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lunedì 12 settembre 2016

E' il liberalismo la rovina della famiglia, non lo Stato



Articolo originale su Associazione Caposaldo.

Poche settimane fa il sindaco leghista di Cascina (Pisa) Susanna Ceccardi si è guadagnata l'onore delle cronache per la sua determinazione a non celebrare le unioni civili tra coppie dello stesso sesso. Inoltre il primo cittadino ha deciso di creare una squadra di legali che si battesse per l'ottenimento di un'obiezione di coscienza per tutti quegli amminsitratori contrari a celebrare questo nuovo istituto.

Fin qui nulla di sbagliato, indipendentemente dalla qualità della signora Ceccardi che non possiamo giudicare come amminstratrice non avendo alcuna conoscenza a riguardo.
Ciò che invece disapproviamo e che ci fa preoccupare in vista dell'espansione della battaglia per la difesa dell'unicità della famiglia è il suo dubbio retroterra cultural-politico, un retroterra altamente discutibile e che sembra tutt'altro che estraneo tra i gruppi di ispirazione cattolica che condividono la posizione del sindaco di Cascina.

Susanna Ceccardi infatti – qui il suo pensiero originale - considera l'istituto delle unioni civili un'invasione di campo da parte dello Stato nella vita privata dei cittadini e delle coppie e considera questo modo di procedere "illiberale".
Noi dissentiamo totalmente da questa visione delle cose e riteniamo che essa possa portare fuori strada il movimento pro-famiglia nel momento in cui esso fosse chiamato a una più generale lotta politica in cui inquadrare il discorso familiare in un progetto più complesso. Il nostro timore è che, a fronte di una comprensione corretta dell'attacco che viene portato alla famiglia, non vi sia però una comprensione più generale di come il sistema (capitalista) si muova.

Noi non crediamo assolutamente che il riconoscimento da parte dello Stato delle unioni civili alle persone dello stesso sesso rappresenti un'imposizione illiberale. Crediamo al contrario che esso sia un omaggio al liberalismo più sfrenato, quasi anarchico. Proprio in questo momento e su questo punto infatti lo Stato capitola dal proprio ruolo principale di custode, forte ma giusto, rappresentativo dei valori delle Comunità che costituiscono la Nazione per far spazio, in modo assolutamente liberale, a ogni concessione e disvalore, anche alle aperture più autodistruttive per la popolazione. A differenza di quanto sostiene la Ceccardi, non è che lo Stato voglia imporre illiberalmente ogni sorta di para-famiglia. Semmai esso rinuncia a tutelare l'unicità dell'istituto familiare avviando un processo culturale fuori dal controllo della politica. Lo Stato passa quindi dall'essere garante dei diritti e delle tradizioni comunitarie a semplice spettatore passivo e sottoscrittore di ogni istanza e capriccio individualista.

La Ceccardi sembra proprio scivolare verso l'individualismo e l'apoteosi dei diritti individuali a scapito di quelli comunitari (un individualismo e anticomunitarismo che il sindaco di Cascina non comprende essere proprio la causa di quel male cui lei vorrebbe opporsi) anche in diverse e successive prese di posizioni. Afferma "[...] una volta individuati i diritti che si ritiene un soggetto debba poter esercitare, quei diritti gli vadano riconosciuti in quanto individuo [...]" culminando nel "La pensione uno la lasci a chi gli pare [...]". Non ci siamo proprio e tra l'altro il primo cittadino toscano dimostra di avere una scarsa cognizione dell'istituto familiare. I benefici economici concessi a un uomo e una donna, come detrazioni fiscali per familiari a carico, assegni familiari e, in ultimo, la reversibilità della pensione al coniuge, sono aiuti che lo Stato mette in campo per agevolare la coppia in uno dei suoi compiti: garantire la continuità della Comunità attraverso figli e nipoti. Ma lo Stato, per potersi impegnare in questo sforzo economico, ha bisogno di una garanzia da parte dell'uomo e della donna, di una promessa pubblica che è appunto il matrimonio.
Altro quindi che invasione di campo illiberale, altro che "stato guardone" che costringe il cittadino "a mettere per iscritto con chi va a letto". Questi istituti, oltre che avere una derivazione spirituale sacrale, sono da un punto di vista giuridico la tutela che l'Io collettivo, lo Stato padre e non padrone, mette in campo a favore di tutti i cittadini.
La reversibilità della pensione, oggi quanto mai traballante, è qualcosa che non può essere assegnata a chi ci pare ma è il diritto che spetta a chi di fronte ai propri concittadini ha promesso solennemente di impegnarsi a rinnovare la propria Comunità e quindi per tale scopo deve essere fruita, passando quindi il beneficio economico dal coniuge scomparso all'altro in vita affinché come genitore, nonno o altro continui la propria opera sociale.

Del resto questa incongruenza interna a Susanna Ceccardi (criticare una specifica espressione del sistema senza aver compreso il sistema in sé) sembra essere figlia di una precisa fissazione del sindaco di Cascina. In un'altra occasione, quando ancora non era stata eletta a guidare il comune pisano, aveva espresso su Facebook la propria opinione sulla canzone "Imagine" di John Lennon disprezzandola come inno al comunismo. Di nuovo possiamo essere d'accordo con lei nel non apprezzare la canzone in sé, ma in base a contenuti del tutto diversi. "Imagine" è infatti un inno mondialista, un inno all'appiattimento e all'abbattimento di ogni specificità umana in un mondo in cui i significanti sono rovesciati secondo la tipica comunicazione massonica e a regnare è il capriccio individuale laddove non vi sia più nulla per cui valga la pena vivere. Questo, ahimé, non è comunismo ma al contrario l'apoteosi dell'ordine mondiale capitalista rispetto al quale il comunismo è stato nella peggiore delle ipotesi un complice che ne ha favorito l'ascesa, ma ideologicamente c'entra veramente poco.
Questo per dire come un'impreparazione politica sui contenuti di questo o quel sistema possa portare anche una persona di indubbie buone intenzioni come la Ceccardi a toppare clamorosamente l'analisi.

