martedì 19 giugno 2018

Fiaba per bambini: Cappuccetto Rosso, la Nera Farmacia e il Grande Lupo Azzurro

Fiaba per bambini:
Cappuccetto Rosso, la Nera Farmacia e il Grande Lupo Azzurro

C'era una volta una grande e antica foresta nel cuore dell'Europa.
Tutto intorno ad essa esistevano dei piccoli villaggi di contadini e taglialegna che a lungo avevano vissuto in armonia col suo ambiente. La foresta infatti era molto ricca di energia e di piante guaritrici che mantenevano le persone in forze quando erano in salute oppure risanavano gli abitanti dei villaggi dalle malattie e dai dolori della vecchiaia quando diventavano anziani.
Ma queste piante e queste energie invisibili non potevano essere usate da chiunque. Gli abitanti dei villaggi si rivolgevano a una saggia signora che abitava in un luogo segreto proprio nel cuore della foresta poiché solo lei sapeva trattare con cura questi doni della Natura.

Silvana, la nonna di Cappuccetto Rosso
 Questa donna, che molti pensavano essere una strega buona, si chiamava Silvana in onore della foresta, poiché “silva” nella lingua degli antichi significa proprio “foresta”. Girava per i villaggi senza rivelare a nessuno il luogo in cui abitava portando con sé il necessario a preparare pozioni, medicamenti, tisane, misture di erbe, pietre incantate per dare salute alle persone e alleviare i loro problemi e lo faceva senza chiedere nulla in cambio, poiché la foresta provvedeva già da sé a tutte le sue necessità, anche se in molti, grati per le sue attenzioni, spesso le facevano qualche dono.
Si pensava anche questa probabile strega fosse protetta e sostenuta nel suo lavoro dal Grande Lupo Azzurro, un potente spirito che tutelava la foresta e che nessuno aveva mai visto ma in cui tutti credevano e che i più saggi sostenevano di poter percepire passeggiando tra gli alberi in silenzio e in raccoglimento.

In uno dei villaggi sul bordo della foresta abitava una ragazzina di sedici anni di nome Lavinia che tutti chiamavano però Cappuccetto Rosso per via della mantellina con cappuccio di un vivo color rosso che indossava da sempre.
Lavinia, "Cappuccetto Rosso"
Silvana, la signora guaritrice della foresta, era la nonna di Cappuccetto Rosso e la nipote era una delle pochissime persone a sapere dove fosse la sua capanna. Molti, vedendo Cappuccetto Rosso recarsi spesso da sola nel cuore della foresta per raggiungere la nonna, pensavano proprio che sarebbe stata lei un giorno a prenderne il posto come nuova streghetta e che il suo vistoso mantello servisse a farsi ben notare dal Grande Lupo Azzurro mentre si inoltrava per i lunghi sentieri e farsi da lui proteggere.

Un giorno accadde che da una vicina città iniziarono ad arrivare nella foresta e nei villaggi strane persone, uomini e donne che lavoravano per la Nera Farmacia.
Costoro raccoglievano nella foresta pietre, ghiande, frutti, radici, erbe e preparavano medicine che poi offrivano agli abitanti dei villaggi nelle botteghe che avevano aperto in ciascuno di essi.
Inizialmente gli abitanti provarono incuriositi questi nuovi farmaci. Ma presto si resero conto che, nonostante fossero fatti con gli stessi elementi usati dalla guaritrice Silvana, non erano per nulla efficaci e che il più delle volte davano solo un po' di sollievo momentaneo dai sintomi senza aiutare a guarire veramente. Erano poi molto costosi e nessuno nei vari villaggi poteva permettersi di spendere troppi soldi quando la malattia era seria e richiedeva cure piuttosto lunghe.
Inoltre anche Cappuccetto Rosso andava per i villaggi raccomandando di non usare quei farmaci quasi inutili poiché la Nera Farmacia che li produceva non era interessata alla salute delle persone ma solo a guadagnare soldi lasciando la popolazione sempre un po' malaticcia così da costringerla a comprare medicine sempre nuove.
Dopo pochissime settimane nessuno usava più quei cattivi prodotti e tutti continuarono a usare i preparati energetici, le erbe e le pietre di Silvana.

Un Nero Farmacista!
Ma i padroni della Nera Farmacia non potevano accettare questo.
I loro affari andavano male mentre la gente dei villaggi continuava a stare bene e a guarire senza difficoltà da ogni malanno grazie alle cure molto efficaci offerte dalla guaritrice Silvana.
E per di più lei si permetteva di portare il suo aiuto e le sue medicine in giro senza farsi pagare!

