domenica 19 luglio 2015

Avanzo primario ed "Euro sovrano"...



Stato italiano spendaccione, inefficiente, sprecone?
Italiani incapaci di correggere le falle della spesa pubblica e di chiudere con bilanci finanziari in ordine?
Sciocchezze.

E' lo stesso sistema economico che ci mette a disposizione almeno uno strumento – e stavolta, apparentemente, logico – per smentire questo luogo comune. Parliamo del cosidetto bilancio primario, ossia il bilancio economico dello stato tra entrate e uscite al netto degli interessi passivi da corrispondere sul debito pubblico, ossia defalcando questa voce dalle uscite.
Ebbene è stato proprio il ministero del tesoro a comunicare pochi mesi fa1 che l'Italia si sta confermando da vent'anni tra i paesi più virtuosi al mondo nel chiudere questo bilancio con un avanzo primario. Sostanzialmente, se il bilancio fosse costituito da sole entrate e uscite reali (o quasi), l'Italia lo chiuderebbe largamente in attivo e sarebbe quindi in grado di affrontare una serie di spese produttive di cui il paese ha tanto bisogno e di destinare maggiori risorse alle tutele sociali e alle pensioni.
Stiamo parlando di una somma enorme, intorno al 4/5% del Pil, perché corrisponde proprio il 5% del prodotto interno lordo la somma che normalmente lo Stato italiano deve spendere per il pagamento dei soli interessi sull'incostituzionale2 debito pubblico.
E tutto questo mentre altri paesi ritenuti pregiudizialmente più virtuosi sono finiti non di rado in passivo già al momento del bilancio primario.

Evidentemente le strette fiscali e finanziarie che i vari governi italiani hanno imposto al paese da tempo unite agli "incoraggiamenti" in tal senso arrivati dai poteri forti come Unione Europea, Bce e Fmi, hanno ottenuto un qualche pur doloroso risultato.
Il problema dei conti pubblici italiani è che in un secondo momento, dovendo comunque corrispondere gli interessi sui titoli a scadenza, il bilancio va infine in passivo, producendo un deficit che si somma al debito pubblico pregresso e producendo una spirale di passività e indebitamento destinata a ripetersi l'anno successivo.

Il cittadino italiano dovrebbe a questo punto chiedersi perché non sia possibile interrompere questo non-senso economico e monetario. Se i conti agganciati alle entrate e alle spese reali dello Stato, a furia di tagli e inasprimenti fiscali, sono in ordine, perché il nostro paese deve sempre e comunque essere tra i più sofferenti al mondo e additato negativamente dai grandi dell'Eurozona? Perché anche riordinando le voci di bilancio un paese come il nostro deve continuare a perseguire un ulteriore risanamento che non arriva mai rinunciando agli investimenti strutturali e alle politiche sociali fondamentali per un concreto rilancio dell'Italia?

Non vogliamo prendere nemmeno in considerazione le tesi di chi, basandosi su presupposti giuridico-finanziari errati, risponderebbe che si tratta dell'inevitabile sorte di un paese in cui le classi politiche passate, vuoi per prodigalità vuoi per offrire ai nostri nonni un tenore di vita più elevato del dovuto, avrebbero costruito il colossale debito pubblico sul quale si pagano appunto i suddetti e pesantissimi interessi.

Meglio invece focalizzarsi sulla stessa politica monetaria europea che si configura come una politica di moneta acquistata dagli stati ormai direttamente sui mercati, dove i titoli sono ceduti alle banche a mezzo di intermediari specializzati. Questo genera quindi l'indebitamento pubblico e il tasso di interesse che grava sui titoli, per quanto possa essere basso, costituisce un boomerang finanziario destinato a rendere il debito tecnicamente inestinguibile anche alla luce, evidentemente, dei debiti pubblici contratti dai paese europei, e quindi anche dall'Italia, nei decenni precedenti l'avvento dell'euro.
L'unico modo per spezzare questo circolo vizioso, oltre a un ripudio del debito (giuridicamente possibile tramite il principio internazionalmente riconosciuto del "debito detestabile"3) è quello di creare le condizioni affinché una siffatta spirale non si ripeta e quindi la conquista da parte dello stato della sovranità monetaria.