Non è certo contro il sindaco in questione che vogliamo infierire. In quanto leghista non possiamo certo considerarla una dei nostri, anzi, ma nemmeno è nostro interesse sparare a zero contro quello che per noi sarebbe un bersaglio di bassissima importanza. Ci interessa invece prendere a modello e analizzare la sua analisi di una questione delicata, un'analisi che non esitiamo a definire schizofrenica e dissociata a dispetto della conclusione condivisibile alla quale giunge in qualche modo (la possibilità di obiezione di coscienza di fronte alle unioni omosessuali).
Guai, diciamo, guai davvero a esprimersi a spezzoni sulle singole espressioni del sistema in cui viviamo senza averlo compreso. Peggio ancora guai a fare questo percependo il sistema come l'esatto contrario di ciò che è (nel caso specifico, illiberale quando è liberalissimo).
Così facendo il drammatico risultato che ci attenderebbe, se anche il sistema crollasse, sarebbe quello di riprodurlo, non avendo in sé la piena coscienza della natura di quanto avremmo appena sconfitto.

La pianificazione di un futuro migliore, di un'alternativa, di un cambiamento radicale passa necessariamente per una paradossale "pars destruens costruttiva", una distruzione consapevole, una coscienza di cosa si sta distruggendo affinché non si ripresenti mai più, liberando così l'umanità da un fardello che non merita.





giovedì 18 febbraio 2016

L'inconscio collettivo tra gender e unioni civili



Per iniziare questa riflessione occorre ricordare una mia personale esperienza educativa molto importante.
Sono cresciuto in una famiglia in cui in tempi decisamente non sospetti – quando parole come "culo" e "ricchione" si potevano dire senza essere messi alla forca, per quanto brutto fosse - sono stato educato al pieno rispetto delle persone omosessuali. Cosa che può apparire strana soprattutto per i tempi cui mi riferisco, è stato soprattutto il mio amato padre a educarmi a questa forma di rispetto sottolineando sempre come queste persone non facessero nulla di male e non togliessero niente a nessuno nel vivere la propria specificità.
A livello personale credo di aver iniziato a realizzare pienamente questo rispetto, sganciandomi quindi dalla semplice emulazione paterna, quando nel 1991 è morto Freddie Mercury, il cantante dei Queen, un gruppo che mio padre apprezzava molto. Proprio in quella circostanza ho iniziato ad ascoltare con passione le loro canzoni e a diventarne appassionato a soli dieci anni. Inizialmente opponevo ancora una certa resistenza all'idea che "Freddie" fosse gay e ingenuamente sottolineavo al mio babbo che in certi spezzoni di video o documentari su di lui avevo visto l'artista baciare qualche donna: "Visto papà? Non è culo! Ha baciato una donna". Ma la mia ingenuità di ragazzetto di dieci anni non poteva nascondere la realtà e alla fine il mio orgoglio maschile ha dovuto far spazio all'idea che il mio cantante preferito di allora (oltre che morto...) fosse gay. Può sembrare un passaggio banalissimo, ma nella mia mente adolescenziale è stato come spalancare una finestra. Se un omosessuale poteva creare delle canzoni così belle che ascoltavo senza sosta allora la saggezza proletaria di mio padre aveva ragione: gli omosessuali erano e sono persone da rispettare perché non facevano nulla di male e non toglievano niente a nessuno. Oggi aggiungerei che erano e sono persone, punto. E devono poter vivere la propria vita, intesa anche come vita di coppia con tutto quello che ne consegue a livello normativo, mentre la cara e vecchia educazione civica (che d'ora in avanti vorrei opporre all'ideologia razzista del gender) deve necessariamente tener conto di ogni personalità ed orientamento sessuale e sentimentale nell'educare i ragazzi.

Con questo sottofondo educativo sono cresciuto senza troppa sintonia con la maggior parte dei miei coetanei ma ho saputo accogliere il valore aggiunto della specificità che persone diverse – termine ormai bandito e condannato dal sistema perché vi si accosta un valore discriminatorio quando in realtà è solo una constatazione, diverso nei contenuti, uguale nella dignità – sapevano dare alla comunità. Ho quindi interiorizzato il "mito" dell'omosessuale che solidarizzava coi problemi femminili (per cui l'amico gay era la persona migliore con cui far sfogare la morosa dopo un litigio) e che si prestava generosamente a lavori ad alto valore sociale, come l'insegnamento, l'assistenza alle persone, la cura dell'arte. Un'idea forse un po' limitante, stereotipa e "eterosessuale" dell'omosessualità, ma un'idea che comunque, nessuno lo può negare, funziona. Funziona perché, come detto poco sopra, costituisce un valore aggiunto, permette a un gruppo di persone, lo ribadisco, diverse – e ribadisco anche che "diverse" non vuol dire "inferiori" - di eccellere contribuendo allo stesso tempo alla crescita e alla prosperità della comunità.