I Neri Farmacisti decisero di risolvere questa situazione con le cattive maniere e mandarono nella regione un giovane ma abile cacciatore di nome Rudolph.
Rudolph sapeva usare benissimo l'arco e le frecce, il pugnale e una piccola ascia. Si muoveva agilmente nel bosco più fitto senza farsi notare dalle creature selvatiche e sapeva catturare o uccidere ogni animale. Aveva iniziato presto a fare questo lavoro perché era cresciuto senza la sua mamma e il papà, gravemente malato, non poteva lavorare per guadagnare abbastanza per tutti e due.
“Portaci quella specie di strega della foresta di nome Silvana viva e oltre al denaro ti offriremo tutte le cure per guarire il tuo papà. Per quanto riguarda la ragazzina Lavinia che tutti chiamano Cappuccetto Rosso, uccidila pure” dissero a Rudolph i Neri Farmacisti quando gli proposero il lavoro.
La crudeltà di queste persone era senza limite. Volevano la conoscenza della strega guaritrice Silvana per poter guarire se stessi e i propri familiari, ma non volevano che questa conoscenza fosse a disposizione della povera gente comune a cui invece avrebbero venduto in futuro i propri prodotti inutili.


Senza essere notato Rudolph iniziò a girare per i vari villaggi tenendo Lavinia sott'occhio.
Rudolph il cacciatore
Pensava che il modo migliore per trovare la guaritrice Silvana fosse quello di seguire Cappuccetto Rosso alla prima occasione in cui si fosse recata in visita dalla nonna.
Quel momento non tardò ad arrivare.
Un giorno, nascosto tra i cespugli vicino alla casa della ragazza, Rudolph vide Cappuccetto Rosso uscire accompagnata dalla mamma che le diceva: “La nonna è stanca e indebolita da tutta questa faccenda della Nera Farmacia. Quelle persone fanno di tutto per rovinare la salute della gente e distruggono l'ambiente della foresta e lei da sola inizia a far fatica a seguire tutto. Va da lei e portale questa cesta con cibo e alcune cose di cui ha bisogno. Mi raccomando non seguire i sentieri principali e sicuri che tutti conoscono. Sii furba e percorri il sentiero nascosto, quello che tutit evitano, anche se più difficile e un po' pericoloso, in modo che nessuno ti veda. Il Grande Lupo Azzurro ti proteggerà”.

E così Cappuccetto Rosso, agile e guardinga, si inoltrò velocemente nella foresta col suo solito cappuccio tirato sulla testa. Mentre camminava sempre più all'interno della foresta rivolgeva sottovoce delle preghiere allo spirito del Grande Lupo Azzurro affinché la proteggesse durante il cammino e non la facesse perdere. Cappuccetto infatti era esperta della foresta ma stava procedendo sul cammino più difficile, dove la vegetazione era più fitta e rendeva difficile procedere mentre il sentiero in terra era così poco visibile che a volte sembrava quasi scomparire.
Eppure nonostante questo, Lavinia dal Cappuccetto Rosso aveva la sensazione di essere seguita. Ogni tanto si fermava e restava alcuni istanti in silenzio per cogliere il minimo rumore sospetto e si guardava intorno per scoprire in quella rete impenetrabile di rami e foglie il minimo indizio della presenza di qualcun altro.
Niente, silenzio totale, niente di sospetto.
“Deve essere la mia immaginazione – pensò Cappuccetto Rosso – E' impossibile che qualcuno riesca a inseguirmi qui”. Riprese il cammino verso la casa della nonna Silvana.

