venerdì 23 gennaio 2015

Ringiovanire il mondo – Manifesto per una nuova comunità



Comunicato stampa

Ringiovanire il mondo – Manifesto per una nuova comunità

«Ringiovanire il Mondo per non morire in questa Gabbia d’acciaio e per tornare a vivere un’esistenza autentica, degna delle potenzialità del genere umano!»

Venerdì 30 gennaio 2015 alle 20.45, presso la sala Galmozzi della biblioteca Caversazzi di Bergamo in via Tasso 4, Caposaldo offrirà come primo evento del nuovo anno l'incontro dal tema Ringiovanire il mondo – Manifesto per una nuova comunità.
Relazionerà il primo firmatario di questa iniziativa, il docente e filosofo Diego Fusaro, che presenterà secondo il suo consueto stile avvincente le Undici Tesi del Manifesto Ringiovanire il mondo. Un documento redatto per proporre un nuovo progetto filosofico-culturale che non solo sia radicalmente alternativo all'attuale sistema capitalista e al nichilismo dominante, ma che veicoli anche solide proposte alternative per la ricostruzione della comunità. Contestualmente saranno presentati il sito internet dedicato all'iniziativa e curato dall'associazione Caposaldo – www.ringiovanireilmondo.it - e l'ultimo libro di Fusaro, Il futuro è nostro – Filosofia dell'azione, edito da Bompiani.
Seguirà l'intervento di Orazio Maria Gnerre, già coordinatore del gruppo politico Millennium, che, sulla scorta della proposta di Fusaro illustrerà l'iniziativa da lui condotta sia in Italia che oltre i confini nazionali del Partito Comunitarista Europeo, cercando di tradurre in un programma più squisitamente politico quanto espresso nelle Undici Tesi.

Modera il tavolo Paolo Bogni di Caposaldo.

Evento Facebook: http://tinyurl.com/lbwsvnk.

Diego Fusaro, 1983, è ricercatore e docente di filosofia presso l'università San Raffaele di Milano. Allievo del grande filosofo marxista e comunitarista Costanzo Preve, Fusaro si è distinto per una fertilissima produzione saggistica molto conosciuta della quale ricordiamo Bentornato Marx! Rinascita di un pensiero rivoluzionario, 2009, e Minima Mercatalia. Filosofia e capitalismo, 2012. Il suo successo l'ha poi portato a numerose apparizioni televisive. Ha rilanciato il pensiero anticapitalista castrando la falsa e superata dicotomia destra-sinistra, per un'Europa di patrie sovrane e solidali.

Orazio Maria Gnerre è coordinatore del movimento politico Millennium che ha nei mesi scorsi cominciato una collaborazione con Caposaldo. Proprio in queste settimane ha invece avviato l'ambizioso progetto internazionale del Partito Comunitarista Europeo. Studioso di politica internazionale e geopolitica, oltre ad aver visitato e conosciuto da vicino l'Iran, si è recato diverse volte nel Donbass nell'ultimo anno di guerra insieme a una delegazione del proprio gruppo incontrando i resistenti russi venendone riconosciuti come interlocutori per l'Italia.

Nata come coordinamento di movimenti e associazioni legati da una comune battaglia Caposaldo costituisce ora un'associazione che raccoglie le esperienze e le sensibilità personali di militanti di diverse provenienze. Scopo del movimento è la lotta contro il sistema capitalista e il Nuovo Ordine Mondiale con la messa in campo in particolare di momenti di controinformazione, volantinaggi e incontri di approfondimento. La varietà originale degli associati consente di trattare il tema da diverse prospettive, dall'economia alla politica, dalla spiritualità all'ecologia.

Per informazioni:
  • Simone Boscali, cell. 3314298972

lunedì 19 gennaio 2015

Charlie Hebdo, necessitava un "false flag"?


Charlie Hebdo, necessitava un "false flag"?


Dopo i fatti di Parigi che hanno visto l'uccisione di una dozzina di persone alla redazione del giornale Charlie Hebdo e la morte di altri ostaggi al supermercato kosher, le incongruenze rilevate nella dinamica dei fatti hanno alimentato sin dalle prime ore constestazioni alla versione ufficiale degli stessi e alternative che i guardiani del sistema hanno subito liquidato come "complottiste".
In altri tempi e in altre circostanze io per primo avrei prestato molta più attenzione a queste contestazioni, memore dei clamorosi inganni di cui siamo stati vittime in Occidente quali il crollo delle Torri Gemelle, le armi di distruzioni di massa irakene o il genocidio degli albanesi da parte dei serbi in Kosovo, e ancora l'incidente del Tonchino o l'affondamento del Lusitania.
La verità è che stavolta non mi sono appassionato dell'eventualità di un altro cosidetto attentato "false flag", architettato ad arte per aumentare strumentalmente la tensione, il livello di conflitto e manipolare drammaticamente l'opinione pubblica. Forse colpevolmente perché, se la versione ufficiale di un avvenimento è falsa, è sempre bene capirlo e informarne gli altri.
Ma la verità è che i sanguinosi avvenimenti di Parigi dovrebbero illuminarci su una realtà ancora più elevata e preoccupante. Vale a dire, il sistema in cui viviamo è ormai così manipolato da non avere in realtà bisogno degli attentati e degli attacchi "false flag" così come sono sempre esistiti, esso ha ormai intrinsecamente in sé tutti quegli attori, creati nel corso dei decenni, che sono destinati per forza di cose a scontrarsi anche drammaticamente e a creare quell'effetto di sbandamento della pubblica opinione verso soluzioni estreme che in passato si è potuto ottenere solo con operazioni accuratamente studiate e messe in scena appositamente.

L'assalto dei terroristi alla redazione di Charlie Hebdo, preso nella sua versione ufficiale, ne offre una pragmatica testimonianza, tanto più in un paese come la Francia, carico di gravissime responsabilità coloniali ma anche imperialiste nel foraggiamento del terrorismo takfir1 in medioriente. I francesi, per combattere i governi laici e socialisti come quello di Gheddafi in Libia e di Assad in Siria, hanno appoggiato non poco i movimenti salafiti e wahabiti, arrivando a sostenerli, come nel caso libico, con la guerra aperta (2011). Immaginiamo questi stessi fondamentalisti che, trovandosi in Francia o peggio ritornandovi dopo un periodo di guerra all'estero, prendono atto che il paese del quale hanno fatto gli interessi - direttamente o indirettamente - permette allo stesso tempo di insultare la loro religione. Quale sarà mai la reazione di un elemento addestrato e determinato a uccidere per distorti motivi religiosi nel momento in cui strutturalmente lo si mette a convivere con chi può insultare i suoi ideali?

E tutto questo senza bisogno di servizi segreti deviati, documenti falsi o appositamente posizionati, esplosivi piazzati ad arte, prove inventate, terroristi immaginari che si scopre essere ancora vivi quando dovrebbero essere inceneriti dentro un aereo schiantato contro un grattacielo, Boeing e armi di distruzione di massa che spariscono perché semplicemente non sono mai esistiti.

Ciò che esiste, come si diceva, sono gli attori, creati dal sistema è vero, ma lasciati liberi di agire sino a incontrarsi, o meglio scontrarsi, tra loro. Il sistema ha creato diversi tipi di utili idioti, diversamente idioti ma ugualmente utili. I terroristi takfir, come detto, la cui nascita nel mondo islamico è da sempre incoraggiata sin dagli anni '80 per destabilizzare o combattere ogni governo che nel mondo arabo e islamico si erga, magari laicamente, contro l'imperialismo occidentale. E poi i pennivendoli del Charlie Hebdo, omuncoli che solevano presentarsi come fighetti contro il sistema incarnandone invece le peggiori degenerazioni culturali, e che certamente non meritavano la morte, ma sicuramente qualche sano richiamo per campagne di offesa senza limiti, generaliste, confusionarie e falsificanti, il tutto nel nome di una (volutamente) malintesa libertà di stampa.

La strage del Charlie non può che essere l'epilogo scontato di questi fattori.
Il sistema ha creato dei leoni famelici e li ha messi nllo stesso recinto della gazzelle pasciute: poteva finire diversamente?

1Il termine takfir in arabo indica colui che è reo di somma empietà, sostanzialmente l'apostasia. Certamente apostati rispetto ai veri insegnamenti coranici sono i terroristi salafiti e wahabiti delle organizzazioni legate ad al-Qaeda e all'autoproclamato Califfato di Siria e Iraq

martedì 13 gennaio 2015

Ooh oui, je suis Charlie Hebdo, ma...


Ooh oui, je suis Charlie Hebdo, ma...


Avremmo a che fare con la paura di essere trucidati in qualunque momento da qualche cosiddetto terrorista, grossolanamente rappresentato in qualche vignetta da un mujahiddin tajiko1, se non avessimo sfruttato le terre dei suoi avi, se non li avessimo resi schiavi, se non avessimo praticato su di loro il diritto di vita e di morte, se non avessimo provato a tenerli a bada con embarghi, signoraggio e interessi bancari, se avessimo rinunciato alla loro condiscendenza soltanto perché avevano ciò che ci serviva, se avessimo preso coscienza di cosa significhi occupare territori e utilizzarli come fossero nostri, come fece il colonialismo, se riconoscessimo cosa possa aver significato averli invasi con lingua, usi e costumi importati e imposti, se volessimo riconoscere la portata dell’annichilimento delle tradizioni locali, dello sfruttamento della società, anche schiavistico, per l’arricchimento personale, per l’invadenza di merci e mercati che ne hanno condizionato e controllato l’economia, per la cultura locale fagocitata dalla comunicazione globale, se non li minacciassimo permanentemente con le armi e altri mezzi, se avessimo le consapevolezze che la nostra biografia non è la sola, vera e unica biografia umana, se avessimo anche quella che è così anche per l’etica, le abitudini, le verità, se cioè fossimo in grado di accettare che altre forme sociali non fondate sui diritti umani possano e debbano poter esistere, se ci fosse chiaro che essere passati dall’illuminismo ci ha portati a dimenticare dimensioni umane che altri non hanno dimenticato, se avessimo preso coscienza che l’esportazione della democrazia è vignetta ben più drammatica e provocante di quella con il capello tajiko, se gli avessimo lanciato qualche messaggio di assunzione di responsabilità (papa san Wojtyla a parte) per ciò che abbiamo compiuto nel passato, se su quella imperterrita volontà di dominio e dichiarato senso di superiorità avessimo accennato ad un mea culpa, se invece di considerarli inferiori li considerassimo alla pari, se ci fossimo chiesti che considerare inferiori l’altro comporta la legittimazione di chi a sua volta percorre la stessa sopraffacente traccia, questa volta contro noi? Vorrebbero questi signori agire per conquistare il mondo se godessero del nostro rispetto? Compirebbero efferate gesta se avessero gli eserciti e la forza subdola dei servizi segreti, nonché denari per corrompere e tecnologia per controllare e agire, come invece abbiamo avuto ed ampiamente e deliberamente impiegato noi per dominarlo davvero questo mondo? Per averne il mercato, per allargare la forbice tra miserabili e oligarchie finanziarie?

In tutto lo sgomento, legittimo, doveroso, necessario, di tanta intelligencijia convocata ad esprimere la propria opinione sentita in tutte le emittenti da ieri dopo i fatti di Parigi2, non ho sentito alcuna battuta dedicata alle origini della storia. Nessuna battuta seria che implicasse l’assunzione di responsabilità e quindi l’apertura verso la sola linea di pacificazione possibile.

A parte lo sgomento umano per il quale anche io sono Charlie, si è assistito alla ripetizioni della ricetta utile alla frittata finale. Perché chi ha fede non si cura di sé come è invece tipico del soldato occidentale. Chi ha fede vive oltre la storia, non si cruccia della sofferenza né del progresso. Questi sono argomenti di chi l’ha persa, la fede. Noi combattiamo strenuamente contro la morte fino a proibirne l’eutanasia, contro la vecchiaia fino alle mostruosità della chirurgia e della clonazione. È solo alla nostra parte del mondo che interessa identificarsi con il progresso tecnologico, convinto che avere e potere di più sia la via della soddisfazione e della libertà.
Non c’è paragone tra le forze che le parti possono esprimere. O li annientiamo o il loro cuore sparpagliato nei corpi musulmani del mondo sarà sempre più forte di qualunque ufficio dal quale controllare droni-bombardieri. Torneranno negli uffici, uccideranno ancora, avranno il massimo dell’audience mondiale e soprattutto, non si fermeranno. Non lo faranno perché non hanno un comandante con il quale noi cercheremmo di scendere a patti, disponibile a laute corruzioni. Hanno se stessi e in se stessi la loro fede. Loro non ripetono e perpetrano la parola del profeta, loro sono la parola del profeta.
E una parola è vero, che non dice di uccidere, ma dice la verità che quei corpi cor-aggiosi condividono integralisticamente. Quella verità che i valori occidentali stanno mietendo come mondine a settembre. La contaminazione opulente di quei valori sta corrompendo e inficiando la loro umma3 identitaria. È per loro quindi una questione di sopravvivenza. E come tutti noi reagiscono con i mezzi che hanno.
Così, come la nostra medicina cura gli effetti ma non è capace di riconoscere le cause, così come vede la malattia ma non il malato, anche in faccende di politica internazionale la nostra visione è analitica, pungente, parcellizzante, apparentemente acuta, sostanzialmente di ottusa arroganza, sostanzialmente lontana dall’angolo circolare dove risiede il Tutto. E via con la bomba atomica… che lanciata da noi, è giusta.

