sabato 26 agosto 2017

La Tempesta della Vita




Nella vita, specialmente chi imbocca la strada dell'impegno sociale e politico nel senso elevato per portare un miglioramento nel mondo, viene spesso travolto da eventi negativi. La mia esperienza, sia personale, sia la testimonianza delle persone con cui condivido il cammino, mi dice che non si tratta di una sensazione aneddotica ma di una verità statistica.

A chi non da fastidio al sistema non accade quasi mai nulla. Ma quando lo si contesta... il sistema contrattacca. E non lo fa solo sulle tematiche elevate, quelle appunto sociali e politiche, ma anche su tutta una gamma di problematiche di contorno tutte tese a disturbarci come singole persone per distrarci dal nostro impegno. Quando lottiamo contro le ingiustizie del mondo ci sentiamo travolti da banalità cui non vorremmo dedicare un solo minuto, problemi burocratici, guai di vicinato, oppure da accadimenti più seri, se il nostro livello di resistenza è alto, quali problemi di salute nostri o dei nostri cari, o difficoltà lavorative.

E' in queste situazioni che anche un'anima elevata finisce per porsi le domande più banali ad esempio perché capitino tutte a lei che tanto si impegna per il bene del mondo.

Tralasciando per un attimo il perché alle anime meritevoli si presentino più negatività che a quelle più infime, dovremmo focalizzarci sull'errore di fondo nel chiederci il perché questo avvenga pretendendo di considerare i singoli eventi scollegati gli uni dagli altri.

La domanda, e la conseguente sofferenza, deriva da un'incompleta visione della realtà.

Se fossimo dei navigatori nel cuore di una tempesta difficilmente ci chiederemmo il perché la nostra imbarcazione viene colpita dalla singola onda perché è ovvio che in una burrasca ci si trovi presi tra centinaia di onde ed è altrettanto ovvio che queste ci colpiscano.

Già prendere consapevolezza di questo limiterà, se non altro quantitativamente, il nostro continuo porci interrogativi e il relativo logoramento interiore.

Ma la vera domanda semmai dovrebbe essere come siamo finiti nella tempesta. E in una tempesta ci si finisce per due motivi. Perché si è dei cattivi navigatori e si sono clamorosamente errate la tracciatura della rotta e le previsioni meteorologiche. Oppure perché al contrario si è dei navigatori audaci che hanno sfidato le intemperie più pericolose per arrivare a un obiettivo importantissimo.

Le anime che soffrono una miriade di accadimenti e di disturbi mentre lottano per Amore del Creato stanno attraversando la Tempesta della Vita. Se è chiara la metafora sarà anche chiaro che non ha alcun senso chiedersi perché proprio a noi succedano questo o quello perché è chiaro che nella Tempesta della Vita non possiamo che essere colpiti da un'onda dopo l'altra. Semmai dobbiamo prendere consapevolezza che appunto in questa Tempesta ci siamo e chiederci il perché. Ma sarà un interrogativo di facile soluzione. Come il navigatore di cui sopra, abbiamo sfidato il mare grosso e i venti per arrivare a una meta importantissima per la quale siamo disposti a mettere in discussione noi stessi, la nostra felicità, la nostra salute, la nostra serenità.

Sapere di essere in una Tempesta non darà forse un sollievo immediato a chi prende consapevolezza ora di questa condizione. Ma lo darà in futuro perché ora il navigatore sa di dover tenere saldo il timone e tracciare una rotta per uscirne.

Esiste anche una seconda condizione che aumenta la nostra sofferenza in queste circostanze difficili dell'esistenza. In una burrasca, con la nave che imbarca acqua, si inclina, è sbattuta da una parte all'altra, le onde alte tutt'intorno, gli spruzzi ovunque, diventa difficile vedere appena al di là della prua. E diventa quindi difficile vedere che oltre alla nostra ci sono altre navi in balìa dei cavalloni e dei venti. Da questo deriva ahimè la convinzione di essere sempre soli, soli nella lotta, soli nella sofferenza che viene quindi amplificata. Ma così come a volte la compagnia delle altre persone è solo illusoria, poiché in realtà siamo soli nella massa anonima, esiste anche una condizione opposta e ci sentiamo soli nella tempesta ma in realtà non lo siamo. Appena al di là delle creste d'acqua e delle goccioline nebulizzate a milioni nell'aria fredda davanti a noi, oltre il fischiare del vento che copre ogni rumore... ci sono altre Anime elevate, altri navigatori che tengono saldamente il timone per restare a galla e arrivare all'obiettivo.

