domenica 22 febbraio 2015

La mafia dei colletti bianchi - II parte





[Prosegue da Parte prima]
Parte seconda - Una storia di mafia: Angelo Funiciello
 
Una delle poche voci che si sono levate in questi anni e che, naturalmente e scientificamente (perché, ribadiamo, non si tratta di una stortura, ma di un sistema studiato per non funzionare) è stata ignorata sia dai media che dall'apparato giudiziario, è quella di Angelo Funiciello, imprenditore e concessionario auto della Ford. Dopo trent'anni di eccellente attività, nel 1999 l'ingegner Funiciello ha ricevuto l'invito da parte della casa madre, allora presieduta dal dottor Andrea Formica, a chiudere i battenti per cedere le due concessionarie da lui create (Fidauto a Bergamo e Padana Motor a Treviglio) a un personaggio indicato dalla stessa Ford Italia, un tale Lorenzo Busetti, autentico carneade del mercato automobilistico.
Si badi che l'invito della Ford Italia all'ingegner Funiciello a cedere l'attività non è stato cordiale ne “commercialmente corretto”. E' stato invece una truffa con una successione di pressioni, intimidazioni e forzature durate anni, arrivate al recesso esercitato dalla casa madre della concessione di vendita con due anni di preavviso e, come contrattualmente previsto, senza giustificazioni. Queste tribolazioni hanno condotto l'ingegnere e la moglie, signora Daniela Cavalli, a uno stress intollerabile tanto che nel 2007 la signora è stata addirittura colta da un tumore che l'avrebbe condotta due anni dopo alla scomparsa, tumore attribuito dai medici proprio a uno stress eccessivo che ne aveva consumato il fisico.
A conferma di quanto descritto prima a proposito della mafia dei colletti bianchi, occorre osservare la dinamica della vicenda giudiziaria del signor Funiciello. Il braccio di ferro in tribunale tra l'ingegnere e i suoi avversari inizia nel 2002 quando la Ford Italia presenta un'azione legale contro Fidauto e Padana Motor per ottenere conferma delle proprie azioni di recesso, mentre la famiglia Funiciello risponde citando Ford Italia, il signor Busetti e le concessionarie di cui quest'ultimo aveva nel frattempo acquisito il controllo per contestare proprio la legalità delle pressioni subite. Ne seguono processi e cause che restano tali quasi esclusivamente sulla carta perché per anni, di fatto, nulla si muove e al signor Funiciello non è dato avere risposte giudiziarie, men che meno risposte favorevoli.
Si osservino due fattori importanti. Il primo è che nel caso specifico la Ford Italia ha cercato di forzare alla vendita un decorato concessionario che in un trentennio aveva sempre portato a casa ottimi risultati (tanto da meritarsi diversi premi) per cedere le sue note concessionarie a un personaggio – Busetti – del tutto digiuno di vendite auto, il che è apparentemente illogico. Il secondo è che mentre Funiciello si trova in questa morsa, centinaia di altri concessionari Ford sono i tristi protagonisti di vicende del tutto analoghe, il che è ancora più illogico.
In quegli anni sembra che dalla bergamasca alla Sicilia la politica della Ford Italia sia quella di smantellare un efficiente apparato di vendita e assistenza per mettere al posto di venditori capaci dei parvenu inventati dalla sera alla mattina.
E allora ci si deve porre la fatidica domanda alla base della giurisprudenza dell'antica Roma: cui prodest? A chi giova un simile fatto? In prima battuta, si potrebbe dire, proprio ai venditori inventati, quelli che la Ford Italia indica affinché subentrino nelle concessioni ai rivenditori storici. Ma a che scopo affidare l'intera rete di vendita nazionale a persone inesperte? Negli anni successivi a questa politica infatti la Ford perde quote di mercato importanti e le vendite scendono quasi del 50%. E allora di nuovo, cui prodest? Perché la Ford ha attuato un suicidio commerciale a vantaggio di rivenditori improvvisati? Se seguissimo semplicemente la logica non sarebbe possibile trovare una risposta sensata. Non possiamo che affidarci all'intuizione e, laddove non è possibile vedere l'aria, seguire i movimenti delle foglie per capire da che parte tira il vento.
