giovedì 22 novembre 2018

Fiaba per bambini - Leo, l'ultimo cavaliere


Leo, l'ultimo cavaliere

Leo, Cavaliere del Graal
Era passato molto tempo dall'epoca dello splendore dei Cavalieri del Graal, quando giovani ragazzi e ragazze prestavano un solenne giuramento e iniziavano una vita al servizio della libertà, della giustizia, dell'equità. Combattendo il male, per secoli avevano diffuso ovunque il Santo Graal, la coppa alla quale ognuno aveva potuto bere il bene quando non aveva più nessuno cui chiedere aiuto, l'ultima Luce quando tutto intorno era buio.

Ora, dopo centinaia di anni, la razza umana era stanca e decadente e i Cavalieri non erano più quelli di una volta.
Gli uomini avevano perso la capacità di distinguere il giusto dall'ingiusto, la verità dalla falsità.
Avevano iniziato a voler male a tutto ciò che al mondo era magico e speciale diventando invidiosi e pieni di rabbia verso ogni creatura di Luce.
In questa epoca triste avevano fatto la loro comparsa i Neri Esecutori, predicatori e sacerdoti malvagi che pian piano avevano iniziato a comandare nei villaggi, nei castelli e nelle città.
Un Nero Esecutore
I Neri Esecutori diventarono sempre più potenti sino a comandare sugli ultimi cavalieri e incaricarli di compiere missioni per loro. Ma erano missioni molto diverse da quelle dei tempi eroici e onorevoli. Si trattava di compiti sempre più oscuri... sempre più crudeli... e i Cavalieri del Graal alla fine iniziarono a somigliare più a dei banditi che combattevano per denaro che a guerrieri fedeli a una causa santa.

Sempre più spesso gruppi di cavalieri sotto la guida di un Esecutore esploravano i boschi, le foreste e le paludi per trovare tutto ciò che era luminoso e farlo scomparire. Le armi con le quali un tempo erano stati difesi i deboli e i poveri vennero usate per abbattere gli Alberi Sacri, i Fiori e le Piante Incantate e le loro venature azzurre, sino a che le loro fosforescenze notturne poco alla volta scomparvero dai boschi dell'Europa. Le possenti mani dei cavalieri che una volta avevano protetto e nutrito gli oppressi e i bisognosi ora iniziarono a catturare e intrappolare le Creature di Luce. Streghe, fate, fauni, folletti, elfi, stregoni... tutti catturati e intrappolati in orribili carri e poi condotti nelle prigioni sotterranee delle fortezze dei Neri Esecutori da cui nessuno usciva mai.
Alle streghe erano legate le mani affinché non facessero incantesimi. Alle fate erano tagliate le ali per non farle volare. Agli stregoni erano bendati gli occhi perché non trasmettessero la propria energia. Agli elfi erano arrotondate le orecchie per farli sembrare più umani. Ogni creatura aveva la sua ingiusta punizione così che agli occhi degli umani sembrassero più normali, più rassicuranti e, soprattutto, più deboli.
Perché gli esseri umani di quei tempi avevano invidia e paura dei poteri delle creature di Luce e poiché non avevano capacità simili, volevano toglierne a chi le aveva perché solo così, dicevano i Neri Esecutori, gli uomini sarebbero stati al sicuro.
Mentivano, in realtà, e approfittavano della paura della persone. La verità è che ogni essere umano, da sempre, aveva in sé le stesse capacità magiche di ogni singola Creatura di Luce e anche superiori, ma serviva un lungo esercizio per riscoprirle e usarle. Gli Esecutori volevano proprio impedire questo per indebolire tutta la razza umana e controllarla perciò, usando gli ultimi cavalieri, avevano iniziato a distruggere tutto ciò che di magico c'era al mondo, per cancellare persino il ricordo della possibilità di ciascuno di noi di essere speciale.


