giovedì 22 novembre 2018

Fiaba per bambini - Leo, l'ultimo cavaliere


Leo, l'ultimo cavaliere

Leo, Cavaliere del Graal
Era passato molto tempo dall'epoca dello splendore dei Cavalieri del Graal, quando giovani ragazzi e ragazze prestavano un solenne giuramento e iniziavano una vita al servizio della libertà, della giustizia, dell'equità. Combattendo il male, per secoli avevano diffuso ovunque il Santo Graal, la coppa alla quale ognuno aveva potuto bere il bene quando non aveva più nessuno cui chiedere aiuto, l'ultima Luce quando tutto intorno era buio.

Ora, dopo centinaia di anni, la razza umana era stanca e decadente e i Cavalieri non erano più quelli di una volta.
Gli uomini avevano perso la capacità di distinguere il giusto dall'ingiusto, la verità dalla falsità.
Avevano iniziato a voler male a tutto ciò che al mondo era magico e speciale diventando invidiosi e pieni di rabbia verso ogni creatura di Luce.
In questa epoca triste avevano fatto la loro comparsa i Neri Esecutori, predicatori e sacerdoti malvagi che pian piano avevano iniziato a comandare nei villaggi, nei castelli e nelle città.
Un Nero Esecutore
I Neri Esecutori diventarono sempre più potenti sino a comandare sugli ultimi cavalieri e incaricarli di compiere missioni per loro. Ma erano missioni molto diverse da quelle dei tempi eroici e onorevoli. Si trattava di compiti sempre più oscuri... sempre più crudeli... e i Cavalieri del Graal alla fine iniziarono a somigliare più a dei banditi che combattevano per denaro che a guerrieri fedeli a una causa santa.

Sempre più spesso gruppi di cavalieri sotto la guida di un Esecutore esploravano i boschi, le foreste e le paludi per trovare tutto ciò che era luminoso e farlo scomparire. Le armi con le quali un tempo erano stati difesi i deboli e i poveri vennero usate per abbattere gli Alberi Sacri, i Fiori e le Piante Incantate e le loro venature azzurre, sino a che le loro fosforescenze notturne poco alla volta scomparvero dai boschi dell'Europa. Le possenti mani dei cavalieri che una volta avevano protetto e nutrito gli oppressi e i bisognosi ora iniziarono a catturare e intrappolare le Creature di Luce. Streghe, fate, fauni, folletti, elfi, stregoni... tutti catturati e intrappolati in orribili carri e poi condotti nelle prigioni sotterranee delle fortezze dei Neri Esecutori da cui nessuno usciva mai.
Alle streghe erano legate le mani affinché non facessero incantesimi. Alle fate erano tagliate le ali per non farle volare. Agli stregoni erano bendati gli occhi perché non trasmettessero la propria energia. Agli elfi erano arrotondate le orecchie per farli sembrare più umani. Ogni creatura aveva la sua ingiusta punizione così che agli occhi degli umani sembrassero più normali, più rassicuranti e, soprattutto, più deboli.
Perché gli esseri umani di quei tempi avevano invidia e paura dei poteri delle creature di Luce e poiché non avevano capacità simili, volevano toglierne a chi le aveva perché solo così, dicevano i Neri Esecutori, gli uomini sarebbero stati al sicuro.
Mentivano, in realtà, e approfittavano della paura della persone. La verità è che ogni essere umano, da sempre, aveva in sé le stesse capacità magiche di ogni singola Creatura di Luce e anche superiori, ma serviva un lungo esercizio per riscoprirle e usarle. Gli Esecutori volevano proprio impedire questo per indebolire tutta la razza umana e controllarla perciò, usando gli ultimi cavalieri, avevano iniziato a distruggere tutto ciò che di magico c'era al mondo, per cancellare persino il ricordo della possibilità di ciascuno di noi di essere speciale.


Proprio in questa epoca triste era diventato Cavaliere del Graal un giovane di nome Leo.
Nella lingua degli antichi il suo nome significava “Leone” ed era cresciuto studiando le imprese dei grandi cavalieri del passato ed era animato dal desiderio di cambiare i tempi che viveva e riportare la speranza e la giustizia nel mondo.
Ma poco dopo il suo giuramento si era accorto che le cose erano cambiate più di quanto non pensasse e che era davvero difficile per un cavaliere onorare il giuramento stesso. Anche lui si ritrovò insieme ai suoi compagni a setacciare i boschi per catturare le creature che ormai tutti odiavano e temevano. Lo fece così tante volte da dimenticarsi perché lo facesse... si dimenticò perché fosse diventato cavaliere...
A volte Leo, quando era in esplorazione nel cuore delle foreste e scendeva la notte, immerso nel silenzio poco prima di riposare, si chiedeva se alla fine lui e gli altri Cavalieri non sarebbero finiti come le Creature di Luce. Perché in fondo anche i Cavalieri del Graal appartenevano a un mondo che stava scomparendo e che sembrava non piacere ai Neri Esecutori che infatti nelle proprie fortezze avevano già altre guardie fedeli. Forse gli Esecutori stavano usando i Cavalieri per spazzare via quel mondo antico e alla fine, quando tutto sarebbe stato compiuto, i Cavalieri stessi sarebbero stati tutti imprigionati dalle nuove guardie e cancellati... perché anche dentro di loro, da qualche parte, c'era qualcosa che faceva paura e che avrebbe potuto cambiare le sorti del mondo... il Santo Graal del loro giuramento, l'ideale di Giustizia e Bene che è impresso nell'anima.

