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venerdì 23 maggio 2014

I vaccini dei Taliban



Il giornalismo è un ambiente nel quale le regole deontologiche possono essere violate con la stessa facilità con la quale Jack lo Squartatore ammazzava una povera donna. Ma nonostante questa ipocrisia c'è qualcosa che mi era stato ben insegnato nella mia breve esperienza passata nel settore, ossia, mai scrivere qualcosa che non aggiunga contenuti inerenti la notizia che si vuole comunicare, men che meno se questa aggiunta è un'opinione personale.
In sostanza, se la notizia riguarda l'incendio di un appartamento del centro, non ha alcuna rilevanza che il padrone dell'abitazione avesse fatto colazione con il caffè piuttosto che con un succo di frutta, per cui questo dettaglio non andrà scritto.
E' per questo che divento molto sospettoso nel momento in cui vedo che questa regola viene trasgredita come nulla fosse da testate di una certa importanza (ovviamente a livello intrasistemico) come il Corriere della Sera.

Nel caso in questione (Spionaggio della Cia con i vaccini Gli Usa: «Non lo faremo più») mi avrebbe dovuto sorprendere, in realtà la cosa non mi stupisce affatto, un riferimento al comportamento dei Taliban, definiti demenziali per il loro rifiuto delle vaccinazioni propinate dalle agenzie occidentali dopo l'occupazione del loro paese, l'Afghanistan. Un comportamento emerso in particolare in un'operazione della CIA tesa ad avvicinare i capi di al-Qaeda attraverso campagne di vaccinazioni farlocche (come lo sono tutte, del resto, anche quelle che non hanno finalità di spionaggio):

I talebani hanno scatenato una guerra contro le vaccinazioni considerate il paravento della Cia. In realtà i militanti le osteggiavano già da prima, sostenendo che si trattava di una manovra per sterilizzare i piccoli musulmani. Visioni da dementi (il sottolineato è mio) che però si sono sommate ai sospetti dopo l’assalto di Abbottabad e al piano Usa

L'eventuale demenza dei Taliban in merito alle questioni mediche non è affare inerente la notizia e in ogni caso l'insulto all'intelligenza di qualcuno, fosse anche di fanatici che davvero non si sono mai contraddistinti per acume cerebrale, non spetta a un giornalista del Bugiardone nazionale.
Ma come si diceva all'inizio, la deontologia del giornalismo è di fatto lettera morta sacrificata alle strategie di comunicazione più generali. Strategie che, soprattutto in questi anni in cui manipoli di genitori coraggiosi stanno lottando per liberare i propri figli dalla guerra batteriologica occultata dei vaccini, sono utili a criminalizzare proprio costoro costruendo uno strisciante paragone coi Taliban.
Operazione del resto già avviata dalla rivista medica ufficiale Uppa (Talebani di casa nostra). Per chi avesse dei dubbi sul fatto che si tratti di una propaganda orchestrata, basta evidenziare che sempre il Corriere ha pubblicato nelle stesse ore dell'articolo sopra citato un altro pezzo in cui non manca di dare ampio spazio alla posizione ufficiale della medicina, tesa a negare l'identità del vaccino quale arma batteriologica (Vaccini e autismo, il pm di Trani nominerà un pool di esperti).

Leggendo articoli come quello del Corriere il lettore assimila l'idea che rifiutare un vaccino sia cosa da “dementi Talebani” e questa immagine influenzerà negativamente il suo giudizio verso i genitori e le associazioni che portano avanti una battaglia di libertà e salute.

Ma l'Occidente oltre che poca intelligenza ha anche poco spirito di osservazione. Non si rendono conto i professori della disinformazione che il loro paragone coi Taliban, che vorrebbe essere denigratorio, potrebbe invece rivelarsi ben augurante e di questo io li ringrazio.
Questi barbuti ignoranti, feroci, analfabeti, fanatici, intolleranti, sono anche coloro che con poche migliaia di combattenti pronti a tutti hanno tenuto sotto scacco e stanno infine sconfiggendo l'esercito occupante più forte del mondo con una lotta che dura ininterrottamente da oltre una dozzina d'anni.
Stiano attenti quindi i sostenitori dei vaccini, perché i trabocchetti linguistici del Bugiardone potrebbero portar loro sfortuna e tra una decina d'anni si ritroveranno sconfitti e senza più ragion d'essere...

lunedì 28 ottobre 2013

Nsagate: la prova che è tutto un'illusione






Non osiamo pensare a quanta pace abbia trovato in questi giorni la coscienza delle persone che ancora credono al sistema, specialmente quelle più filoamericane e filoccidentali, nel ricevere notizie sullo scandalo della Nsagate o Datagate, lo spionaggio personale a danni di leader e politici mondiali da parte dell'agenzia per la sicurezza nazionale USA, spintasi a controllare anche personaggio di paesi "alleati".