Ma negli ultimi anni questa mia visione, questa mia simpatia verso quella parte di società è andata cambiando. E significativamente anche il mio papà, che non ha mutato di uno spillo le sue posizioni di venticinque anni fa, è disorientato (non oso dire contrariato perché non posso parlare in sua vece) dalla piega che gli eventi hanno preso.
Andando oltre tutte le considerazioni, comunque validissime, che si possono fare per smontare pezzo per pezzo le richieste dei movimenti LGBTI, c'è qualcosa di profondamente distorto nel profondo di queste pretese e, per la prima volta, oserei dire qualcosa di innaturale.
Quando gli operai hanno scioperato nel corso dei decenni lo hanno fatto per migliorare la propria situazione, per rivendicare salari, diritti, condizioni di lavoro migliori, ma non hanno mai messo in dubbio la propria specificità. Erano, e sono, operai che vogliono essere riconosciuti per quello che sono, non scioperano e non protestano per voler essere qualcosa che non sono, men che meno per essere i padroni.
Le richieste dei movimenti LGBTI sono invece profondamente e innaturalmente distanti da questa prospettiva ed è per questo che non ho per esse alcuna simpatia. Se l'operaio lotta per poter essere un operaio migliore, l'omosessuale non lotta assolutamente per essere un omosessuale migliore. Questi gruppi non chiedono maggior riconoscimento e dignità per la propria specificità, ma chiedono di poter essere quello che non sono, ossia parodie di eterosessuali, vedendosi attribuiti dei diritti giuridici (come la genitorialità) i cui doveri corrispondenti essi non possono onorare a meno di introdurre nella società artifici che non solo sono a propria volta giuridici (l'adozione del figliastro da parte del non-padre o della non-madre) ma anche scientifici ed eugenetici (ad esempio l'utero in affitto).

Non sono un grande amante della psicanalisi, una disciplina che da troppo tempo ha abbandonato la strada della ricerca scientifica per limitarsi ad essere a posteriori il puntello delle ideologie politiche, eppure faccio fatica a interpetare questo deviazionismo dei gruppi LGBTI senza considerare proprio qualche base di uno dei pochissimi psicanalisti di spessore e che, combinazione, oggi è messo al bando, Carl Gustav Jung e la sua scoperta dell'inconscio collettivo.

Quando una diversità è accettata essa viene manifestata senza problemi.
E proprio oggi che il mondo era decisamente pronto, dopo secoli di discriminazioni, ad accogliere e valorizzare la comunità omosessuale per il contributo che può dare, ecco che questa apparentemente impazzisce iniziando a volersi imporre per tutt'altro. E questo è avvenuto perché il venire allo scoperto delle persone gay non ha solo dato loro il coraggio di rivendicare dei diritti legittimi ma a molti di loro (non tutti e poi vedremo perché) anche di dire, per la prima volta e facendosi reciprocamente forza, di riconoscere nel proprio inconscio collettivo junghiano il disagio della propria condizione, una condizione evidentemente per nulla accettata in barba a ogni ostentazione e apparenza.
Quando si realizza la propria diversità ma non la si accetta l'unica reazione che una mente non serena sa produrre è l'imposizione violenta di un livellamento a tutto ciò che sta fuori da sé, ed ecco perché oggi gran parte del mondo LGBTI pretende non tanto le unioni civili, ma una loro equiparazione al matrimonio e la possibilità, attraverso artifici, di essere genitori. E' una maschera, avrebbe detto Jung, col quale l'inconscio collettivo di queste persone nasconde il disagio e la persona stessa vuole sentirsi normale perché in realtà non è così che si percepisce. Avere la possibilità di fare quello che fanno le coppie eterosessuali, sposarsi e fare figli, è un modo potente per non sentirsi diversi nel momento in cui la diversità non è accettata mentre l'ideologia gender con la sua pretesa di abbattere la naturale dicotomia maschio-femmina è solo un triste occultamento di una realtà che non si vuole accettare perché in quella dicotomia, magari, ci si sente stretti per un proprio vissuto e non riuscendo a venirne fuori si vuole imporre questo disagio a tutti gli altri.

Ma non tutti i gay e le lesbiche si sono prestati a questa sciocchezza colossale. Ve ne sono alcuni e provenienti da diverse opinioni (da Giorgio Ponte ad Alfonso Signorini) che non hanno accettato di voler piallare la dicotomia tra i sessi e che ritengono, forse perché anche loro vengono da un padre e una madre, che un bambino come condizione non sufficiente ma necessaria a un corretto sviluppo, debba avere due genitori di sessi diversi. E sembrano essere, fin dai toni usati e dalle argomentazioni proposte, persone serene, a differenza di gran parte del mondo LGBTI, persone che hanno accettato la propria specificità (e perché non dovrebbero?) e che non sentono il bisogno di sbattere in faccia al mondo alcuna rabbia. Non occorre un esegeta per sapere cosa oggi avrebbe detto il grande Pier Paolo Pasolini.
Anche nell'età classica, quando l'omosessualità era vissuta pubblicamente o era addirittura maggioritaria presso le élite, nessuno si era mai sognato di ridicolizzare la famiglia proponendone una grottesca parodia. Alcibiade ad Atene, guida politica della più grande superpotenza dell'epoca, era amante di Socrate e il loro legame era tranquillamente espresso in simposi in cui gli invitati erano omosesseuali e bisessuali della classe dirigente, ma nemmeno tutti costoro dall'alto della propria posizione hanno mai pensato di scardinare il corretto ordine delle cose perché la loro condizione era vissuta serenamente, naturalmente. Platone, omosessuale e misogino, ha sempre riconosciuto il primato della famiglia composta da uomo e donna come prima comunità su cui deve appoggiarsi la polis.