Un satiro
Un giorno come un altro, Leo e tre suoi compagni, sotto la guida di un Nero Esecutore, vennero mandati in una foresta alla ricerca di una essere che non aveva mai visto, un satiro, Creatura di Luce mezzo uomo e mezza capra, uno degli ultimi nella regione, si diceva.
La caccia durò pochi giorni. Con l'aiuto dei trucchi conosciuti dall'Esecutore, che portava sempre con sé molti libri che nessuno poteva nemmeno toccare, il satiro cadde in una trappola, avvolto in una rete. I Cavalieri e l'Esecutore lo raggiunsero che si agitava spaventato tentando di liberarsi senza riuscirsi. Lo sollevarono a fatica facendo attenzione a non essere colpiti dai calci dei suoi zoccoli e dalle corna e lo legarono con una corda su una piccola barella con la quale l'avrebbero trascinato sino a un carretto con una gabbia che avevano lasciato in uno spiazzo tra gli alberi.
Leo stava dietro alla barella e poteva vedere il satiro agitarsi sempre più a corto di energie, nel tentativo di liberarsi dalla rete. Lo osservava dispiaciuto. La povera creatura era spaventata a morte perché sapeva cosa accadeva a quelli come lui una volta che erano imprigionati dai Neri Esecutori. E si chiedeva perché gli umani odiassero così tanto le creature come lui... cosa mai avessero fatto di male per meritarsi una persecuzione così violenta.
Ma la cosa più sorprendente per Leo fu che quegli occhi che lo fissavano, sembravano a loro volta gli occhi di un umano, proprio come lui. Come se in fondo non fossero poi così diversi.
Leo continuava a girare lo sguardo, un poco fissava gli occhi del satiro, un poco guardava altrove non riuscendo a sopportare la tristezza che la creatura prigioniera gli dava, sentendo crescere dentro di sé la rabbia e un senso di ingiustizia.
Alla fine si fermò...
Non era per quello che era diventato Cavaliere del Graal. Da ragazzino sognava che avrebbe dato la caccia ai malvagi e ai demoni. Ma da quando aveva prestato il giuramento non aveva fatto altro che cacciare persone e creature che facevano paura solo perché erano speciali... e forse i malvagi e i demoni erano coloro per cui combatteva...
Leo muoviti che fai lì fermo?” disse uno dei suoi compagni che trascinava la barella col satiro.
Forza, non possiamo fermarci qui, siamo quasi arrivati” gli disse un altro cavaliere che camminava al suo fianco.
Ma Leo non si muoveva. Non avrebbe aiutato a portare quel satiro un passo più avanti. Senza una parola strinse il pugno e colpì il compagno che gli stava vicino con tutta la sua forza, non per ucciderlo ma per farlo a cadere a terra.
Poi estrasse la spada sollevandola in alto sopra la testa mentre gli altri suoi amici e il satiro lo guardavano senza capire cosa stava accadendo. E fu allora che Leo fece calare la spada velocemente verso la barella dove il satiro, immobilizzato, guardò con terrore la lama scendere verso di lui.
E invece accadde un'altra cosa. Velocemente e per due volte Leo aveva colpito i punti in cui la corda si legava alla barella e poi con l'altra mano l'aveva strappata via lasciando la creatura libera di muoversi.
Scappa!” gli urlò il Cavaliere mentre ancora brandiva la sua arma. Ma il satiro, che non credeva a quanto stava accadendo, non si mosse restando immobilizzato a fissare Leo negli occhi.
SCAAAAAPPAAAA!!” urlò allora il Cavaliere ancora più forte. Allora la creatura non se lo fece ripetere. Con un salto si mise in piedi balzando fuori dalla barella e in un attimo si strappò via la corda tagliata.
Sei impazzito Leo!?” urlò uno dei suoi compagni “Cosa hai fatto!? Riprendiamolo!”
E così dicendo gli altri due Cavalieri che erano in compagnia con Leo tentarono di inseguire il satiro che velocemente si era già lanciato attraverso gli alberi. Ma Leo si mise davanti a loro a bloccargli la strada deciso a non farli passare e aiutare la creatura a fuggire.
Riuscì a colpire al volto un primo compagno alzando con violenza il gomito e a fermare l'altro minacciandolo con la punta della spada.
Ma nessuno di loro voleva davvero combattere. Leo aveva fatto una cosa strana, che nessuno tra gli altri poteva capire, ma loro erano stati amici per anni e ora non se la sentivano di farsi del male a vicenda.
Così Leo approfittò di quell'attimo di calma e, dopo aver guardato con tristezza un'ultima volta i suoi vecchi compagni di avventura, si girò e corse a sua volta nel bosco.
Ma un attimo prima di voltarsi, vide farsi avanti il crudele Nero Esecutore che guidava la loro spedizione e che aveva assistito in silenzio alla scena con uno sguardo cattivo e spietato.

Ora non era più un Cavaliere del Graal.
Ora, come il satiro e le altre Creature di Luce, era anche lui un fuggitivo e un ricercato.

Il lago magico
Leo corse a lungo senza rendersi conto del tempo che passava e della fatica che gli provocava il peso delle armi e dell'armatura che indossava. D'un tratto sbucò in una radura, un punto in cui gli alberi si facevano più radi lasciando spazio a terra. Al centro di questa radura c'era un bellissimo laghetto mentre al di sopra i rami degli alberi che stavano al margine si allungavano come per fare un tetto che lasciava appena intravedere il cielo.
Solo allora, alla vista dell'acqua del laghetto, Leo si rese conto di essere assetato per la lunga corsa. Mentre si chinava sul bordo e si toglieva i guanti rivestiti di sottile maglia metallica per prendere un po' d'acqua, si accorse che intorno tutto era illuminato da strane luci azzurre, verdi e viola che emanavano direttamente dall'acqua e dalla vegetazione, ma in effetti lassù, attraverso quel poco che i rami lasciavano intravedere, il cielo era buio.
Dopo aver bevuto qualche sorso d'acqua Leo si stese a terra contro una roccia per riposare e si rese conto di quanto fosse stanco e di quanto le ossa e i muscoli gli facessero male per lo sforzo delle ultime ore. Chissà se l'Esecutore e i suoi compagni lo avrebbero mai trovato lì. Poco importava, ormai non aveva più la forza di fuggire ancora e in fondo era felice di aver aiutato il satiro a scappare. L'importante era che quella creatura fosse libera e che lui, come suo ultimo gesto da Cavaliere, avesse fatto qualcosa di realmente buono e nobile come avevano sempre fatto i veri Cavalieri per secoli, prima che l'oscurità scendesse anche su di loro.

