronte al fuoco della trincea della vita ove eroicamente si poneva come il Capitano del poema di Orazio. Questi erano i toni dell’opera magica di Robin Williams che davano luce alla sua commedia dai risvolti tragici. L’11 agosto del 2014 è stato, però, sopraffatto dalla suprema delle domande, quella che per sua natura ha il maggiore carico di intensità emotiva, che accompagna sia la speranza di luce quanto le tenebre della disperazione. Come ricongiungermi con quel punto di infinita energia che percepisco essere il luogo da cui provengo e che genera la nostalgia e rinvigorisce il Sogno della sua ricerca e del viaggio del ritorno ad esso? Nei tre film da me visti e prima citati – come presumo in tutta la filmografia di Robin Williams -, il propellente del sogno è l’amore, inteso come donazione, gratuità, disinteresse e sacrificio. I legami tra i personaggi sono vibrati da queste pulsioni e le trame sono una costellazione di relazioni tra persone che strutturano la loro vicinanza formando l’identità di ognuno attraverso il passaggio nell’altro, anche con scambi altamente drammatici quali quelli che hanno caratterizzato il rapporto tra il pediatra e la moglie in Al di là dei sogni o quelli che hanno attraversato il duetto infinito tra il professore/clochard e il disk jockey alcolizzato ne La Leggenda del Re pescatore, per non tacere dello stupendo rapporto di affinità e complicità tra il nuovo professore di letteratura e i suoi allievi ne L’attimo fuggente. L’altro era il vero soggetto, senza che l’io fosse per questo annullato e vilipeso e, anzi, da questo (l’altro) rafforzato nella sua più genuina umanità. L’umanità di Robin non era recitata ma vissuta. Nelle forme più varie e a diversi livelli di registro, in ognuna di queste tre trame vi è una spinta verso l’alto dell’umano. Sussiste un progetto di crescita interno ad un disegno magico che – anche drammaticamente – tende alla ricongiunzione tra i due poli, quello finito dell’uomo e quello dell’immagine eterna da cui proviene e a cui tende. La fragilità del finito e del precario, condizione dell’ultimo uomo, mettono a repentaglio il disinteresse, sconsigliano il sacrificio, frenano la donazione e inficiano la gratuità. L’amore sincopato e vacillante offusca il Sogno, lo inaridisce, e allontana l’uomo dal ritorno verso il punto massimo di energia cosmica. Riduce il Sogno a desiderio e la Casa primordiale a chimera. Lì emergono l’angoscia della morte e il senso dell’inutilità della vita. E’ come se - dalle catacombe della Storia - fossero riemerse le anime dannate di Neal Perry, lo studente allievo di John Keating alla Welton Academy, di Annie Collins-Nielsen, moglie del pediatra Chris Nielsen, e di quel bambino mai nato – figlio di Robin – quarantaquattro anni fa e, al suono di un coro spettrale, si fossero presentate al cospetto dell’angoscia rimossa da Robin attraverso la sublimazione della sua impareggiabile arte. E lì, avessero chiesto il conto a Robin delle sue fragilità, della sua malinconia, della sua depressione. Non è bastato a Robin il ricordo della triade magica costituita dal cuore, dall’amore e dal sogno. Se ne manca anche solo uno, il viaggio è interrotto. Il suicidio è la metafora di questa rinuncia al viaggio e del soffocamento della nostalgia per quel ritorno; il ritorno alla Casa. L’amore imperfetto, debole, parziale e frammentato è il viatico del male che crea sofferenza a se stessi e agli altri. Se non c’è perdono – che riapre all’amore - il male dilaga e annienta l’umanità, la polverizza e la cancella dalla Storia. Il Robin che rivogliamo è quello che là, nelle tenebre, diceva alla moglie disperata che la gente buona finisce all’inferno perché non è capace di perdonarsi. E lui, pur di non abbandonarla, sarebbe restato lì con lei, perdonandola perché, tra i suoi milioni di difetti, era una persona umanamente meravigliosa. Non ho visto Hook-Capitan Uncino, altro famoso film interpretato da Robin Williams. E non lo voglio vedere, né mai lo vedrò. Voglio immaginarmi invece che Robin Williams interpreti Peter Pan in un’altra trama. E’ di un altro Peter Pan che abbiamo bisogno, e lo richiediamo con tutta l’umiltà (non molta) che ci è rimasta. Siamo noi l’Isola che non c’è. Siamo un’umanità che ha smarrito l’amore perché abbiamo soffocato il cuore e abdicato al Sogno. Il Sogno non si alimenta da solo. Ha bisogno dell’amore. L’assenza di amore è il grande problema dell’uomo moderno. Torna a volare con noi Peter Pan. Non lasciarti solo. Non lasciarci soli. Fatti messaggero di quell’amore eterno che dà vita e speranza. Torna ad essere quel medium allegro, vivace, sbarazzino, istrionico e innamorato della vita. Non interrompere la tua pellicola, ti prego, laggiù, nel buio della rassegnata disperazione. Usciamo insieme dall’oscurità delle tenebre. Ridoniamo a noi stessi e al mondo la coscienza della Bellezza e della Giustizia. Ridiamo dignità alla nostra umanità. Perdoniamoci il male che facciamo e che ci infliggiamo. Perdoniamo il male che subiamo. Torniamo a perdonarci e a perdonare.