Ma qualcuno la stava inseguendo davvero. Con molta cura e attenzione per non farsi sentire o vedere, senza fare il minimo rumore e nascondendosi alla perfezione tra i rami col suo mantello e il cappuccio scuri, Rudolph non aveva perso Cappuccetto Rosso di vista un attimo.
Dopo due ore di marcia nella foresta, il giovane cacciatore vide Cappuccetto abbandonare il sentiero e inoltrarsi in una strana formazione di grandi alberi che sembravano formare quasi una grotta di rami e tronchi dove la luce del sole non passava.
Eppure quel posto era illuminato da una luce viola-azzurro che sembrava uscire direttamente dagli alberi, dai fiori, dal tappeto di morbido muschio in terra.
Una bella sensazione di pace e calore era in quel luogo, come se lì non vi fosse da temere alcun male.
In mezzo alla volta di alberi, sorgeva una grande quercia che nella sua parte bassa si allargava molto sino a diventare una vera capanna. Era lì che Cappuccetto Rosso si stava avvicinando per bussare alla porta.
“Ci siamo – pensò Rudolph – ecco la casa della strega Silvana”.
Dopo che Cappuccetto Rosso ebbe bussato si sentì una voce di donna dall'interno della capanna: “Chi è?”.
“Nonna, sono Lavinia... Cappuccetto Rosso” rispose la ragazza.
“E chi viaggia con te?” disse di nuovo la voce dentro la capanna.
“Il Grande Lupo Azzurro” rispose ancora Cappuccetto.
A quelle parole si sentirono dei rumori metallici appena dietro la porta, come di un lucchetto che veniva aperto e una catena rimossa. La porta si aprì e nel suo vano apparve Silvana, la guaritrice della foresta.
Il suo aspetto era all'apparenza quello di una donna anziana, ma ancora robusta e con una magica luce di determinazione e carattere negli occhi. Il suo corpo però era effettivamente piegato e indebolito per la stanchezza e la preoccupazione che gli ultimi tempi gli avevano procurato per la presenza nella foresta dei Neri Farmacisti.
Silvana accolse in casa Cappuccetto Rosso abbracciandola teneramente: “Nipote mia – disse – Sono felice tu sia arrivata. Il Grande Lupo Azzurro veglia su di te. Entra e riposati ora”.
Lavinia entrò nella casetta mentre la nonna Silvana si accingeva a richiudere la catena col lucchetto che sbarrava la porta. Ma non sapeva che un grande pericolo stava calando inaspettato su di loro.
Appena Cappuccetto Rosso era entrata infatti, il cacciatore Rudolph, che aveva assistito a tutta la scena dal bordo della radura, si era gettato in avanti di corsa, silenzioso ma velocissimo, per entrare in casa prima che la catena venisse legata.
E così un istante prima che la nonna Silvana potesse chiudere il lucchetto, Rudolph si lanciò con un salto contro la porta aprendola di forza con un calcio e mandando a cadere la povera nonna sul pavimento.
Silvana e Cappuccetto Rosso si spaventarono moltissimo e non capirono cosa stava accadendo.
Poi Cappuccetto Rosso si ricordò del cacciatore che la Nera Farmacia aveva messo sulle tracce della nonna Silvana. In qualche modo doveva averla vista e seguita sui sentieri impraticabili e sconosciuti che portavano al cuore della foresta. Si sentiva così sciocca! Lei stessa, che credeva di essere stata attenta a ogni passo, l'aveva condotto dalla nonna, la guaritrice! E ora cosa sarebbe successo?
Rudolph osservò rapidamente le due donne. L'anziana Silvana stesa a terra ancora dolorante per la caduta e la giovane Lavinia, che tutti chiamavano Cappuccetto Rosso, che si era precipitata al suo fianco per aiutarla. Entrambe lo guardavano con gli occhi pieni di paura. Ma Cappuccetto Rosso trovò il coraggio dentro di sé e gli puntò contro un dito con determinazione: “Vattene e lasciaci in pace. Lascia stare la mia nonna. Lascia stare tutta questa foresta o ti metterai contro dei poteri che non puoi assolutamente affrontare”.
Il cacciatore Rudolph impugnò allora velocemente il suo arco incoccando una freccia e puntandola contro la ragazza: “Io devo prendere la tua nonna viva e condurla via con me – disse – Tu non sei importante per la Nera Farmacia. Potrei anche ucciderti e sono pronto a farlo, ma non mi interessa. Fatti da parte, lasciami portare via tua nonna e non ti succederà niente”.
Cappuccetto Rosso e la nonna restarono inchiodate al pavimento. Qualunque cosa avessero fatto, la freccia di Rudolph avrebbe colpito comunque una delle due.
Ma proprio in quel momento si sentì venire da fuori il potente ululato di un lupo, molto vicino.
Rudolph abbassò un poco il suo arco e si girò verso la porta per vedere se davvero un lupo non stesse per entrare nella casetta.
Ed ecco dalla porta entrò una fortissima luce azzurra, così potente e luminosa che era impossibile tenere gli occhi aperti, e sia Rudolph che Cappuccetto Rosso e la nonna furono costretti a girarsi e nascondere la faccia sotto le braccia per non rimanere abbagliati.
Dopo qualche istante la luce azzurra iniziò a indebolirsi permettendo ai tre di tornare ad aprire gli occhi ed ecco, proprio in mezzo alla porta, si stagliò la figura di un lupo, un bellissimo, grande lupo dal pelo azzurro come la luce che lo aveva preceduto e circondato da un'aura magica dello stesso colore.

