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domenica 19 luglio 2015

Avanzo primario ed "Euro sovrano"...



Stato italiano spendaccione, inefficiente, sprecone?
Italiani incapaci di correggere le falle della spesa pubblica e di chiudere con bilanci finanziari in ordine?
Sciocchezze.

E' lo stesso sistema economico che ci mette a disposizione almeno uno strumento – e stavolta, apparentemente, logico – per smentire questo luogo comune. Parliamo del cosidetto bilancio primario, ossia il bilancio economico dello stato tra entrate e uscite al netto degli interessi passivi da corrispondere sul debito pubblico, ossia defalcando questa voce dalle uscite.
Ebbene è stato proprio il ministero del tesoro a comunicare pochi mesi fa1 che l'Italia si sta confermando da vent'anni tra i paesi più virtuosi al mondo nel chiudere questo bilancio con un avanzo primario. Sostanzialmente, se il bilancio fosse costituito da sole entrate e uscite reali (o quasi), l'Italia lo chiuderebbe largamente in attivo e sarebbe quindi in grado di affrontare una serie di spese produttive di cui il paese ha tanto bisogno e di destinare maggiori risorse alle tutele sociali e alle pensioni.
Stiamo parlando di una somma enorme, intorno al 4/5% del Pil, perché corrisponde proprio il 5% del prodotto interno lordo la somma che normalmente lo Stato italiano deve spendere per il pagamento dei soli interessi sull'incostituzionale2 debito pubblico.
E tutto questo mentre altri paesi ritenuti pregiudizialmente più virtuosi sono finiti non di rado in passivo già al momento del bilancio primario.

Evidentemente le strette fiscali e finanziarie che i vari governi italiani hanno imposto al paese da tempo unite agli "incoraggiamenti" in tal senso arrivati dai poteri forti come Unione Europea, Bce e Fmi, hanno ottenuto un qualche pur doloroso risultato.
Il problema dei conti pubblici italiani è che in un secondo momento, dovendo comunque corrispondere gli interessi sui titoli a scadenza, il bilancio va infine in passivo, producendo un deficit che si somma al debito pubblico pregresso e producendo una spirale di passività e indebitamento destinata a ripetersi l'anno successivo.

Il cittadino italiano dovrebbe a questo punto chiedersi perché non sia possibile interrompere questo non-senso economico e monetario. Se i conti agganciati alle entrate e alle spese reali dello Stato, a furia di tagli e inasprimenti fiscali, sono in ordine, perché il nostro paese deve sempre e comunque essere tra i più sofferenti al mondo e additato negativamente dai grandi dell'Eurozona? Perché anche riordinando le voci di bilancio un paese come il nostro deve continuare a perseguire un ulteriore risanamento che non arriva mai rinunciando agli investimenti strutturali e alle politiche sociali fondamentali per un concreto rilancio dell'Italia?

Non vogliamo prendere nemmeno in considerazione le tesi di chi, basandosi su presupposti giuridico-finanziari errati, risponderebbe che si tratta dell'inevitabile sorte di un paese in cui le classi politiche passate, vuoi per prodigalità vuoi per offrire ai nostri nonni un tenore di vita più elevato del dovuto, avrebbero costruito il colossale debito pubblico sul quale si pagano appunto i suddetti e pesantissimi interessi.

Meglio invece focalizzarsi sulla stessa politica monetaria europea che si configura come una politica di moneta acquistata dagli stati ormai direttamente sui mercati, dove i titoli sono ceduti alle banche a mezzo di intermediari specializzati. Questo genera quindi l'indebitamento pubblico e il tasso di interesse che grava sui titoli, per quanto possa essere basso, costituisce un boomerang finanziario destinato a rendere il debito tecnicamente inestinguibile anche alla luce, evidentemente, dei debiti pubblici contratti dai paese europei, e quindi anche dall'Italia, nei decenni precedenti l'avvento dell'euro.
L'unico modo per spezzare questo circolo vizioso, oltre a un ripudio del debito (giuridicamente possibile tramite il principio internazionalmente riconosciuto del "debito detestabile"3) è quello di creare le condizioni affinché una siffatta spirale non si ripeta e quindi la conquista da parte dello stato della sovranità monetaria.

