venerdì 24 gennaio 2014

Alessandro Magno fu un sanguinario re guerriero, ma fu mai davvero felice?

di Corrado Penna

Molti conoscono, almeno per sommi capi, la storia del regno di Macedonia e della sua progressiva espansione, che lo portò a dominare numerosi paesi dei Balcani e del vicino oriente. Sono note le vicende belliche di Alessandro detto il Grande e del padre Filippo, ma forse non tutti sanno, o ricordano, le vicende umane, gli intrighi di palazzo.

Anche una veloce lettura di quella pagina di storia antica mostra un mondo di intrighi continui, di famiglie nelle quali fratelli, fratellastri, madri, madrigne, zii e parenti vari brigano l'uno contro l'altro per il possesso del potere supremo. Non è un caso che anche Filippo II e suo figlio Alessandro perirono in circostanze che fanno fortemente sospettare una congiura ordita ai loro danni.
Anzi nel caso di Filippo II non solo è sommamente probabile che la responsabile principale dell'assassinio del re fosse Olimpiade, la sua moglie precedente (da lui ripudiata per sposare Euridice), ma che fosse parte della congiura (o che quanto meno ne fosse a conoscenza) lo stesso Alessandro, che di Olimpiade era figlio. Sembra alquanto indicativo il fatto che dopo la morte di Filippo II Olimpiade assunse il ruolo di "regina madre", Alessandro divenne re, ed Euridice fu uccisa per ordine di Olimpiade. 
Un particolare significativo è il fatto che Pausania, l'uccisore di Filippo II, invece che sottoposto ad un lungo interrogatorio per appurare se e quali complici avesse avuto, fu prontamente ucciso (non si sa bene se appena catturato sul luogo dell'attentato o poco dopo). Un clichè questo che si è riproposto continuamente nella storia: assassini (veri o presunti, come nel caso di J.F. Kennedy) che vengono uccisi a loro volta poco dopo il delitto, presumibilmente "tolti di mezzo" in modo tale da impedire ogni approfondimento delle indagini.

Alla luce di questa riflessione non è privo di interesse il fatto che Alessandro fu l'allievo del "sommo filosofo" Aristotele, una delle persone più colte del tempo, un maestro che continuò a provare un forte affetto per il suo ex pupillo anche quando questi divenne il prode re e condottiero. Questo "sommo filosofo", che pure ci ha regalato imperituri trattati di logica, doveva avere però una concezione dell'etica (cui dedicò ben tre libri) molto particolare, se poi accettò di istruire il figlio del guerrafondaio Filippo II e non solo contribuì alla formazione del futuro guerrafondaio Alessandro il Grande, ma a quanto pare non provò certo vergogna per l'operato di costui ed anzi continuò ad essere suo amico e confidente anche quando il rapporto docente-discente era ormai terminato.

Ma si sa, molti grandi filosofi del passato, come Platone e Aristotele erano schiavisti (fecero eccezione i sofisti come Ippia, Antifonte e Licofrone che consideravano lo schiavismo una innaturale e crudele convenzione) e questo forse spiega bene quale razza di etica potesse venir fuori dai loro calami. Certo i pregiudizi del tempo erano davvero grandi, e non è facile sputare nel piatto in cui si mangia, ma tutta la loro conoscenza e saggezza pare che siano servite a ben poco dal momento che non sono servite come sostegno per l'amore incondizionato per l'umanità. Già a quesi tempi il frequentare l'accademia spesso non solo non bastava ad immunizzava dai pregiudizi sociali, ma a volte allontanava l'uomo dalla sua vera natura.

Detto questo possiamo considerae Alessandro Magno un uomo davvero felice, quando la sua vita fu programmata sin dalla più tenera età, programmata ad un futuro di lotte non per la sopravvivenza o per il procacciamento del cibo quotidiano, ma per l'accaparramento del potere. Che vita è quella di una persona cui viene insegnato fin da piccolo che occorre guardarsi da amici e parenti e considerare tutti gli esseri umani come pedine per il proprio personale toranconto? E che senso hanno, più in generale i comportamenti di tutti qeugli uomoni di potere, re, regine, principi, generali e dignitari vari, per i quali la vita è un continuo gioco alla guerra di tutti contro tutti, un orribile gioco nel corso del quale decine di migliaia di vite vengono massacrate sui campi da guerra e negli assedi delle città?

Alessandro fu mai davvero felice? Viene difficile crederlo: che felicità è mai quella di una persona la cui vita si dipana tra congiure familiari e guerre infinite? 

Sul finire della sua vita sappiamo che Alessandro fu straziato da un dolore tremendo, quello per la morte di un caro e vecchio amico e compagno d'armi, Efestione, in onore del quale allestì il più sfarzoso rito funebre della storia. Al di là del sospetto legittimo che Efestione fosse ben più che un caro amico, sta il fatto che tutto l'oro ed il potere del re non poterono cancellare quel lutto. Verrebbe da pensare che in quel momento finalmente Alessandro fosse finalmente tornato umano, dopo una vita di condizionamenti, ma neppure quel dolore atroce valse a a fargli capire che le cose belle ed importanti della vita non fossero guerra soldi e potere; neppure quel dolore tremendo lo fece riflettere sul dolore causato dalle decine di migliaia di lutti inflitti dal suo esercito nel corso delle numerose guerre da lui intraprese. 

In realtà la successiva spedizione contro i Cossei fu oltremodo sanguinaria, quasi che il giovane sovrano addolorato volesse sfogare la sua ira e placare il suo dolore spargendo ancora una volta fiumi di sangue. Poco dopo anche la vita di Alessandro ebbe termine, probabilmente perché avvelenato nel corso di un banchetto, e così il suo regno terminò così come era iniziato, con una congiura che causa la morte del re.

Nessun commento: