giovedì 5 giugno 2014

Profeti se vi pare... Comunicato di Caposaldo Associazioni Unite



Comunicato stampa

Profeti in Patria: ultimo incontro con Massimo Fini, Diego Fusaro e Massimo Simonetta

«Profeti se vi pare...»

Sabato 7 giugno, con Massimo Fini nella veste ospite principale, Diego Fusaro e Massimo Simonetta come prestigiosi coprotagonisti, si chiude il ciclo di incontri Profeti in Patria, organizzato da Caposaldo Associazioni Unite.
In omaggio all'opera teatrale di Fini - Cyrano, se vi pare... - e a racchiudere il senso della trilogia di incontri, il tema sarà Profeti se vi pare...
L'incontro si terrà allo Spazio Polaresco (via del Polaresco, 15, Bergamo) a partire dalle 14,30 con ingresso gratuito.

Nei precedenti appuntamenti si era parlato della contestazione al sistema da parte di artisti come Pier Paolo Pasolini, nel campo delle arti figurative, e Giorgio Gaber, come cantautore.
Stavolta sarà il turno di Massimo Fini nei panni di autore teatrale perché nel suo Cyrano, se vi pare..., ha condensato il suo pensiero sociale e politico sul mondo moderno evidenziando prima di ogni cosa la cecità e la mancanza di coscienza dell'uomo attuale al quale si contrappone appunto Cyrano, osservatore lucido e duro, costantemente teso al recupero di una libertà che è solo apparente in questa democrazia venduta al mercato, alle priorità dell'economia, alla produzione, al consumo.
Con lui il filosofo Diego Fusaro che si focalizzerà sull'arte contemporanea quale sovrastruttura del sistema capitalista, e il musicista Massimo Simonetta che parlerà del generale abbruttimento di tutte le forme artistiche attuali in relazione all'abbassamento del livello di coscienza.

Classe, 1943, giornalista, scrittore, pensatore, in qualche modo anche filosofo, Massimo Fini è universalmente noto come oppositore della modernità alla quale contrappone un modello di sviluppo comunitario e davvero umano. Egualmente contrario al capitalismo e al marxismo, così come all'illusorio sistema rappresentativo, sostiene un modello di produzione fondato sulla decrescita e l'autoconsumo con piccole patrie governate dalla democrazia diretta. Ha scritto tra gli altri La Ragione aveva torto? (1985), Il denaro, sterco del demonio (1998), Il vizio oscuro dell'Occidente. Manifesto dell'antimodernità (2003), ma soprattutto, inerente l'incontro in programma, la sceneggiatura di Cyrano, se vi pare... (2005), con regia di Eduardo Fiorillo.

Diego Fusaro, 1983, è ricercatore e docente di filosofia presso l'università San Raffaele di Milano. Allievo del grande filosofo marxista e comunitarista Costanzo Preve, Fusaro si è distinto per una fertilissima produzione saggistica molto conosciuta della quale ricordiamo Bentornato Marx! Rinascita di un pensiero rivoluzionario, 2009, e Minima Mercatalia. Filosofia e capitalismo, 2012. Il suo successo l'ha poi portato a numerose apparizioni televisive. Ha rilanciato il pensiero anticapitalista castrando la falsa e superata dicotomia destra-sinistra, per un'Europa di patrie sovrane e solidali.

Massimo Simonetta, nato a Genova nel 1970, è musicista e studioso di psiche. Ha composto una novantina di opera musicali di vario genere, dalla sinfonica al jazz, realizzato documentari e partecipato alle musiche di film. Virtuoso dello strumento, ha scoperto la modulazione a 432 hertz, sorta di “codice” musicale col quale la persona può mutare se stessa. Si definisce un “artista con la formazione da scienziato” avendo tra l'altro alle spalle studi sia umanistici che scientifici. Ogni sua nota applicata è un vero linguaggio emozionale per il cervello.