Oggi più che mai è necessario spendere qualche momento per chiarire cosa realmente significhi questa espressione che negli ultimi anni è stata (volutamente???) distorta da alcuni studiosi del tema, da politici opportunisti e maldestri e, ovviamente, dai media che l'hanno citata a sproposito.
La moneta sovrana è quella moneta che all'atto dell'emissione appartiene alla collettività e viene creata e messa in circolazione senza alcuna contropartita di debito pubblico. Non hanno alcun fondamento le critiche di chi vede in questa politica monetaria un pericolo di inflazione perché tale critica, oltre a confondere ingenuamente lo strumento con un suo cattivo utilizzo, dimentica che le crisi monetarie e creditizie dell'ultimo secolo sono state causate dalle modalità di emissione attualmente in vigore (ossia con contropartite di debito) e sono pertanto quest'ultima e il sistema bancario a dover essere messi sotto processo e non la loro correzione.
E' invece bene specificare che la sovranità monetaria non ha nulla a che vedere con il ritorno a una valuta nazionale in quanto la sovranità inerisce le modalità di emissione e non il contesto geografico di validità della moneta. Questa può indistintamente essere sovrana a livello comunale (in caso di moneta locale) o continentale (come moneta sovrana sovranazionale emessa da un insieme di stati). Paradossalmente invece, la vecchia lira, così come ogni altra divisa europea o l'attuale sterlina inglese, non erano e non sono monete sovrane bensì monete emesse a debito.
Possono pertanto essere derubricati al rango di ciarlatani, demagoghi e mentitori approfittatori personaggi del calibro di Matteo Salvini o Claudio Borghi Aquilini che vorrebbero spacciare l'uscita dall'euro e il ritorno alla lira sic et simpliciter come una riconquistata sovranità.
Addirittura peggiore è la posizione di elementi come Paolo Barnard e i sostenitori della Modern Money Theory (MMT) i quali non solo denigrano, in base agli stessi frantintendimenti giuridici del sistema, la proposta di una moneta realmente sovrana, ma addirittura si appropriano dell'espressione "sovranità monetaria" per definire tale la loro ricetta. Ricetta che, in estrema sintesi, si riduce a un ritorno alla lira da un lato e dall'altro alla conversione della Banca d'Italia in prestatore di ultima istanza in grado di emettere moneta a volontà ma sempre con debito in contropartita, qualcosa di simile alla situazione italiana precedente il divorzio tra Banca d'Italia e Tesoro degli anni '80. In pratica, una politica monetaria non sovrana che gattopardescamente cambierebbe tutto senza cambiare niente.

In realtà a fronte dei gemelli della demagogia Salvini e Barnard sarebbe più realistico proporre, riconosciamolo, con una certa dose di provocazione, uno slogan opposto allo sbandierato "No euro", ossia "Euro sovrano". Se infatti l'area in cui la valuta ha corso legale non ha nulla a che vedere col fatto che la valuta stessa sia sovrana o no, risulta molto più in linea con la battaglia sovranista non il ritorno a una divisa nazionale data in pasto ai banchieri ma la nazionalizzazione dell'attuale valuta in circolazione, l'euro appunto.
Mantenere valida questa moneta, con tutte le condizioni di accettazione globale di cui già gode, liberando però gli stati dell'eurozona dal peso degli interessi sul debito pubblico e, in conclusione possiamo dirlo, dello stesso capitale del debito4, permetterebbe una prima liberazione nazionale e continentale da proseguire poi, certamente, con l'eventuale definizione di politiche monetarie dei singoli stati.

Se ne ricordino bene i fanfaroni della "spesa pubblica incontrollata", dei "conti pubblici in disordine" e del "debito pubblico insostenibile".
Se ne ricordino bene i popolini che pendono dalle loro labbra pensando che siano i messia della moneta e dell'economia.

1http://www.ansa.it/sito/notizie/economia/2014/11/18/-tesoroitalia-tra-primi-per-avanzo-primario-da-20-anni-_b978bbb1-1622-4e7e-b8c0-66e6c84c9899.html
2L'articolo 3 della Costituzione afferma che la sovranità appartiene al popolo. Il debito pubblico risulta quindi incostituzionale in quanto nasce dalla prassi dello Stato di acquistare valuta da un soggetto esterno (da una banca centrale prima, sul mercato presso le banche private ora) in cambio di titoli di stato ormai detenuti all'86% proprio da banche, assicurazioni e fondi di investimento.
3https://it.wikipedia.org/wiki/Debito_odioso
4L'86% del debito pubblico italiano, come riportano alla nota 2, è detenuto da soggetti privati che hanno acquistato ciò che non poteva esser costituzionalmente loro ceduto e, per legge, non possono pertanto esigere alcun rimborso come spiegato dall'avv.to Marco Della Luna nel libro "Euroschiavi".