Non siamo soli, dobbiamo solo saperlo, convincercene. E poi trovare un modo per comunicare e aiutarci.

Come fare a trovare la nostra quiete animica nella tempesta? Chi vi scrive può parlarne bene ma questo non significa che abbia sperimentato la soluzione o che sia all'altezza di attuarla. Nonostante ciò la soluzione c'è ed è nero su bianco da migliaia di anni.

Nei Vangeli cristiani si narra l'episodio di Gesù Cristo e della tempesta sedata. Esistono vari livelli di lettura dei Vangeli, da quello terreno e storico sino a quello esoterico e iniziatico.

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In questo episodio, mentre l'imbarcazione con gli apostoli a bordo è in balìa delle onde e imbarca acqua, il figlio di Dio, Colui che dovrebbe salvare l'umanità... dorme come se nulla fosse. Un'immagine che non ispirerebbe molta fiducia. Ma quando gli apostoli si affidano a Lui, Gesù si sveglia e con la Sua sola volontà la tempesta si placa e la barca è salva.

Possiamo credere che questo episodio si sia verificato letteralmente (e probabilmente è così) e ne impareremmo qualcosa, ma non tutto. Ma possiamo invece credere che l'episodio nasconda anche un significato allegorico profondo destinato proprio ai navigatori audaci che si sono lanciati – o che si sono ritrovati – nella Tempesta della Vita. La barca in preda alla burrasca siamo noi. Gesù dormiente è la Scintilla Divina che ci portiamo dentro, anch'essa latente e della quale siamo inconsapevoli, con la nostra superficialità, tanto che ci accorgiamo di essa solo nel momento del bisogno estremo, quando temiamo per noi e ci rendiamo conto ce la nostra essenza terrena non è più sufficiente a tenerci a galla.

Ed è allora che risvegliamo la nostra vera essenza, che non è di questo mondo, e la tempesta finalmente si placa...

Buona navigazione Anime.