Caposaldo Associazioni Unite non costituisce una fusione o federazione di movimenti. Si tratta invece di un coordinamento di otto associazioni prevalentemente bergamasche ma anche bresciane e milanesi, i cui interessi spaziano dall'economia alla politica, dalla spiritualità all'ecologia. Ciò che unisce queste associazioni portandole a sempre più numerose iniziative unitarie è lo scopo che hanno tutte in comune indipendentemente dalle proprie specificità: l'opposizione al Nuovo Ordine Mondiale. La sede ufficiale di Caposaldo è a Grassobbio, in via Michelangelo da Caravaggio 7.
Per il resto le singole associazioni mantengono identità e autonomia nelle proprie attività.

Per informazioni:

martedì 27 maggio 2014

Un voto alla stupidità degli italiani



Ho sempre negato che rispetto agli altri popoli occidentali gli italiani fossero più stupidi o capaci di essere gli unici a combinare certi pasticci, ritenendo invece che i cittadini tedeschi o francesi fossero altrettanto scemi, ma in altro modo.
Dopo le elezioni europee del 25 maggio, onestamente, qualche dubbio inizio ad averlo anch'io.
Diciamo che se non tutti gli italiani, almeno il 40% di quelli che si sono recati a votare sembra aver davvero parecchi neuroni fuori posto in più rispetto agli altri europei. Eh sì, perché mentre in Europa sono sensibilmente cresciuti i partiti euroscettici (con quali potenzialità costruttive è altra questione) l'Italia è stata praticamente l'unico paese che non solo ha dato piena fiducia a un partito di governo, oltre che massimo rappresentante dei poteri forti internazionali, ma addirittura a votarlo con percentuali bulgare.

E' già la seconda volta, dopo le elezioni politiche del 2008, che il popolo italiano reagisce in modo esattamente contrario a come ragione comanda in una fase storica difficile. Sull'onda delle difficoltà è normale e probabilmente anche giusto tentare la carta del voto a formazioni che propongono qualcosa di nuovo, di forte, rispetto a un agone politico ormai prevedibile e squalificato. Così hanno fatto la Gran Bretagna e la Francia, con tutti i limiti dei vincitori designati in particolare nel caso inglese, così ha fatto parzialmente la Grecia. Persino l'anestetizzata Germania è riuscita a sfogare un po' di sana rabbia popolare mandando all'Europarlamento un deputato neonazista ed uno del partito dei Pirati.
L'Italia non ha fatto niente del genere ed ha invece votato in massa chi della sua sofferenza è, seppure non in esclusiva, in larga parte responsabile. A questo si aggiungano le percentuali tutto sommato importanti conseguiti da altri partiti spazzatura come Forza Italia e NCD, ed ecco che la sconfitta di forze che potevano avere qualcosa da dire almeno in termini di novità, se non di qualità, come M5S o la stessa Italia dei Valori, diventa ancora più incomprensibile.
Come accennato nel 2008 si era già verificato qualcosa di simile. In quella circostanza la massima parte dei voti se la spartirono le due coalizioni di centro-destra e centro-sinistra, assolutamente sovrapponibili come progetti, con qualche briciola per lo schieramento di centro. Le due ali estreme, la Destra Tricolore e la Sinistra Arcobaleno, che sino alla vigilia del voto erano sembrate capaci di raccogliere un ampio consenso dei delusi, non superarono nemmeno la quota di sbarramento.