giovedì 27 marzo 2014

Barnard e Mosler, i gemelli della disinformazione



 
Sino a pochi anni fa coloro che parlavano di sovranità monetaria erano in pochi, ma avevano le idee estremamente chiare. Sovrana è quella moneta che, indipendentemente dall'area geografica di accettazione, viene emessa da un noi pubblico e collettivo (stato, insieme di stati, regione, comunità locale, etc.) senza contropartita di debito pubblico in mano agli investitori. Si tratta di una moneta concepita giuridicamente, prima ancora che economicamente, come unità di misura dell'economia reale, ossia econometrica.
 
Negli ultimi tempi la situazione è parecchio cambiata in quanto, complice la crisi economica strutturale che attraversa l'occidente capitalista, l'espressione sovranità monetaria ha fatto breccia nell'immaginario di tanti avventurieri della dissidenza economica e presso un pubblico poco propenso a documentarsi ma molto pronto a chinarsi davanti a un tanto desiderato messia delle soluzioni facili.

 
Questo passggio è estremamente grave, e probabilmente non casuale, in quanto genera una sterile disinformazione presso un pubblico che avrebbe invece tanto bisogno di conoscere come stanno le cose.

Ma ancor di più tutto questo è quanto di più amorale si possa concepire poiché i pionieri della vera sovranità monetaria hanno per anni svolto un lavoro difficile e importantissimo finendo relegati nell'ombra e nella censura. Uno dei massimi conoscitori e coraggioso studioso del tema è il nostro Giacinto Auriti, un uomo che per anni è stato letteralmente costretto a mangiare camionate di letame al solo scopo di aiutare l'Occidente a uscire dalla dittatura usuraia delle banche. Altri hanno umilmente raccolto il testimone di Auriti ed hanno continuato a mangiare ingenerose porzioni di letame per far luce sull'argomento restando sempre ai margini della visibilità mediatica.

Oggi invece coloro che si lucidano la bocca parlando di sovranità monetaria in televisione propagandando quella che, vedremo, altro non è che falsità monetaria, stanno buttando a monte tutto il lavoro svolto per anni nell'ombra e con difficoltà da chi aveva davvero voluto aiutare i cittadini. Il fatto che questi parvenu della moneta godano di grande visibilità al solo scopo di fare danni è motivo di amarezza per chi si è sinceramente battuto nel silenzio.

 

Coloro che più di altri hanno recentemente cavalcato l'onda della sovranità monetaria sono stati senz'altro l'economista Warren Mosler, forse il più celebre promotore della Modern Money Theory, e il giornalista Paolo Barnard, suo autorevole megafono in Italia e sul quale, a dispetto del titolo di questo articolo, vorremmo concentrare il tiro della critica.

Questo personaggio ha l'imperdonabile colpa di mandare drammaticamente fuori strada decine di migliaia di persone che diversamente approccierebbero il problema della moneta sovrana in modo corretto. A questo proposito la sua improvvisa visibilità mediatica, in primis la costante presenza alla trasmissione televisiva La Gabbia su La7 (di Tronchetti Provera...) è fin troppo generosa e sospetta e se a pensar male qualche volta ci si azzecca si direbbe che Barnard sia stato messo lì a deviare verso il precipizio i tanti buoi ormai scappati dalla stalla del sistema.

 
Dopo un promettente inizio di carriera come giornalista sinceramente dedito a scoprire il marcio (restano illuminanti molti suoi servizi realizzati all'epoca per la trasmissione Report, specialmente di critica all'imperialismo americano), Paolo Barnard è stato nella prassi arruolato tra gli squadristi in cravatta dei disinformatori. I primi sintomi di un suo riasservimento al potere li si è notati nella sua difesa della versione ufficiale dell'Undici Settembre, mentre la confermata diagnosi per sindrome da falsità è arrivata col suo negazionismo verso il signoraggio bancario[1].

 
A dispetto di quest ultimo colpo alle spalle della resistenza (e poi si permette di accusare altri di lotta a gettoni[2]), Barnard non nega tuttavia che esista un problema legato alle modalità di emissione della moneta ed è proprio qui che subentra come disinformatore promuovendo la gattopardesca MMT.