Oggi più che mai è necessario spendere qualche momento per chiarire cosa realmente significhi questa espressione che negli ultimi anni è stata (volutamente???) distorta da alcuni studiosi del tema, da politici opportunisti e maldestri e, ovviamente, dai media che l'hanno citata a sproposito.
La moneta sovrana è quella moneta che all'atto dell'emissione appartiene alla collettività e viene creata e messa in circolazione senza alcuna contropartita di debito pubblico. Non hanno alcun fondamento le critiche di chi vede in questa politica monetaria un pericolo di inflazione perché tale critica, oltre a confondere ingenuamente lo strumento con un suo cattivo utilizzo, dimentica che le crisi monetarie e creditizie dell'ultimo secolo sono state causate dalle modalità di emissione attualmente in vigore (ossia con contropartite di debito) e sono pertanto quest'ultima e il sistema bancario a dover essere messi sotto processo e non la loro correzione.
E' invece bene specificare che la sovranità monetaria non ha nulla a che vedere con il ritorno a una valuta nazionale in quanto la sovranità inerisce le modalità di emissione e non il contesto geografico di validità della moneta. Questa può indistintamente essere sovrana a livello comunale (in caso di moneta locale) o continentale (come moneta sovrana sovranazionale emessa da un insieme di stati). Paradossalmente invece, la vecchia lira, così come ogni altra divisa europea o l'attuale sterlina inglese, non erano e non sono monete sovrane bensì monete emesse a debito.
Possono pertanto essere derubricati al rango di ciarlatani, demagoghi e mentitori approfittatori personaggi del calibro di Matteo Salvini o Claudio Borghi Aquilini che vorrebbero spacciare l'uscita dall'euro e il ritorno alla lira sic et simpliciter come una riconquistata sovranità.
Addirittura peggiore è la posizione di elementi come Paolo Barnard e i sostenitori della Modern Money Theory (MMT) i quali non solo denigrano, in base agli stessi frantintendimenti giuridici del sistema, la proposta di una moneta realmente sovrana, ma addirittura si appropriano dell'espressione "sovranità monetaria" per definire tale la loro ricetta. Ricetta che, in estrema sintesi, si riduce a un ritorno alla lira da un lato e dall'altro alla conversione della Banca d'Italia in prestatore di ultima istanza in grado di emettere moneta a volontà ma sempre con debito in contropartita, qualcosa di simile alla situazione italiana precedente il divorzio tra Banca d'Italia e Tesoro degli anni '80. In pratica, una politica monetaria non sovrana che gattopardescamente cambierebbe tutto senza cambiare niente.

In realtà a fronte dei gemelli della demagogia Salvini e Barnard sarebbe più realistico proporre, riconosciamolo, con una certa dose di provocazione, uno slogan opposto allo sbandierato "No euro", ossia "Euro sovrano". Se infatti l'area in cui la valuta ha corso legale non ha nulla a che vedere col fatto che la valuta stessa sia sovrana o no, risulta molto più in linea con la battaglia sovranista non il ritorno a una divisa nazionale data in pasto ai banchieri ma la nazionalizzazione dell'attuale valuta in circolazione, l'euro appunto.
Mantenere valida questa moneta, con tutte le condizioni di accettazione globale di cui già gode, liberando però gli stati dell'eurozona dal peso degli interessi sul debito pubblico e, in conclusione possiamo dirlo, dello stesso capitale del debito4, permetterebbe una prima liberazione nazionale e continentale da proseguire poi, certamente, con l'eventuale definizione di politiche monetarie dei singoli stati.