Il Grande Lupo Azzurro!
Era lui... era il Grande Lupo Azzurro della leggenda di cui tutti parlavano.
Non potendo credere a quanto vedeva Rudolph impugnò nuovamente l'arco e puntò una freccia contro il Lupo. Ma a quel gesto il magnifico animale lo fissò e i suoi occhi profondi e saggi si illuminarono come due fiamme celesti, mentre Cappuccetto Rosso, aiutata la nonna Silvana a rialzarsi, lentamente sia avvicinò con lei al bellissimo animale incantato.
“Non farai questo errore, cacciatore” esclamò una voce potente. Era la voce del Grande Lupo Azzurro, anche se la sua bocca non si era mossa. Era una voce che veniva dal profondo, come se tutti gli alberi intorno, le pietre, i fiori e i fili d'erba stessero parlando.
“Io sono il Grande Lupo Azzurro. Sono l'anima di questa foresta e la foresta è il mio corpo. Io proteggo tra questi alberi la Vita e l'equilibrio che mi sono sacri attraverso le opere delle persone buone che mi sono fedeli. A loro vanno la mia forza e la mia protezione incondizionata”.
Cappuccetto Rosso e la nonna Silvana erano ora proprio accanto al Lupo. Più volte nella loro vita ne avevano avvertito la presenza tra le energie della foresta e i sospiri tra gli alberi. L'anziana guaritrice Silvana credeva anche di averlo visto di sfuggita qualche volta mentre scompariva dietro un albero o in qualche grotta. Ma ora la giovane Cappuccetto Rosso e la nonna si trovavano proprio fianco a fianco alla grande anima che era la vita stessa della foresta alla cui protezione loro avevano votato la propria vita. Le due, nonna e nipote, fissavano ora il cacciatore con sguardo fiero e sicuro.
Lentamente, Rudolph, abbassò il suo arco.
“Chi percorre i miei sentieri deve farlo per conservare ciò che genera la Vita – proseguì lo spirito del Lupo – Un albero può essere tagliato purché un altro sia piantato. Una pianta può essere raccolta nella misura in cui serve, ma le altre devono poter prosperare. Una pietra può essere usata il tempo necessario, ma deve infine essere restituita. Io e la foresta siamo una cosa unica e da millenni in questo modo aiutiamo chi vive in armonia con noi. Chi non rispetta questa legge distrugge la foresta e diventa mio nemico”
A quelle parole Rudolph lasciò cadere a terra il proprio arco con la freccia incoccata. Poi sfilò dai foderi anche il suo pugnale e l'ascia e gettò a terra anche quelle. Aveva capito di aver davanti un avversario che non poteva essere sconfitto. I suoi occhi, sino a poco prima così duri, diventarono lucidi per la commozione.
Il suo sguardo incontrò per un attimo quello di Lavinia... Cappuccetto Rosso, quella ragazza appena più piccola di lui che fino a pochi minuti prima, se necessario, era disposto a uccidere: “So che non sei cattivo, cacciatore – disse la ragazza – Stai facendo questo per i Neri Farmacisti perché il corso della tua vita ti ha portato a farlo. Ma non sei costretto. Tu oggi hai visto il potere che volevi combattere e questo è avvenuto per una ragione... forse con la tua abilità, il tuo coraggio, la tua forza non devi più combattere la foresta: devi servirla”.
Rudolph cadde a terra in ginocchio. Quelle parole di Cappuccetto Rosso avevano messo fine a una fase triste e brutta della sua vita.
Ora ne iniziava un'altra.

Molte cose cambiarono quel giorno nella casetta della guaritrice Silvana.
Rudolph, il cacciatore, e Lavinia, Cappuccetto Rosso, divennero amici. Iniziarono a vagare insieme percorrendo i sentieri dal cuore della foresta verso i villaggi.
I signori della Nera Farmacia, dopo aver perso il proprio miglior cacciatore, rinunciarono a mettere le mani sui segreti di quel luogo... almeno per ora.
Cappuccetto Rosso iniziò con più tranquillità ad imparare dalla nonna le arti della guarigione, del controllo delle pietre, del trattamento delle erbe, delle acque e dei fiori. Non c'era dubbio ormai, Silvana, la sua anziana nonna, era davvero una strega, di quelle che si vedono solo nelle fiabe.
Rudolph invece imparò a mettere le sue arti al servizio della foresta. Era felice e in pace ora perché aveva portato il suo papà a vivere nel villaggio proprio vicino alla casa di Cappuccetto Rosso e la guaritrice Silvana lo aveva curato.
Passarono i mesi e Rudolph imparò a mettere le sue capacità al servizio della foresta mentre Cappuccetto Rosso diventava una strega sempre più abile.
Quando la nonna Silvana alla fine iniziò a sentire il peso degli anni al punto da non riuscire più a praticare la propria arte, Cappuccetto e Rudolph si trasferirono nella sua casetta nel cuore della foresta per prendersene cura... e lì si innamorarono e promisero che insieme avrebbero difeso quei luoghi e lo spirito del Grande Lupo Azzurro.