Sembra quindi che gli italiani, in fondo, siano davvero un po' più stupidotti degli altri. Che fossimo pronti a rifugiarci sotto l'ala di chi promette più comodità e bengodi per tutti già lo diceva la nostra storia. Ma che fossimo pronti anche a metterci dalla parte di chi ci ha preso a sonore mazzate solo perché si teme l'ipotetica sculacciata altrui ancora ci mancava.
Del resto guardando ai fatti oggettivi non si riesce a capire cosa avrebbe dovuto fare di peggio il PD per non essere votato e per vedere anzi i propri vertici piazzati davanti a un plotone d'esecuzione.
In tre anni questo partito ha sostenuto due colpi di stato, fatti peraltro con l'aggravante della destrezza, che hanno portato al potere prima il Gold-man trilaterato Mario Monti e poi la versione giovanile del Nano di Arcore, Matteo Renzi. Alla luce di questo il Partito “Democratico” dovrebbe cambiare nome in Partito Golpista, decisamente più appropriato. Se Letta aveva premuto per privatizzare quelle poche risorse di Stato che ancora rendevano qualche miliardino di euro, Renzi ha accelerato al massimo in questo senso. Questo governo ha concesso il famoso aumento di 80 € in busta grazie a minori tasse, ma questo taglio sarà in larga parte compensato da una riduzione degli assegni familiari e il fatto di insistere solo sulla prima delle due misure ha dato parecchi crediti alla campagna elettorale dei Golpisti. Renzi ha anche favorito, si vedrà in che misura, l'estensione del contratto a tempo indeterminato, non prima di aver svuotato quest'ultimo di parecchi contenuti. Ha confermato la sudditanza atlantica del nostro paese in particolare sulla questione degli F-35 e dell'Ucraina. E infine, non per colpa specifica di Renzi bisogna dire, ma per una generale responsabilità del PD, l'Italia è stata esclusa dalla Russia quale terminale del gasdotto South Stream. Renzi ha telefonato a Putin per chiedere spiegazioni, probabilmente per sentirsi sbattere il telefono dopo aver incassato la giusta lamentela di Mosca, stanca di governi che da almeno tre anni facevano di tutto per saltarle sui genitali, e così addio possibilità energetiche a buon mercato per il nostro paese.

Insomma, nell'ora più nera, l'Italia è riuscita a votare chi da programma vuole portare l'oscurità e la cosa sembra essere stata bene proprio a tanti.

venerdì 23 maggio 2014

I vaccini dei Taliban



Il giornalismo è un ambiente nel quale le regole deontologiche possono essere violate con la stessa facilità con la quale Jack lo Squartatore ammazzava una povera donna. Ma nonostante questa ipocrisia c'è qualcosa che mi era stato ben insegnato nella mia breve esperienza passata nel settore, ossia, mai scrivere qualcosa che non aggiunga contenuti inerenti la notizia che si vuole comunicare, men che meno se questa aggiunta è un'opinione personale.
In sostanza, se la notizia riguarda l'incendio di un appartamento del centro, non ha alcuna rilevanza che il padrone dell'abitazione avesse fatto colazione con il caffè piuttosto che con un succo di frutta, per cui questo dettaglio non andrà scritto.
E' per questo che divento molto sospettoso nel momento in cui vedo che questa regola viene trasgredita come nulla fosse da testate di una certa importanza (ovviamente a livello intrasistemico) come il Corriere della Sera.

Nel caso in questione (Spionaggio della Cia con i vaccini Gli Usa: «Non lo faremo più») mi avrebbe dovuto sorprendere, in realtà la cosa non mi stupisce affatto, un riferimento al comportamento dei Taliban, definiti demenziali per il loro rifiuto delle vaccinazioni propinate dalle agenzie occidentali dopo l'occupazione del loro paese, l'Afghanistan. Un comportamento emerso in particolare in un'operazione della CIA tesa ad avvicinare i capi di al-Qaeda attraverso campagne di vaccinazioni farlocche (come lo sono tutte, del resto, anche quelle che non hanno finalità di spionaggio):

I talebani hanno scatenato una guerra contro le vaccinazioni considerate il paravento della Cia. In realtà i militanti le osteggiavano già da prima, sostenendo che si trattava di una manovra per sterilizzare i piccoli musulmani. Visioni da dementi (il sottolineato è mio) che però si sono sommate ai sospetti dopo l’assalto di Abbottabad e al piano Usa