Mentre pensava a queste cose sentì un rumore di zoccoli che leggermente calcavano l'erba vicino a lui. D'istinto si alzò in piedi impugnando la spada pronto ad affrontare un pericolo. E invece, a pochi metri da lui, vide proprio il satiro che poche ore prima aveva aiutato a liberarsi e che si avvicinava timoroso.
Perdonami, non volevo spaventarti” disse la creatura parlando esattamente come un essere umano “E' un bene averti ritrovato qui. Questo è il luogo in cui spesso fuggivano le Creature di Luce di questa foresta. Quando ancora ce n'erano, ovviamente”
Sei l'ultimo?” gli chiese Leo abbassando la spada e vincendo l'imbarazzo del parlare con una creatura non umana proprio come se fosse un'altra persona.
No” rispose il satiro con una punta di mistero nella voce “Non l'ultimo... ce n'è un'altra. La Signora di tutta questa foresta”. E così dicendo si volse verso il laghetto. L'acqua, già brillante come cristallo colorato, divenne ancora più luminosa e un globo di luce dorata iniziò a muoversi dal fondo dal laghetto avvicinandosi al bordo dove erano Leo e il satiro, salendo sempre più in superficie. Fino a che, dall'acqua, non emerse delicatamente una figura difficile da distinguere per la forte luce che la circondava. Pian piano la luce andò diminuendo rivelando quella che sembrava una giovane e bellissima donna che rivolse a Leo un sorriso amichevole.
La ninfa del lago
Il cavaliere non aveva mai visto una cosa del genere e non sapeva come comportarsi.
Niente paura” disse la fanciulla “Qui sei al sicuro e tra amici... gli unici che ti siano rimasti”.
Sei una strega?” chiese Leo, ancora un poco diffidente.
No” rispose la fanciulla “Non sono umana. Sono una ninfa. Una creatura del lago. Custode di queste acque sacre e ricche di potere ed energia che nutrono tutta la foresta che ci circonda. Per questo mi chiamano la Signora della foresta anche se di solito non lascio mai questo laghetto. Ora però, ho paura che dovrò farlo... e per sempre”.
Leo iniziava a capire. Quella ninfa bellissima era come la principessa di un regno che non esisteva più. Streghe, fate, fauni, folletti... tutto ciò che aveva popolato un tempo quella foresta riempiendola di magia e potere ora non c'era più.
Ti ringrazio per aver salvato questo satiro” continuò la ninfa “E' l'ultimo dei miei fratelli in tutta la regione. Stavo per abbandonare questi luoghi per cercare un altro posto lontano in cui creare un nuovo regno ma non so se avrei retto la tristezza nel farlo da sola. Ora almeno hai salvato il mio ultimo amico”.
Anch'io ti ringrazio tanto, nobile Cavaliere del Graal” disse il satiro “Mi hai risparmiato la prigionia e chissà quante sofferenze nelle orribili prigioni di quelle persone”.
Ma dove potete fuggire?” chiese Leo “Non c'è più posto per chi è come voi, purtroppo. Ovunque, in tutta Europa, le creature luminose vengono cacciate, imprigionate, le loro foreste abbattute, le loro grotte, interrate, i loro laghetti prosciugati. In qualsiasi posto andrete prima o poi i Neri Esecutori vi raggiungeranno”
Accadrà sicuramente” gli disse con voce delicata la ninfa, come una carezza di voce “Ma non è un buon motivo per smettere di illuminarsi oggi. Ogni giorno è una benedizione. Tu credi di non aver alcuna speranza di cambiare le cose. Eppure una parte di te ha voluto liberare una creatura che avresti dovuto imprigionare rischiando la tua vita. Può un singolo satiro cambiare le cose? O una sola ninfa? O un cavaliere solitario? Persino questo lago è fatto di piccolissime gocce d'acqua. E senza di esse non esisterebbe”.
Dobbiamo andare” disse ancora la ninfa “E anche tu devi trovare un luogo sicuro. Ci hai aiutati e voglio ricambiare la tua generosità e il tuo coraggio”.
La ninfa fece un incantesimo. Con un gesto della mano un grande strato di muschio profumato si staccò dalla base di alcuni alberi e si modellò per magia a creare un mantello verde con cappuccio, caldo e comodo, mentre dal laghetto uscì fluttuando una conchiglia piena di acqua fresca da usare come borraccia per un viaggio.
Leo iniziò a togliersi uno a uno i pezzi della sua armatura lanciandoli man mano nel lago per nasconderli affinché nessuno mai li ritrovasse, poi coprì i suoi poveri abiti col mantello di muschio.
Ma c'era ancora una cosa che portava con sé. La sua spada da cavaliere del Graal. Non poteva portarla con sé perché lo legava a un passato che voleva dimenticare, ma non aveva il coraggio di liberarsene. Sull'impugnatura era scritto “Folgore”, il nome che aveva dato alla spada il giorno del proprio giuramento.
D'un tratto sentì un forte boato in cielo. Poi un altro e poi pian piano il rumore delle gocce di pioggia che iniziavano a cadere e a battere sulle foglie che creavano il tetto naturale sulla radura mentre iniziava il temporale.
Leo si ricordò che il tuono era una delle manifestazioni del potere di Dio e i cavalieri di un tempo chiamavano questo potere con un nome: Thor.
Ora, purtroppo, gli Esecutori impedivano di usare quel nome e tante altre parole antiche, ma Leo si ricordò di una cosa che aveva letto di nascosto su Thor proprio in un libro proibito... uno di quei libri che gli Esecutori portavano con sé e non facevano toccare a nessuno.
Non lontano dal lago sorgeva una grossa roccia proprio sotto un punto in cui il tetto di rami e foglie si apriva leggermente facendo vedere il cielo, nero e solcato dai lampi.
Leo si mise in piedi davanti alla roccia. Quando esplose un forte tuono e un lampo luminosissimo solcò il cielo, Leo alzò la spada verso il cielo e urlò il nome del potere di Dio.
THOR!!!!!”.
Il lampo si allungò fin quasi a terra e colpì magicamente la spada Folgore. Leo guardò la lama che ora brillava di un blu elettrico e aveva in sé il potere di Thor.
Con un urlo calò la punta della spada incandescente verso la roccia e la conficcò nella dura pietra come se fosse burro.
Il satiro e la ninfa avevano guardato ammirati quella scena e quella manifestazione di forza e magia.
Dopo qualche istante la luce blu che ancora si intravvedeva uscire dalla roccia sparì. 
La Spada nella Roccia
Leo impugnò la spada che era quasi del tutto conficcata in quella pietra e provò a estrarla, ma non si mosse. Era immobile, completamente bloccata. Nessuno al mondo avrebbe potuto prenderla.
La ninfa si avvicinò e passò la mano vicino all'impugnatura della spada facendo comparire sulla pietra delle rune, segni simili ad antiche lettere magiche.
Poi si voltò verso il satiro chiamandolo a sé. Le due Creature di Luce salutarono nuovamente Leo in silenzio, con lo sguardo e un gesto della mano, e poi, infine, si allontanarono davvero e per sempre sparendo tra gli alberi verso nord.

