giovedì 12 dicembre 2013

Spiritualità antagonsita



Non è affatto facile parlare in modo chiaro e condiviso sulla questione spirituale in un'ottica antagonista rispetto alla modernità e alle stesse logiche anticapitaliste.
La spiritualità infatti, o meglio ancora le varie forme di spiritualità e religiosità sane1, sono oggi sotto attacco da parte del conformismo dilagante come pochi altri fattori decisivi per la conservazione della dignità umana e comunitaria.
Lo spirito dell'uomo, per percepire il quale occorre trascendere se stessi come corpo e come mente, operazione tutt'altro che impossibile, è messo in discussione vuoi da un ateismo che solo in poche persone dignitose conserva i tratti del rispetto e della buona creanza, mentre più spesso travalica i limiti del lecito per diventare esso stesso un Fondamentalismo violento, vuoi da forme malsane di spiritualità che sì, considerano l'esistenza di qualcosa di trascendente la dimensione biologica della vita umana ma lo fanno in maniera funzionale al potere insinuando l'idea che gli unici rapporti possibili con la dimensione dello spirito siano la sudditanza obbediente o, al contrario, la sua strumentalizzazione per perseguire fini immediati e terreni a esclusivo vantaggio individuale, alimentando più che mai l'Ego come presunto protagonista di questo possesso dello spirito.

Sarebbe facile, e a mio avviso sensato, dire che il miglior discrimine per distinguere la spiritualità buona da quella cattiva sia il semplice affidarsi alla Sensazione, quella sorta di voce ancestrale che possiamo, anche qui facilmente, sentire dentro di noi ripulendola da ogni attaccamento emotivo2.
Per essere meglio compreso in questa fase occorre però usare un diverso registro e sostenere che il modo migliore per individuare una sana pratica spirituale è valutare quanto esssa contribuisca alla propria liberazione personale, laddove con libertà non si intende "libero di...". Questo ci rispedirebbe infatti nel medesimo individualismo conformista che in realtà è la negazione dello spirito in quanto lo spirito è, necessariamente, mezzo per entrare in contatto con qualcosa che ora chiameremo Assoluto, e che alla fine del percorso ognuno potrà legittimamente definire Dio, Krshna, Universo, Principio, Pantheon, etc.
Il Ritorno all'Assoluto è un cammino (ecco quindi che la religiosità si caratterizza come processo dinamico e non come punto di arrivo statico) che comprende senza dubbio tappe da compiere singolarmente, ma che va vissuto in sostanza in modo comunitario, perché solo il reciproco legame tra noi e gli altri a livello comunitario e spirituale può attivare il più profondo legame tra noi e l'Assoluto.
Ogni richiamo al divino declinato singolarmente quale Vieni a me! non è nulla più che la sulfurea esalazione di un'invocazione satanica o New Age.

Per meglio spiegare il rapporto tra noi e l'Assoluto che va delineandosi, e al quale si giunge spontaneamente seguendo questo tipo di ragionamenti e pratiche, può servire una metafora invero alquanto ridicola e irrispettosa, ma funzionale.
Immaginiamo una fonte inesauribile di energia elettrica, una centrale, un generatore, e da questa un impianto di conduzione che si dirami infine in tante lampadine. L'energia nasce dalla fonte e si estende lungo l'impianto sino alla lampada. Si estende come un tutto continuo senza soluzione e nel suo momento finale illumina la lampadina che diventa così un contenitore di luce. Le lampadine sono anche connesse tra loro e quando una di esse, infine, si fulmina, l'energia ritorna alla fonte. Questa struttura è costituita di tre parti distinte ma è al medesimo tempo un tutt'uno in cui ogni parte si completa solo con le altre.
Possiamo immaginare quindi la fonte di energia come Dio, l'energia stessa che scorre lungo l'impianto come la sua sostanza, uno spirito panteistico che scorre ovunque, e l'essere umano come la luce che si accende nel momento in cui l'energia arriva nella lampadina.
Un primo discrimine oggettivo che possiamo tracciare tra una spiritualità corretta e una che non lo è riguarda proprio questo momento. L'uomo, abbiamo detto, è la luce e non la lampadina. L'errore esiziale che separa l'uomo dall'Assoluto consiste proprio nell'identificarsi con la lampadina, la materia grezza, e questo comporta sia la fine della sinergia col Divino che l'accettazione di una dimensione finita del sé. La vita fisica, così come la durata di una lampadina, sono solo una fase contingente, un particolare modo di esperire di una luce che è invece infinita. Identificandosi con la lampadina, quando questa arriva infine a fulminarsi, si identifica la sua fine con la fine della luce e quindi della vita. E' ciò che in qualche modo potremmo anche chiamare Inferno.