vedi anche: http://www.massimofini.it/articoli/blog

1 Vedi più avanti la vignetta di Stephane Charbonnier, direttore del settimanale satirico Charlie Hebdo al momento dei fatti. Ancora più grossolana e fuorviante la didascalia dove si richiama impropriamente un “talebano armato”. I talebani, prevalentemente pashtun, ormai in grande misura non più afghani ma pakistani, non si identificano con il cappello tajiko e soprattutto non hanno mai, con una sola eccezione, compiuto azioni terroristiche internazionali.
2 A Parigi, la mattina del 7 gennaio 2015, tre persone armate irrompono nella redazione del settimanale satirico Charlie Hebdo urlando Allahu akbar [Dio è il più grande, nda]. Uccidono 10 tra redattori, vignettisti, direttore e due poliziotti, di cui uno finito da vicino dopo averlo ferito. Cinque i feriti.
3 Comunità islamica

sabato 10 gennaio 2015

L'ideologia di genere: una nuova guerra tra poveri


L'ideologia di genere: una nuova guerra tra poveri


Le rivendicazioni di coloro che chiedono maggiori diritti e riconoscimenti per le coppie gay e lasbiche stanno purtroppo sempre più risentendo dei pesanti condizionamenti dei gruppi che si sono infiltrati alla loro testa, quali la Open Society Institute di George Soros piuttosto che banche come la Goldman Sachs o aziende quali la Coca Cola1.
Se infatti queste rivendicazioni erano agli inizi più che ragionevoli (secondo il mio giudizio personale) come il riconoscimento giuridico della coppia, oggi la cosa è degenerata non tanto in una richiesta di diritti quanto nella pretesa che questi ultimi venissero ridotti a chi ne aveva per secoli naturalmente beneficiato, ossia alle famiglie tradizionali.
Il risultato di questa degenerazione è la creazione di un clima di diffidenza, ostilità e infine odio aperto tra gruppi di persone che, come sempre accade, non avrebbero in realtà nulla per cui contrapporsi gli uni gli altri a livello politico e sociale.
Questa pericolosa spirale è stata messa in pratica per gradi, prima con le provocazioni di pochi personaggi addomesticati o finanziati dai poteri forti (Nichi Vendola, Aldo Busi o i radicali nel caso italiano) e rilanciate da una parte della comunità omosessuale in risposta alla quale si sono poi costituiti gruppi di difesa della famiglia canonica. Il tutto in un contrapporsi crescente di posizioni sempre più radicali e incociliabili.
Se una regia non può essere provata con certezza, essa è comunque rilevabile dai numerosi indizi già citati (il collegamento tra le personalità coinvolte e i loro criminali finanziatori) e dalla succesione dei fatti.
E' chiaro ad esempio che esiste una profonda differenza tra la richiesta di diritto alla genitorialità per coppie dello stesso sesso (richiesta che in questo caso non condivido, ma è non di meno lecita da avanzare) e la negazione della genitorialità naturale tra un uomo e una donna. Come definire altrimenti le ultime acrobazie giuridiche che si vogliono introdurre quali la sostituzione dei termini "padre" e "madre", giudicati discriminatori, con "genitore 1" e "genitore 2"2? Oggi gay e lesbiche non possono sostanzialmente costituirsi in coppie con figli, ma se questo non è permesso dove sta il vantaggio per queste coppie nel negare la formalità dello stesso diritto alle famiglie composte da un padre e una madre? Forse quei componenti, certamente fondamentalisti, della comunità LGBTI che vogliono avanzare queste pretese giuridiche non hanno avuto un padre e una madre? E' come se una categoria di operai insoddisfatta del proprio salario, scioperasse non tanto per chiederne l'aumento, quanto per pretendere la riduzione degli stipendi di altri lavoratori in modo da avere "pari diritti".
E' del tutto evidente che di fronte a simili provocazioni la risposta che nasce da altri gruppi nella società non può che essere una risposta polemica, e non conciliante, e altrettanto radicale, quale quella delle Sentinelle in Piedi la cui scesa in campo è a sua volta un pretesto per chi non vedeva l'ora di poter lanciare l'allarme omofobia3.