Proprio in questa epoca triste era diventato Cavaliere del Graal un giovane di nome Leo.
Nella lingua degli antichi il suo nome significava “Leone” ed era cresciuto studiando le imprese dei grandi cavalieri del passato ed era animato dal desiderio di cambiare i tempi che viveva e riportare la speranza e la giustizia nel mondo.
Ma poco dopo il suo giuramento si era accorto che le cose erano cambiate più di quanto non pensasse e che era davvero difficile per un cavaliere onorare il giuramento stesso. Anche lui si ritrovò insieme ai suoi compagni a setacciare i boschi per catturare le creature che ormai tutti odiavano e temevano. Lo fece così tante volte da dimenticarsi perché lo facesse... si dimenticò perché fosse diventato cavaliere...
A volte Leo, quando era in esplorazione nel cuore delle foreste e scendeva la notte, immerso nel silenzio poco prima di riposare, si chiedeva se alla fine lui e gli altri Cavalieri non sarebbero finiti come le Creature di Luce. Perché in fondo anche i Cavalieri del Graal appartenevano a un mondo che stava scomparendo e che sembrava non piacere ai Neri Esecutori che infatti nelle proprie fortezze avevano già altre guardie fedeli. Forse gli Esecutori stavano usando i Cavalieri per spazzare via quel mondo antico e alla fine, quando tutto sarebbe stato compiuto, i Cavalieri stessi sarebbero stati tutti imprigionati dalle nuove guardie e cancellati... perché anche dentro di loro, da qualche parte, c'era qualcosa che faceva paura e che avrebbe potuto cambiare le sorti del mondo... il Santo Graal del loro giuramento, l'ideale di Giustizia e Bene che è impresso nell'anima.

Un satiro
Un giorno come un altro, Leo e tre suoi compagni, sotto la guida di un Nero Esecutore, vennero mandati in una foresta alla ricerca di una essere che non aveva mai visto, un satiro, Creatura di Luce mezzo uomo e mezza capra, uno degli ultimi nella regione, si diceva.
La caccia durò pochi giorni. Con l'aiuto dei trucchi conosciuti dall'Esecutore, che portava sempre con sé molti libri che nessuno poteva nemmeno toccare, il satiro cadde in una trappola, avvolto in una rete. I Cavalieri e l'Esecutore lo raggiunsero che si agitava spaventato tentando di liberarsi senza riuscirsi. Lo sollevarono a fatica facendo attenzione a non essere colpiti dai calci dei suoi zoccoli e dalle corna e lo legarono con una corda su una piccola barella con la quale l'avrebbero trascinato sino a un carretto con una gabbia che avevano lasciato in uno spiazzo tra gli alberi.
Leo stava dietro alla barella e poteva vedere il satiro agitarsi sempre più a corto di energie, nel tentativo di liberarsi dalla rete. Lo osservava dispiaciuto. La povera creatura era spaventata a morte perché sapeva cosa accadeva a quelli come lui una volta che erano imprigionati dai Neri Esecutori. E si chiedeva perché gli umani odiassero così tanto le creature come lui... cosa mai avessero fatto di male per meritarsi una persecuzione così violenta.
Ma la cosa più sorprendente per Leo fu che quegli occhi che lo fissavano, sembravano a loro volta gli occhi di un umano, proprio come lui. Come se in fondo non fossero poi così diversi.
Leo continuava a girare lo sguardo, un poco fissava gli occhi del satiro, un poco guardava altrove non riuscendo a sopportare la tristezza che la creatura prigioniera gli dava, sentendo crescere dentro di sé la rabbia e un senso di ingiustizia.
Alla fine si fermò...
Non era per quello che era diventato Cavaliere del Graal. Da ragazzino sognava che avrebbe dato la caccia ai malvagi e ai demoni. Ma da quando aveva prestato il giuramento non aveva fatto altro che cacciare persone e creature che facevano paura solo perché erano speciali... e forse i malvagi e i demoni erano coloro per cui combatteva...
Leo muoviti che fai lì fermo?” disse uno dei suoi compagni che trascinava la barella col satiro.
Forza, non possiamo fermarci qui, siamo quasi arrivati” gli disse un altro cavaliere che camminava al suo fianco.
Ma Leo non si muoveva. Non avrebbe aiutato a portare quel satiro un passo più avanti. Senza una parola strinse il pugno e colpì il compagno che gli stava vicino con tutta la sua forza, non per ucciderlo ma per farlo a cadere a terra.
Poi estrasse la spada sollevandola in alto sopra la testa mentre gli altri suoi amici e il satiro lo guardavano senza capire cosa stava accadendo. E fu allora che Leo fece calare la spada velocemente verso la barella dove il satiro, immobilizzato, guardò con terrore la lama scendere verso di lui.
E invece accadde un'altra cosa. Velocemente e per due volte Leo aveva colpito i punti in cui la corda si legava alla barella e poi con l'altra mano l'aveva strappata via lasciando la creatura libera di muoversi.
Scappa!” gli urlò il Cavaliere mentre ancora brandiva la sua arma. Ma il satiro, che non credeva a quanto stava accadendo, non si mosse restando immobilizzato a fissare Leo negli occhi.
SCAAAAAPPAAAA!!” urlò allora il Cavaliere ancora più forte. Allora la creatura non se lo fece ripetere. Con un salto si mise in piedi balzando fuori dalla barella e in un attimo si strappò via la corda tagliata.
Sei impazzito Leo!?” urlò uno dei suoi compagni “Cosa hai fatto!? Riprendiamolo!”
E così dicendo gli altri due Cavalieri che erano in compagnia con Leo tentarono di inseguire il satiro che velocemente si era già lanciato attraverso gli alberi. Ma Leo si mise davanti a loro a bloccargli la strada deciso a non farli passare e aiutare la creatura a fuggire.
Riuscì a colpire al volto un primo compagno alzando con violenza il gomito e a fermare l'altro minacciandolo con la punta della spada.
Ma nessuno di loro voleva davvero combattere. Leo aveva fatto una cosa strana, che nessuno tra gli altri poteva capire, ma loro erano stati amici per anni e ora non se la sentivano di farsi del male a vicenda.
Così Leo approfittò di quell'attimo di calma e, dopo aver guardato con tristezza un'ultima volta i suoi vecchi compagni di avventura, si girò e corse a sua volta nel bosco.
Ma un attimo prima di voltarsi, vide farsi avanti il crudele Nero Esecutore che guidava la loro spedizione e che aveva assistito in silenzio alla scena con uno sguardo cattivo e spietato.