Rimasto solo, Leo si chinò a guardare meglio quelle rune, perché anni prima aveva imparato a leggere quei caratteri misteriosi.
Poi, commosso, voltò le spalle alla Spada nella Roccia e si incamminò per andare via, senza una direzione precisa, tirandosi il cappuccio di muschio sulla testa e legando per bene alla cintura la conchiglia che faceva da borraccia.

La spada sarebbe rimasta conficcata e bloccata in quella roccia per secoli. Le piante e le erbe della foresta l'avrebbero nascosta crescendo, poi sarebbero morte e poi l'avrebbero nascosta di nuovo chissà quante volte. Ma il messaggio scritto sulla pietra dalla ninfa con le rune magiche sarebbe rimasto lì per sempre sino al giorno in cui un'anima nobile non avrebbe saputo leggerlo:

Qui ha posto la sua spada l'ultimo cavaliere di questa era perché nessuno possa usarla per fare del male
Qui potrà estrarre questa spada il primo cavaliere
di un'era che verrà per tornare a fare del bene

... potrà estrarre questa spada il primo cavaliere di un'era che verrà...

giovedì 6 settembre 2018

Il ruolo del Male

Il ruolo del Male - di Simone Boscali 

 
Quando chiediamo a un teologo o al ministro di una religione abramitica dove nasca il Male lo mandiamo in totale crisi e la risposta che otteniamo è una maldestra arrampicata su una parete verticale di specchi oleosi.
E' infatti evidente che se Dio – lo stesso Dio in cui io, da cristiano, credo – è l'Origine di ogni cosa, la Sacra Unità iniziale, il Male debba venire in qualche modo da Lui.
Le dottrine abramitiche insegnano che non è assolutamente così, non è Dio che ha creato il Male ma esso è solo la conseguenza del libero arbitrio lasciato alle Sue creature...
E come ragionamento ci sta, perché in effetti un comportamento non può propriamente essere creato, quindi Dio non ha creato né il Male né il Bene. Ma non possiamo tralasciare che il Male esiste e che se in molti lo seguono è perché Dio lo permette... e Dio non permette nulla che non sia nei suoi piani.
La verità è che è la nascita del Male era inevitabile perché in questo Creato tutto è duale e la creazione avviene prima di tutto sul piano delle idee. Nel momento stesso in cui Dio ha stabilito quale fosse il cammino del Bene, necessariamente si è generato anche il cammino del Male.
Non è possibile creare qualcosa, fosse anche per emanazione, senza concepire il suo opposto.
Per questo motivo non dobbiamo soffermarci troppo sulla domanda “da dove viene il Male”. Semmai, una volta accettato che esso è nei piani di Dio – e non una loro violazione – comprendere che funzione abbia e agire di conseguenza.
Il Male esiste solo perché grazie ad esso possiamo realizzare noi stessi nella pienezza e ricomporre la dualità.
Nessun uccello (o un angelo...) vola con un'ala sola.
Non si getta una luce senza proiettare un'ombra.
Esso è lo specchio entro cui ci guardiamo, il metro col quale ci confrontiamo. Incarna lo sforzo che facciamo per migliorare noi e gli altri.
O gli siamo debitori o cessiamo di essere nel vero senso della parola.
Non a caso il significato di “Satana” è “oppositore”, “avversario”. Quindi non qualcosa di intrinsecamente negativo.
Può sembrare un'idea forte ma un cristiano che volesse tornare a Dio ha bisogno tanto di Satana, l'avversario, quanto di Cristo, l'unto, seppur in modo diverso, perché è innegabile che il Male stia svolgendo una funzione per la realizzazione finale del progetto divino.

martedì 19 giugno 2018

Fiaba per bambini: Cappuccetto Rosso, la Nera Farmacia e il Grande Lupo Azzurro

Fiaba per bambini:
Cappuccetto Rosso, la Nera Farmacia e il Grande Lupo Azzurro

C'era una volta una grande e antica foresta nel cuore dell'Europa.
Tutto intorno ad essa esistevano dei piccoli villaggi di contadini e taglialegna che a lungo avevano vissuto in armonia col suo ambiente. La foresta infatti era molto ricca di energia e di piante guaritrici che mantenevano le persone in forze quando erano in salute oppure risanavano gli abitanti dei villaggi dalle malattie e dai dolori della vecchiaia quando diventavano anziani.
Ma queste piante e queste energie invisibili non potevano essere usate da chiunque. Gli abitanti dei villaggi si rivolgevano a una saggia signora che abitava in un luogo segreto proprio nel cuore della foresta poiché solo lei sapeva trattare con cura questi doni della Natura.

Silvana, la nonna di Cappuccetto Rosso
 Questa donna, che molti pensavano essere una strega buona, si chiamava Silvana in onore della foresta, poiché “silva” nella lingua degli antichi significa proprio “foresta”. Girava per i villaggi senza rivelare a nessuno il luogo in cui abitava portando con sé il necessario a preparare pozioni, medicamenti, tisane, misture di erbe, pietre incantate per dare salute alle persone e alleviare i loro problemi e lo faceva senza chiedere nulla in cambio, poiché la foresta provvedeva già da sé a tutte le sue necessità, anche se in molti, grati per le sue attenzioni, spesso le facevano qualche dono.
Si pensava anche questa probabile strega fosse protetta e sostenuta nel suo lavoro dal Grande Lupo Azzurro, un potente spirito che tutelava la foresta e che nessuno aveva mai visto ma in cui tutti credevano e che i più saggi sostenevano di poter percepire passeggiando tra gli alberi in silenzio e in raccoglimento.