Se ne ricordino bene i fanfaroni della "spesa pubblica incontrollata", dei "conti pubblici in disordine" e del "debito pubblico insostenibile".
Se ne ricordino bene i popolini che pendono dalle loro labbra pensando che siano i messia della moneta e dell'economia.

1http://www.ansa.it/sito/notizie/economia/2014/11/18/-tesoroitalia-tra-primi-per-avanzo-primario-da-20-anni-_b978bbb1-1622-4e7e-b8c0-66e6c84c9899.html
2L'articolo 3 della Costituzione afferma che la sovranità appartiene al popolo. Il debito pubblico risulta quindi incostituzionale in quanto nasce dalla prassi dello Stato di acquistare valuta da un soggetto esterno (da una banca centrale prima, sul mercato presso le banche private ora) in cambio di titoli di stato ormai detenuti all'86% proprio da banche, assicurazioni e fondi di investimento.
3https://it.wikipedia.org/wiki/Debito_odioso
4L'86% del debito pubblico italiano, come riportano alla nota 2, è detenuto da soggetti privati che hanno acquistato ciò che non poteva esser costituzionalmente loro ceduto e, per legge, non possono pertanto esigere alcun rimborso come spiegato dall'avv.to Marco Della Luna nel libro "Euroschiavi".

mercoledì 15 luglio 2015

Ridateci i kompagni di una volta!




La parabola discendente della capacità di analisi e discernimento della sinistra radicale o addirittura extraparlamentare ha ormai subito una tale pendenza che presto non potrà che schiantarsi al suolo. Questo determinerà se non la scomparsa della sua forma politica originale – comunista, socialista, etc. - la sua formale sopravvivenza in forme filo-capitaliste la cui preoccupazione non sarà più l'azione politico-economica ma solo la volontà di fornire un pilastro “culturale” alla necessità del sistema stesso sia di espandersi all'esterno verso quei paesi che ancora non l'avessero accettato sia di rafforzarsi ulteriormente all'interno eliminando quelle nicchie di resistenza al pensiero unico che ancora permangono.

E' difficile spiegare il “perché” questa parabola si stia verificando, mentre è evidente il “come”. La sinistra radicale, quella che si percepisce contro il sistema finendo per puntellarlo, ha sostanzialmente rinunciato alla lotta per una utopia coerente da essa concepita (come poteva esserlo la dittatura del proletariato, non condivisibile quanto si vuole, ma organica nella sua concezione) a favore di una utopia suggerita dal sistema capitalista e costituita dalla somma incoerente di una serie di “battaglie” monotematiche intorno a ingiustizie sociali non reali ma adeguatamente suggerite dal sistema capitalista stesso, lesto a creare gli “oppressi” di turno la cui emancipazione viene culturalmente affidata proprio alla sinistra radicale. Si tratta ovviamente di oppressi “mediatici” e la loro emancipazione non è motivo di disturbo alcuno per il sistema ma ne rappresenta semmai un ulteriore rafforzamento.
Il risultato è che la sinistra radicale finisce sempre più, da decenni a questa parte, per sovrapporre le proprie battaglie a quelle delle forze politiche dichiaratamente intrasistema tanto che, per citare il filosofo Diego Fusaro, con una sinistra così non c'è più bisogno della destra.

