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sabato 19 agosto 2017

L'asilo di mia figlia

 
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Dico la verità. La scorsa notte tornando a casa dall'incontro con Comilva a Palazzago, per la prima volta da quando è iniziata questa brutta avventura dell'obbligo vaccinale ho avuto veramente paura di non riuscire a mandare la mia bimba grande al suo ultimo - dico, l'ultimo - anno d'asilo.
Arrivando a casa e trovandola addormentata (era l'1.30 di notte) le ho dato un bacione ripromettendomi che avrei tentato ogni strada per garantirle ciò che desidera, cioè rivedere le sue maestre e i suoi amichetti, come mi ha ribadito con la sua vocina in mattinata quando le ho chiesto cosa ne pensasse del suo asilo.
Ma nel frattempo avevo passato una notte insonne in cui mi sono passate di fronte tutte le possibili opzioni e i possibili esiti, ahimé quasi sempre negativi.
E allora sono tornato a pensare a quello che stiamo chiamando il "piano B" e che altro non è se non una cosa di cui avevo anche parlato e scritto alcuni mesi fa.
Sono tornato a chiedermi se questa crisi, come nella migliore delle tradizioni esoteriche, non sia in realtà un'opportunità e se noi non si stia sbagliando l'obiettivo.
Forse Dio (e che cacchio, lasciatemi chiamare le cose col giusto nome, poi se avete un'altra visione spirituale ci penserete voi a cambiare i termini) non ci sta invitando a lottare per mandare i nostri bimbi all'asilo o a scuola senza vaccinarli. Forse ci sta dicendo di non mandarli proprio all'asilo o a scuola perché quei luoghi sono pessimi per la loro crescita.
La nostra sofferenza nasce proprio dal non aver colto il messaggio e diventiamo simili a un marinaio che si ostina a condurre l'imbarcazione contro vento anziché sfruttarlo... perché il Creato è proprio come un Oceano, un Oceano spirituale in cui dobbiamo imparare a muoverci seguendo venti e correnti che non è possibile combattere.
E allora oggi, stante la mancanza di sonno, ho facilmente iniziato a sognare ad occhi aperti...
Ho iniziato a sognare ciò di cui avevamo a mala pena parlato, le nostre famiglie che si riuniscono a gruppetti a seconda dei paesi, per fare tanti piccoli asili diffusi nelle case delle famiglie, con quattro, cinque o sei bimbi, le mamme e i papà che possono seguirli.
Li ho sognati mentre, all'inizio della settimana, il gruppetto di bimbi va con i genitori che fan loro da maestri al supermercato a comprare del buon cibo per i loro pranzi e le merende della settimana facendo con la spesa una bella lezione di educazione alimentare.
Li ho immaginati giocare a riordinare e pulire giocando la casa di chi li ha generosamente ospitati, tra la lettura di un libro e una strimpellata di strumenti musicali.
Immagino i genitori lavoratori che periodicamente si accordano per prendere insieme una giornata di ferie e andare "all'asilo" coi propri bimbi per un giorno.
Li ho sogntati mentre una volta al mese (ma anche due, tre... in fondo siamo Liberi di Scegliere, no?) tutti i gruppetti della provincia si riuniscono, a seconda della stagione, in un parco, in piscina, in un salone a fare grandi attività in comune, oppure al cinema a vedere un bel film per bambini.
Immagino le mamme e i papà senza lavoro o che lavorano tra le mura domestiche che si prodigano per primi nel dare educazione e assistenza ai propri figli e a quelli degli altri, e i genitori che lavorano fuori che invece valorizzano lo sforzo dei primi aiutandoli anche economicamente, perché in questa avventura ognuno da quello che ha.
E continuando a sognare ad occhi aperti - o forse era la calura dlla giornata - ho anche visto gli inconfondibili boccoloni della mia grande che sbucavano dalla turma dei suoi nuovi amichetti.
E così, semmai un giorno qualcuno dovesse dirmi "i bambini non vaccinati devono restarsene a casa", io seguendo la corrente potrei rispondere "esatto e ringraziano per l'opportunità"
Figlia mia, faremo di tutto perché tu possa tornare all'asilo che ami tanto. Ma ti prometto che se qualcosa dovesse andare storto l'alternativa non sembra poi così male.

sabato 19 marzo 2016

Una storia "futuribile"... post festa del Papà


Una storia "futuribile"... post festa del Papà

Due compagne omosessuali decidono di acquistare una bambina con la pratica dell'utero in affitto. Le due donne sono ancora in età fertile e in salute, ma credono che se una portasse avanti una gravidanza sarebbe discriminante per l'altra e ne violerebbe i diritti di uguglianza, tanto che decidono di delegare non solo la gestazione ma anche il reperimento dell'ovulo a una donatrice esterna. Inoltre sono donne in carriera, facoltose, e non possono permettersi di sprecare nove mesi della propria vita col pancione senza contare il dolore e l'invasività per l'eventuale ricorso a pratiche di fecondazione assistita.