Ora non era più un Cavaliere del Graal.
Ora, come il satiro e le altre Creature di Luce, era anche lui un fuggitivo e un ricercato.

Il lago magico
Leo corse a lungo senza rendersi conto del tempo che passava e della fatica che gli provocava il peso delle armi e dell'armatura che indossava. D'un tratto sbucò in una radura, un punto in cui gli alberi si facevano più radi lasciando spazio a terra. Al centro di questa radura c'era un bellissimo laghetto mentre al di sopra i rami degli alberi che stavano al margine si allungavano come per fare un tetto che lasciava appena intravedere il cielo.
Solo allora, alla vista dell'acqua del laghetto, Leo si rese conto di essere assetato per la lunga corsa. Mentre si chinava sul bordo e si toglieva i guanti rivestiti di sottile maglia metallica per prendere un po' d'acqua, si accorse che intorno tutto era illuminato da strane luci azzurre, verdi e viola che emanavano direttamente dall'acqua e dalla vegetazione, ma in effetti lassù, attraverso quel poco che i rami lasciavano intravedere, il cielo era buio.
Dopo aver bevuto qualche sorso d'acqua Leo si stese a terra contro una roccia per riposare e si rese conto di quanto fosse stanco e di quanto le ossa e i muscoli gli facessero male per lo sforzo delle ultime ore. Chissà se l'Esecutore e i suoi compagni lo avrebbero mai trovato lì. Poco importava, ormai non aveva più la forza di fuggire ancora e in fondo era felice di aver aiutato il satiro a scappare. L'importante era che quella creatura fosse libera e che lui, come suo ultimo gesto da Cavaliere, avesse fatto qualcosa di realmente buono e nobile come avevano sempre fatto i veri Cavalieri per secoli, prima che l'oscurità scendesse anche su di loro.