Lo sforzo che le comunità LGBTI dovrebbero fare per riequilibrare non se stesse, ma quella società che stanno artificialmente dividendo col proprio atteggiamento distruttivo, è quello di usare il coraggio che sino ad oggi hanno mostrato non per chiedere il superfluo ma per guardarsi dentro e riconoscere che gay e lesbiche possono dare qualcosa di più alla comunità solo nel momento in cui riconoscono la propria diversità anziché esercitare una violenza che è prima di tutto su se stesse.
Gli omosessuali appiattendosi per un capriccio inconscio su ciò che non sono e che non potranno mai essere – e non sarà l'ideologia gender a nasconderlo perché sappiamo come vanno a finire le cose quando si impongono le leggi razziali – non aggiungeranno mai nulla ma si limiteranno a togliere: agli altri come a se stessi.


martedì 5 maggio 2015

La guerra di genere





Non è mai facile e piacevole scrivere di questioni di genere di questi tempi.
Questo perché, indipendentemente da ciò che si pensa e che si ritiene giusto tanto da volerlo condividere con gli altri, vi è al fondo la consapevolezza di andare spesso a toccare il vissuto di altre persone, un vissuto fatto a volte di dolore e discriminazione.
Ma se, come detto, si ritiene giusta la propria opinione, allora questa consapevolezza non deve frenarci dall'esprimere il proprio pensiero perché a fermarci in quel caso sarebbe la paura, Phobos, uno dei più ingannevoli demoni coi quali si debba fare i conti e che proprio sull'emotività fa leva affinché si trattengano per sé messaggi giusti.
Ecco perché invito soprattutto coloro che hanno ahimè sperimentato l'umana cattiveria a fare il medesimo sforzo e ad accogliere queste parole con amicizia.

La guerra di genere, una guerra che vuole sviare le persone, uomini e donne, dalle proprie reali potenzialità interiori attraverso la manipolazione della sessualità, è in corso e dopo aver massacrato la donna negli scorsi decenni ha ora spostato la propria aggressione contro i bambini.

Un esempio molto forte riguarda quello che era stato denominato “Gioco del rispetto”1 nelle scuole materne di Trieste, un allarme che ora sembra rientrato.
Non vogliamo qui prendere in esame i dettagli della manipolazione prevista nel caso specifico quanto l'ipocrisia, o meglio, quella che viene percepita come ipocrisia e che in realtà è malafede pianificata a monte, molto a monte, nascosta dietro le finalità di questo “gioco”.

Teoricamente lo scopo di queste attività proposte ai bambini ancora in fase di formazione della personalità e quindi anche di un aspetto importantissimo quale la sessualità, vorrebbe essere lo sviluppo del rispetto per le differenze sessuali o per le propensioni caratteriali che possono essere assimilate a un sesso piuttosto che a un altro. La malafede sta però nel fatto che questo genere di rispetto, in effetti poco curato negli anni passati nei percorsi educativi per bambini e ragazzi, lo si poteva ottenere in ben altro modo che non spingendo i più piccoli a sperimentare lo scambio di sesso (perché di questo si tratta) in fase di sessualità non ancora formata.
Perché, ci chiediamo, per anni non si è pensato a introdurre una forma di Gioco del rispetto sessualmente neutro e ora questa necessità viene sentita e proposta solo legandola specificamente alla questione di genere e alla sperimentazione dei ruoli del sesso opposto?
Lo scopo reale è quindi quello di indebolire l'essere umano facendo sì che la sua futura condizione sessuale, e tutto quello di non sessuale che ne consegue, sia relativizzato e frutto di una decisione (?) propria o indotta, sia essa la più consueta eterosessualità che l'omosessualità. Nessuno avrà più veramente una condizione derivante da una propria natura o, oseremmo dire, una condizione naturale sic et simpliciter, ma tutto sarà ricondotto a un debolissimo arbitrio che renderà la persona ancora più spaesata e slegata rispetto agli altri indebolendo la già fragile comunità umana.

Una delle domande che l'uomo da sempre si pone, ossia chi sono? diventerà di ancora più difficile soluzione se una delle condizioni fondamentali della persona, l'appartenenza e le preferenze sessuali, cessano di avere una propria radice diventando puro arbitrio, proprio o manipolato, esponendo ancor più il singolo a ulteriori e future manipolazioni.
1http://www.ilfattoquotidiano.it/2015/03/12/trieste-allasilo-gioco-per-i-media-lezioni-porno/1499660/