L'eventuale demenza dei Taliban in merito alle questioni mediche non è affare inerente la notizia e in ogni caso l'insulto all'intelligenza di qualcuno, fosse anche di fanatici che davvero non si sono mai contraddistinti per acume cerebrale, non spetta a un giornalista del Bugiardone nazionale.
Ma come si diceva all'inizio, la deontologia del giornalismo è di fatto lettera morta sacrificata alle strategie di comunicazione più generali. Strategie che, soprattutto in questi anni in cui manipoli di genitori coraggiosi stanno lottando per liberare i propri figli dalla guerra batteriologica occultata dei vaccini, sono utili a criminalizzare proprio costoro costruendo uno strisciante paragone coi Taliban.
Operazione del resto già avviata dalla rivista medica ufficiale Uppa (Talebani di casa nostra). Per chi avesse dei dubbi sul fatto che si tratti di una propaganda orchestrata, basta evidenziare che sempre il Corriere ha pubblicato nelle stesse ore dell'articolo sopra citato un altro pezzo in cui non manca di dare ampio spazio alla posizione ufficiale della medicina, tesa a negare l'identità del vaccino quale arma batteriologica (Vaccini e autismo, il pm di Trani nominerà un pool di esperti).

Leggendo articoli come quello del Corriere il lettore assimila l'idea che rifiutare un vaccino sia cosa da “dementi Talebani” e questa immagine influenzerà negativamente il suo giudizio verso i genitori e le associazioni che portano avanti una battaglia di libertà e salute.

Ma l'Occidente oltre che poca intelligenza ha anche poco spirito di osservazione. Non si rendono conto i professori della disinformazione che il loro paragone coi Taliban, che vorrebbe essere denigratorio, potrebbe invece rivelarsi ben augurante e di questo io li ringrazio.
Questi barbuti ignoranti, feroci, analfabeti, fanatici, intolleranti, sono anche coloro che con poche migliaia di combattenti pronti a tutti hanno tenuto sotto scacco e stanno infine sconfiggendo l'esercito occupante più forte del mondo con una lotta che dura ininterrottamente da oltre una dozzina d'anni.
Stiano attenti quindi i sostenitori dei vaccini, perché i trabocchetti linguistici del Bugiardone potrebbero portar loro sfortuna e tra una decina d'anni si ritroveranno sconfitti e senza più ragion d'essere...

lunedì 19 maggio 2014

"Stop omofobia", prevenzione di problema o sua creazione?



Occorre fare un bella distinzione tra una malattia grave e una malattia diffusa. Per quanto una patologia possa essere debilitante, o anche mortale, non significa necessariamente che essa o il patogeno che la diffonda si nascondano dietro ogni angolo pronti a infettare il primo ospite di passaggio. Certamente andrà combattuta con ogni mezzo non appena si presentasse ma predisporre una campagna di prevenzione militarizzata non solo non risolverà il problema, ma anzi lo aggraverà favorendo la diffusione di un male che con la sua gravità era però raro, come dimostrano i precedenti storici. Questo accade sia per ragioni energetico/spirituali, ossia attirando a sé l'oggetto della propria attenzione (la malattia), sia per ragioni pratiche (un'eccessiva manipolazione del virus per sperimentazioni e vaccini).
La diffusione della poliomielite in quella fascia di Africa subsahariana detta polio-belt è stata causata proprio da campagne di prevenzione della malattia in una zona in cui essa era rara, a dispetto delle sue gravi conseguenze. Ma la vaccinazione con conseguente diffusione dei virus “inattivati” a causa delle cattive condizioni igieniche hanno infine scatenato quell'epidemia che si sarebbe voluta evitare e per la quale sarebbe bastato spendere molti meno soldi per fognature e acqua corrente.