sabato 19 agosto 2017

L'asilo di mia figlia

 
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Dico la verità. La scorsa notte tornando a casa dall'incontro con Comilva a Palazzago, per la prima volta da quando è iniziata questa brutta avventura dell'obbligo vaccinale ho avuto veramente paura di non riuscire a mandare la mia bimba grande al suo ultimo - dico, l'ultimo - anno d'asilo.
Arrivando a casa e trovandola addormentata (era l'1.30 di notte) le ho dato un bacione ripromettendomi che avrei tentato ogni strada per garantirle ciò che desidera, cioè rivedere le sue maestre e i suoi amichetti, come mi ha ribadito con la sua vocina in mattinata quando le ho chiesto cosa ne pensasse del suo asilo.
Ma nel frattempo avevo passato una notte insonne in cui mi sono passate di fronte tutte le possibili opzioni e i possibili esiti, ahimé quasi sempre negativi.
E allora sono tornato a pensare a quello che stiamo chiamando il "piano B" e che altro non è se non una cosa di cui avevo anche parlato e scritto alcuni mesi fa.
Sono tornato a chiedermi se questa crisi, come nella migliore delle tradizioni esoteriche, non sia in realtà un'opportunità e se noi non si stia sbagliando l'obiettivo.
Forse Dio (e che cacchio, lasciatemi chiamare le cose col giusto nome, poi se avete un'altra visione spirituale ci penserete voi a cambiare i termini) non ci sta invitando a lottare per mandare i nostri bimbi all'asilo o a scuola senza vaccinarli. Forse ci sta dicendo di non mandarli proprio all'asilo o a scuola perché quei luoghi sono pessimi per la loro crescita.
La nostra sofferenza nasce proprio dal non aver colto il messaggio e diventiamo simili a un marinaio che si ostina a condurre l'imbarcazione contro vento anziché sfruttarlo... perché il Creato è proprio come un Oceano, un Oceano spirituale in cui dobbiamo imparare a muoverci seguendo venti e correnti che non è possibile combattere.
E allora oggi, stante la mancanza di sonno, ho facilmente iniziato a sognare ad occhi aperti...
Ho iniziato a sognare ciò di cui avevamo a mala pena parlato, le nostre famiglie che si riuniscono a gruppetti a seconda dei paesi, per fare tanti piccoli asili diffusi nelle case delle famiglie, con quattro, cinque o sei bimbi, le mamme e i papà che possono seguirli.
Li ho sognati mentre, all'inizio della settimana, il gruppetto di bimbi va con i genitori che fan loro da maestri al supermercato a comprare del buon cibo per i loro pranzi e le merende della settimana facendo con la spesa una bella lezione di educazione alimentare.
Li ho immaginati giocare a riordinare e pulire giocando la casa di chi li ha generosamente ospitati, tra la lettura di un libro e una strimpellata di strumenti musicali.
Immagino i genitori lavoratori che periodicamente si accordano per prendere insieme una giornata di ferie e andare "all'asilo" coi propri bimbi per un giorno.
Li ho sogntati mentre una volta al mese (ma anche due, tre... in fondo siamo Liberi di Scegliere, no?) tutti i gruppetti della provincia si riuniscono, a seconda della stagione, in un parco, in piscina, in un salone a fare grandi attività in comune, oppure al cinema a vedere un bel film per bambini.
Immagino le mamme e i papà senza lavoro o che lavorano tra le mura domestiche che si prodigano per primi nel dare educazione e assistenza ai propri figli e a quelli degli altri, e i genitori che lavorano fuori che invece valorizzano lo sforzo dei primi aiutandoli anche economicamente, perché in questa avventura ognuno da quello che ha.
E continuando a sognare ad occhi aperti - o forse era la calura dlla giornata - ho anche visto gli inconfondibili boccoloni della mia grande che sbucavano dalla turma dei suoi nuovi amichetti.
E così, semmai un giorno qualcuno dovesse dirmi "i bambini non vaccinati devono restarsene a casa", io seguendo la corrente potrei rispondere "esatto e ringraziano per l'opportunità"
Figlia mia, faremo di tutto perché tu possa tornare all'asilo che ami tanto. Ma ti prometto che se qualcosa dovesse andare storto l'alternativa non sembra poi così male.

lunedì 3 luglio 2017

«La guerra dei vaccini»




Alla ricerca di risposte in una fase di manipolazione dell'informazione e diffusione della paura

«La guerra dei vaccini»

Sabato 8 luglio, ore 16.45, presso la sala conferenze di via Mascagni 85, Bergamo, le associazioni Domus Orobica e Caposaldo presenteranno l'incontro dal tema La guerra dei vaccini.
Presenterà l'incontro e introdurrà la tematica l'avvocato Flaminio Maffettini, di Caposaldo; relatore scientifico il dottor Paolo Gulisano dell'ASST di Lecco.