L'emersione di questi fatti e di elementi inquietanti in proposito rischia infatti di far credere che il sistema tutto sommato funzioni e che non ci siano oscuri burattinai a gestire da dietro le quinte tutto lo spettacolo dei rapporti internazionali.

Gli atlantisti in particolare, e paradossalmente, potranno sostenere come gli USA siano una vera e reale democrazia affatto estranea alle influenze di lobbies e centri studio prepolitici in quanto proprio il loro governo si è attivato in questo ultimo periodo per punire i "responsabili" dell'accaduto (come se nessuno in passato avesse dato loro alcuna disposizione in materia di spionaggio) e dimostrando che negli USA ogni violazione costituisce oggetto di "diritto".



La verita è che questo presunto scontro internazionale ad alta tensione che vede contrapposti in particolare gli Stati Uniti e l'Unione Europea non fa altro che confermare la manipolazione prepolitica per i quali le due entità sono state strutturalmente costituite. Al di là della riprovazione espressa da Merkel, Hollande o Cameron, i leader europei non hanno sino ad ora avanzato alcuna proposta di azione seria contro gli USA ne nel merito e nemmeno nel metodo.

In promo luogo ci si aspetterebbe da parte di un paese "alleato" in cui personaggi importanti e istituzionali vengono spiati una reazione rapidissima e radicale a partire dalla chiusura delle numerose basi militari americane nel Vecchio Continente1. Immediate dovrebbero essere anche le ritorsioni sul piano economico con l'esproprio di tutte le banche, i fondi di investimento e i capitali nordamericani in Europa senza parlare delle multinazionali che influenzano e pressano il modello di sviluppo europeo.

Ciò che sorprende è inoltre la caparbietà (intesa in questo caso negativamente) con la quale i paesi dell'Unione Europea tentano di trovare una risposta concertata e basata in particolare sull'asse franco-tedesco (ultimo ritrovato dell'ingegneria globalista per rivestire la politica di una parvenza di autonomia) avallando di fatto, se non di diritto, la totale cessione a Bruxelles della sovranità delle singole nazioni europee le quali non hanno e non devono più avere voce in capitolo. Come se l'Italia (l'esempio non è privo di una grossa dose di ironia) non potesse decidere di avere una propria posizione sulla questione, più drastica di quella dell'Europa, e pretenderne la messa in atto.



Del resto, se USA ed Europa sanno veramente essere antagonisti tanto da vivere giorni di tensione come sembrano essere questi, non si vede per quale motivo, come prima cosa, l'Unione Europea non abbia sospeso i negoziati per la creazione di un area di libero scambio con gli USA1. Ovviamente perché, come si sostiene qui, ne gli USA ne l'UE sono entità politiche sovrane. I loro amministratori al livello più basso possono inscenare una fase contingente di attrito, ma al di sopra di entrambe le parti vi è una volontà superiore di creare un'area nordatlantica unita che segua i medesimi passi di integrazione-assimiliazione dell'UE e della North American Union. Un cammino del resto già anticipato diversi anni fa da chi aveva giustamente visto nelle reciproche unioni politiche europea ed americana il preambolo ad una successiva unione delle due tra loro per formare un nuovo soggetto politico, primo vero Moloch statale del Nuovo Ordine Mondiale orwelliano2.



Quanto sin qui scritto ha chiaramente un contenuto paradossale. E' assolutamente ovvio, per chi scrive, che la gestione dell'affare Nsagate da parte dei paesi europei non possa che essere come effettivamente è dal momento che in questa sede si comprende bene come il burattino di re Riccardo e quello del sultano Salah-ad-Din non siano realmente nemici in virtù dei colpi che si assestano nel momento in cui a manovrarli è il medesimo burattinaio3.



Questo non deve però far ritenre che alternative non siano realisticamente percorribili. Paesi come la Russia, che hanno scacciato d'imperio un'agenzia come USAID dal proprio territorio4, o come il Venezuela di Chavez che hanno messo in campo ritorsioni diplomatiche contro gli USA anche come solidarietà ai paesi di linea bolivariana, dimostrano che come sempre, oltre a una sana chiarezza di idee, tutto ciò che realmente serve è la volontà.


1 http://www.kelebekler.com/occ/bas_it.htm; http://www.disinformazione.it/basiusa.htm

1http://www.geopolitica.info/Notizia.asp?notizia=1043

2http://poteriocculti.mastertopforum.biz/printview.php?t=1375&start=0

3Council on Foreign Relations e Chatham House in sinergia determinano la politica estera anglo-americana cui l'Europa è strutturalmente supina; la commissione Trilaterale fornisce un'agenda economica e politica unitaria a Nordamerica, Asia ed Europa; il clun Bilderberg tiene le redini del tutto.

4http://www.bbc.co.uk/news/world-europe-19644897