E' qui che si aggancia il recente epilogo totalitarista dell'Eurovision, il festival musicale internazionale al quale avrebbe vinto la transessuale austriaca Conchita Wurst.
Questo risultato pone almeno due importanti questioni, il pericolo di una reale esplosione dell'omofobia e l'atteggiamento servile di una parte del mondo LGBT che alimenta un “divide et impera” utile al sistema dominante e totalitario.
L'omofobia è un fatto grave, sgombriamo il campo da dubbi, poi la buona fede di chi lo scrive è al giudizio della buona fede di chi legge. Vi sono in Italia e in Europa persone omofobiche ma questo non può significare, alla luce di quanto avvenuto sino ad oggi, che Italia ed Europa siano realtà omofobiche tout court. Come la poliomielite dell'esempio essa è sì grave e da tenere d'occhio, punendo con severità i casi che si presentano sia a livello di discriminazione che di violenza fisica, ma l'insistenza nel dipingere ad esempio il nostro paese come una riserva di caccia contro la comunità LGBT è fastidiosa per tutti coloro, ossia la stragrande maggioranza, che non si riconoscono in questa discriminazione ed anzi la respingono. Essa [l'insistenza] ha il sapore del populismo che vuole mascherare problemi anche più gravi e generali in nome di un politicamente corretto che metterà davvero eterosessuali contro omosessuali e “omosessualisti”. Chi non ha nulla, ma veramente nulla contro gay, lesbiche e transessuali (la maggioranza, ripetiamolo), può a ragione sentire la propria coscienza forzata nel vedersi propinare continuamente un allarmismo sull'omofobia e un quadro omofobico nazionale in cui non può onestamente riconoscersi. A questo fanno da contraltare le proposte (per non dire le imposizioni) di modelli forzatamente omosessualisti nei palinsensti tv, nella musica, nelle mode, negli insegnamenti scolastici e, in cauda venenum, nell'eugenetica. La persona si sente colpita e colpevolizzata per un problema strumentalmente amplificato e reagisce nell'unico modo che la natura umana gli lascia: la contrapposizione, il rigetto verso la vittima di quel problema.
Ecco allora che l'omofobia prende a strisciare sul serio poiché si vede nell'omosessuale, nel travestito, nel transessuale, il colpevole di tutta questa pressione mediatica e culturale oltre che l'oggetto di attenzioni politiche (spesso più propagandate che attuate, altro punto su cui riflettere) che scavalcano le priorità reali e a volte drammatiche dei più.
Con l'intento di combattere la malattia, la si è creata. E dopo averlo fatto si avranno di nuovo a disposizione, in numero crescente, tanti casi di violenza e discriminazione da giustificare retroattivamente quello che si era fatto: avete visto, l'omofobia dopo tutto esiste.
Si sarà allora creata nella società una nuova guerra tra poveri e chi scrive ha osservato queste dinamiche tante di quelle volte da poter dire con certezza che la cosa è stata intenzionale. Italiani contro stranieri, destra contro sinistra, euro contro no-euro e infine LGBT contro... contro chi? Contro quelli che saranno tutti dipinti strumentalmente come omofobici, non c'è altro termine.
Gruppi di persone che non avrebbero nulla per cui combattersi prenderanno a farsi la guerra, finanche a odiarsi per far godere, tra i due litiganti, il famigerato terzo.
Esiste una via, ed è anzi d'obbligo percorrerla, che rispetti la sensibilità di tutti e tuteli la comunità LGBT. Questa via non è una prevenzione fallimentare di una malattia che esploderà proprio a causa di protocolli medici ossessivi. Questa via deve essere uno stile di vita sano, per rimanere nella metafora sanitaria, ossia l'insegnamento del rispetto dell'altro ed una legislazione che venga di conseguenza. Ma senza mai creare contrapposizione o risentimento controproducente.
Perché una cosa è che una transessuale possa partecipare a un festival della musica con le stesse possibilità degli altri, altra cosa è che essa venga politicamente imposta come vincitrice1 praticamente da prima dell'inizio perché si deve dare alla gente una lezione di libertà. Una cosa è educare al rispetto della persona, altra cosa è imporre a tutti un pensiero unico e totalitario sull'omosessualità all'infuori del quale si è “omofobici”. Imposizione e libertà non vanno d'accordo.