Il decreto Lorenzin sulle vaccinazioni obbligatorie è un omaggio alla “benedizione” dell'ex presidente USA Barack Obama al ruolo dell'Italia quale capofila per le strategie vaccinali nel mondo per la Global Health Security Agenda.
Un ruolo che impegna l'Italia in una politica sanitaria che poco ha a che vedere con la salute e molto con la sperimentazione di massa in campo medico senza un'adeguata informazione ai cittadini e che rischia di portare il nostro paese, unico in Europa, a prevedere dodici vaccinazioni obbligatorie in assenza di epidemie o di qualunque altro stato di potenziale rischio epidemiologico nei primi sedici anni di vita.
Il nostro paese rischia di non essere più solo la “portaerei del Mediterraneo” ma anche il laboratorio sperimentale dell'industria farmaceutica.
Sulla reale opportunità di questa misura esporranno il dottor Paolo Gulisano, epidemiologo dell'ASST di Lecco, noto per sue passate prese di posizione contro l'obbligo vaccinale, e l'avvocato Flaminio Maffettini.
Saranno illustrati i concetti base, ad esempio cosa sia un vaccino e come funzioni, dati epidemiologici e sarà discussa criticamente l'opportunità del provvedimento ora in discussione in parlamento.
La conferenza si terrà lo stesso giorno della grande manifestazione nazionale di Pesaro contro gli obblighi vaccinali ed anche per questo sarà particolarmente pensata per quel pubblico che ancora non si sia fatto un'idea precisa del problema.

L'ingresso è libero e gratuito.

Evento Facebook su: https://www.facebook.com/events/379741489094539/

Nata come coordinamento di movimenti e associazioni legati da una comune battaglia Caposaldo costituisce ora un'associazione che raccoglie le esperienze e le sensibilità personali di militanti di diverse provenienze. Scopo del movimento è la lotta contro il sistema capitalista e il Nuovo Ordine Mondiale con la messa in campo in particolare di momenti di controinformazione, volantinaggi e incontri di approfondimento. La varietà originale degli associati consente di trattare il tema da diverse prospettive, dall'economia alla politica, dalla spiritualità all'ecologia.

Per informazioni:
  • Simone Boscali, cell. 3314298972

lunedì 9 gennaio 2017

Chiamatemi vegano, non veganista



Esistono molti giochi di parole che si potrebbero usare per introdurre l'articolo che vado a scrivere e che parla della mia recente evoluzione alimentare.
Avrei potuto dire "vegetariano integrale, non vegano", forse più corretto dal punto di vista dei significati originali, ma meno impattante come effetto. E così via.
La sostanza del discorso è che dopo quasi cinque anni di dieta latto-ovo-vegetariana ho infine deciso, unico in famiglia, di passare al cosidetto "veganesimo", meglio ancora, nel mio caso, "vegetarianesimo integrale", ossia all'esclusione della mia alimentazione di ogni derivato animale (e quindi non solo le carni ma anche uova, latte e latticini) a favore di alimenti esclusivamente di origine vegetale.
Così come cinque anni fa venni portato al mio primo cambio di paradigma alimentare grazie ad una serie di amicizie vegetariane, oggi è accaduto lo stesso grazie ad amici e conoscenze vegetariane integrali che mi hanno incoraggiato, hanno fatto da esempio e mi hanno indicato una serie di motivazioni, sia razionali che trascendenti, che mi hanno infine convinto a fare questo passo.
E' grazie a tutti loro che oggi vivo questo momento non come rinuncia, ma come sorridente evoluzione.

Ma è proprio perché di evoluzione si tratta, e non di adesione a una moda periferica del sistema, che voglio anche mettere alcuni "puntini sulle i", come si suol dire.
Infatti se coloro che mi hanno accompagnato sin qui sono persone di valore, devo riconoscere dalle letture, dai siti e dai gruppi che ho consultato, che il mondo "vegan" non brilla necessariamente per luce propria e nemmeno emana amore e tolleranza nel senso a me caro.

Ciò che a malincuore ho notato a dispetto della mia decisione è la tendenza di coloro che a questo punto chiamerò "veganisti", a sottolineare il carattere da stadio di una posizione, a dividere il mondo in due: vegani, per definizione buoni, da un lato, e non vegani, per definizione cattivi, dall'altro.
Ora, ciò che io ho umilmente imparato nella mia esperienza di militante politico e di amante della spiritualità è che le persone, così come i progetti che incarnano, hanno numerose sfaccettature che le possono caratterizzare come valide o meno senza che il nostro giudizio si appiattisca su di un unico aspetto solo perché è quello che a noi sta più a cuore. Si commetterebbe in questo caso l'errore di voler per forza giudicare come fosse oggettivo ciò che è in realtà soggettivo.