lunedì 22 settembre 2014

Il golpe ucraino: scacco all'Europa




Comunicato stampa

Conferenza su disinformazione e propaganda nella vicenda ucraina

«Il golpe ucraino: scacco all'Europa»

Venerdì 26 settembre alle 20.30, presso il Centro Culturale “La Porta” di Bergamo, Caposaldo Associazioni Unite proporrà al pubblico il primo appuntamento di una nuova stagione di incontri puntando in questa occasione sulla politica internazionale prepotentemente tornata alla ribalta con la vicenda ucraina.

La conferenza dal tema Il golpe ucraino: scacco all'Europa esporrà una versione dei fatti sin qui accaduti meno politicizzata rispetto all'attuale guerra mediatica scatenata contro la Federazione Russa, logica dalla quale solo pochi giornalisti e intellettuali indipendenti sembrano essere sfuggiti in Europa e in Nordamerica.

Per inquadrare al meglio i fatti ucraini, dal colpo di stato contro l'ex presidente Yanucovich, all'insediamento di una vera giunta patrocinata da Unione Europea e Stati Uniti al fine di creare una spaccatura tra i paesi europei e la Russia e impedirne una costruttiva cooperazione, saranno presenti tre relatori: Simone Boscali a chiarire la posizione geopolitica di Caposaldo Associazioni Unite nella quale contestualizzare i fatti di Ucraina, Orazio Gnerre a raccontare la sua recente visita nel Donbass russo, ed Eliseo Bertolasi che ha seguito a lungo sul campo l'evolversi dei fatti.
Modera il tavolo Alberto Nicoletta, dell'associazione Nuove Idee di Brescia.

Questa conferenza infine, oltre ad essere l'inizio delle attività di Caposaldo, sarà anche l'evento conclusivo delle attività del Coordinamento Solidale per il Donbass, che nelle tre settimane precedenti avrà svolto tre grandi manifestazioni a Napoli, Milano, Roma.

L'ingresso è libero e gratuito.

Evento Facebook su: http://tinyurl.com/mjz3khn

Simone Boscali, laureato in Lettere Moderne a Bergamo, è addetto stampa per conto di Caposaldo Associazioni Unite e fa specificamente parte del gruppo di Anticapitalismo.it. E' appassionato di geopolitica, materia che studia l'evolversi delle politiche internazionali in base alle caratteristiche geografiche. E' autore con Paolo Bogni del Manifesto di Anticapitalismo.it, documento che ha raccolto negli anni l'adesione di gruppi e personalità in tutta Italia.

Orazio Maria Gnerre è coordinatore del progetto politico Millennium che ha recentemente iniziato una collaborazione con Caposaldo. Studioso di politica internazionale e geopolitica, oltre all'Iran, ha visitato nei mesi scorsi il Donbass insieme a una delegazione del proprio gruppo incontrando i resistenti russi.

Eliseo Bertolasi, dottore in Lingue e Letterature straniere russa e araba, è laureato anche in Scienze antropologiche ed etnologiche. Corrispondente in Ucraina per Voce della Russia – Italia, ha seguito direttamente le vicende di Maidan (dicembre 2013, febbraio 2014) e del Donbass (aprile  -  maggio 2014). E' membro del direttivo e responsabile del settore geopolitica dell’Associazione Italia-Russia di Bergamo.



Caposaldo Associazioni Unite non costituisce una fusione o federazione di movimenti. Si tratta invece di un coordinamento di associazioni prevalentemente bergamasche ma anche bresciane e milanesi, i cui interessi spaziano dall'economia alla politica, dalla spiritualità all'ecologia. Ciò che unisce queste associazioni portandole a sempre più numerose iniziative unitarie è lo scopo che hanno tutte in comune indipendentemente dalle proprie specificità: l'opposizione al Nuovo Ordine Mondiale.
Per il resto le singole associazioni mantengono identità e autonomia nelle proprie attività.

Per informazioni:
  • Simone Boscali, cell. 3314298972