Sull'episodio nuovamente ricordato si aggancia la seconda riflessione che inerisce più da vicino la figura di Conchita. Anche qui occorre sgombrare il campo da un dubbio. La musica moderna, così come la gran parte dell'arte in genere, è pura spazzatura, indipendentemente dal sesso o dall'orientamento sessuale del protagonista. Conchita Wurst in questo senso non poteva fare eccezione e sino a un certo punto non le si possono ascrivere colpe di scadimento culturale superiori a quelle che avrebbero tutte le cantanti tutte-tette e niente melodia o le band di ballerini prodotti in serie e dall'improbabile taglio di capelli. Ma quel limite, in realtà, è stato superato. E' stato superato nel momento in cui è stato messo in scena come una creatura del circo, un uomo che vuole essere una donna che vuole mostrare la barba. Perché è proprio al circo che rimanda la figura della donna barbuta, una figura che affondava il proprio successo non nell'abilità o nell'amore del pubblico, ma nella derisione e della ridicolizzazione di se stessa. Certo, la cantante austriaca avrà anche pensato di usare questo aspetto esteriore come provocazione, ma una provocazione è tale solo quando può essere compresa correttamente. Quello che si è visto è invece l'umiliazione di una figura umana ridotta, come si diceva, a baraccone da circo. Questa evidenza porta a interrogarsi sul livello di consapevolezza con la quale la comunità LGBT affronta le proprie rivendicazioni di diritti. I gruppi che storicamente hanno lottato e avanzato richiesta di riconoscimento del proprio status hanno sempre preteso in primo luogo la dignità ed hanno assunto verso la società un atteggiamento coerente, come i lavoratori delle lotte operaie o gli afroamericani. Quello che stupisce della piega presa negli ultimi anni dalle lotte LGBT (che è bene ricordare non sono rappresentative di tutti gli omosessuali) è invece la propensione a dare un'immagine di sé settaria e buffonesca. Da Socrate a Pasolini, passando per Tchaikovsky e Oscar Wilde, l'omosessualità è sempre esistita con l'aspirazione, più che altro dopo l'avvento del Cristianesimo, di inserirsi nella società e di esserne giustamente accettata, non di aggredirla e di creare una società parallela fondata sull'esasperazione del proprio modello (ecco perché l'uso anche in questo articolo della parola “omosessualismo”). Possibile quindi che un'intera comunità, con tutte le sue intelligenze e capacità critiche, possa accettare di essere rappresentata nella lotta sociale da una Conchita Wurst? Possibile che a fronte di una società come quella italiana fondata sul clientelismo e il parassitismo, questa stessa comunità tolleri che personaggi indecorosi come Nichi Vendola o Aldo Busi li rappresentino dall'agone politico a quello culturale non per meriti o capacità oggettive ma solo perché omosessuali e quindi messi lì in nome del politicamente corretto?

Occorre prendere atto di una cosa troppe volte tralasciata per voler idealizzare gli altri. Gay, lesbiche, transessuali, transgender sono persone e in quanto tali hanno la pericolosa propensione a farsi del male e ad agire in modo scellerato esattamente come la gente fa in qualunque altro campo. Ecco perché una causa di per sé valida finisce per diventare una baracconata da circo. Ma l'essere strumentalizzati e ridicolizzati ha portato nella storia alla sollevazione contro le icone di queste ridicolizzazioni e strumentalizzazioni. Non posso far altro che concludere augurando a tutta la comunità LGBT quel risveglio interiore che auguro quotidianamente all'intera umanità perché la loro rivendicazione possa elevarsi a livelli più illuminati e illuminanti.