In concreto, se pensiamo a come la sinistra radicale sia di supporto al sistema capitalista, il pensiero corre alla politica internazionale e alla geopolitica in particolar modo.
Pur accettando la contraddizione ideologica, la sinistra radicale degli scorsi decenni non avrebbe avuto dubbi su quale schieramento sostenere nell'attuale scontro tra l'imperialismo unipolare a guida euro-americana da un lato (latore del capitalismo unico mondiale) e l'arcipelago di stati sovrani non allineati a questo imperialismo. Tra Putin e Obama i vecchi comunisti sarebbero stati in blocco dalla parte del primo, non in quanto comunista lui stesso (poiché evidentemente non lo è) ma in quanto, per quanto capitalista e autocratico, ostacolo alla diffusione di quel capitalismo globale che del comunismo è ed era il vero e principale nemico e rispetto al quale il comunismo ha configurato il proprio programma e la propria ragione di esistenza in antagonismo. Stesso discorso per l'Iran, poiché i vecchi compagni avrebbero parteggiato per le medesime ragioni per una repubblica sì teocratica ma antimperialista e quindi importante nell'ostacolare il vero nemico.
Oggi invece la sinistra radicale si integra perfettamente nel sistema condividendone gli obiettivi sul terreno della cultura ed ecco che Russia e Iran non sono più vissuti come come alleati quantomeno tattici e momentanei, ma come nemici dell'utopia continuamente rinviata in quanto paesi in cui sono violati i diritti umani, o meglio quei diritti che l'occidente definisce tali quando ne può ricavare un ritorno economico. Ecco quindi che Russia e Iran diventano nemici peggiori del capitalismo stesso in quanto paesi persecutori di omosessuali (quando in realtà si limitano ad arginare le pressioni dei potentati stranieri sull'ideologia di genere) o repressori della libertà di espressione (laddove la “libertà di espressione” sarebbe quella delle agenzie straniere quali US Aid o la Open Society Institute le quali mirano storicamente ad architettare golpi a danno dei paesi in cui operano).
Deprecabile è il graduale mutamento di fronte della sinistra nella questione palestinese. Storicamente infatti la sinistra ha sempre appoggiato la causa indipendentista della Palestina arrivando quasi a un lodevole e organico antisionismo. Oggi invece nel nome dell'ideologia omosessualista (che, tra l'altro, nulla ha a che vedere con l'emancipazione dell'omosessualità), l'apartheid israeliano contro i palestinesi passa in secondo piano e gli è quasi condonato, mentre la non accettazione dell'omosessualità nella religione islamica dei palestinesi è vista con disprezzo tanto da farne passare in secondo piano la causa di libertà agli occhi di molti compagni.

Sul piano della politica interna la sinistra radicale non è meno dannosa e autolesionista. A fronte di un unico blocco dominante ormai costituito dai potentati bancari che gestiscono lontano dalle urne una politica da operetta, i compagni non si preoccupano di contrastare i dominanti stessi ma quegli antagonisti veri o presunti che, pur da posizioni non di sinistra, vi si oppongono. Emblematiche sono le contestazioni dei centri sociali al leghista Matteo Salvini al quale può essere addebitato ogni giudizio negativo possibile tranne quello di essere responsabile dei problemi strutturali del paese. Questi sono infatti stati prodotti da una classe politica liberale e liberista che si è presentata ora nelle vesti di protettorato straniero (altrimenti detto “governo tecnico”) con il Bilderberg-Trilaterale Mario Monti, ora mascherata da governo democraticamente eletto con i Goldman-boys Carlo Azeglio Ciampi e Romano Prodi. Viene da chiedersi, perché gli “antisistema” della sinistra radicale non hanno mai dedicato ai veri responsabili del dissesto economico e sociale italiano la stessa accanita persecuzione contestatrice, preferendo prendersela con chi sta in un'impotente opposizione? Perché questi compagni che sbagliano (stavolta è proprio vero) ritengono prioritario contestare e attaccare gruppi di estrema destra con percentuali da prefisso telefonico anziché pianificare un'azione politica intelligente di contrapposizione al vero potere capitalista?
In uno slancio autolesionista la sinistra radicale attuale è inoltra ansiosa di censurare quelle che sarebbero state le battaglie dei propri nonni a favore di oppressioni, come già detto, mediatiche e olografiche. Ecco quindi che le posizioni marxiane di un Diego Fusaro o quelle dello scomparso Costanza Preve a favore della classe lavoratrice e dei ceti bassi in generale, sempre a favore delle sovranità nazionali come insegnato dal primo comunismo rivoluzionario di Lenin e dalle esperienze latino-americane, sono derubricate a fascismo o, in modo decisamente più complottista, a “rossobrunismo”, introducendo in questo caso una categoria che designa un fenomeno inesistente nella realtà. La difesa di quelli che dovrebbero essere i propri protetti naturali è abbandonata a favore delle lotte per non meglio definiti “diritti umani”, ossia di quei diritti cari solo alle classi medio-alte dei paesi ricchi e definite dalle stesse nel proprio contesto del capitalismo globale. Antispecismo, eutanasia, rimozione del Crocifisso, diritti di coppia, tutte cose sulle quali per carità si può discutere, prendono però un indegno sopravvento sulla macelleria sociale e sull'indebolimento delle istituzioni statali sovrane (ormai ridotte al lumicino) che dovrebbero essere il cardine su cui fondare un'azione di sinistra.