In uno dei villaggi sul bordo della foresta abitava una ragazzina di sedici anni di nome Lavinia che tutti chiamavano però Cappuccetto Rosso per via della mantellina con cappuccio di un vivo color rosso che indossava da sempre.
Lavinia, "Cappuccetto Rosso"
Silvana, la signora guaritrice della foresta, era la nonna di Cappuccetto Rosso e la nipote era una delle pochissime persone a sapere dove fosse la sua capanna. Molti, vedendo Cappuccetto Rosso recarsi spesso da sola nel cuore della foresta per raggiungere la nonna, pensavano proprio che sarebbe stata lei un giorno a prenderne il posto come nuova streghetta e che il suo vistoso mantello servisse a farsi ben notare dal Grande Lupo Azzurro mentre si inoltrava per i lunghi sentieri e farsi da lui proteggere.

Un giorno accadde che da una vicina città iniziarono ad arrivare nella foresta e nei villaggi strane persone, uomini e donne che lavoravano per la Nera Farmacia.
Costoro raccoglievano nella foresta pietre, ghiande, frutti, radici, erbe e preparavano medicine che poi offrivano agli abitanti dei villaggi nelle botteghe che avevano aperto in ciascuno di essi.
Inizialmente gli abitanti provarono incuriositi questi nuovi farmaci. Ma presto si resero conto che, nonostante fossero fatti con gli stessi elementi usati dalla guaritrice Silvana, non erano per nulla efficaci e che il più delle volte davano solo un po' di sollievo momentaneo dai sintomi senza aiutare a guarire veramente. Erano poi molto costosi e nessuno nei vari villaggi poteva permettersi di spendere troppi soldi quando la malattia era seria e richiedeva cure piuttosto lunghe.
Inoltre anche Cappuccetto Rosso andava per i villaggi raccomandando di non usare quei farmaci quasi inutili poiché la Nera Farmacia che li produceva non era interessata alla salute delle persone ma solo a guadagnare soldi lasciando la popolazione sempre un po' malaticcia così da costringerla a comprare medicine sempre nuove.
Dopo pochissime settimane nessuno usava più quei cattivi prodotti e tutti continuarono a usare i preparati energetici, le erbe e le pietre di Silvana.

Un Nero Farmacista!
Ma i padroni della Nera Farmacia non potevano accettare questo.
I loro affari andavano male mentre la gente dei villaggi continuava a stare bene e a guarire senza difficoltà da ogni malanno grazie alle cure molto efficaci offerte dalla guaritrice Silvana.
E per di più lei si permetteva di portare il suo aiuto e le sue medicine in giro senza farsi pagare!

I Neri Farmacisti decisero di risolvere questa situazione con le cattive maniere e mandarono nella regione un giovane ma abile cacciatore di nome Rudolph.
Rudolph sapeva usare benissimo l'arco e le frecce, il pugnale e una piccola ascia. Si muoveva agilmente nel bosco più fitto senza farsi notare dalle creature selvatiche e sapeva catturare o uccidere ogni animale. Aveva iniziato presto a fare questo lavoro perché era cresciuto senza la sua mamma e il papà, gravemente malato, non poteva lavorare per guadagnare abbastanza per tutti e due.
“Portaci quella specie di strega della foresta di nome Silvana viva e oltre al denaro ti offriremo tutte le cure per guarire il tuo papà. Per quanto riguarda la ragazzina Lavinia che tutti chiamano Cappuccetto Rosso, uccidila pure” dissero a Rudolph i Neri Farmacisti quando gli proposero il lavoro.
La crudeltà di queste persone era senza limite. Volevano la conoscenza della strega guaritrice Silvana per poter guarire se stessi e i propri familiari, ma non volevano che questa conoscenza fosse a disposizione della povera gente comune a cui invece avrebbero venduto in futuro i propri prodotti inutili.


Senza essere notato Rudolph iniziò a girare per i vari villaggi tenendo Lavinia sott'occhio.
Rudolph il cacciatore
Pensava che il modo migliore per trovare la guaritrice Silvana fosse quello di seguire Cappuccetto Rosso alla prima occasione in cui si fosse recata in visita dalla nonna.
Quel momento non tardò ad arrivare.
Un giorno, nascosto tra i cespugli vicino alla casa della ragazza, Rudolph vide Cappuccetto Rosso uscire accompagnata dalla mamma che le diceva: “La nonna è stanca e indebolita da tutta questa faccenda della Nera Farmacia. Quelle persone fanno di tutto per rovinare la salute della gente e distruggono l'ambiente della foresta e lei da sola inizia a far fatica a seguire tutto. Va da lei e portale questa cesta con cibo e alcune cose di cui ha bisogno. Mi raccomando non seguire i sentieri principali e sicuri che tutti conoscono. Sii furba e percorri il sentiero nascosto, quello che tutit evitano, anche se più difficile e un po' pericoloso, in modo che nessuno ti veda. Il Grande Lupo Azzurro ti proteggerà”.

E così Cappuccetto Rosso, agile e guardinga, si inoltrò velocemente nella foresta col suo solito cappuccio tirato sulla testa. Mentre camminava sempre più all'interno della foresta rivolgeva sottovoce delle preghiere allo spirito del Grande Lupo Azzurro affinché la proteggesse durante il cammino e non la facesse perdere. Cappuccetto infatti era esperta della foresta ma stava procedendo sul cammino più difficile, dove la vegetazione era più fitta e rendeva difficile procedere mentre il sentiero in terra era così poco visibile che a volte sembrava quasi scomparire.
Eppure nonostante questo, Lavinia dal Cappuccetto Rosso aveva la sensazione di essere seguita. Ogni tanto si fermava e restava alcuni istanti in silenzio per cogliere il minimo rumore sospetto e si guardava intorno per scoprire in quella rete impenetrabile di rami e foglie il minimo indizio della presenza di qualcun altro.
Niente, silenzio totale, niente di sospetto.
“Deve essere la mia immaginazione – pensò Cappuccetto Rosso – E' impossibile che qualcuno riesca a inseguirmi qui”. Riprese il cammino verso la casa della nonna Silvana.