Io non mangio "cadaveri" da quasi cinque anni. Non condivido che altri lo facciano e se posso dare testimonianza di questo lo faccio. Ma me ne guardo bene dal considerare cattiva o incompatibile con me una persona solo perché su questo la vede diversamente. Quella persona potrebbe infatti condividere con me la stessa posizione sulla Palestina, sull'imperialismo, sulla liberazione dai debiti, sull'economia di decrescita, sul ripristino della Comunità e via discorrendo. Io non potrei mai, in tutta coscienza, etichettare negativamente qualcuno a me vicino su una serie di punti importanti perché segue un'alimentazione a mio avviso sbagliata.
Per contro, se avessi al mio fianco un veganista duro e puro, animalista, antispecista, attento in ogni dettaglio a non creare sfruttamento o sofferenza animale ma che non sapesse dove si trova la Palestina o quale sia la genesi della moneta-debito con la quale compra il suo cibo vegetale o che ignora i processi di produzione e sfruttamento capitalistici che portano alla creazione di qualunque prodotto finito, persino di quelli "cruelty-free", ebbene, io stesso gli consiglierei di mangiarsi un paio di bistecche a settimana, quelle stesse che non mangerei io, ma di togliersi un po' di fumetti dalla testa per iniziare ad affrontare i problemi più a monte e in modo meno egoico.

Il mio approdo a un'alimentazione esclusivamente vegetale, che dovrà nel tempo essere integrata da una maggiore cura nella scelta di tutta un'altra serie di prodotti quali l'abbigliamento o quelli igienici, è dettato da motivi ambientalisti ed etico-spirituali. Ambientalisti perché la produzione di carni e derivati animali è troppo dispendiosa per la nostra Terra. E comunque lo si consideri, questo nostro pianeta è l'unico che abbiamo, noi qui siamo solo di passaggio e abbiamo il dovere di affidarlo ai nostri figli e nipoti in condizioni armoniose. Etico-spirituali perché da cristiano misticheggiante e studioso in profondità delle Scritture, ho imparato che non si può essere davvero in sintonia col Creatore quando si ha nell'apparato digerente una creatura senziente o un suo frutto. Non occorre scadere nell'antispecismo, visione che assolutamente non condivido, per capire che quando si vuole predicare e diffondere la vita non ci si può nutrire di morte, quando si vuole diffondere il dono, non ci si può alimentare di furti. Non è un caso che i grandi profeti e messaggeri divini siano stati tutti vegetariani e forse qualcosa in più. Quando ci nutriamo di un cibo vegetale abbiamo stabilito col Creato (che in quanto tale non va confuso col Creatore e quindi non va venerato, ma rispettato) un rapporto sinergico, un do ut des, per cui possiamo prenderci cura della terra e coltivarla ottenendo in cambio ciò di cui nutrirci. Diversamente, nel cibarci di carni o derivati animali, stiamo sottraendo vita a chi non ha chiesto di essere sfruttato, e noi, così intelligenti e capaci di illuminazione, finiamo per cibarci della sofferenza e del frutto di sangue quando potremmo, col nostro intelletto superiore (sì, alla faccia dell'antispecismo, superiore), procurarci in ben altro modo ciò che ci serve.
Insomma, sono arrivato a questa scelta perché l'alimentazione onnivora è per me una violenza contro il Creato e quindi un'offesa al Creatore. E' come se sfregiassi il miglior dipinto del mio pittore preferito, come ribadirò in seguito.