Un giorno, infine, Silvana, la guaritrice, la nonna, la strega della foresta, lasciò questa vita. Poco prima di spegnersi diede la sua benedizione alla coppia di giovani ragazzi che aveva davanti perché proteggessero sempre la foresta e gli abitanti dei villaggi che da essa traevano forza e salute.
Nel momento in cui il suo corpo si spense una potente luce azzurra illuminò la radura in cui sorgeva la casa nell'albero e un ululato annunciò l'arrivo del Grande Lupo Azzurro, proprio come quel giorno in cui Rudolph aveva cercato di catturare la nonna.
Quando la luce si attenuò e il Lupo comparve fuori dalla casa, Rudolph presa tra le braccia il corpo di Silvana e uscì fuori con Cappuccetto Rosso al suo fianco. Si inchinò di fronte al Lupo ponendo delicatamente il corpo dell'anziana strega davanti all'animale ed ecco che una luce dorata uscì dal corpo della donna e volò a unirsi a luce azzurra che circondava il Lupo.
Cappuccetto Rosso, che aveva le lacrime agli occhi per la tristezza, ora sorrise perché sapeva che l'anima della nonna sarebbe stata per sempre intorno a lei, tutt'uno col Grande Lupo Azzurro.
Lei e Rudolph seppellirono il corpo della nonna poco lontano dalla casa e presto proprio lì sopra iniziò a crescere velocemente una pianta magica che donava bacche guaritrici molto potenti mentre la rugiada che si raccoglieva al mattino sulle sue foglie curava ogni ferita e dava vigore a chi ne sorseggiava anche poche gocce.

Passarono altri mesi. A Cappuccetto Rosso iniziò a crescere un bellissimo pancione e in sogno la sua nonna gli rivelò che presto sarebbero nati due gemelli, un maschietto e una femminuccia.
Lei e Rudolph erano felicissimi di questa notizia. Instancabili, continuavano a percorre la foresta per prendersene cura e trovare i rimedi per gli abitanti dei villaggi.
Ma alla sera, stanchi eppure contenti ed energici, si sedevano fuori dalla loro casetta nell'albero e guardavano a lungo la pianta magica che cresceva sopra il punto in cui era stata seppellita la nonna Silvana.
Rudolph intagliava con bravura un nuovo arco e modellava un piccolo pugnale e un'ascia col legno, la pietra e il metallo che la foresta gli donava.
Cappuccetto Rosso invece tesseva una nuova mantellina come la sua.
Un giorno i loro bimbi avrebbero percorso instancabilmente quei due tipi di sentieri... quelli della foresta e quelli del cuore dei loro genitori.
Lui sarebbe stato un cacciatore buono come il papà e avrebbe protetto la foresta. Lei l'avrebbe percorsa in lungo e in largo come la mamma alla ricerca di rimedi e cure con la sua mantellina rosso vivo per farsi riconoscere la Grande Lupo Azzurro.

FINE







giovedì 26 aprile 2018

L'Alfie-Re della Speranza


di Simone Boscali 


"Un giorno un bambino di questi si sveglierà e l'uomo più forte del mondo diventerà - portando in alto l'Amore".
(Giuseppe Povia - "Chi comanda il mondo")

La verità sul piccolo Alfie l'abbiamo sempre avuta sotto gli occhi e qualcuno a tratti l'aveva intuita.
Alfie deve morire per lor signori, perché ciò che rappresenta va oltre la sua delicata figura....
Una classe scientifica che si crede infallibile, la stessa che vuole dirci come immunizzare i nostri figli o di che sesso sono indipendentemente da ciò che dice il loro corpicino, ha sbagliato totalmente con lui, la diagnosi e il successivo non-trattamento, l'averlo condannato a morte.
E l'errore di questa classe autereferenziale rappresenta l'intero sistema culturale che sta a monte, dimostrato dalla complicità della giurisprudenza.
Alfie è un testimone scomodo. Non può vivere perché dimostrerebbe quanto gli infallibili siano fallaci.
Come in un complotto di stato, come ai tempi dell'omicidio di Kennedy, Alfie deve morire perché il suo respiro, il battito del suo cuoricino, potrebbe dire troppo contro troppe persone.

Alfie sta morendo, dice un giudice, come se stesse annunciando il risultato di una partita.
Ma Alfie si sta anche svegliando e sta diventando l'uomo più forte del mondo portando in alto l'Amore.

Un intero sistema di criminali, pedofili, massoni, con tutti i mezzi globali di cui dispone è in ginocchio davanti alla potenza di un bimbo impossibilitato a letto, affamato, assetato, tenuto sin qui in vita solo dall'amore di due genitori che valgono la Volta Celeste.