Tutte distorsioni e falle d'analisi e risposta che, un tempo, la sinistra non avrebbe commesso e che anzi avrebbe condannato.
Davvero, ridateci degli interlocutori con cui parlare ragionevolmente.
Ridateci i compagni di una volta.



venerdì 19 giugno 2015

Come vi immaginate Dio? Che aspetto ha l'Amore?


La Bibbia spiega che l'uomo è stato creato a immagine a somiglianza di Dio e il vero significato di questa rivelazione è in sé capace di cambiare il corso degli eventi in tutto il Creato, per tutti noi esseri umani come protagonisti.

Ma in molti hanno svilito il senso di questa frase pensando a un'identità fisica tra Dio e l'uomo. Peggio ancora tra Dio e l'uomo maschio, facendo sì che il Principio di ogni cosa scadesse a livello delle divinità antropomorfe della (grande) tradizione politeista pagana e restituendoci l'idea di un essere supremo in veste di canuto vegliardo con la barba.

Ma Dio, quel Dio di cui stiamo parlando, non può avere limitazioni o incoerenze di questo tipo.
Una scimmia evoluta al rango di specie dominante immaginerebbe Dio come una scimmia.
Un lupo come un lupo.
Un extraterrestre lo immaginerebbe simile a se stesso.
E così via.

Altrettanto sbagliato è pensare che Dio sia maschio perché quest'idea lo limiterebbe a una condizione sessuata finita che non può essere propria del Principio infinito di ogni cosa.
Per inciso, la fuorviante tradizione che ci ha imposto un Dio maschile è talmente radicata che anche in queste stesse righe ci si sta riferendo sempre a lui usando appunto il genere maschile, una limitazione del linguaggio umano dalla quale ora non riesco a fuggire.

Ma se Dio è a immagine e somiglianza delle sue creature, di tutte le sue creature, allora non è nella fisicità e meno ancora nella sessualità che dobbiamo cercare quest'immagine.
Essa deve invece riflettere qualcosa che va oltre i meri cinque sensi. Deve costituire un progetto, una sensazione, un'emozione, uno scopo. Qualcosa che, fatto nostro, ci permetta davvero di vivere come Dio vuole.

Dio non è maschio, non è femmina, non ha sembianza umana, non ha sembianza alcuna.

Dio è Amore, puro Amore Cosciente.

Esiste un modo per rappresentare quest'idea all'occhio umano?
Se avessi il dono della pittura – e le mie vecchie professoresse di arte possono confermare che proprio non ce l'ho – lo dipingerei così: un forte, caldo, immenso e amorevole abbraccio.

Ma è possibile raffigurare un abbraccio in astratto senza qualcuno che abbraccia?