E dunque, cui prodest?, come si chiedevano i giuristi dell'antica Roma all'inizio di un'inchiesta, a chi giova tutto questo?

Ricordiamo che ad ogni momento di falsa divisione creato dal sistema il sistema stesso ha avanzato un'altrettanto falsa soluzione che permettesse di ricomporre i gruppi in contrasto addomesticandoli ancor più al potere.
La falsa frattura politica destra contro sinistra è stata portata alle estreme estreme conseguenze dell'inettitudine sino a poter presentare alla stanca opinione pubblica i salvatori della patria, i "tecnici" che, liberi da ogni condizionamento politico, avrebbero risolto ogni problema rivelandosi invece amministratori delegati a servizio del sistema bancario e delle multinazionali.
La distorta gestione dei singoli stati nazionali o i loro passati conflitti hanno fatto credere che essi fossero ormai inadeguati fornendo ad ogni loro crisi l'occasione per rafforzare il sistema dei blocchi sovranazionali quali esecutori della graduale privazione di libertà politica, cosa di cui l'Unione Europea è un esempio perfetto.
L'altrettanto strumentale lotta tra il Cristianesimo cattolico-ortodosso contro l'Islam fornisce il pretesto per bollare le religioni come causa di conflitti, guerre e immobilismo culturale, proponendo come soluzione la grandiosa religione universale new age.
E dove porterà invece la triste divisione tra omosessuali ed eterosessuali, persone che in un mondo sano non avrebbero nessun motivo per fronteggiarsi così ferocemente? Sicuramente condurrà a credere che, così come le divisioni politiche, statali e religiose, anche le specificità sessuali sono roba superata, foriera di scontri e quindi da manipolare artificalmente, rendendo quindi quanto mai presentabile il fenomeno del transumanesimo (che, a scanso di facili ironie, nulla ha a che vedere col transessualismo), ossia il superamento dell'essere umano non solo nella sua versione fisica naturale a favore di elementi meccanici ma anche nell'annullamento delle differenze psico-fisiche (e spirituali?) tra maschio e femmina.

Ma questa è la risposta ingannevole e liberticida che darebbe il sistema, mascherando da soluzione al problema quello che è invece un impoverimento e una riduzione in schiavitù. Quale è invece la risposta che dovrebbe dare chiunque ambisca alla libertà e a tutte le forme di sovranità?
Sovranità significa in primo luogo autonomia, indipendenza. E non c'è indipendenza in quella parte della comunità LGBTI che ha tralasciato la rivendicazioni di diritti a favore della negazione dei diritti altrui. Chi scende in strada a condurre una lotta che gli appare giusta e vede che al suo fianco si sono schierati mafiosi e camorristi dovrebbe interrograrsi sul motivo della loro presenza e, se continua a ritenere che la propria battaglia sia corretta, allontanarli per evitare manipolazioni del movimento cui appartiene. E' per questo motivo che personaggi e gruppi d'élite che oggi in Italia e all'estero manipolano i gruppi d'opinione gay e lesbiche dovrebbero essere neutralizzati e questo è certamente possibile poiché ritengo che i movimenti più manipolati sono quelli più visibili a livello mediatico ma non sono sicuramente rappresentativi di tante persone omosessuali che non si riconoscono in queste battaglie distorte. A questi ultimi spetta a mio avviso l'arduo compito di farsi sentire.
Essere liberi significa invece riconoscere l'importanza della libertà altrui prima di lederla a vantaggio della propria. Una richiesta di diritti di coppia per omosessuali non può quindi ignorare il tessuto comunitario in queste coppie andranno a inserirsi, un tessuto la cui normalità (che non è un concetto discriminatorio e nemmeno gerarchico) è fatta di coppie, famiglie e genitori eterosessuali. Queste ultime persone dovranno invece imparare e insegnare ai propri figli il rispetto per ogni diversità, per l'eccezione (altro termine non discriminatorio, ma statistico), la comprensione, la condivisione delle ingiustizie subite e la lotta contro di esse in quadro giuridico adeguato.