Ti siamo tutti veramente grati Alfie, hai messo paura ai nostri carcerieri più di quanto noi non si sia mai fatto.
Sei l'Alfie-Re della Speranza.


 

domenica 22 aprile 2018

Perché hai due papà?


di Simone Boscali



"Perché hai due papà?" è il titolo che riecheggia in rete in questi giorni.
Ma se fossi un educatore direi che non si può rispondere. Perché la domanda è sbagliata.
La domanda vera sarebbe "Perché ti fanno credere di avere due papà?"

Avere due papà è impossibile....
Puoi avere un papà che dopo un'esperienza con una donna che non lo ha realizzato ora vive - legittimamente - con un altro uomo. Ed entrambi magari vogliono così bene al figlio da capire che devono fare un passo indietro e non farlo vivere con loro per non dargli modelli che potrebbero indebolirlo.
Oppure puoi anche avere un papà che è andato oltre ed ora - legittimamente - è una donna. Magari non lo chiamerei più papà, ma può sempre essere un'ottima persona, una presenza viva, sempre a patto che sappia fare un passo indietro.

Ma alla fine il papà è sempre uno a meno che qualcuno non mi mostri il caso di due cromosomi XY che senza fantascientifici supporti medici possano concepire. Devono mostrarmi uno yin yang con due yin o due yang.
E poi c'è una mamma e la differenza sta nel capire se è una mamma che può essere presente oppure se è una di quelle mamme trattate come una lavoratrice sfruttata di una cooperativa, oggi ti massacro, domani stai a casa.
E qui riproponiamo la domanda vera, "perché ti fanno credere di avere due papà?"
Perché devono ingannarti, semplicemente.
Devono convincerti che la vita non nasce da un incontro su quel dolce terreno che corre tra due persone e che è l'Amore.

Devono farti credere che la vita nasce come un prodotto qualsiasi.
Le "materie prime" sono estratte laddove sono più convenienti, come fossero prese da una miniera o un pozzo di petrolio. Poi viaggiano da una parte all'altra perché il mondo è globale. Poi vengono raffinate e assemblate.
E rigorosamente controllate, si sa mai che il prodotto abbia qualche difetto e il cliente rivoglia i suoi soldi lasciando il "pacco" a chi ha lavorato male.
Sì, perché quelli che ti fanno credere essere due papà sono clienti. Ti hanno comprato e hanno firmato un contratto con relative clausole.
Quando si fa l'Amore si mettono le clausole? Non credo. Qui sì.
E se sono clienti è perché possono permetterselo. Solo chi ha soldi poteva comprarti perché dovevano convincerti che la vita non nasce dall'Amore ma dal denaro e chi non ne ha non è vivo.
Che dovevi viaggiare per corriere espresso abbattendo confini e barriere doganali. Che dovevi essere assemblato e non "creato".

Dovevano convicerti che il mondo schifoso del mercato e delle merci è l'unico possibile inculcandoti l'idea che sei una merce e che quindi tutto da lì in poi è mercificabile.
Per questo ti fanno credere di avere due papà.

Ma ne hai solo uno e se ti ama condividerà quello che ho scritto.