Tutto questo non mi allontana però da ciò che sono e traccia un solco profondo tra me a la maggior parte di coloro che apparentemente sono, dal punto di vista alimentare, i miei "simili".
Al veganesimo è spesso associato l'antispecismo già accennato, ossia l'equiparazione totale tra l'uomo e le altre specie viventi. Io credo che uomini e animali siano uguali nella dignità ma diversi nei contenuti. Non è un caso che solo l'essere umano possa porsi simili problemi etici mentre l'animale possa solo subire le scelte, giuste o sbagliate, dell'uomo. Questo perché noi siamo al tempo stesso parte di quel cerchio simbiotico che è la Natura (che quindi non è nostra proprietà) ma anche suoi custodi (senza essere al centro del cerchio, solo in virtù della nostra superiore consapevolezza del cerchio medesimo).
Ciò mi impedisce per esempio, a differenza di quanto accadrebbe con un veganista, di sentirmi con la coscienza a posto una volta appurato che il cibo di cui mi nutro sia esente da sofferenza animale o da sfruttamento ambientale eccessivo. Tali produzioni ad esempio, specialmente se poste in paesi poveri o tropicali, possono essere affidate a manodopera locale, ovviamente umana, le cui condizioni di lavoro non possono sfuggire alla nostra critica. Non stiamo parlando qui di casi, estremi, quali esempi di vero e proprio schiavismo o neofeudalesimo, ma anche della semplice manodopera regolare, contrattualizzata. Perché strutturalmente nel sistema capitalista, anche nel ricco Occidente, il lavoro salariato è e non può che essere una forma di sfruttamento. In altre aree del mondo in cui la coltivazione di prodotti agricoli "etici" si collochi sullo sfondo dello stesso sistema capitalista, tale produzione effettuata da manodopera umana senza sfruttamento animale o ambientale sarà sempre e non potrà che essere una grave forma di sfruttamento dell'uomo e quindi tutt'altro che "etica" o "cruelty-free".
L'aver rimosso la sofferenza animale e lo sfruttamento ambientale è certamente un passo virtuoso – che io voglio contribuire nel mio piccolo a compiere – ma esso è solo la risoluzione di un problema e non del problema che è e resta la produzione secondo modalità capitaliste, così come rappresenta una presa di coscienza importante ma non il risveglio della Coscienza con la maiuscola che abbraccia invece la consapevolezza del sistema nel suo insieme e ci evita di cadere in distruttive contraddizioni.

Vorrei in conclusione poter parlare a tutti col risultato di aiutare a capirsi. Tendenzialmente invece ottengo il risultato di mettermi tutti contro per via di quella che viene percepita come ambiguità, da parte mia, il non avere una posizione chiara. Ciò che vorrei far intendere è che invece ritengo la mia posizione, su questo e su molte altre cose, chiarissima mentre sono le sfaccettature diffuse nella società a essere ambigue e fuorvianti se non appositamente studiate per metterci gli uni contro gli altri e deviare nel vuoto idee e comportamenti che avrebbero invece un autentico valore rivoluzionario.
Sarebbe folle per un appassionato d'arte rovinare l'opera del proprio artista preferito. Per me nutrirmi solo di certi alimenti significa proprio questo, preservare l'Opera d'arte, cioè il Creato, del mio Artista preferito, il Creatore. Vorrei che pervenisse questo messaggio a tutti coloro che condividono con me questa parte di cammino senza pensare che io sia caduto nell'errore di adorare l'Opera e non l'Artista.
Ma vorrei anche che coloro che condividono con me un altro pezzo di cammino, ossia il rispetto dell'Opera d'arte, facessero un ulteriore sforzo di cui sono certamente capaci per capire che non è mettendo la propria specificità davanti a tutto che salveranno gli animali e men che meno il mondo. Per fare questo occorre infatti avere una coscienza che non sia monotematica, intrappolata nel compartimento stagno di un solo discorso, perché questa è esattamente l'angusta visione che il capitalismo vuole imporci per impedirci di attuare un reale cambiamento. Esistono molte altre cose al di fuori della scelta del cibo o dei tessuti con cui vestiamo e se permettiamo a un nostro unico chiodo fisso di accecarci sul resto stiamo inconsapevolmente permettendo al sistema di reiterare quelle stragi, quelle sofferenze e quello sfruttamento che avremmo voluto in buona fede evitare, ma fuori del nostro ridotto campo visivo.