No... ed è questo limite visivo che ci porta a comprendere un mistero che da sempre ha circondato l'identità di Dio, la domanda che tutti i teologi, i credenti, i mistici, i santi, i profeti, gli scettici, i sofferenti si sono posti trovando risposte mai del tutto convincenti o vedendosi costretti a chiedere (o imporre) una “fede” in qualcosa che in fondo non si poteva spiegare.

Perché ci ha creati?

Torniamo all'immagine di prima. Si può dipingere un abbraccio in astratto senza qualcuno che abbraccia?
No.
Ed ecco che tutto dovrebbe essere chiaro. La domanda “perché ci ha creati?” presuppone l'unica risposta che un vero devoto non avrebbe mai potuto dare, vuoi per paura, sottomissione, malinteso rispetto.
E la risposta è che se Dio è Amore, non siamo solo noi ad aver bisogno di Dio.
E' Dio ad aver bisogno di noi. E' l'Amore ad aver bisogno di noi.

Non è blasfemia, è solo la gioia di aver compreso lo scopo della nostra vita in questo Creato.
Perché l'acqua può scorrere anche se nessuno ha sete e i frutti possono crescere anche se nessuno ha fame.

Ma l'Amore non può esistere se non c'è nessuno che ama.
Ogni volta che amiamo siamo noi a creare l'Amore. Siamo noi a creare Dio, a rinnovare il suo progetto e portarlo a compimento.

Chissà cosa penserebbero tutti quegli scettici che ironicamente, per sostenere che Dio fosse solo un parto della fantasia, hanno ribaltato le cose e sostenuto che è l'uomo ad aver creato Dio a propria immagine e somiglianza.
Avevano assolutamente ragione ma non nel senso che si aspettavano perché è proprio attraverso il loro scetticismo che Dio ci ha reso una verità su se stesso.

Ecco perché siamo qui ed ecco cosa significa essere a sua immagine e somiglianza.
Siamo tutti a immagine e somiglianza dell'Amore e da questa consapevolezza viene la responsabilità, la felice responsabilità di vivere all'altezza di ciò che siamo.

Ogni volta che non amiamo, ogni volta che non ci amiamo, tradiamo noi stessi, la nostra più elementare natura ontologica.
Ogni volta che amiamo... provate a sentire in voi stessi, datevi questa possibilità senza aver paura di scoprire chi siete veramente.
Poiché scopriremo di portare in noi la fonte da cui proveniamo e alla quale saremo impazienti di tornare.





Non sono un superuomo. A dispetto di queste parole, quando arriveranno per me i brutti momenti avrò paura, piangerò, me la farò sotto.
Ma queste parole, scritte nel distacco, nella serenità, nel mio vero essere, resteranno valide, sopravviveranno a dispetto di qualunque mio rinnegamento ed è per questo che devono essere condivise.

Ringrazio Chi mi ha permesso di scriverle e coloro per i quali le ho scritte.

Abbiate pace.

PS: vi amo...

martedì 2 giugno 2015

La Russia di Putin, l'Inter di Ronaldo e il Nuovo Ordine Mondiale




Questo articolo a sfondo geopolitico mi riporta alla mente una circostanza di tanti anni fa, quando ancora ero un tifoso di calcio (per la precisione dell'Inter) e questo era effettivamente uno sport che valeva la pena seguire. Erano i tempi dei veri giocatori, come Ronaldo e Del Piero, e proprio l'incrociarsi della loro storia ci da uno spunto interessante.
Nella stagione 1997-98 con la Juventus in testa e l'Inter a inseguire mi sono ritrovato una sera in una posizione stranissima. Si giocava Juventus-Milan e quella serata, una volta nella vita, ho spudoratamente ed entusiasticamente tifato per i rossoneri, proprio io che ero interista tutto d'un pezzo. Questo perché alla luce della situazione, con la Juventus da raggiungere e il Milan molto alle spalle in posizione inoffensiva, non ci si poteva permettere il romanticismo schizzinoso e occorreva essere estremamente pratici.