Non è oggetto di questo articolo una disamina completa della MMT, quanto piuttosto delle insesattezze che Paolo Barnard espone con disarmante sicumera, inesattezze che lui per primo non può non riconoscere come tali. Ed è proprio per questo punto che ci si permette di accusare Barnard di disinformazione e di asservimento al potere. Se una persona diffonde informazioni errate senza capirlo le si può imputare la superficialità o alla peggio la stupidità, non la malafede. Ma quando qualcuno mente sapendo di mentire (e si ripete, Barnard alla luce delle mole di informazioni cui ha accesso, sa di mentire) allora lo sta facendo appositamente e per uno scopo.


Il giornalista sostiene ad esempio che il debito pubblico così come lo si percepisce non esista e che esso sia invece uno strumento di tutela ed opportunità del risparmio dei privati, difendendone quindi la legittimità. Evidentemente nei suoi anni di studi non è stato spiegato a Barnard che solo il 15% circa del debito pubblico italiano è detenuto da cittadini comuni, mentre oltre il 40% va a banche, assicurazioni e fondi di investimento "nazionali" e l'altro 40% circa ad analoghi investitori stranieri[3]. Quando Barnard definisce il debito pubblico un risparmio privato sta dunque intendendo il risparmio delle banche che avrebbero quindi l'opportunità di investire i propri soldi su un soggetto - lo Stato -  difficilmente insolvente?

E ancora, mentre i sostenitori della vera sovranità monetaria si battono per l'applicazione giuridica del debito detestabile, cosa che permetterebbe di non pagarlo (eccezion fatta per quel 15% di cittadini cui si accennava prima), a Barnard questa soluzione non passa neanche per la testa. Di nuovo, alla luce della composizione del debito pubblico italiano, dobbiamo ritenere che Barnard consideri sacrosanto onorare un debito detenuto per oltre l'80% da banche private a fini speculativi e come mezzo di pressione per ottenere dai governi politiche favorevoli? Questo certamente sarebbe coerente col fatto che Barnard difende il soggetto banca in quanto tale (commerciale e centrale) senza aver mai concepito un sistema monetario radicalmente diverso in cui la banca come tipologia di impresa sia assente e sostituita ad esempio da un apposito ente pubblico responsabile dell'emissione, della raccolta dei depositi e della corretta circolazione del denaro.

Del resto anche questa prudente [non]presa di posizione di Barnard è coerente con la sua rinnovata visione ottimistica delle cose, una visione in cui tutto è come sembra tanto da permettersi di negare l'esistenza di quei poteri forti che guarda caso usano proprio le banche come primo strumento di coercizione[4].
 

Di nuovo, Paolo Barnard, parlando del debito pubblico come di una protezione dei risparmi privati, rilancia l'idea della MMT di non mandare in soffitta i Titoli di Stato attribuendo loro semmai una funzione diversa da quella di finanziamento per le casse statali.

Per lui queste obbligazioni dovrebbero essere uno strumento per drenare dalla circolazione il denaro in eccesso. Ma anche qui Barnard sembra proprio mentire sapendo di farlo perché se è vero che un'emissione di titoli può in un primo momento drenare liquidità, è anche vero che alla scadenza questi andranno rimborsati con tanto di interessi, ragion per cui la liquidità verrà presto o tardi reintegrata nella circolazione con gli interessi in più, per cui la massa monetaria risulterà aumentata e non ridotta!

A questo, risponderebbe probabilmente Barnard, si potrebbe ovviare con una nuova e più massiccia emissione di titoli. Questa soluzione tuttavia non farebbe che riproporre all'infinito il problema iniziale e nel frattempo la massa degli interessi dovuti risulterebbe accresciuta. Un'emissione strutturale e periodica inoltre porrebbe il problema del reperimento di investitori. Si è visto che meno del 15% dei titoli attualmente in circolazione è in mano ai privati cittadini. Cosa fa pensare a Barnard e ai barnardiani che in regime di MMT la gente comune riuscirebbe a investire in obbligazioni statali quanto serve a non lasciarne eccedenze invendute? Non possono esserci garanzie. E forse è per questo che nella MMT non si parla esplicitamente di escludere le banche private dal novero degli investitori di quei Titoli di Stato che loro vorrebbero riveduti e corretti nella loro funzione. E forse, di nuovo, è proprio per questo che Barnard e i barnardiani ritengono lecito onorare i debiti attualmente contratti dallo Stato con le banche, come detto in precedenza.