sabato 10 gennaio 2015

L'ideologia di genere: una nuova guerra tra poveri


L'ideologia di genere: una nuova guerra tra poveri


Le rivendicazioni di coloro che chiedono maggiori diritti e riconoscimenti per le coppie gay e lasbiche stanno purtroppo sempre più risentendo dei pesanti condizionamenti dei gruppi che si sono infiltrati alla loro testa, quali la Open Society Institute di George Soros piuttosto che banche come la Goldman Sachs o aziende quali la Coca Cola1.
Se infatti queste rivendicazioni erano agli inizi più che ragionevoli (secondo il mio giudizio personale) come il riconoscimento giuridico della coppia, oggi la cosa è degenerata non tanto in una richiesta di diritti quanto nella pretesa che questi ultimi venissero ridotti a chi ne aveva per secoli naturalmente beneficiato, ossia alle famiglie tradizionali.
Il risultato di questa degenerazione è la creazione di un clima di diffidenza, ostilità e infine odio aperto tra gruppi di persone che, come sempre accade, non avrebbero in realtà nulla per cui contrapporsi gli uni gli altri a livello politico e sociale.
Questa pericolosa spirale è stata messa in pratica per gradi, prima con le provocazioni di pochi personaggi addomesticati o finanziati dai poteri forti (Nichi Vendola, Aldo Busi o i radicali nel caso italiano) e rilanciate da una parte della comunità omosessuale in risposta alla quale si sono poi costituiti gruppi di difesa della famiglia canonica. Il tutto in un contrapporsi crescente di posizioni sempre più radicali e incociliabili.
Se una regia non può essere provata con certezza, essa è comunque rilevabile dai numerosi indizi già citati (il collegamento tra le personalità coinvolte e i loro criminali finanziatori) e dalla succesione dei fatti.
E' chiaro ad esempio che esiste una profonda differenza tra la richiesta di diritto alla genitorialità per coppie dello stesso sesso (richiesta che in questo caso non condivido, ma è non di meno lecita da avanzare) e la negazione della genitorialità naturale tra un uomo e una donna. Come definire altrimenti le ultime acrobazie giuridiche che si vogliono introdurre quali la sostituzione dei termini "padre" e "madre", giudicati discriminatori, con "genitore 1" e "genitore 2"2? Oggi gay e lesbiche non possono sostanzialmente costituirsi in coppie con figli, ma se questo non è permesso dove sta il vantaggio per queste coppie nel negare la formalità dello stesso diritto alle famiglie composte da un padre e una madre? Forse quei componenti, certamente fondamentalisti, della comunità LGBTI che vogliono avanzare queste pretese giuridiche non hanno avuto un padre e una madre? E' come se una categoria di operai insoddisfatta del proprio salario, scioperasse non tanto per chiederne l'aumento, quanto per pretendere la riduzione degli stipendi di altri lavoratori in modo da avere "pari diritti".
E' del tutto evidente che di fronte a simili provocazioni la risposta che nasce da altri gruppi nella società non può che essere una risposta polemica, e non conciliante, e altrettanto radicale, quale quella delle Sentinelle in Piedi la cui scesa in campo è a sua volta un pretesto per chi non vedeva l'ora di poter lanciare l'allarme omofobia3.

E dunque, cui prodest?, come si chiedevano i giuristi dell'antica Roma all'inizio di un'inchiesta, a chi giova tutto questo?

Ricordiamo che ad ogni momento di falsa divisione creato dal sistema il sistema stesso ha avanzato un'altrettanto falsa soluzione che permettesse di ricomporre i gruppi in contrasto addomesticandoli ancor più al potere.
La falsa frattura politica destra contro sinistra è stata portata alle estreme estreme conseguenze dell'inettitudine sino a poter presentare alla stanca opinione pubblica i salvatori della patria, i "tecnici" che, liberi da ogni condizionamento politico, avrebbero risolto ogni problema rivelandosi invece amministratori delegati a servizio del sistema bancario e delle multinazionali.
La distorta gestione dei singoli stati nazionali o i loro passati conflitti hanno fatto credere che essi fossero ormai inadeguati fornendo ad ogni loro crisi l'occasione per rafforzare il sistema dei blocchi sovranazionali quali esecutori della graduale privazione di libertà politica, cosa di cui l'Unione Europea è un esempio perfetto.
L'altrettanto strumentale lotta tra il Cristianesimo cattolico-ortodosso contro l'Islam fornisce il pretesto per bollare le religioni come causa di conflitti, guerre e immobilismo culturale, proponendo come soluzione la grandiosa religione universale new age.
E dove porterà invece la triste divisione tra omosessuali ed eterosessuali, persone che in un mondo sano non avrebbero nessun motivo per fronteggiarsi così ferocemente? Sicuramente condurrà a credere che, così come le divisioni politiche, statali e religiose, anche le specificità sessuali sono roba superata, foriera di scontri e quindi da manipolare artificalmente, rendendo quindi quanto mai presentabile il fenomeno del transumanesimo (che, a scanso di facili ironie, nulla ha a che vedere col transessualismo), ossia il superamento dell'essere umano non solo nella sua versione fisica naturale a favore di elementi meccanici ma anche nell'annullamento delle differenze psico-fisiche (e spirituali?) tra maschio e femmina.

Ma questa è la risposta ingannevole e liberticida che darebbe il sistema, mascherando da soluzione al problema quello che è invece un impoverimento e una riduzione in schiavitù. Quale è invece la risposta che dovrebbe dare chiunque ambisca alla libertà e a tutte le forme di sovranità?
Sovranità significa in primo luogo autonomia, indipendenza. E non c'è indipendenza in quella parte della comunità LGBTI che ha tralasciato la rivendicazioni di diritti a favore della negazione dei diritti altrui. Chi scende in strada a condurre una lotta che gli appare giusta e vede che al suo fianco si sono schierati mafiosi e camorristi dovrebbe interrograrsi sul motivo della loro presenza e, se continua a ritenere che la propria battaglia sia corretta, allontanarli per evitare manipolazioni del movimento cui appartiene. E' per questo motivo che personaggi e gruppi d'élite che oggi in Italia e all'estero manipolano i gruppi d'opinione gay e lesbiche dovrebbero essere neutralizzati e questo è certamente possibile poiché ritengo che i movimenti più manipolati sono quelli più visibili a livello mediatico ma non sono sicuramente rappresentativi di tante persone omosessuali che non si riconoscono in queste battaglie distorte. A questi ultimi spetta a mio avviso l'arduo compito di farsi sentire.
Essere liberi significa invece riconoscere l'importanza della libertà altrui prima di lederla a vantaggio della propria. Una richiesta di diritti di coppia per omosessuali non può quindi ignorare il tessuto comunitario in queste coppie andranno a inserirsi, un tessuto la cui normalità (che non è un concetto discriminatorio e nemmeno gerarchico) è fatta di coppie, famiglie e genitori eterosessuali. Queste ultime persone dovranno invece imparare e insegnare ai propri figli il rispetto per ogni diversità, per l'eccezione (altro termine non discriminatorio, ma statistico), la comprensione, la condivisione delle ingiustizie subite e la lotta contro di esse in quadro giuridico adeguato.