lunedì 12 maggio 2014

Diritti umani: ipocrita retorica imperialista



Quanto più il livello di coscienza e la capacità di critica si riducono, tanto più perdono di importanza i contenuti espressi a vantaggio del linguaggio e delle tecniche di comunicazione.
Oggi più che mai questo sbilanciamento è particolarmente evidente. O, per meglio dire, dovrebbe essere evidente perché nel gioco del gatto che si morde la coda, sono proprio la mancanza di attenzione e di coscienza a impedire l’individuazione di questi giochetti retorici ed a favorirne una loro ulteriore reiterazione.
E’ radicata già da tempo la tecnica dell’abbinare fattori positivi ad altri non accettati dal senso comune così da rendere anche i primi impresentabili (es. caratterizzare strumentalmente la sovranità monetaria come fenomeno storicamente appartenuto al fascismo e al nazionalsocialismo, fa sì che l’opinione pubblica, pur di non vedere adottata una politica fascista o nazista e non essere criticata per questo, preferisca continuare a regalare alle banche enormi debiti pubblici). Oppure sostenere la bontà delle proprie posizioni come riflesso a una presunta cattiva qualità della controparte, già a suo tempo artificialmente denigrata (es. sostenere una guerra perché è combattuta contro il dittatore corrotto e dispotico Gheddafi, per cui opponendosi alla guerra si verrebbe strumentalmente additati quali sostenitori di dittatori sanguinari).
Il meccanismo si è raffinato negli ultimissimi anni agganciando alle politiche che si volevano imporre obtorto collo il mantra dei diritti umani. Questo abbinamento porta con sé un equivoco che difficilmente può essere risolto da una coscienza che volesse essere critica. Come si può essere contrari ai diritti umani? Come si può essere contrari a proteggere le donne laddove sono maltrattate? Come si può essere contrari ai diritti degli omosessuali laddove sono discriminati? Essere contrari ai diritti umani comporta l’apparire disumani. E poiché nessuno vuole essere considerato disumano è più facile risolvere l’equivoco dando il proprio assenso, anche silenzioso, a tutte quelle prese di posizione politiche che sebbene nascondano secondi fini macroscopici si presentano pubblicamente come promotrici di diritti umani.
E’ bene quindi dissociarsi dalla propria paura di essere giudicati e osservare con distacco il fenomeno.
Da almeno due anni si assiste ad una campagna mediatica assillante contro la Federazione Russa per via delle leggi restrittive sull’omosessualità. In realtà chi promuove queste accuse mediatiche non ha assolutamente a cuore il destino dei gay e delle lesbiche di Russia e nemmeno di alcun altro paese, neanche il proprio. Ma dato che la lotta all’omofobia è estremamente politically correct, pochi hanno la volontà di esporsi e sottolineare che l’ostilità alla Russia è determinata da ragioni energetiche e geopolitiche. In questi settori Mosca persegue una politica legittimamente tesa al proprio interesse nazionale - e invero più corretta anche verso i partner stranieri di quanto non farebbero altre potenze – cosa che proprio non va giù all’unipolarismo occidentale. Ed ecco che si demonizza l’avversario con un argomento anche corretto (leggi restrittive per LGBT in Russia ci sono davvero) ma strumentalizzato e per il quale in verità non si nutre alcun interesse. Cercando di spiegare questo si corre anzi il rischio di sentirsi dire che dietro le nostre argomentazioni politiche si nasconde in realtà un’omofobia nascosta che si vuole mascherare…
Un altro esempio, che non verte precisamente sui diritti umani ma su quelli civili ed economici, riguarda la rivolta dei “20 centesimi” avvenuta in Brasile lo scorso anno quando decine di migliaia di giovani manifestanti hanno agitato le piazze delle maggiori città del paese per protestare contro la carenza di servizi pubblici essenziali mentre il governo federale sprecava denaro per i mondiali di calcio. La rivolta altro non è stata che un tentativo di rivoluzione colorata promossa dal dipartimento di Stato USA, irritato per l’efficace politica di sovranità energetica che il Brasile sta attuando sulle nuove riserve petrolifere scoperte, per la cooperazione che conduce con gli altri paesi indio latini senza pretese egemoniche e per il ruolo giocato nel BRICS. Eppure, come non condividere in prima battuta le motivazioni dei manifestanti? I servizi pubblici nel paese, specialmente la sanità, sono davvero carenti e i prezzi al consumo molto alti rispetto ai salari. Tutto questo, unito allo spreco di soldi per una ridicola manifestazione sportiva, non poteva non generare una protesta sociale legittima. Il problema è che questa è stata incanalata e sfruttata dalle agenzie americane (es, USAID) per mettere in difficoltà un governo sgradito a Washington. Come spiegare però questo passaggio non chiaro ai più senza passare per critici verso i manifestanti che tutti i torti proprio non li hanno? Come spiegarsi senza passare per indifferenti verso i legittimi diritti di salario e servizi pubblici dei cittadini?
Essere diretti e non temere di essere manipolati resta la miglior risposta a queste distorsioni, senza aver paura di essere presi per misogini, omofobici, e vattelappesca. La messa in risalto delle contraddizioni di chi si erge a paladino di ogni diritto rivendicato nel mondo, quando non li fa rispettare in casa propria, è la miglior arma per contrattaccare la disinformazione in quanto costituisce, naturalmente, la Verità.