Ma qualcuno la stava inseguendo davvero. Con molta cura e attenzione per non farsi sentire o vedere, senza fare il minimo rumore e nascondendosi alla perfezione tra i rami col suo mantello e il cappuccio scuri, Rudolph non aveva perso Cappuccetto Rosso di vista un attimo.
Dopo due ore di marcia nella foresta, il giovane cacciatore vide Cappuccetto abbandonare il sentiero e inoltrarsi in una strana formazione di grandi alberi che sembravano formare quasi una grotta di rami e tronchi dove la luce del sole non passava.
Eppure quel posto era illuminato da una luce viola-azzurro che sembrava uscire direttamente dagli alberi, dai fiori, dal tappeto di morbido muschio in terra.
Una bella sensazione di pace e calore era in quel luogo, come se lì non vi fosse da temere alcun male.
In mezzo alla volta di alberi, sorgeva una grande quercia che nella sua parte bassa si allargava molto sino a diventare una vera capanna. Era lì che Cappuccetto Rosso si stava avvicinando per bussare alla porta.
“Ci siamo – pensò Rudolph – ecco la casa della strega Silvana”.
Dopo che Cappuccetto Rosso ebbe bussato si sentì una voce di donna dall'interno della capanna: “Chi è?”.
“Nonna, sono Lavinia... Cappuccetto Rosso” rispose la ragazza.
“E chi viaggia con te?” disse di nuovo la voce dentro la capanna.
“Il Grande Lupo Azzurro” rispose ancora Cappuccetto.
A quelle parole si sentirono dei rumori metallici appena dietro la porta, come di un lucchetto che veniva aperto e una catena rimossa. La porta si aprì e nel suo vano apparve Silvana, la guaritrice della foresta.
Il suo aspetto era all'apparenza quello di una donna anziana, ma ancora robusta e con una magica luce di determinazione e carattere negli occhi. Il suo corpo però era effettivamente piegato e indebolito per la stanchezza e la preoccupazione che gli ultimi tempi gli avevano procurato per la presenza nella foresta dei Neri Farmacisti.
Silvana accolse in casa Cappuccetto Rosso abbracciandola teneramente: “Nipote mia – disse – Sono felice tu sia arrivata. Il Grande Lupo Azzurro veglia su di te. Entra e riposati ora”.
Lavinia entrò nella casetta mentre la nonna Silvana si accingeva a richiudere la catena col lucchetto che sbarrava la porta. Ma non sapeva che un grande pericolo stava calando inaspettato su di loro.
Appena Cappuccetto Rosso era entrata infatti, il cacciatore Rudolph, che aveva assistito a tutta la scena dal bordo della radura, si era gettato in avanti di corsa, silenzioso ma velocissimo, per entrare in casa prima che la catena venisse legata.
E così un istante prima che la nonna Silvana potesse chiudere il lucchetto, Rudolph si lanciò con un salto contro la porta aprendola di forza con un calcio e mandando a cadere la povera nonna sul pavimento.
Silvana e Cappuccetto Rosso si spaventarono moltissimo e non capirono cosa stava accadendo.
Poi Cappuccetto Rosso si ricordò del cacciatore che la Nera Farmacia aveva messo sulle tracce della nonna Silvana. In qualche modo doveva averla vista e seguita sui sentieri impraticabili e sconosciuti che portavano al cuore della foresta. Si sentiva così sciocca! Lei stessa, che credeva di essere stata attenta a ogni passo, l'aveva condotto dalla nonna, la guaritrice! E ora cosa sarebbe successo?
Rudolph osservò rapidamente le due donne. L'anziana Silvana stesa a terra ancora dolorante per la caduta e la giovane Lavinia, che tutti chiamavano Cappuccetto Rosso, che si era precipitata al suo fianco per aiutarla. Entrambe lo guardavano con gli occhi pieni di paura. Ma Cappuccetto Rosso trovò il coraggio dentro di sé e gli puntò contro un dito con determinazione: “Vattene e lasciaci in pace. Lascia stare la mia nonna. Lascia stare tutta questa foresta o ti metterai contro dei poteri che non puoi assolutamente affrontare”.
Il cacciatore Rudolph impugnò allora velocemente il suo arco incoccando una freccia e puntandola contro la ragazza: “Io devo prendere la tua nonna viva e condurla via con me – disse – Tu non sei importante per la Nera Farmacia. Potrei anche ucciderti e sono pronto a farlo, ma non mi interessa. Fatti da parte, lasciami portare via tua nonna e non ti succederà niente”.
Cappuccetto Rosso e la nonna restarono inchiodate al pavimento. Qualunque cosa avessero fatto, la freccia di Rudolph avrebbe colpito comunque una delle due.
Ma proprio in quel momento si sentì venire da fuori il potente ululato di un lupo, molto vicino.
Rudolph abbassò un poco il suo arco e si girò verso la porta per vedere se davvero un lupo non stesse per entrare nella casetta.
Ed ecco dalla porta entrò una fortissima luce azzurra, così potente e luminosa che era impossibile tenere gli occhi aperti, e sia Rudolph che Cappuccetto Rosso e la nonna furono costretti a girarsi e nascondere la faccia sotto le braccia per non rimanere abbagliati.
Dopo qualche istante la luce azzurra iniziò a indebolirsi permettendo ai tre di tornare ad aprire gli occhi ed ecco, proprio in mezzo alla porta, si stagliò la figura di un lupo, un bellissimo, grande lupo dal pelo azzurro come la luce che lo aveva preceduto e circondato da un'aura magica dello stesso colore.