La chiave di volta per risolvere questo conflitto, così come qualunque altro scontro sociale fittizio, è sempre questa ed è semplicissima, ossia il rifiuto della logica del divide-et-impera tra i due litiganti per concentrarsi invece sulla rimozione dei motivi di contrasto alla radice.


martedì 18 febbraio 2014

Da "Stranizza" ai diritti LGBTI in Italia



Volentieri pubblico di seguito la presentazione di questa iniziativa che si terrà a Bergamo il prossimo venerdì 21 febbraio, con l'augurio che possa rappresentare un momento di confronto sano e serio sull'argomento. Facendo i miei auguri agli organizzatori ecco il testo della presentazione:

"Stranizza", edito dall'Associazione Culturale BakemonoLab, è un libro di Valerio La Martire che racconta la storia di Nino e Marco, due giovani siciliani omosessuali che provano un forte sentimento d'amore reciproco e che si trovano a dover affrontare pregiudizi e odio, dettati dalla paura del "diverso" inaccettabile. La storia, se pur inventata, si ispira ad un episodio realmente accaduto negli anni ottanta e sul quale si scatenò una forte reazione mediatica nelle cronache di diversi giornali. Come reazione a questo episodio, si dice, sono nati i primissimi movimenti italiani per i diritti delle persone LGBTI (lesbiche, gay, bisessuali, transessuali e intersessuali). Alla presenza dell'autore del libro e di Sarah Viola, stiamata psichiatra e psicoterapeuta, perito del tribunale di Bergamo, partendo dalla presentazione del libro stesso, affronteremo un dibattito sull'evoluzione del concetto  di diritto sessuale negli anni, dal 1980 ad oggi. Valuteremo il senso e le modalità delle azioni per la rivendicazioni dei diritti su base nazionale, locale e internazionale. Ci soffermeremo sull'attualità del dibattito politico in merito all'approvazione della legge anti-omofobia e del cosiddetto "emendamento Scalfarotto", portando, poi, la riflessione sulla situazione psico-emotiva di chi affronta il coraggio di essere se stesso ma anche di chi si imbatte nella paura di accettare la diversità altrui. In rappresentanza dell'associazionismo attivo in questo ambito, alla serata interverranno Giorgio Moranda, rappresentande di Amnesty International , Luca Pandini, presidente di ArciGay Bergamo Cives e Laura Liverani di Bergamo Contro l'Omofobia.
Modererà il dibattito Alfredo Amadori dell'Associazione Bee3.
L'appuntamento è per venerdì 21 febbraio 2014, alle ore 20,45, presso la Sala ToolBox di Via Pignolo, 42 a Bergamo.

martedì 21 gennaio 2014

Pillole - Altro che complottismo, la pedofilia diventerà legale



Qualcuno potrebbe accusarmi di essere precipitoso nelle deduzioni in quanto la proposta di modifica già avanzata in Senato da cinque vermi da letamaio si presenta sotto l'etichetta rassicurante di una norma antidiscriminatoria. 
La realtà è che andando indietro negli anni le varie deduzioni ai tempi dispregiativamente bollate come complottiste si sono sempre rivelate esatte nelle loro applicazioni macroscopiche - e i dettagli davvero contano poco adesso -, si pensi alle manovre monetariste dell'Eurolager e alla politica americana.

Oggi, dopo che tanti di noi hanno messo in guardia dall'ipocrita favoreggiamento all'omosessualità portato avanti dalle oligarchie (favoreggiamento che nulla ha a che spartire con una legittima costruzione di diritti e molto con un appiattimento identitario dell'uomo per accelerare il transumanesimo), stiamo già vedendo l'inizio del medesimo processo a favore della pedofilia.

Dare un'occhiata per credere al testo ufficiale presentato in Senato, se non sarà oggi sarà domani.

Per concludere ricordo che il metodo di lavoro storicamente seguito dal governo unico mondiale è proprio quello di non imporre qualcosa ma di creare a monte le condizioni perché sia la gente a chiederlo. Pertanto, nulla di meglio che impacchettare questi abomini nella sempreverde confezione dei diritti umani.