E così quello che sappiamo di fatto è che il dottor Formica, presidente della Ford Italia all'epoca dei fatti e regista della politica aziendale suddetta, una volta esauritasi la stessa è diventato vice presidente della Toyota Europa, una casa concorrente che ha ragionevolmente beneficiato dell'arretramento della Ford. A questo si aggiunga una più generale politica delle case automobilistiche in Italia, una politica che si sta naturalmente intingendo di metodi mafiosi come Funiciello stesso ha messo in luce in uno dei documenti da lui prodotto, la “Lettera aperta a tutti i cittadini italiani” del marzo 2008. Nulla in proposito può essere più esaustivo della citazione di un suo passaggio, “[...] si deve tener presente che le Case automobilistiche hanno un enorme coinvolgimento di interessi commerciali e finanziari, anche di bilanci e di quotazioni in Borsa. Con il facile riciclaggio mafioso nelle vendite di auto così organizzate, si possono agevolmente effettuare grandi numeri delle cosiddette “Km zero”, ampliando sensibilmente i valori di fatturato con vendite fasulle, con illeciti effetti positivi per le Case stesse, in Borsa e nell’immagine”.
In tutto questo il signor Funiciello ha vissuto il drammatico copione scritto per le vittime di mafia dai colletti bianchi e descritto nella prima parte di questo articolo. L'ingegnere si è rivolto alla magistratura invano. Gli avvocati cui si è affidato, professionisti di grido, indicati anche da personaggi celebri per dure posizioni contro l'illegalità, hanno tergiversato intorno alla questione, quasi fossero disinteressati al successo della causa. I tribunali hanno stancamente esaminato i fatti tanto più che le cause accorpate in un'unica procedura dal tribunale di Roma ai primi mesi del 2010, dopo otto anni dalla loro presentazione, sono ancora in fase istruttoria, di escussione dei testi.
Il protrarsi delle cause legali, la perdita delle aziende e di più che tutto il patrimonio familiare, inducono Funiciello a giocare la carta mediatica, tentando di far conoscere la propria vicenda tramite i media. Ma ovviamente giornali e televisioni si sono voltati dall'altra parte all'invio dei suoi comunicati. E' bene evidenziare che i media contattati da Funiciello non hanno semplicemente dato una risposta negativa alle sue richieste di pubblicazione ma hanno del tutto ignorato le sue segnalazioni con il silenzio.
L'ingegnere non ha avuto più fortuna con la politica. Il signor Funiciello ha cercato l'aiuto dei politici del territorio confidando in un supporto e in un'eco mediatica maggiore. Ma anche in questo caso non si è concluso niente. Dopo un incontro con Mario Borghezio e una sua interrogazione scritta al parlamento europeo nel gennaio 2004, lo stesso europarlamentare leghista ha scaricato in un secondo incontro Funiciello, che verrà bistrattato da quel momento anche da altri politici.
Solo il giornalista indipendente Stefano Salvi, titolare del video blog www.sisalvichipuo.it, gli ha dedicato per un certo periodo la giusta attenzione conducendo autonomamente l'inchiesta “Ford Italia Affaire” e pubblicando sulla sua testata una serie di servizi sulla vicenda.
Ormai stanco, privato in modo violento dell'amata consorte, ignorato dai politici, dai giornalisti, dai suoi stessi avvocati, dopo aver perso casa e attività, Angelo Funiciello ha deciso recentemente di iniziare a fare da sé. Ha inaugurato l'iniziativa culturale Funigiglio che ha dato il nome anche al sito-blog che la ospita, www.funigiglio.net, dove ha raccolto materiali sulla propria tragedia personale e sul quale aggiorna costantemente la sua ricerca sulle mafie coi suoi articoli. Ha inoltre prodotto una serie di documenti e lettere aperte sul tema molto importanti sia sulla sua storia che sul male sociale causato dalla mafia dei colletti bianchi.
Ormai disincantato e privo di fiducia nel sistema, Angelo Funiciello oggi crede che solo una rinata coscienza civile dei liberi cittadini possa gettare le basi per una vera rivoluzione che abbatta questo stato di cose, pertanto dedica le sue energie a un lavoro di informazione fuori dai canali tradizionali e che privilegia il passaparola su Internet grazie a blog, forum e Facebook.