Mentre pensava a queste cose sentì un rumore di zoccoli che leggermente calcavano l'erba vicino a lui. D'istinto si alzò in piedi impugnando la spada pronto ad affrontare un pericolo. E invece, a pochi metri da lui, vide proprio il satiro che poche ore prima aveva aiutato a liberarsi e che si avvicinava timoroso.
Perdonami, non volevo spaventarti” disse la creatura parlando esattamente come un essere umano “E' un bene averti ritrovato qui. Questo è il luogo in cui spesso fuggivano le Creature di Luce di questa foresta. Quando ancora ce n'erano, ovviamente”
Sei l'ultimo?” gli chiese Leo abbassando la spada e vincendo l'imbarazzo del parlare con una creatura non umana proprio come se fosse un'altra persona.
No” rispose il satiro con una punta di mistero nella voce “Non l'ultimo... ce n'è un'altra. La Signora di tutta questa foresta”. E così dicendo si volse verso il laghetto. L'acqua, già brillante come cristallo colorato, divenne ancora più luminosa e un globo di luce dorata iniziò a muoversi dal fondo dal laghetto avvicinandosi al bordo dove erano Leo e il satiro, salendo sempre più in superficie. Fino a che, dall'acqua, non emerse delicatamente una figura difficile da distinguere per la forte luce che la circondava. Pian piano la luce andò diminuendo rivelando quella che sembrava una giovane e bellissima donna che rivolse a Leo un sorriso amichevole.
La ninfa del lago
Il cavaliere non aveva mai visto una cosa del genere e non sapeva come comportarsi.
Niente paura” disse la fanciulla “Qui sei al sicuro e tra amici... gli unici che ti siano rimasti”.
Sei una strega?” chiese Leo, ancora un poco diffidente.
No” rispose la fanciulla “Non sono umana. Sono una ninfa. Una creatura del lago. Custode di queste acque sacre e ricche di potere ed energia che nutrono tutta la foresta che ci circonda. Per questo mi chiamano la Signora della foresta anche se di solito non lascio mai questo laghetto. Ora però, ho paura che dovrò farlo... e per sempre”.
Leo iniziava a capire. Quella ninfa bellissima era come la principessa di un regno che non esisteva più. Streghe, fate, fauni, folletti... tutto ciò che aveva popolato un tempo quella foresta riempiendola di magia e potere ora non c'era più.
Ti ringrazio per aver salvato questo satiro” continuò la ninfa “E' l'ultimo dei miei fratelli in tutta la regione. Stavo per abbandonare questi luoghi per cercare un altro posto lontano in cui creare un nuovo regno ma non so se avrei retto la tristezza nel farlo da sola. Ora almeno hai salvato il mio ultimo amico”.
Anch'io ti ringrazio tanto, nobile Cavaliere del Graal” disse il satiro “Mi hai risparmiato la prigionia e chissà quante sofferenze nelle orribili prigioni di quelle persone”.
Ma dove potete fuggire?” chiese Leo “Non c'è più posto per chi è come voi, purtroppo. Ovunque, in tutta Europa, le creature luminose vengono cacciate, imprigionate, le loro foreste abbattute, le loro grotte, interrate, i loro laghetti prosciugati. In qualsiasi posto andrete prima o poi i Neri Esecutori vi raggiungeranno”
Accadrà sicuramente” gli disse con voce delicata la ninfa, come una carezza di voce “Ma non è un buon motivo per smettere di illuminarsi oggi. Ogni giorno è una benedizione. Tu credi di non aver alcuna speranza di cambiare le cose. Eppure una parte di te ha voluto liberare una creatura che avresti dovuto imprigionare rischiando la tua vita. Può un singolo satiro cambiare le cose? O una sola ninfa? O un cavaliere solitario? Persino questo lago è fatto di piccolissime gocce d'acqua. E senza di esse non esisterebbe”.
Dobbiamo andare” disse ancora la ninfa “E anche tu devi trovare un luogo sicuro. Ci hai aiutati e voglio ricambiare la tua generosità e il tuo coraggio”.