La chiave di volta per risolvere questo conflitto, così come qualunque altro scontro sociale fittizio, è sempre questa ed è semplicissima, ossia il rifiuto della logica del divide-et-impera tra i due litiganti per concentrarsi invece sulla rimozione dei motivi di contrasto alla radice.


lunedì 15 dicembre 2014

Gesù, il Rivoluzionario: alzati e cammina!




Comunicato stampa

Serata natalizia di discussione e approfondimento della figura di Gesù Cristo

«Gesù entrò poi nel tempio e scacciò tutti quelli che vi trovò a comprare e a vendere»

Venerdì 19 dicembre alle 20.30, presso la sala Galmozzi della biblioteca Caversazzi di Bergamo, l'associazione Caposaldo offrirà in armonia con l'atmosfera tipica dei giorni che precedono il Natale un incontro sulla figura che ha determinato questa stessa festività: Gesù Cristo.
Ne parleranno lo studioso Armido Rizzi, da tempo noto anche a Bergamo nel mondo della cooperazione sociale, affiancato da Antonio Vermigli, giornalista e attivista, entrambi provenienti dall'area cristiana della Teologia della Liberazione.

Durante la serata si riscoprirà il legame tra spiritualità e azione che la predicazione di Gesù Cristo ha offerto, arrivando a comprendere come gli insegnamenti di Gesù siano incompatibili con le varie sfaccettature del sistema: economia, politica, cultura, etc. Pertanto il vero seguace del nazareno è colui che, in onore ai suoi insegnamenti, non cura solo la propria spiritualità ma anche la concretezza terrena per renderla giusta e in armonia con gli ideali predicati da Gesù.

Modera il tavolo Simone Boscali di Caposaldo.

Armido Rizzi, nato a Belgioioso (PV), classe '33, ha conseguito la laurea in teologia presso l’Università Gregoriana e la laurea in Filosofia presso l’Università di Genova. Ha insegnato Filosofia della religione all’Aloisianum (Gallarate) e Antropologia teologica alla Facoltà Teologica San Luigi (Napoli). Ha poi insegnato presso la Facoltà Teologica dell’Italia Centrale (Firenze) e promosso iniziative di seria divulgazione culturale come responsabile del Centro Sant’Apollinare in Fiesole. La sua riflessione teologica si svolge fra l’interpretazione delle sacre scritture e la fenomenologia dell’esperienza etica. Ha approcciato la Teologia della liberazione sin dal 1972 facendo conoscenza diretta del suo fondatore Gustavo Gutierrez.


Antonio Vermigli, nato a Pistoia nel 1951, è anima della Rete di solidarietà internazionale Radié Resch, ispirata agli insegnamenti del prete operaio Paul Gauthier e presente ance in bergamasca con alcuni attivisti. Interessato da sempre alla lotta alle iniquità sofferte dal sud del mondo segue con particolare interesse i movimenti del Brasile, le personalità religiose ancora oggi collegate alla Teologia della Liberazione ed ha personalmente conosciuto l'ex presidente Brasiliano Luis Ignacio da Silva “Lula”.
L'ingresso è libero e gratuito.

Evento Facebook su: http://tinyurl.com/medd4co

Nata come coordinamento di movimenti e associazioni legati da una comune battaglia Caposaldo costituisce ora un'associazione che raccoglie le esperienze e le sensibilità personali di militanti di diverse provenienze. Scopo del movimento è la lotta contro il sistema capitalista e il Nuovo Ordine Mondiale con la messa in campo in particolare di momenti di controinformazione, volantinaggi e incontri di approfondimento. La varietà originale degli associati consente di trattare il tema da diverse prospettive, dall'economia alla politica, dalla spiritualità all'ecologia.

Per informazioni:
  • Simone Boscali, cell. 3314298972