Questa visione delle cose può essere vissuta da ciascuno di noi senza vincoli religiosi ufficiali, ma allo stesso tempo si applica perfettamente a parte della maggiori fedi codificate. Essa rappresenta bene anche la sostanziale immagine divina dell'uomo che in questo schema metaforico, si ricordi bene, non è la lampadina ma la Luce che si accende nella medesima. La lampadina è solo uno strumento, un contenitore o, fuor di metafora, un mezzo di trasporto fisico che consente all'Anima (vera natura umana) di effettuare il proprio viaggio terreno su questa Terra.
Inoltre il rapporto diretto con l'Assoluto a mezzo di una "parzialità" divina risolve finalmente la dialettica tra Immanente e Trascendente e formare una divinità davvero completa con l'ausilio di tutte le singole anime che anelano ad essa.

Oggi abbiamo però un conformismo dilagante che tende a deviare da questo tipo di ricerca sia proponendo nuove forme di spiritualità malsana sia inquinando quelle già esistenti.
Esempi clamorosi possono essere, per quanto riguarda il primo caso di deviazione, il Reiki, disciplina in cui attraverso lo spirito il master può davvero guarire le malattie di altre persone ma, attenzione, con la falsa consapevolezza di essere lui il protagonista della guarigione anziché un semplice tramite dell'Assoluto. Sostituendo se stesso all'autentico soggetto divino che da la salute il master pensa di essere divinità esso stesso (anziché una parte di essa) e tralascia la fondamentale parte del ringraziamento per essere stato strumento di una Potenza divina.
Una simile pecca può anche essere imputata al movimento New Age, vero e proprio meccanismo di riciclaggio di stampo mafioso del satanismo tout court, in cui la spiritualità è addirittura commercializzata e consumata capitalisticamente e tutto è vissuto in un individualismo fondamentalista che pretende di ricongiungersi al Divino al solo fine utilitaristico di piegarlo alla propria volontà particolare.
All'interno della Cristianità, per venire invece al secondo tipo di deviazione attuata all'interno di culti millenari, abbiamo invece la marginalizzazione della Comunione, la sinergia totale col Divino. Sulla metafora energetica di cui sopra può essere perfettamente cucito il meccanismo cristiano del Padre (fonte di energia), Figlio (i fedeli, e non semplicemente Gesù che è stato un particolare Figlio con un'altrettanto particolare funzione) e Spirito Santo (l'energia che va dal Padre al Figlio e torna al Padre quando la vita terrena cessa). La Comunione cristiana così come ce la spiegano i Vangeli canonici, e non qualche infiltrato anticlericale, altro non è che l'abbandono del fedele allo Spirito in preghiera e meditazione per sentirsi un tutt'uno col Padre, percependosi finalmente a sua immagine e somiglianza e risveglaindo quindi, con la propria identità divina, tutte le proprie potenzialità che gli consentono di attuare cose meravigliose nel tempo e nello spazio che la Grazia avrà concesso.
Oggi invece, vuoi per la passività dei fedeli che spesso sono tali solo per inerzia educativa, vuoi per la poca attenzione dei sacrdoti e catechisti che non insistono troppo su questo aspetto per un malinteso senso di sudditanza a Dio, non solo la fondamentale pratica della Comunione viene derubricata a un rituale "mangiare Gesù" incarnato nella particola, quasi l'immanenza di Dio si riducesse alla materialità storica del Nazareno, ma viene del tutto espulso il terzo soggetto, lo Spirito Santo, ponte tra Creatore e Creato, ridotto a un nonsoche indistinto (chiedere a chi frequenta Messa per avere conferma).
In questo modo il rispettoso rapporto filiare che si potrebbe avere con Dio viene degradato anche nel Cristianesimo a una sottomissione indiscriminata e senza tramiti, in cui l'unica gerarchia è costituita da un Padre-padrone e da un Figlio subalterno. E' il ritorno a un Dio veterotestamentario, che non concede Comunione con se stesso, il Dio ebraico che, concretamente, comanda "ammazzate il palestinese" e il fedele risponde "sì padrone" senza alcuna dialettica. E' il ritorno a un Dio veterotestamentario che doveva essere mandato in soffitta con le evidenti incoerenze tra Vecchio e Nuovo Testamento da giustificarsi attraverso la Comunione "ricordata" da Cristo agli uomini dimentichi della propria vera natura. Ma un'imperialismo teologico e conformista ha evidentemente travalicato il limite tra le Scritture e il vecchio Dio imperfetto ebraico e ha colonizzato anche gli ultimi libri della Bibbia inchiodando più che mai Cristo alla Croce e rendendolo oggetto non più immanente ma trascendente e quindi, senza lo Spirito intermediario, irraggiungibile.