sabato 7 aprile 2018

Gli umani, ossia bestie da mungitura energetica


Gli umani, ossia bestie da mungitura energetica - di Simone Boscali

Abbiamo tutti a mente il primo film della saga di The Matrix.
La pellicola, integrata dai due seguiti, racchiude tantissimi messaggi nascosti che sono costati immensi sacrifici ai suoi autori.
Uno di questi è il ruolo dell'uomo nei confronti dei suoi reali dominatori.
In The Matrix la realtà virtuale in cui gli umani credono di vivere è solo un'illusione creata per distogliere le loro menti e impedire la presa di consapevolezza di sé mentre i loro corpi sono "munti" dalle macchine per ricavarne energia con cui alimentarsi.
Ora, è sufficiente applicare a questa lettura il classico ribaltamento dei significanti e significati per capire la condizione dell'uomo oggi, la Matrix in cui realmente viviamo, poiché effettivamente animali da mungitura siamo.
L'uomo è un essere spirituale la cui vera natura è ultraterrena.
L'uomo non ha un'anima.
L'uomo è un'anima.
La natura fisica che temporaneamente incarniamo dovrebbe essere solo una delle infinite possibilità che possiamo esperire, ma sin dall'alba dei tempi siamo stati indotti (ogni riferimento è puramente intenzionale) a identificarci proprio in questa natura fisica ritenendo che fosse la nostra identià primaria1.
Questo è avvenuto per un motivo.
Per controllarci in senso generale, questo è ovvio, perché puoi ingabbiare più facilmente un corpo che un'anima.
Ma soprattutto per mungerci come mucche.
Peggio, per essere vampirizzati.
Intrappolati in un corpo che percepiamo come nostra prima identità, noi umani possiamo emettere energia, vibrazioni, e tali forze possono essere catturate da "altri" che possono nutrirsene e rafforzarsi.
Senza timore di essere retorico, io chiamo generalmente questi altri, le "Entità Nere".
Questa emissione è spessissimo involontaria e viene stimolata dall'immagine del mondo esterno che ci viene proposta. Siamo continuamente sottoposti a stress di vita e lavorativo, cattive notizie di cronaca, paura del futuro, paura del terrorismo, guerre, insicurezze di ogni tipo, frammentazione in gruppi e sottogruppi sociali perennemente in lotta gli uni contro gli altri, etc2.
Questa percezione in cui siamo calati ci porta a vibrare sulle frequenze di cui le Entità Nere hanno bisogno per nutrirsi e diventare più forti: paura, dolore, disperazione. Tutti sentimenti che, se ci pensate, fluiscono in abbondanza da noi ogni giorno e non siamo in grado di trattenerle, quindi veniamo munti, vampirizzati.
L'operazione è del tutto artificiosa poiché, a dispetto di un oggettivo peggioramento nelle condizioni del mondo, buone notizie, in grado di farci vibrare su frequenze di positività rigeneranti ve ne sarebbero anche, ma non le si trova nei media e nelle culture principali e vanno ricercate in fonti alternative.
Fonti che spesso vengono non a caso denigrate e qualche volta sbugiardate allo scopo di aggiungere, alla paura e al dolore, la disillusione.
Tutto questo chiaramente ci ancora alle sofferenza della vita terrena, ci porta a identificarci dolorosamente con essa e rende più difficile il Risveglio, la Pillola Rossa di Matrix e la presa di Coscienza che non siamo veramente quel che crediamo.
E mentre restiamo intrappolati nell'illusione continuiamo a produrre energia utile alle Entità Nere che per aumentare il proprio raccolto hanno creato e messo a punto tutto il terribile sistema in cui viviamo.
Ma perché l'energia di cui hanno bisogno deve essere negativa? Sicuramente vi sarebbe per loro un pericolo se l'umanità vibrasse su frequenze di positività. La positività migliora, espande, facilità il Risveglio e questo non se lo possono permettere.
Inoltre, scusandomi per l'immagine, l'energia negativa è forse una sorta di "letame", qualcosa che è in grando di nutrire, di concimare, per ricavarne un prodotto decisamente più attraente.
E' bene ricordare che questa è una visione delle cose radicata nella storia. Varie culture, tra cui quella degli Annunaki di memoria mesopotamica, parlano di esseri non terrestri venuti sulla Terra a prendervi "oro".
Ora, sarebbe abbastanza singolare se una razza aliena nel senso hollywoodiano, e quindi tecnologicamente avanzata, fosse venuta sul nostro pianeta migliaia di anni fa ad estrarre oro inteso come metallo ma, a dispetto della propria tecnologia, senza aver apparentemente sfruttato le miniere quanto ci saremmo aspettati.
Più sensato sarebbe invece pensare a questo oro come una metafora per indicare qualcosa di prezioso, ossia proprio l'energia che i corpi umani emettono e che va a nutrire esseri non terrestri sì, ma la cui natura è più probabilmente animica.
Anime che intrappolano anime in un corpo e che rendono quel corpo una batteria illimitata, proprio come in The Matrix.
Possiamo difenderci solo con la consapevolezza. Il che è come dire, con la Coscienza risvegliata.
Sapenso che questa dinamica è in corso possiamo lavorare su di noi.
Modificare le nostre abitudini, cambiare le persone e le fonti di informazioni e cultura cui ci esponiamo affinché non si venga stimolati a vibrare negativamente e disperdere energia.
E poi imparare in un secondo momento a controllare volontariamente la nostra vibrazione. A trattenere l'energia. A produrne di positiva.
Questa ovviamente non sarebbe la fine della nostra condizione. Al limite l'inizio della fine.
Cosa accadrebbe se le mucche smettessero di dare il latte all'allevatore privandolo del suo sostentamento?
Il padrone si incazzerebbe...

1E' sufficiente pensare al racconto biblico di Adamo ed Eva. La loro decadenza inizia proprio con un'identificazione repentina coi propri corpi fisici e la percezione della nudità della quale, dopo il Peccato Originale, inizieranno a vergognarsi.

