lunedì 4 novembre 2013

North East Services, un caso tutto italiano



Quello che è accaduto nelle settima scorse all'istituto di vigilanza North East Services rappresenta un drammatico fallimento del capitalismo non solo in quanto tale perché il caso, duole dirlo a me che vedo nell'Occidente un tutto indistinto e antinazionale, presenta alcune caratteristiche malsane assolutamente e tipicamente italiane.



Procedendo con ordine verso chi non conoscesse la vicenda, la North East Services (Nes da ora in avanti) è un istituto di vigilanza con sede a Treviso considerato sino a pochissime settimane fa uno dei primi quattro in Italia, operante non solo nei servizi di classica sorveglianza a trasporto valori ma soprattutto nella contazione dei denari liquidi di banche e supermercati1.
Il sottoscritto, dipendente di quest'azienda, lavorava proprio in questo particolare settore nella filiale di Bergamo (il gruppo conta circa quindici filiali tra nordest, Bergamo, Genova e Torino).
A fine settembre una grossa richiesta di liquidità al caveau di Treviso da parte di due banche clienti non viene soddisfatta per mancanza fisica di denaro ed essendo la cosa contabilmente impossibile scattano le denunce e le ispezioni di Banca d'Italia e della Guardia di Finanza.
Emerge quindi che da Treviso sono stati prelevati negli anni circa trenta milioni di € liquidi, soldi dei clienti, per volontà dello stesso titolare che si è avvalso del responsabile dei caveau come facchino per "coprire" i prelievi con assegni scoperti, a quanto riporta la stampa.
Conclusione, clienti che rescindono i contratti dalla sera alla mattina, altarini che saltano fuori uno dopo l'altro tra debiti verso le banche e fornitori, enorme esposizione verso l'erario per l'Iva non pagata, tribunali e prefetture che valutano rispettivamente il fallimento e la revoca della licenza a lavorare per la Nes, circa 700 dipendenti sull'orlo della Cassa Integrazione e seri rischi di non essere integralmente riassorbiti dal settore nei prossimi anni.

Il motivo di tutto questo? Il vizio del lusso del proprietario che non ha utilizzato i soldi di cui si è appropriato per scopi aziendali ma per soddisfare la propria fame di auto, moto, barche, accumulando con questi beni un enorme patrimonio di cui probabilmente nemmeno riusciva a goderne2.



Quanto accaduto alla Nes rappresenta in prima battuta un classico esempio delle ingiustizie del capitalismo. Un'ingiustizia che consiste nel vincolare l'esistenza di un determinato mezzo di produzione (la cui esistenza è espressione di una necessità del tessuto sociale o di quello economico) alla persistenza del proprietario.
In parole povere, la Nes non avrebbe avuto alcuna ragione meramente operativa per chiudere in quanto il portafoglio cliente di cui disponeva al momento dello scandalo, pur logorato da una decandenza commerciale che ha riguardato gli ultimissimi mesi, era sufficiente a consentire il proseguo dell'attività e a sperare in un prossimo rilancio della stessa. Si tratta di una differenza abissale rispetto a tutte quelle aziende che vanno in crisi e devono chiudere per un'effettiva mancanza di lavoro.
La concezione alla base del capitalismo e quindi della proprietà privata dei mezzi economici, in un caso come questo, impongono invece che alla fine del proprietario per ragioni giudiziarie corrisponda necessariamente la fine dell'azienda cui vengono revocate le licenze a operare sebbene il personale operativo, ovvero i comuni lavoratori, non abbiano alcuna responsabilità nell'accaduto e abbiano al contrario garantito sino all'ultimo l'erogazione del servizio, mentre i mezzi a disposizione dell'azienda (veicoli, locali, apparecchiature, amministrazione) fossero ancora tutti potenzialmente funzionanti.
Questa situazione rappresenta un quadro perfetto di quella che potrebbe essere un'azienda rilanciata sotto una pubblica regia, per intenderci sul modello venezuelano della cogestion, in cui lo Stato subentra come socio parziale (50%) in un'impresa di fatto abbandonata dal padrone capitalista mentre la quota restante diviene una cooperativa di lavoratori. Il primo finanziamento pubblico e la collaborazione coi sindacati devono garantire l'immediata prosecuzione dell'attività e il rilancio della stessa non senza, evidentemente, una ristrutturazione interna nel segno di una maggiore giustizia sociale.


La cultura economica attuale invece, quella per la quale dobbiamo ringraziare gli Adam Smith, i David Ricardo, i Milton Friedman e via discorrendo, non ammette un discrimine tra capitale e lavoro tanto da svincolare il destino del secondo da quello del primo e svuotando i lavoratori di ogni legame con la società e la comunità in cui operano.