venerdì 15 novembre 2013

Pillole - Omogenitorialità e badge elettronico a scuola



Da cinque anni vivo felicemente senza televisione e quando, andando in casa d'altri, mi capita di assistere a telegiornali e trasmissioni, mi ricordo del perché non ce l'abbia.
Ieri sera ho sentito in un tg Rai due notizie agghiaccianti e correlate.
In una scuola superiore italiana dal libretto dello studente sono state eliminate le diciture per la firma "Padre" e "Madre" sostituite con "Genitore 1" e "Genitore 2". La spiegazione della preside secondo cui queste diciture ricalchino fedelmente quanto affermato dalla Costituzione, pardon, dalla costituzione, nella quale si parla di genitori e non di padre/madre, fa acqua da tutte le parti. La signora ha anche spiegato che vivendo molti ragazzi in famiglie allargate (un bell'eufemismo a mio avviso per nascondere la non-famiglia) alcuni di loro si fanno firmare la giustificazione da qualcuno che, parole sue, "agisce come un genitore anche se non lo è". Ebbene, se non lo è anche a detta della preside, la dicitura "Genitore 1 e 2" è comunque sbagliata e con questo pretesto si avalla comunque l'accettazione di una comunità domestica che, per quanto legittima in base alle esperienze a volte drammatiche di genitori e ragazzi, non può essere la regola ma la rispettabile eccezione.
In conclusione abbiamo capito dove si voglia arrivare veramente con questi genitori numerati, chissà se non se ne aggiungerà presto anche un terzo e magari le modifiche al DNA applicate allo studente quando era allo stadio embrionale.

In un'altra scuola è stato invece introdotto il badge elettronico per la rilevazione delle presenze, come in un luogo di lavoro e, mi pare nello stesso istituto, sono state introdotte le lezioni senza quaderni e libri ma solo con tablet. Me li immagino questi ragazzi di 15 e 16 anni tra Facebook, Smartphone, badge tra qualche anno. Ragazzi che ne dite di semplificare tutto con un bel chip nel braccio e un codice a barre tuatuato sulla fronte? Sarebbe molto più comodo.

martedì 8 ottobre 2013

Camminando sulle uova dell'omofobia


di Simone Boscali

Camminando sulle uova dell'omofobia


Questo articolo sarà certamente uno dei più a rischio della nuova edizione di Arcadianet, eppure l'impopolarità che certamente farà seguito a questa presa di posizione è necessaria per decidersi finalmente a fare chiarezza su un tema sociale tra i più strumentalizzati della storia attuale.

Eviterò le classiche premesse benpensanti di chi teme di esprimere apertamente le proprie opinioni quali “non ho nulla contro i gay ma...” e lascerò a chi ha sufficiente maturità e obiettività l'eventuale compito di decidere quanto io ce l'abbia con qualcuno o meno.

La premessa fondamentale di questa presa di posizione è che, a dispetto del martellante allarme omofobia in Italia e all'estero, una certa versione dell'omosessualità è pesantemente favorita dalla cultura e dalle istituzioni di questi ultimi anni e anzi i reiterati allarmismi su un'omofobia crescente fanno parte proprio di questa campagna che mira a mettere al centro della dibattito socio politico una determinata categoria sociale.

Negli ultimi anni le serie tv e i film dedicati alla promozione di una certa versione dell'omosessualità (promozione che è diverso da emancipazione o accettazione) si sono moltiplicati a vista d'occhio anche per chi come me non guarda la televisione ma segue tutto semplicemente in Rete: Will & Grace, The L World, Vi dichiaro marito e marito, Luke & Noah, Le fate ignoranti.
Parallelamente anche nelle serie tv che non hanno intenti sessuali vengono inserite puntate a specifica promozione della già citata certa versione dell'omosessualità.
Del resto occorre chiedersi cosa vi sia di omofobico in una società dominata da classi politiche che dall'America all'Italia passando per la Francia promuovono una legislazione più o meno avanzata – su alcuni singoli punti condivisibile – per le coppie omosessuali, e da poteri forti pre-politici che incoraggiano e foraggiano eventi gay a suon di milioni di dollari1: JP Morgan, Goldman Sachs, George Soros, le famiglie Rottschild e Rockefeller.
Anche i personaggi famosi e le aziende che più si prodigano a favore della causa gay sono di dubbio collocamento ideologico venendo tutti da quella stessa area che sta lavorando alla costruzione di un ordine generale orwelliano2. Angelina Jolie è stata coinvolta con il Council on Foreign Relations statunitense mentre Lady Gaga3 altro non è che l'esecutrice materiale di oscure simbologie massoniche in salsa musicale.
E anche il modesto mondo culturale di casa nostra non ci risparmia indottrinamenti a senso unico a favore di una promozione unanime di questo fenomeno. Dal Grande Fratello alle prese di posizione di una Laura Pausini, di Anna Tatangelo, di Claudia Gerini, Luca Argentero, Ambra Angolini, e chi più ne a più ne metta.

Prima di capire perché questa politica sia in corso occorre finalmente mettere in chiaro cosa si intenda qui con la più volte accennata certa versione dell'omosessualità.
L'omosessualità è sempre esistita dall'alba dei tempi ed è praticata anche tra altre specie animali.
Vi sono anche stati momenti e luoghi storici particolari quali la Grecia classica e la Roma tardo imperiale in cui la sua diffusione ha toccato altissime percentuali tanto da far presumere che fosse addirittura preferita all'eterosessualità, derubricata a pura pratica da riproduzione.
Tuttavia il richiamo all'omosessualità degli antichi avviene a sproposito quando lo si vuole strumentalizzare a pretesto dell'attuale campagna di indottrinamento in quanto i rapporti tra persone dello stesso sesso tra antichi potevano avere finalità pratiche, quali il compattamento della falange oplitica o un miglior rapporto tra maestri e reclute nell'esercito spartano, o essere il puro sfogo di piaceri fisici come emerge anche dal Satyricon di Petronio. Mai gli antichi, per esempio, avevano pensato di affiancare un modello di famiglia omosessuale a quella tradizionale a dispetto della grande diffusione dell'omosessualità e della comune accettazione sociale della stessa.
L'omosessualità degli antichi, che poi è sopravvissuta nei secoli sino ai giorni nostri incarnando una versione che definirei naturale, non ha mai messo in discussione la differenza tra uomo e donna.