Collegamenti per approfondire la questione

3 commenti:

Uruk-HaiZeitung ha detto...

Ciao Simone.
Aldilà della vicenda personale che racconti, che è comunque uno tra gli innumerevoli casi di vessazione a cui assistiamo impotenti e in alcuni casi viviamo direttamente, se mi permetti, vorrei farti i complimenti per il post. In verità non avevo dubbi circa la tua lungimiranza, ma è comunque soddisfacente rilevare che determinati pensieri non sono frutto di miei pensieri "folli". Mi riferisco, ovviamente, alla questione "mafia".
Potrà apparire, la mia, come la sonata del solito disco, ma credo sia doveroso sottolineare che anche il problema in oggetto è di natura postmodernista (e quindi nichilista). L'annichilimento delle menti e delle coscienze produce il, forse, peggiore dei mali: l'indifferenza.
Qualcuno (Umberto Galimberti) una volta ha detto che soffriamo nel leggere di una morte ma siamo indifferenti ai genocidi (non uso le virgolette perchè la citazione non è esatta).
Ebbene, nell'Era della Comunicazione, paradossalmente, siamo troppo invasi dalla comunicazione e questo fa sì che la nostra capacità di individuare la realtà sia costantemente messa in discussione (con risultati finali vincenti) a favore di una realtà meno aberrante. Esattamente quello che capita con la mafia: meglio avere una percezione elementare di un tizio con coppola, scacciapensieri e lupara, rispetto ad una visione devastante per la vita di tutti i giorni dove si ha a che fare con piccole e grandi attività mafiose svolte da individui che suscitano rispetto anche solo per sentito dire (mi viene in mente, per esempio, il caso dei Maldini padre e figlio che, è oramai appurato, svolgono da diversi anni una attività laterale di strozzini ma che ovviamente non scandalizza più di tanto e anzi spesso viene messa a tacere). Ecco, quindi, che come tanti Big Jim (alla Elio per intenderci, "che se schiacci il tasto esce lo spaccimm"...) gioiamo e ringraziamo il sistema Stato che arresta il boss e non ci accorgiamo che il boss vero è colui che gestisce il sistema Stato e quell'altro è semplicemente un delinquentello minore.
Alcuni chiamano tutto ciò "liturgia", e, a proposito, la Chiesa fa solo bene, certo, ci sono preti pedofili e vescovi banchieri, ma, si sa, è la natura umana.
Buona serata, Lurtz.

Simone ha detto...

@ Uruk
Grazie per il commento. Davvero apprezzo tantissimo l'accenno al nostro peggior comune nemico, il nichilismo.
Il non credere in nulla che vada oltre l'individuo crea proprio la percezione falsata di cui parli, spesso una percezione elaborata ad arte dall'individuo stesso la cui mente vede ciò che vuole, ciò che non mette in discussione lo status quo stravolgendo quindi anche fatti oggettivi.
Del resto non si spiega altrimenti come gli esseri umani possanoe ssere ciechi di fronte a tante sofferenze e ingiustizie.

Ruggero Re ha detto...

Ho letto tutto due volte..... avvertivo di essere interamente coinvolto !!!
E' stata una forte sensazione quando mi sono reso conto che non era il mio vissuto che stavo leggendo, bensì quello di una delle tantissime vittime della mafia e, perché no, di magistrati indolenti !!! "Le vite parallele", differiscono, però, per i nomi dei politici, entrambi leghisti (la cortesissima Dott.sa Susanna Anvar) e per il nome del giornalista, Fabrizio Gatti del "L'Espresso" che, però, dopo avergli inviato documenti per mesi, non arrivò a generare quella che avrebbe dovuto essere la sua fatica letteraria !!!
Per quanto sopra, ritengo sia bene rinviare il mio commento a dopo una serena pausa di riflessione !!!
Gli esseri umani non sono ciechi, si girano solo dall'altra parte !!!!!!!!!!