La bimba nasce e cresce con qualche difficoltà ma nella sua innocenza ha la fortuna di venir su senza traumi esterni al nucleo in cui vive. Quei bambini diseducati che vorrebbero emarginarla per il fatto di non avere dei veri genitori sono messi in riga da leggi severissime che arrivano all'affido ad assistenti sociali, rieducazione e carcere per i genitori. Ma la piccola incontra anche molti coetaniei luminosi, figli di coppie normali minoritarie ma estremamente compatti, che sanno accoglierla in modo sincero, e non per la paura della repressione pubblica, senza farle pesare la sua diversa provenienza.

Ma è la bambina stessa che col tempo sente crescere spontaneamente in sé questo peso. E' lei che si sente diversa da quei bambini così luminosi, da quegli indaco che hanno alle spalle la diversità, e quindi la ricchezza, data dalla complementarietà di due genitori, un papà e una mamma.

Le due donne con cui vive e che chiama meccanicamente "mamme" riescono comunque a lungo a sviare la questione e a convicere la piccola, che comunque amano, che anche lei e la sua "famiglia" sono normali, che non è per nulla necessario per la felicità e la luce di un figlio avere due genitori di sessi, pardon, di generi diversi.

La bimba non è cresciuta sola in quanto da un paio d'anni a farle compagnia in casa c'è una magnifica cagnetta di razza dalmata. La cagnetta cresce magnificamente e un giorno le due donne decidono di trovare un maschio dalmata per farla accoppiare e far nascere qualche cucciolo di razza pura da vendere per fare qualche soldo in più.
La piccola bambina non capisce bene perché il compagno della sua cagnolina debba essere un dalmata fatto allo stesso modo. Ci sono altre razze molto belle, incrociando la sua dalmata con un altro tipo di cane non nasceranno in questo modo cuccioli ancora più belli? Le diversità che si sintetizzano non saranno una forza per i piccoli cani? Ma la bambina, sempre nella sua innocenza, non immagina che le sue "mamme" non vogliono certo dei "bastardi" nella cuccia. Roba da proletariato e gente all'antica, mica li puoi vendere quelli.

Ma soprattutto la bimba non capisce perché la sua cagnetta debba per forza andare con un cane maschio. Lei è una femmina, le "mamme" sono femmine, la cagnolina è una femmina, non ci sono mai stati maschi in casa, è proprio necessario che il cane per l'accoppiamento sia maschio? In fondo è nata da due mamme lei, non ce l'ha un papà, non serve... giusto??!!

"No, figlia mia, ci vuole un maschio per far accoppiare la nostra cagnolina e avere dei cuccioli, coi cani due femmine non si può".

La nostra bambina si sente sempre meno sicura del mondo in cui vive, sempre meno radicata, sempre meno completa. Al contrario ha la sensazione crescente di aver subito un'amputazione, come se le fosse stato portato via un arto, come se qualcosa le mancasse.

E la risposta finale ai suoi dubbi, a dispetto di ogni amore effettivamente e sinceramente ricevuto, non tarda ad arrivare quando emerge il vero spirito che l'ha, malgrado tutto, portata alla vita.
La bambina non ha capito perché la sua cagnetta dovesse accoppiarsi con un cane maschio e non ha capito perché questo dovesse essere della stessa razza.
Ma ora che i cuccioli sono nati e che lei, insieme alla loro mamma cagnetta, li ha visti, accarezzati, tenuti nelle manine, non capisce perché debbano essere venduti, strappati troppo presto dal loro ambiente, dalla loro famiglia per denaro, non capisce perché siano stati creati solo per questo.

Non abbiamo il coraggio di mettere in bocca a due donne che si sentono madri certi pensieri, certe espressioni troppo dure. Sarà l'autore di questo racconto a esprimersi in proposito, poiché se avesse il coraggio di guardare la bambina negli occhi e di spiegarle la verità le direbbe: "Bambina mia, PENSI CHE CHI HA LA PRESUNZIONE DI POTER COMPRARE UN FIGLIO SI FACCIA PROBLEMI A VENDERE UN CANE?"