 
Tecnicamente per la MMT il reperimento delle risorse necessarie a rimborsare i titoli non sarebbe un problema in quanto lo Stato potrebbe stampare tutto il denaro necessario a coprire le spese. Ma se la stampa servisse in questo caso a rimborsare strumenti finanziari concepiti per ridurre la quantità di circolante si creerebbe un paradosso: l'emissione monetaria servirebbe a finanziare il drenaggio di moneta in un circolo infinito e insensato.

E ancor di più, se questi titoli col tempo finissero in mano alle banche in proporzioni crescenti ci si ritroverebbe nella medesima situazione di oggi. Le banche deterrebbero la gran parte del debito, lo Stato emetterebbe moneta per rimborsarlo gettando così in circolazione un'enorme quantità di denaro e si troverebbe quindi di nuovo con la necessità di drenarlo, ma gli unici soggetti a disporre di cifre simili sarebbero... nuovamente le banche, le quali disporrebbero quindi di una rinnovata capacità di manipolare la politica.

Oppure, secondo Barnard, questa moneta in eccesso potrebbe essere recuperata attraverso la tassazione, vista sempre dalla MMT come altro strumento di drenaggio del circolante in eccesso. Ma la MMT non può garantire una pluralità di soggetti tassabili sino a questi livelli a meno di non voler ultra-tassare proprio quelle banche che sembrano invece essere una parte importante del sistema barnardiano. Del resto non solo le banche, ma nessun altro, investirebbe in obbligazioni statali se sapesse che l'interesse, ma qui viene da pensare all'intero capitale, sarebbe polverizzato da una tassazione concepita per regolare la massa monetaria.

 
E tanti saluti, di nuovo, all'idea di debito pubblico come garanzia di risparmio privato.
 

Proseguendo ricordiamo che Paolo Barnard è un grande sostenitore della presunta sovranità monetaria degli Stati Uniti e del dollaro. Ma se il dollaro è una valuta sovrana e il debito federale USA è garanzia di risparmio degli americani, ci spiega Barnard perché questo debito è in mano soprattutto a investitori stranieri, addirittura statali[5]?
 

Paolo Barnard cade inoltre in un'altra grossa contraddizione laddove arriva ad affermare che all'oggi è lo Stato a creare moneta[6] con la spesa pubblica. Ovviamente se Barnard credesse a se stesso nel fare una simile affermazione non si capirebbe perché allo stesso tempo sostiene che lo Stato non abbia sovranità monetaria (e in questo, solo in questo, avrebbe ragione) e perché spacci al contrario la MMT come una necessaria alternativa sovranista.

 
Ma laddove il giornalista getta praticamente la maschera è nel capitolo da lui dedicato alla presunta bufala del signoraggio nel saggio Il più grande crimine. Nel dare le sue controdeduzioni Barnard utilizza un metodo di disinformazione vecchio come il mondo e allo stesso tempo comunissimo al giorno d'oggi, in quanto rappresenta l'ultima freccia all'arco di chi non avrebbe nulla da contestare: attribuire alla controparte ciò che non ha mai detto e criticarla in base a queste falsità.

Gli otto punti nei quali si articola la sua critica sono una sequenza di menzogne e inesattezze in cui Barnard narcisisticamente „smonta“ ciò che i sostenitori della vera sovranità monetaria in effetti non dicono, e così facendo dimostra anzi egli stesso di voler avere la paternità esclusiva di idee che invece i signoraggisti hanno realmente espresso (ma Barnard, mentendo saperndo di farlo, se ne guarda bene dal dirlo). L'introduzione al primo punto è a tal proposito illuminante:

Il ‘complotto del signoraggio’ afferma che la moneta sovrana non è più di proprietà degli Stati, ma delle BC che la emettono/stampano. Falso. La moneta sovrana è sempre emessa PRIMA dagli Stati nell’ambito delle loro attività di SPESA. Lo Stato a moneta sovrana se la inventa dal nulla, e spende per PRIMO, è cioè l’unico soggetto esistente che ‘monetizza’ per primo i beni e i servizi acquistandoli con la sua moneta[7]