Ogni cosa al mondo è un mattone che compone l'Unità. Anche noi stessi, ecco perché dobbiamo eliminare, dentro di noi prima che fuori, i paletti che ci fanno confliggere.

lunedì 7 novembre 2016

Trump e Clinton. I coglioni van sempre in coppia ma una è più grande dell'altro...



 
Smentiamo subito un luogo comune.
Il presidente degli Stati Uniti, chiunque egli sia, non è l'uomo più potente del mondo. E' semplicemente il primo fra le comparse, il più conosciuto fra gli attori di secondo livello, pagato per recitare un ruolo di copertura, ossia far apparire come proprie decisioni in realtà prese e imposte da altri.
Quando, nel corso del tempo, un presidente americano ha voluto emanciparsi da questo ruolo per onorare il mandato ricevuto dagli elettori, come hanno fatto Abraham Lincoln o John Fitzerald Kennedy, è finita sempre allo stesso modo.
A monte di questa farsa ve n'è un'altra che sta nella stessa competizione elettorale tra i due candidati principali alla presidenza, il repubblicano e il democratico. Generalmente l'establishment individua un proprio candidato, che può appartenere all'uno o all'altro partito indifferentemente a seconda degli scopi da raggiungere e che viene lanciato verso la vittoria molti mesi prima delle elezioni, al quale è opposto uno sfidante di facciata palesemente condannato alla sconfitta. E' accaduto in passato con Gore, Kerry, Mc Cain e Romney.

L'attuale duello tra Hillary Rodham Clinton e Donald Trump non fa eccezione. La nobiltà nera ha individuato da molto tempo il proprio presidente funzionale nella cadidata democratica (e già questo dovrebbe essere motivo sufficiente per sperare nella sua sconfitta) lasciando aperta la porta della sfida al condannato di turno Donald Trump... ma con qualche variabile che, a un giorno dal voto, sta rendendo queste elezioni un po' meno farsa e più interessanti sia per gli USA che per il resto del mondo.

Abbiamo detto che la candidata del sistema è Hillary Clinton. E' necessario quindi, e altrettanto facile, demolire questa odiosa figura che in America e all'estero gode dei totali favori del mondo dei media e dei poteri forti senza che la cosa sembri destare il minimo sospetto nel cittadino medio, pronto a bersi tutte le sciocchezze raccontate in favore della signora e per contro le fesserie strumentalmente attribuite al suo pur demenziale oppositore.

Hillary Clinton affonda le proprie radici nei peggiori poteri criminali che dirigono la politica estera americana e le sorti del pianeta. Ha fatto parte sia del Council on Foreign Relations che del famigerato Club Bilderberg. Non secondaria poi è la sua passata affiliazione alla setta satanica di Saul Alinsky (speculare all'affiliazione alla loggia massonica Skull and Bones dei suoi colleghi maschi).
Mentre Trump sta finanziando praticamente da solo la propria campagna elettorale (il che non è necessariamente un merito, sia chiaro), la Clinton ha alle spalle finanziatori discutibili tra cui l'Arabia Saudita e il Qatar, ossia due accaniti sostenitori sia dell'Isis che degli altri gruppi fondamentalisti operanti in Siria e Iraq.
Dev'essere per questo motivo che la signora Clinton è stata coinvolta in passato ad altissimi livelli nella colpevole creazione dei movimenti terroristici che ancora oggi spudoratamente sostiene, nell'indifferenza dei benpensanti, cosa che Trump non ha mancato di sottolineare e alla quale contrappone una linea agli antipodi, di collaborazione per esempio con la Federazione Russa per eradicare questi movimenti.

Hillary Clinton ha anche rapporti con Goldman Sachs, e anche questo di per sé sarebbe motivo per defenestrarla seduta stante senza nemmeno considerarla una valida guida per un qualsiasi paese civile.