2Non mancano anche in questo caso i riferimenti sempre parlando di Adamo ed Eva e la loro cacciata dal Paradiso. Precipitati in una vita esclusivamente terrena Adamo dovrà guardagnarsi il pane con fatiche e il sudore della fronte, mentre Eva partorirà con dolore. Entrambi sono quindi condannati a vibrare su frequenze negative.

lunedì 2 aprile 2018

I Cavalieri del Graal - Fiaba per bambini

 
Di seguito una rivisitazione della storia dei Cavalieri del Santo Graal - di Simone Boscali
Rivisitazione che vuole giocare sulle simbologie e sulla decolonizzazione della mente dei nostri bimbi, così precocemente parassitata dal sistema in cui viviamo.
Buon racconto, genitori.

Piccoli amici.
Tanto, tanto tempo fa, all'epoca dei castelli, dei cantori e delle streghe, i giovani in cerca di avventure e che volevano portare il bene nel mondo, diventavano cavalieri.



Erano quasi sempre ragazzi, ma c'erano anche tante ragazze coraggiose e audaci che seguivano questa via. 

Per diventarlo, dopo un lungo e difficile addestramento, bisognava superare una prova di coraggio, amore e intelligenza e solo allora si veniva nominati cavalieri.
Ma prima occorreva recitare un giuramento importantissimo...



In una giornata splendente l'aspirante cavaliere alzava le mani al cielo, vicine ma aperte, come per raccogliervi dentro la luce del Sole e pronunciava le parole:

Dedicherò la mia Anima alla Luce
Non combatterò per distruggere quel che odio
ma per difendere quel che amo
Giuro di proteggere sempre e ovunque i deboli, gli oppressi e i bambini
Lotterò per portare la Libertà, la Giustizia e la Verità
 


Questo gesto in cui le mani del cavaliere rivolte al Sole assumevano come per magia l'aspetto di un calice d'oro in cui erano infuse parole incantate, aveva un nome leggendario, un nome che sicuramente i vostri genitori conoscono e che forse anche voi avete già sentito.
Era il Graal.
Il Santo Graal.

Da quel momento il cavaliere aveva il compito di girare il mondo, senza mai stabilirsi in una propria casa, per rispettare il giuramento.
Poiché in molti sentivano parlare del Santo Graal ma nessuno lo vedeva mai, noi sciocchi adulti abbiamo pensato che i cavalieri girovagassero a cercare una coppa d'oro.
In realtà i cavalieri non cercavano proprio nulla. Il Graal era dentro di loro, nella loro anima, e loro esploravano il mondo non per cercarlo, ma per portarlo ovunque, affinché tutti potessero bere alla coppa della Libertà, della Giustizia e della Verità.

Per secoli i cavalieri hanno percorso le nostre terre senza mai stancarsi combattendo le ingiustizie e le prepotenze dei malvagi per difendere le persone semplici, i poveri, i più piccoli e tutti gli indifesi e anche nell'ora più buia l'umanità aveva sempre una Luce di speranza a cui aggrapparsi.
La Luce del Santo Graal.

Poi le cose cambiarono.
Arrivò un tempo in cui noi adulti decidemmo che non c'era più bisogno dei cavalieri.
Ognuno iniziò ad avere la sua idea di libertà così che tutti si sentivano liberi di fare ciò che volevano e non c'era più una libertà da difendere.
Ognuno iniziò ad avere una sua idea di giustizia e non c'era più niente di giusto da proteggere.
Tutti iniziarono a credere solo alla menzogna e alla bugia e non c'era più la verità.

Il tempo dei cavalieri finì...

Il loro cuore era pieno di tristezza e divenne duro... duro come la roccia.
E in questa roccia posarono le proprie spade così che fosse impossibile per un'anima cattiva estrarle per fare del male.
La Luce nell'anima dei cavalieri si spense e il Santo Graal, questa volta, scomparve davvero.



Ma i tempi stanno cambiando di nuovo, e voi, bambini, ora siete qui.
Quando il buio si fa più fitto è più facile vedere anche le piccole scintille che si accendono.
I cavalieri non erano eroi con poteri magici o creature fantastiche. Erano solo persone normali che avevano la forza di credere nel bene e di portarlo dentro di sé, proprio come può farlo un'anima ancora libera come la vostra.

Non dovete credere agli adulti quando dicono che le cose non si possono cambiare. Non dovete nemmeno prenderli come esempio quando si comportano e pensano nel modo che fanno tutti.

Per ritrovare il Santo Graal non dovete partire per lunghissimi viaggi in terre sconosciute. Dovete solo cercare la Luce dentro di voi e lo troverete.
Per estrarre la Spada nella Roccia dove l'hanno deposta gli antichi cavalieri non dovete essere dei predestinati. Serve solo che ci crediate.

Perché le grandi imprese appartengono alle piccole anime pure...