Mi è venuto in mente questo episodio ripensando alla situazione geopolitica ed estera attuale perché è facile rivedervi le stesse dinamiche, facendo gli opportuni paragoni, e capire perché a dispetto di ogni giudizio politico – che si fa irrilevante come la rivalità che un tifoso interista può avere per il Milan – una completa prospettiva rivoluzionaria non possa fare a meno di una visione eurasiatista e favorevole a un'amicizia tra Russia ed Europa.

Se guardiamo infatti alla politica interna della Federazione Russa, o meglio ancora di chi attualmente la governa, Vladimir Putin, non possiamo certo ricavarne una forte identità di vedute. Salvo alcuni singoli e apprezzabili punti (il bando sugli ogm, la difesa della tradizione, il dirigismo statale in economia) Putin resta lontano anni-luce da un modello politico antisistema e, se non possiamo dire con certezza che sia "uno dei loro", certamente possiamo affermare che non è "uno dei nostri".

Eppure siamo in un certo senso costretti a sperare che la Russia resti in piedi e che si rafforzi perché al momento non solo ha all'interno dei propri confini quelle risorse che, se in mani sbagliate, consacrerebbero l'ascesa definitiva del Nuovo Ordine Mondiale, ma anche perché è l'unico paese con un potenziale militare, tecnologico e spionistico sufficiente per poter resistere a una guerra scatenata dagli attuali camerieri dell'élite mondiale, gli Stati Uniti e la Gran Bretagna.
Negli ultimi anni, prendendo a pretesto la guerra che l'Ucraina sta conducendo contro la Repubblica Popolare del Donbass, USA e OTAN hanno riposizionato le proprie truppe sempre più a ridosso dei confini russi, avanzando sino in Lituania e Romania. E' bene ricordare al lettore europeo in generale e italiano in particolare che se le loro terre mancano di sovranità da settant'anni è anche a causa della cospicua presenza di queste forze militari straniere nelle nostre nazioni e i russi sono tra i pochissimi al mondo in grado di sfidarle, almeno in un conflitto che si svolga, ahimé, proprio in un contesto europeo.

L'esistenza della Russia come stato (quasi) sovrano rappresenta obiettivamente un ostacolo all'imposizione del capitalismo globale e sarebbe suicida anteporre a questa considerazione tattica la volontà di veder cadere Putin e la Russia alla luce della loro oggettiva pochezza politica interna.

La conclusione di questo pensiero si rifà ancora a quello strano posticipo domenicale in cui io, interista, mi ritrovai a tifare Milan con tutte le mie forze. Come finì? I rossoneri non riuscirono a fermare la capolista, la Juventus vinse quella partita e a fine anno anche lo scudetto.

A buon intenditor poche parole.

lunedì 25 maggio 2015

Il Cicap, la nuova inquisizione



Poiché l'Occidente è un soggetto specializzato nel produrre forme di oppressione peggiori rispetto a quelle passate ma mascherandole con forme quanto mai edulcorate e accettate, pochi si sono accorti che quella che un tempo era la temuta Santa Inquisizione oggi è ancora attiva e pronta a denigrare chiunque avesse da dire qualcosa di scomodo contro l'Occidente stesso.
Quell'istituzione che nel medioevo e nell'età moderna ha imposto a suon di roghi e condanne un pensiero unico sostenuto dal potere forte di allora, la Chiesa Cattolica, oggi ha passato il testimone qui in Italia a un soggetto che agisce in modo del tutto analogo ma con una patente di legittimità ancora più difficile da scalfire, la scienza.
Stiamo parlando del Cicap, il sedicente comitato italiano di controllo per le affermazioni sulle pseudoscienze, fondato ormai nel 1989 su iniziativa del mistificatore Piero Angela.