A fianco di questo fenomeno appunto naturale e che sempre esisterà in qualche misura, è stata promossa negli ultimi anni una versione assolutamente diversa del fenomeno. L'omosessualità sulla quale pressano i media e la politica e in nome della quale vengono avanzate proposte di legge è ben lontana da quella dei Socrate e degli Alcibiade così come da quella dei Pasolini e si fonda invece su miti individualistici in cui il bene collettivo è tenuto in totale disprezzo e a prevalere sono l'apparenza e l'edonismo, non certo la legittima volontà di amare o avere famiglia4.

L'argomento inoltre è diventato minato per chiunque lo volesse approcciare fuori dal solco tracciato dal sistema attuale tanto che ogni tentativo in questo senso è subito marchiato con l'accusa di omofobia5 anche quando sono evidenti le migliori intenzioni di chi vorrebbe semplicemente dare alla cosa un altro contributo. Ne sia fresco esempio il fuoco incrociato contro Guido Barilla, colpevole di aver dichiarato il proprio appoggio alla famiglia tradizionale come soggetto dei propri spot pubblicitari piuttosto che una famiglia gay6: omofobico d'ufficio a dispetto di ciò che ha realmente detto.

A mettere il cappello a questa grottesca situazione ci ha pensato poi una scienza andata in pensione, la psicologia. Una delle prime spiegazioni che questa disciplina aveva trovato per l'omosessualità sosteneva che il troppo esclusivo rapporto di un figlio col genitore di sesso opposto a fronte di un genitore del proprio sesso evanescente potesse causare una crisi di identità sessuale o finanche di genere determinando la preferenza omosessuale. Nel caso per esempio di un maschietto, una madre soffocante a fronte di un padre olografico determinerebbero nell'adulto il bisogno omosessuale per “compensare” il bisogno di paternità e mascolinità mancato da piccoli.
Col passare dei tempi tuttavia la psicologia ha rinunciato al proprio status di scienza derubricando se stessa al ruolo di formalizzatrice delle opinioni comuni dominanti nella società così che oggi essa ha accantonato per mere ragioni politiche questa spiegazione. Questa infatti, individuando come causa dell'omosessualità una mancanza infantile, rischiava di far apparire una semplice variante sessuale come una sorta di handicap agli occhi più in cattiva fede e realmente omofobici. Inoltre l'individuazione di un momento critico nella sviluppo del bambino come causa della preferenza omosessuale dava credito alla possibilità di un cambiamento, mediante apposito percorso psicanalitico, almeno a quegli omosessuali che vivessero con insoddisfazione il proprio stato.

Arriviamo così alla domanda più importante, ovvero, perché vi sarebbe una regia, una volontà politica, economica e sociale tutta tesa a diffondere e promuovere questa forma di omosessualità moderna emarginando e tacciando nel peggiore dei modi chiunque volesse aprire un dibattito serio nel merito senza accettare l'imposizione a senso unico da parte del sistema?
E del resto, alla luce dei nomi di famiglie, persone e istituzioni sopra citati come sostenitori di questa recente variante dell'omosessualità, non è naturale chiedersi perché questo fenomeno sia appoggiato dai peggiori delinquenti e assassini del mondo e di tutti i tempi?

Sostenere che si tratta di una mossa per atomizzare la società potrebbe apparire semplicistico e ingiusto verso tutte quelle persone che indipendentemente dalla propria preferenza sessuale svolgono un ruolo importante per gli altri. Meglio sarebbe dire che si tratta di una mossa per atomizzare irrimediabilmente la società. Il mondo eterosessuale appare oggi già abbastanza sgangherato e incapace di prendersi le responsabilità che gli competono specialmente per quanto riguarda gli impegni a carattere collettivo proprio perché l'atomizzazione sociale è già drammaticamente diffusa. Nazione, comunità, famiglia, parrocchia, vicinato, ogni soggetto collettivo manca completamente di appoggio organico e l'individualismo impera. Ma una società prevalentemente eterosessuale con la sua naturale presenza di omosessuali come è sempre stato per secoli avrebbe pur sempre la potenzialità di riprendersi. Questo perché sopravviverebbe il contesto familiare naturale, contesto collettivo che fa da base a ogni altra collettività, e in questo contesto possono trovare posto una ripresa dei valori e della società. La diffusione esasperata di un'omosessualità alla Lady Gaga porterebbe ai limiti estremi l'atomismo sociale e la distruzione di ogni legame comunitario e poi ridurrebbe al lumicino ogni speranza di rinascita futura.

A ciò si aggiunga, e qui veramente non me ne vogliano i lettori omosessuali uomini e donne, una pratica sessuale con finalità spirituali che le oligarchie, almeno ai loro massimi livelli, verosimilmente conoscono bene, come il sesso tantrico o quello taoista, in grado di risvegliare determinati centri energetici e capacità che trascendono la materia. Queste pratiche tuttavia, capaci genericamente di rendere le persone migliori, hanno come presupposto fondamentale l'incontro tra le due energie complementari maschile e femminile e nessuna elevazione spirituale e di coscienza vi può essere da questa prospettiva nel rapporto sessuale tra due persone dello stesso sesso: esattamente ciò che le oligarchie auspicano.




6http://www.corriere.it/cronache/13_settembre_26/barilla-no-spot-omosessuali-famiglia-sacrale_f9506e70-268f-11e3-a1ee-487182bf93b6.shtml