Mentre tutti si focalizzano sui modi istrionici di Trump giudicandolo genericamente un "pericolo", in pochi sembrano aver comprese le aggressive linee di politica estera della Clinton la quale ha già messo in chiaro che la propria ostilità alla Russia andrà ben oltre quanto attuato da Obama (già colpevole di gravissimi gesti contro Mosca) e che lo stesso varrà per la Cina, il tutto senza che l'America abbia mai accusato alcun colpo da questi paesi. Se sarà guerra generale, non sarà colpa né degli zar né dei comunisti... e alla vigilia del voto presidenziale è bene ricordare che nelle due precedenti guerre mondiali gli USA sono entrati sempre con un presidente democratico alla Casa Bianca (sarebbe più corretto affermare che nella prima guerra ci sono entrati, la seconda l'hanno provocata...).

Hillary Clinton ha anche alle spalle il sostegno di una serie di lobby economiche e produttive come il complesso militare, quello farmaceutico e agro-alimentare (Bayer-Monsanto su tutti), da cui un sostegno incondizionato alle vaccinazioni a tappeto contro i bambini, il sostegno alle coltivazioni ogm, politiche abortiste e compravendita di bambini attraverso utero in affitto.
All'opposto in pochi sanno che Donald Trump, oltre ad essere più cauto sui programmi vaccinali e abortisti, è contrario agli ogm e propone nei propri ristoranti alimentazione biologica.

Sia Trump che la Clinton sono contrari al trattato TTIP con l'Europa. Ma mentre l'opposizione di Trump è genuina e legata al suo isolazionismo, quella della Clinton è emersa solo in un secondo momento come tentativo di rincorsa su un argomento che ha portato consensi all'avversario.

Puerili sono addirittura le accuse di violenza sessuale mosse contro il parruccone Trump. Oltre a non essere sostenute da prove è impossibile non vedere come esse siano emerse a distanza di anni dai fatti raccontati e sempre, casualmente, quando i sondaggi davano il candidato repubblicano in vantaggio sulla Clinton. In pochi invece ricordano come quest'ultima, da avvocato, abbia a suo tempo difeso un pedofilo pur conoscendone la colpevolezza.

Un punto negativo in comune a entrambi è il supporto incondizionato che essi intendono in ogni caso fornire allo stato occupante di israele. Ma anche a questo proposito vale la pena ricordare le origine ebraiche della Clinton il cui cognome da nubile, Rodham, deriverebbe da Rodomsky, poi mutato in America. Non è difficile a questo punto immaginare quale sia lo stato straniero che la Clinton vorrebbe favorire secondo quanto sin qui emerso dallo scandalo "mailgate"...

Trump infine ha sicuramente un'idea sbagliata nel modo in cui intende gestire l'immigrazione in America. Ma se è vero che è per noi censurabile il "muro" (fisico e ideale) che egli intende costruire, dobbiamo chiederci se l'idea della Clinton di reiterare l'immigrazione pilotata tipica del liberismo per creare conflitti sociali e sfruttamento lavorativo sia migliore.

Quale deve essere la conclusione di questi ragionamenti? Dobbiamo fare il tifo per Donald Trump? Ovviamente no, anche se sarebbe ipocrita mascherarsi dietro una formula "non spero che vinca Trump, mi auguro solo che perda la Clinton".
Lo stesso motto di Donald Trump, "Voglio fare l'America grande di nuovo" di per sé non promette nulla di buono perché da sempre gli Stati Uniti sanno farsi grandi solo a spese altrui (e noi italiani dovremmo saperlo molto più di altri, se ne avessimo coscienza).
Anche a livello personale il candidato repubblicano non può per noi essere un modello o una figura da sostenere. Egli incarna infatti nulla più che il capitalista sfrenato, complice di quello sfruttamento strutturale al nostro sistema che genera tutte quelle ingiustizie che hanno portato il mondo sull'orlo del baratro. E' solo la sua assenza di legami con l'establishment che ne fa semplicemente un idiota, contrapposto però a una demone.

E' allora più opportuno riequilibrare le cose. La competizione tra Donald Trump e Hillary Clinton può facilmente essere spiegata metaforicamente con un'immagine: i coglioni vanno sempre in coppia e uno dei due (la Clinton) è un po' più grande dell'altro.
Questa è la penosa immagine dell' "arsenale della democrazia".