Senza alcuna investitura popolare il Cicap interviene per verificare e smentire una serie di episodi o pensieri che sfuggono non tanto al rigore del controllo scientifico ma a quella che i suoi adepti ritengono essere scienza e che si rivela, alla prova sul campo, nulla più che fondamentalismo religioso.
Fanno infatti parte del comitato individui che contestano l'efficacia delle medicine alternative, l'esistenza di una geoingegneria in atto e che prendono a pretesto le manifestazioni esteriori di superstizione per un attacco in toto alla spiritualità e all'interiorità umane.
Oltre alle critiche ufficiali che già vengono rivolte al Cicap ve ne sono due che possiamo aggiungere in questa sede.
La prima, già accennata, è che il Cicap, a dispetto della pomposa immagine che offre di se stesso, non opera in base a veri criteri scientifici (che noi al contrario auspichiamo) optando spesso per l'estrazione strumentale di un singolo caso per farlo apparire come rappresentativo di un'intera teoria. E' il caso per esempio della strumentalizzazione dei rari casi di problemi incorsi nei bambini non vaccinati usati per dimostrare per opposizione che i vaccini sono sacrosanti. Oppure dei numerosi tipi di scie che un velivolo può rilasciare al proprio passaggio (condensa, attrito, etc.), secondo loro sufficienti a smentire le prove raccolte intorno alle pratiche di geoingegneria. O ancora della facilità con la quale è possibile procurarsi delle false stigmate ragion per cui ogni affermazione di chi sostiene di averle ricevute (il quale, si badi bene, ha certamente per primo l'onere della prova di doverne dimostrare l'autenticità) va liquidata come bufala senza nemmeno un intervento sul campo. E così alla via.
La seconda sta invece ancora più a monte e sta proprio nel primato che il Cicap attribuisce alla scienza (sia la propria scienza che quella reale). Siamo infatti concordi nel ritenere che tutto ciò che sia scientifico sia vero, ma non necessariamente tutto ciò che è vero deve essere necessariamente scientifico, vi sono anche altri criteri di verità, e il Cicap sbaglia proprio nel ritenere la scienza una disciplina superiore alle altre e rispetto alle quali deve avere l'ultima parola. Più corretto sarebbe invece considerare la scienza una disciplina tra le altre capace di dare il proprio contributo in base ad alcune specifiche peculiarità, certamente notevoli ma alla fine limitate come ogni altra disciplina umana.
Vi sono infatti ricerche legate all'esoterismo e alla spiritualità in grado di produrre risultati coerenti tra loro in quanto trattano una materia, l'ultraterreno, sì oggettiva ma non raggiungibile coi metodi della scienza che è invece prettamente terrena.
E' chiaro che tentare di rilevare scientificamente le percezioni esoteriche o gli stati di estasi porterà strutturalmente a risultati negativi e la cosa è tanto banale che viene impossibile credere che gli stessi aderenti al Cicap non ci abbiano mai pensato.
Perché dunque questo ente scorazza da una parte all'altra (fisicamente e sul web) non solo per inchiodare meritoriamente i veri ciarlatani che purtroppo esistono ma anche per denigrare senza elementi solo ciò che mette in crisi i paradigmi del sistema e, vorremmo dire, del capitalismo occidentale?
E' fin troppo sospetta infatti la leggerezza con la quale qeusta nuvoa inquisizione si lascia sfuggire una serie di bufale clamorose, gravi e reali, che però hanno il "merito" di non scardinare le basi del sistema Occidente.
Col suo riduzionismo il Cicap fa di fatto passare un concetto che castra ogni potenzialità umana, ossia lascia intendere che l'uomo è limitato, che esso non è e non ha nulla più di ciò che può conoscere con la razionalità immediata.
Non intralciando invece il cammino ultraterreno delle élite (cammino che va invece in ben altra direzione che non la ricerca del miglioramento), gruppi come il Cicap altro non fanno che contribuire a lasciare la massa umana in condizioni di inferiorità verso i dominanti, chiudendone la Coscienza e rendendola una volta di più dominabile.