Mi si perdonerà la digressione consistente sulla Cristianità, del resto la deviazione interna a una fede millenaria che potenzialemte raggiunge un miliardo di persone è più grave degli sparuti per quanto deplorevoli seguaci luciferini della New Age.
Tornando sui passi iniziali, la pratica spirituale è quindi marginalizzata in due modi: ora accusando di ogni male possibile le religioni tradizionali costringendo le medesime alla difensiva e a una progressiva secolarizzazione e impoverimento teologico che le rende quindi sempre più incapaci di rispondere adeguatamtente alle esigenze interiori della gente; ora incanalando il disagio interiore delle persone verso un ateismo spacciato per libertario, autentico meccanismo di autodifesa psicologica che illude il soggetto atomizzato di essere realmente libero, ora verso una spiritualità deviata o addirittura controproducente (satanismo o New Age in primo luogo, ma anche il protestantesimo e il calvinismo ne sono un esempio) che regala anche in questo caso la falsa sicurezza di aver messo la propria anima in salvo.

Naturalmente il livello di efficacia di una determinata pratica spirituale che, si ripete, può essere assolutamente autonoma (non si vuole certo qui incoraggiare frettolosi atti di conversione e nemmeno di apostasia), può in realtà essere percepito dal livello di conflitto che questa scatena contro il conformismo dilagante e quella malsana forma di pensiero forte mascherato da somma di pensieri deboli che è il pensiero unico dominante oggi in Occidente.
Cristianesimo, Islam, Paganesimo tradizionalista, Gnosi sono puntualmente sotto il fuoco incrociato della disinformazione di sistema a diversi livelli sebbene, in concreto e al di là dell'imperfezione a volte grave dei vertici di questi culti (in particolar modo la Chiesa Cattolica), non si capisce bene di cosa questi culti siano accusati e quale siano i miglioramenti che l'umanità non riesce a perseguire per colpa loro.
Il Buddhismo viene spogliato della sua originaria nobiltà e meraviglia e ridotto al buffonesco passatempo di quei figli di papà che se un tempo giocavano alla rivoluzione contro i genitori miliardari, oggi venerano Siddartha Gautama, senza sapere chi sia, solo per indispettire la Croce.

Di contro i pericoli del satanismo e della New Age sono invece artificialmente circoscritti a pochi fatti di cronaca nera di sbandati da tre soldi senza che se ne investighi la pericolosa diffusione tra le alte sfere sociali.
L'ateismo infine prosegue indisturbato, o peggio, nelle vesti di finto martire, l'opera di sistematizzazione di quel pensiero unico che eliminando lo spirito non fa altro che portare all'estremo la scomposizione dell'individuo al suo momento non più divisibile e quindi massimamente manipolabile (atomismo) puntellando poi la sete di spiritualità dello stesso con il fideismo fondamentalismo su cui lo stesso atesismo deve però poggiarsi per "garantire" almeno la certezza di un momento ontologico zero, senza il quale l'individuo, privato di un fine nella propria esistenza, non vedrebbe nemmo un inizio crollando indefinitamente nell'abisso.

Ma questo è l'inizio di un altro saggio.





1Ve ne sono, ma già a questo punto qualcuno potrebbe obiettare: quale è il criterio per distinguere una spiritualità sana da una insana?
2Vedasi il documentario Lo Sfidante, http://losfidante.marenectaris.net/

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