Il Grande Lupo Azzurro!
Era lui... era il Grande Lupo Azzurro della leggenda di cui tutti parlavano.
Non potendo credere a quanto vedeva Rudolph impugnò nuovamente l'arco e puntò una freccia contro il Lupo. Ma a quel gesto il magnifico animale lo fissò e i suoi occhi profondi e saggi si illuminarono come due fiamme celesti, mentre Cappuccetto Rosso, aiutata la nonna Silvana a rialzarsi, lentamente sia avvicinò con lei al bellissimo animale incantato.
“Non farai questo errore, cacciatore” esclamò una voce potente. Era la voce del Grande Lupo Azzurro, anche se la sua bocca non si era mossa. Era una voce che veniva dal profondo, come se tutti gli alberi intorno, le pietre, i fiori e i fili d'erba stessero parlando.
“Io sono il Grande Lupo Azzurro. Sono l'anima di questa foresta e la foresta è il mio corpo. Io proteggo tra questi alberi la Vita e l'equilibrio che mi sono sacri attraverso le opere delle persone buone che mi sono fedeli. A loro vanno la mia forza e la mia protezione incondizionata”.
Cappuccetto Rosso e la nonna Silvana erano ora proprio accanto al Lupo. Più volte nella loro vita ne avevano avvertito la presenza tra le energie della foresta e i sospiri tra gli alberi. L'anziana guaritrice Silvana credeva anche di averlo visto di sfuggita qualche volta mentre scompariva dietro un albero o in qualche grotta. Ma ora la giovane Cappuccetto Rosso e la nonna si trovavano proprio fianco a fianco alla grande anima che era la vita stessa della foresta alla cui protezione loro avevano votato la propria vita. Le due, nonna e nipote, fissavano ora il cacciatore con sguardo fiero e sicuro.
Lentamente, Rudolph, abbassò il suo arco.
“Chi percorre i miei sentieri deve farlo per conservare ciò che genera la Vita – proseguì lo spirito del Lupo – Un albero può essere tagliato purché un altro sia piantato. Una pianta può essere raccolta nella misura in cui serve, ma le altre devono poter prosperare. Una pietra può essere usata il tempo necessario, ma deve infine essere restituita. Io e la foresta siamo una cosa unica e da millenni in questo modo aiutiamo chi vive in armonia con noi. Chi non rispetta questa legge distrugge la foresta e diventa mio nemico”
A quelle parole Rudolph lasciò cadere a terra il proprio arco con la freccia incoccata. Poi sfilò dai foderi anche il suo pugnale e l'ascia e gettò a terra anche quelle. Aveva capito di aver davanti un avversario che non poteva essere sconfitto. I suoi occhi, sino a poco prima così duri, diventarono lucidi per la commozione.
Il suo sguardo incontrò per un attimo quello di Lavinia... Cappuccetto Rosso, quella ragazza appena più piccola di lui che fino a pochi minuti prima, se necessario, era disposto a uccidere: “So che non sei cattivo, cacciatore – disse la ragazza – Stai facendo questo per i Neri Farmacisti perché il corso della tua vita ti ha portato a farlo. Ma non sei costretto. Tu oggi hai visto il potere che volevi combattere e questo è avvenuto per una ragione... forse con la tua abilità, il tuo coraggio, la tua forza non devi più combattere la foresta: devi servirla”.
Rudolph cadde a terra in ginocchio. Quelle parole di Cappuccetto Rosso avevano messo fine a una fase triste e brutta della sua vita.
Ora ne iniziava un'altra.

Molte cose cambiarono quel giorno nella casetta della guaritrice Silvana.
Rudolph, il cacciatore, e Lavinia, Cappuccetto Rosso, divennero amici. Iniziarono a vagare insieme percorrendo i sentieri dal cuore della foresta verso i villaggi.
I signori della Nera Farmacia, dopo aver perso il proprio miglior cacciatore, rinunciarono a mettere le mani sui segreti di quel luogo... almeno per ora.
Cappuccetto Rosso iniziò con più tranquillità ad imparare dalla nonna le arti della guarigione, del controllo delle pietre, del trattamento delle erbe, delle acque e dei fiori. Non c'era dubbio ormai, Silvana, la sua anziana nonna, era davvero una strega, di quelle che si vedono solo nelle fiabe.
Rudolph invece imparò a mettere le sue arti al servizio della foresta. Era felice e in pace ora perché aveva portato il suo papà a vivere nel villaggio proprio vicino alla casa di Cappuccetto Rosso e la guaritrice Silvana lo aveva curato.
Passarono i mesi e Rudolph imparò a mettere le sue capacità al servizio della foresta mentre Cappuccetto Rosso diventava una strega sempre più abile.
Quando la nonna Silvana alla fine iniziò a sentire il peso degli anni al punto da non riuscire più a praticare la propria arte, Cappuccetto e Rudolph si trasferirono nella sua casetta nel cuore della foresta per prendersene cura... e lì si innamorarono e promisero che insieme avrebbero difeso quei luoghi e lo spirito del Grande Lupo Azzurro.

Un giorno, infine, Silvana, la guaritrice, la nonna, la strega della foresta, lasciò questa vita. Poco prima di spegnersi diede la sua benedizione alla coppia di giovani ragazzi che aveva davanti perché proteggessero sempre la foresta e gli abitanti dei villaggi che da essa traevano forza e salute.
Nel momento in cui il suo corpo si spense una potente luce azzurra illuminò la radura in cui sorgeva la casa nell'albero e un ululato annunciò l'arrivo del Grande Lupo Azzurro, proprio come quel giorno in cui Rudolph aveva cercato di catturare la nonna.
Quando la luce si attenuò e il Lupo comparve fuori dalla casa, Rudolph presa tra le braccia il corpo di Silvana e uscì fuori con Cappuccetto Rosso al suo fianco. Si inchinò di fronte al Lupo ponendo delicatamente il corpo dell'anziana strega davanti all'animale ed ecco che una luce dorata uscì dal corpo della donna e volò a unirsi a luce azzurra che circondava il Lupo.
Cappuccetto Rosso, che aveva le lacrime agli occhi per la tristezza, ora sorrise perché sapeva che l'anima della nonna sarebbe stata per sempre intorno a lei, tutt'uno col Grande Lupo Azzurro.
Lei e Rudolph seppellirono il corpo della nonna poco lontano dalla casa e presto proprio lì sopra iniziò a crescere velocemente una pianta magica che donava bacche guaritrici molto potenti mentre la rugiada che si raccoglieva al mattino sulle sue foglie curava ogni ferita e dava vigore a chi ne sorseggiava anche poche gocce.