Ma il dramma della Nes ha indubbiamente anche caratteristiche tipicamente italiane in quanto la vicenda è macchiata e si macchierà di assurdità che difficilmente avremmo visto fuori dai nostri confini.
L'Italia dimostra ad esempio rispetto a Spagna, Francia e alla stessa Grecia dei mesi passati una capacità di mobilitazione dei lavoratori scarsissima e che rispecchia in grande quello che è il disinteresse del lavoratore nel partecipare alle vicende dell'azienda in cui lavora. Questa drammatica spirale individualista è considerata da molti, probabilmente non a torto, il prodotto di oltre vent'anni di televisione berlusconiana, i cui messaggi hanno indotto i lavoratori a rinunciare all'identificazione reciproca in un unico ceto sociale abbracciando al contrario l'idea che fosse meglio svendere i propri "simili" per diventare un domani uguali al "padrone".
Da qui la drammatica crisi strategica del sindacato e, nel caso specifico della vigilanza, una sottosindacalizzazione organica che ha permesso alle aziende negli ultimi anni di acquisire un potere enorme sui dipendenti.
E' su questo terreno che si è sviluppato il collasso della Nes laddove una truffa è stata portata avanti nel più totale disinteresse di lavoratori che davano per scontato, nell'illusione di poter un domani arrivare chissà dove, di dover eseguire le più assurde disposizioni della dirigenza e dei responsabili (ricordate la vecchia domanda provocatoria, ma se ti dicono di buttarti nel fosso...?). Tristemente esemplare è quanto dichiarato dal responsabile dei caveau, colui che materialmente ha prelevato i denari a favore del titolare, difendendosi dicendo "era la disposizione di un superiore, che dovevo fare?" 3. Come se la disposizione di un superiore travalicasse il discrimine tra giusto e ingiusto, tra lecito e illecito.
Basandosi su quanto sentito personalmente, è anche sicuro che tra i dipendenti fossero in molti a Treviso a sapere come funzionassero determinate cose ma nessuno ha mai mosso un dito nemmeno in forma anonima.
Diventa assolutamente ipocrita a questo punto da parte di ciascun lavoratore deresponsabilizzare se stesso e lamentarsi del fatto che nel corsi degli anni non ci siano mai stati controlli da parte di Banca d'Italia, della Guardia di Finanza o della Questura, controlli che avrebbero in qualche modo potuto evidenziare la truffa con largo anticipo, quando i primi controllori della qualità e della legalità del lavoro dovrebbero essere i lavoratori che lo svolgono.

L'altro aspetto che conferisce una triste italianità alla vicenda è la sicura impunità sostanziale a cui andranno incontro i responsabili. Di fatto chi ha rubato i soldi per soddisfare un oscuro egoismo possessivo (altra devianza tipicamente capitalista) non subirà pene sensibili dopo aver goduto per anni di un estremo benessere materiale mentre coloro che si sono messi in affari con lui vendendo auto e barche di lusso in cambio di contanti potrebbero non essere coinvolti in questa storia. Il patrimonio sequestrato potrebbe anche coprire buona parte delle truffe e dei buchi dell'azienda ma non la salveranno dal suo destino ineluttabile e anzi a goderne sarà chi, già ricco, potrà acquistare all'asta beni altrimenti di prezzo superiore.

Nessun beneficio andrà invece ai lavoratori che vedono seriamente compromessa la propria posizione e tutto questo, è bene ribadirlo, per una situazione che nulla ha a che vedere con le dinamiche dell'economia attuale o con un contesto di crisi industriale.

L'atomizzazione estrema quindi, tipica dell'occidente e portata a livelli buffoneschi da vent'anni e più di Berlusconi, è una delle maggiori concause di questo disastro.
A nessuno escluso, sottoscritto compreso, spetta il diritto di sfuggire dalla propria parte di responsabilità.


Materiali: la prima parte del video sul presidio dei lavoratori Nes a Venezia il 16 ottobre (Arcadianet su Youreporter)



Seconda parte



Terza parte



1http://www.youreporter.it/video_Lavoratori_della_North_East_Services_a_Venezia_-_1a_parte

2http://tribunatreviso.gelocal.it/cronaca/2013/10/10/news/prendi-i-soldi-e-portameli-in-sede-svelato-il-metodo-compiano-per-vuotare-il-caveau-di-silea-1.7898406


3http://vigilanzaprivatagpg.wordpress.com/2013/10/10/north-east-services-schiavon-svela-il-sistema-compiano/

2 commenti:

KEVIN PELIZZI ha detto...

Ottimo articolo, complimenti ;)

Simone ha detto...

Carissimo Kevin, la ringrazio.
In questa sede facciamo del nostro meglio e questa era una questione conosciuta in prima persona in cui era d'obbligo lavorare bene ;-)