 
La fantasia e la faccia di bronzo non mancano davvero a Barnard che condensa in poche righe enormi sciocchezze. Il presunto complotto del signoraggio non afferma assolutamente "che la moneta sovrana non è più di proprietà degli Stati, ma delle BC". Afferma semmai l'esatto opposto, in quanto la moneta proprio perché non è più di proprietà degli Stati non è più sovrana ma moneta-debito! E le monete che hanno caratterizzato la modernità – il dollaro e l'euro oggi, ma anche la lira o il franco francese ieri, caro Barnard, anche la lira! – sono sempre state tutte moneta-debito emessa dalle banche centrali o anche commerciali, a seconda dei passaggi. La risposta che il giornalista si da guardandosi allo specchio è tragicomica in quanto Barnard si attribuisce un concetto che in realtà appartiene proprio a quei signoraggisti che vorrebbe ridicolizzare ossia che "la moneta sovrana è sempre emessa PRIMA dagli Stati nell’ambito delle loro attività di spesa. Lo Stato a moneta sovrana se la inventa dal nulla". Semmai, è da aggiungere, è la MMT che non propone una vera ricetta sovranista in quanto mantiene consapevolmente in piedi una serie di apparati che consegnano il controllo della moneta di nuovo alle banche.

E così alla via per i punti successivi.

 
Sullo sfondo di critiche sterili come questa Barnard mantiene anche una schizofrenica manipolazione della realtà. Egli infatti afferma all’inizio del proprio lavoro che non vi è alcun economista di livello a sostenere la validità delle tesi signoraggiste. Ora, a parte il fatto che questa è una menzogna bella e buona[8] reiterata metodicamente dai negazionisti, si potrebbe obiettare a Barnard che l’obiezione è inconsistente nel momento in cui il primo distinguo tra una vera moneta sovrana e il surrogato della MMT è la natura giuridica della moneta e non quella economica. Ma a parte questo il giornalista cade in profondissima contraddizione quando alla fine del proprio ragionamento conclude dicendo che il complotto signoraggista gli ricorda tanto le teorie della scuola economica austriaca di Ludwig Von Mises. Certamente questo paragone è in malafede in quanto in genere chi si occupa di signoraggio non è certo un turbocapitalista alla Von Mises, ma soprattutto Barnard contraddice se stesso anche con questa sua cattiveria poiché se all’inizio del ragionamento aveva affermato di non riscontrare la validità della tesi presso alcun economista di livello, alla fine afferma che essa rimanda agli studi austriaci di Von Mises che è invece un economista di spessore (beninteso, secondo i canoni barnardiani, non certo per noi)
 

Paolo Barnard è quindi da derubricare decisamente tra i camerieri del sistema e il bene che può aver fatto nel suo lontano lavoro di reporter non lo può assolvere. Se un tempo aveva criticato il sistema delle guerre, dello sfruttamento, dell'imperialismo, ora lo sta difendendo con un ardore dieci volte superioriore da uns prospettiva economica con l'aggravante di minare il lavoro di chi invece proprio attraverso lo studio della moneta avrebbe voluto infliggere al sistema un colpo decisivo.

Il fatto che si permetta di criticare altri falsi antisistema come Travaglio o Grillo non lo mette al riparo da critiche e non permette di concedergli il beneficio del dubbio sulla buona fede. Che i livelli più bassi del sistema di cannibalizzino tra loro è un metodo di controllo e confusione collaudato e ben noto, nel rispetto del cerchio e dell'ellisse di Pavlov[9].

 
Oggi per chi volesse raccogliere il pesante testimone della sovranità monetaria deve essere ben chiara una cosa, ossia che tatticamente queste follie barnardiane devono essere combattute con la massima priorità ed energia.

Spiegare cosa siano il signoraggio moderno e la sovranità monetaria a chi è digiuno del discorso si è rivelato negli anni impresa già abbastanza ostica.

Dover rispiegare la cosa a chi pensa di averla capita in base ai deliri barnardiani rischia di essere una discesa all'inferno.


[1]http://paolobarnard.info/intervento_mostra_go.php?id=225
[2]http://lanuovaenergia.blogspot.it/2010/01/carissimo-paolo-barnard.html
[3]http://www.linkiesta.it/sites/default/files/styles/main_image_article/public/uploads/articolo/immagine-singola/Debito%20pubblico%20italiano.png?itok=zdezfLiI
[4]http://www.stampalibera.com/?p=68556#sthash.u0clEyqP.dpbs
[5]http://intermarketandmore.finanza.com/la-storia-intrigata-del-debito-pubblico-usa-possessori-investitori-primary-dealers-47863.html
[8] Maurice Allais, Nino Galloni, Eugenio Benetazzo, Salvatore Tamburro, Sandro Pascucci,…
[9]https://www.youtube.com/watch?v=mVmTY5nz6lg