Passarono altri mesi. A Cappuccetto Rosso iniziò a crescere un bellissimo pancione e in sogno la sua nonna gli rivelò che presto sarebbero nati due gemelli, un maschietto e una femminuccia.
Lei e Rudolph erano felicissimi di questa notizia. Instancabili, continuavano a percorre la foresta per prendersene cura e trovare i rimedi per gli abitanti dei villaggi.
Ma alla sera, stanchi eppure contenti ed energici, si sedevano fuori dalla loro casetta nell'albero e guardavano a lungo la pianta magica che cresceva sopra il punto in cui era stata seppellita la nonna Silvana.
Rudolph intagliava con bravura un nuovo arco e modellava un piccolo pugnale e un'ascia col legno, la pietra e il metallo che la foresta gli donava.
Cappuccetto Rosso invece tesseva una nuova mantellina come la sua.
Un giorno i loro bimbi avrebbero percorso instancabilmente quei due tipi di sentieri... quelli della foresta e quelli del cuore dei loro genitori.
Lui sarebbe stato un cacciatore buono come il papà e avrebbe protetto la foresta. Lei l'avrebbe percorsa in lungo e in largo come la mamma alla ricerca di rimedi e cure con la sua mantellina rosso vivo per farsi riconoscere la Grande Lupo Azzurro.

FINE







giovedì 26 aprile 2018

L'Alfie-Re della Speranza


di Simone Boscali 


"Un giorno un bambino di questi si sveglierà e l'uomo più forte del mondo diventerà - portando in alto l'Amore".
(Giuseppe Povia - "Chi comanda il mondo")

La verità sul piccolo Alfie l'abbiamo sempre avuta sotto gli occhi e qualcuno a tratti l'aveva intuita.
Alfie deve morire per lor signori, perché ciò che rappresenta va oltre la sua delicata figura....
Una classe scientifica che si crede infallibile, la stessa che vuole dirci come immunizzare i nostri figli o di che sesso sono indipendentemente da ciò che dice il loro corpicino, ha sbagliato totalmente con lui, la diagnosi e il successivo non-trattamento, l'averlo condannato a morte.
E l'errore di questa classe autereferenziale rappresenta l'intero sistema culturale che sta a monte, dimostrato dalla complicità della giurisprudenza.
Alfie è un testimone scomodo. Non può vivere perché dimostrerebbe quanto gli infallibili siano fallaci.
Come in un complotto di stato, come ai tempi dell'omicidio di Kennedy, Alfie deve morire perché il suo respiro, il battito del suo cuoricino, potrebbe dire troppo contro troppe persone.

Alfie sta morendo, dice un giudice, come se stesse annunciando il risultato di una partita.
Ma Alfie si sta anche svegliando e sta diventando l'uomo più forte del mondo portando in alto l'Amore.

Un intero sistema di criminali, pedofili, massoni, con tutti i mezzi globali di cui dispone è in ginocchio davanti alla potenza di un bimbo impossibilitato a letto, affamato, assetato, tenuto sin qui in vita solo dall'amore di due genitori che valgono la Volta Celeste.

Ti siamo tutti veramente grati Alfie, hai messo paura ai nostri carcerieri più di quanto noi non si sia mai fatto.
Sei l'Alfie-Re della Speranza.


 

domenica 22 aprile 2018

Perché hai due papà?


di Simone Boscali



"Perché hai due papà?" è il titolo che riecheggia in rete in questi giorni.
Ma se fossi un educatore direi che non si può rispondere. Perché la domanda è sbagliata.
La domanda vera sarebbe "Perché ti fanno credere di avere due papà?"

Avere due papà è impossibile....
Puoi avere un papà che dopo un'esperienza con una donna che non lo ha realizzato ora vive - legittimamente - con un altro uomo. Ed entrambi magari vogliono così bene al figlio da capire che devono fare un passo indietro e non farlo vivere con loro per non dargli modelli che potrebbero indebolirlo.
Oppure puoi anche avere un papà che è andato oltre ed ora - legittimamente - è una donna. Magari non lo chiamerei più papà, ma può sempre essere un'ottima persona, una presenza viva, sempre a patto che sappia fare un passo indietro.

Ma alla fine il papà è sempre uno a meno che qualcuno non mi mostri il caso di due cromosomi XY che senza fantascientifici supporti medici possano concepire. Devono mostrarmi uno yin yang con due yin o due yang.
E poi c'è una mamma e la differenza sta nel capire se è una mamma che può essere presente oppure se è una di quelle mamme trattate come una lavoratrice sfruttata di una cooperativa, oggi ti massacro, domani stai a casa.
E qui riproponiamo la domanda vera, "perché ti fanno credere di avere due papà?"
Perché devono ingannarti, semplicemente.
Devono convincerti che la vita non nasce da un incontro su quel dolce terreno che corre tra due persone e che è l'Amore.

Devono farti credere che la vita nasce come un prodotto qualsiasi.
Le "materie prime" sono estratte laddove sono più convenienti, come fossero prese da una miniera o un pozzo di petrolio. Poi viaggiano da una parte all'altra perché il mondo è globale. Poi vengono raffinate e assemblate.
E rigorosamente controllate, si sa mai che il prodotto abbia qualche difetto e il cliente rivoglia i suoi soldi lasciando il "pacco" a chi ha lavorato male.
Sì, perché quelli che ti fanno credere essere due papà sono clienti. Ti hanno comprato e hanno firmato un contratto con relative clausole.
Quando si fa l'Amore si mettono le clausole? Non credo. Qui sì.
E se sono clienti è perché possono permetterselo. Solo chi ha soldi poteva comprarti perché dovevano convincerti che la vita non nasce dall'Amore ma dal denaro e chi non ne ha non è vivo.
Che dovevi viaggiare per corriere espresso abbattendo confini e barriere doganali. Che dovevi essere assemblato e non "creato".

Dovevano convicerti che il mondo schifoso del mercato e delle merci è l'unico possibile inculcandoti l'idea che sei una merce e che quindi tutto da lì in poi è mercificabile.
Per questo ti fanno credere di avere due papà.

Ma ne hai solo uno e se ti ama condividerà quello che ho scritto.