domenica 8 febbraio 2015

Fratello maschio, perché?



E' successo all'improvviso. Una sera come tante altre, rientrando a casa dal lavoro, ho osservato la solita, triste teoria di ragazze giovani e sicuramente di ogni nazionalità ai lati della strada che si prostituivano.
Non so quante lo facciano con coercizione e quante per scelta, non so quante lo facciano volentieri e quante invece maledicano ogni singolo cliente che si presenta loro.
Quello che so è che all'improvviso il mio sentire verso di loro improvvisamente, solo poche sere fa, è mutato.
Dall'insensibile ingenuità giovanile che me le faceva sembrare quasi uno spettacolo vivente, con le gambe scoperte e i modi provocanti, all'indifferenza rassegnata della maturità, sono ora approdato a qualcosa di nuovo, di diverso e che causa sofferenza. Vedendole per la prima volta ho provato compassione.
Compassione significa sostanzialmente “soffrire con”. Certamente è presuntuoso da parte di un maschio che non ha mai nemmeno lontanamente potuto comprendere quel mondo pensare di poter capire quale sofferenza provino le giovanissime ragazze che ogni sera, ogni notte devono calcare i lati delle strade per soddisfare... chi? Adolescenti coi brufoli alla disperata ricerca di una “prima volta” che non ottengono dalle coetanee? Magari. Soddisfano padri di famiglia. Uomini nel fiore degli anni e delle potenzialità che hanno tutte le possibilità, ma che dico, hanno il dovere di cercare l'Amore come si deve. Anziani che provano ormai repulsione per il corpo decaduto della compagna di una vita e non vogliono credere che il disfacimento ha ormai colpito anche loro e pur di non accettarlo sono disposti a sottrarre tempo alla moglie o ai nipotini pagando una giovane prostituta affinché almeno lei, quel disfacimento, non lo veda.
Perché il denaro, se non tutto, compra molte cose.
No, un maschio non potrebbe capire in mille anni la sofferenza cui una giovane donna è sottoposta durante una simile vita. Ma è proprio quello che ho iniziato a provare dentro di me a darmi lo stimolo per questa riflessione. Se vedendo tutte quelle giovani posso soffrire, devo anche chiedermi allora quanto grande sia per esse una simile sofferenza moltiplicata per cento, per mille. Le speranze di una vita frustrate, le delusioni, le violenze, le minacce, la droga, il caldo, il freddo, le umiliazioni, il disgusto, il disincanto e poi l'odio che cresce verso il genere maschile, verso il genere umano che sembra tutto concentrato a far loro del male anziché capire la loro sofferenza e offrire un abbraccio, una via d'uscita.
E mi chiedo perché il primo responsabile di questa carneficina interiore, il mio fratello maschio, non si ponga lo stesso problema, mi chiedo perché non la smetta di causarlo, il problema.
Se lo scopo di una prestazione sessuale con una prostituta è il godimento, il mio fratello si è mai chiesto se il prezzo pagato valga veramente quell'atto? No, non sto parlando del prezzo in denaro. Parlo del prezzo che lui e lei stanno pagando a un livello diverso, più profondo. Lei, una volta di più sfruttata, umiliata, condannata, magari per il maggior guadagno di uno sfruttatore. Lui una volta di più esausto, prodigo nel gettare al Nulla le sue migliori energie, un passo più vicino a una Morte insulsa. Mi chiedo perché il mio fratello, dopo averla caricata in macchina, non provi a guardarla negli occhi, magari anche solo un attimo prima di aver commesso quell'errore per il quale non c'è rimedio, per vedervi qualcosa in più di un oggetto sessuale. Perché se il piacere che il mio fratello ricerca è solo per se stesso, la donna ai suoi occhi non può essere nulla più che un'attraente mano con cui farsi masturbare e l'atto che consuma con lei ha la pura essenza dell'individualismo.
E lei, lei a sua volta svuotata delle potenzialità con le quali era venuta in questo mondo, costretta a chiedersi se è davvero quello tutto ciò che può fare nella vita e se là in strada non vi sia nessuno che possa cercare in lei qualcosa di più. Stuprata nell'anima, se non è già uno stupro quello nel corpo.
Mi chiedo come possa il mio fratello non provare uno schiacciante senso di colpa per tutto questo. Come possa non alzarsi nel cuore della notte, incapace di prender sonno, e correre da lei a chiederle “scusa”. E magari portarla da qualche parte a prendere un caffè bollente per ascoltare quello che ha da dire. Se quel mio fratello maschio è nato eroe può decidere di non riportarla più in strada. Altrimenti, se non potrà salvarla così da un momento all'altro, sarà stato un primo, piccolissimo passo per lui e per lei, un passo che fa già parte del viaggio. Lui ha capito che lei non è un oggetto. E lei... la stessa cosa.

Perché, fratello maschio, non puoi fermarti un attimo a riflettere su questo, perché non puoi capire che i tuoi atti non si esauriscono in te stesso ma possono disastrosamente ricadere su qualcun altro?
Perché non puoi avere fede in lei, credere che come già una Donna ha fatto duemila anni fa, anche lei non possa portare e portarti qualcosa di grande?

2 commenti:

anita zunon ha detto...
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Kelvin Rachel ha detto...
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