La ninfa fece un incantesimo. Con un gesto della mano un grande strato di muschio profumato si staccò dalla base di alcuni alberi e si modellò per magia a creare un mantello verde con cappuccio, caldo e comodo, mentre dal laghetto uscì fluttuando una conchiglia piena di acqua fresca da usare come borraccia per un viaggio.
Leo iniziò a togliersi uno a uno i pezzi della sua armatura lanciandoli man mano nel lago per nasconderli affinché nessuno mai li ritrovasse, poi coprì i suoi poveri abiti col mantello di muschio.
Ma c'era ancora una cosa che portava con sé. La sua spada da cavaliere del Graal. Non poteva portarla con sé perché lo legava a un passato che voleva dimenticare, ma non aveva il coraggio di liberarsene. Sull'impugnatura era scritto “Folgore”, il nome che aveva dato alla spada il giorno del proprio giuramento.
D'un tratto sentì un forte boato in cielo. Poi un altro e poi pian piano il rumore delle gocce di pioggia che iniziavano a cadere e a battere sulle foglie che creavano il tetto naturale sulla radura mentre iniziava il temporale.
Leo si ricordò che il tuono era una delle manifestazioni del potere di Dio e i cavalieri di un tempo chiamavano questo potere con un nome: Thor.
Ora, purtroppo, gli Esecutori impedivano di usare quel nome e tante altre parole antiche, ma Leo si ricordò di una cosa che aveva letto di nascosto su Thor proprio in un libro proibito... uno di quei libri che gli Esecutori portavano con sé e non facevano toccare a nessuno.
Non lontano dal lago sorgeva una grossa roccia proprio sotto un punto in cui il tetto di rami e foglie si apriva leggermente facendo vedere il cielo, nero e solcato dai lampi.
Leo si mise in piedi davanti alla roccia. Quando esplose un forte tuono e un lampo luminosissimo solcò il cielo, Leo alzò la spada verso il cielo e urlò il nome del potere di Dio.
THOR!!!!!”.
Il lampo si allungò fin quasi a terra e colpì magicamente la spada Folgore. Leo guardò la lama che ora brillava di un blu elettrico e aveva in sé il potere di Thor.
Con un urlo calò la punta della spada incandescente verso la roccia e la conficcò nella dura pietra come se fosse burro.
Il satiro e la ninfa avevano guardato ammirati quella scena e quella manifestazione di forza e magia.
Dopo qualche istante la luce blu che ancora si intravvedeva uscire dalla roccia sparì. 
La Spada nella Roccia
Leo impugnò la spada che era quasi del tutto conficcata in quella pietra e provò a estrarla, ma non si mosse. Era immobile, completamente bloccata. Nessuno al mondo avrebbe potuto prenderla.
La ninfa si avvicinò e passò la mano vicino all'impugnatura della spada facendo comparire sulla pietra delle rune, segni simili ad antiche lettere magiche.
Poi si voltò verso il satiro chiamandolo a sé. Le due Creature di Luce salutarono nuovamente Leo in silenzio, con lo sguardo e un gesto della mano, e poi, infine, si allontanarono davvero e per sempre sparendo tra gli alberi verso nord.

Rimasto solo, Leo si chinò a guardare meglio quelle rune, perché anni prima aveva imparato a leggere quei caratteri misteriosi.
Poi, commosso, voltò le spalle alla Spada nella Roccia e si incamminò per andare via, senza una direzione precisa, tirandosi il cappuccio di muschio sulla testa e legando per bene alla cintura la conchiglia che faceva da borraccia.

La spada sarebbe rimasta conficcata e bloccata in quella roccia per secoli. Le piante e le erbe della foresta l'avrebbero nascosta crescendo, poi sarebbero morte e poi l'avrebbero nascosta di nuovo chissà quante volte. Ma il messaggio scritto sulla pietra dalla ninfa con le rune magiche sarebbe rimasto lì per sempre sino al giorno in cui un'anima nobile non avrebbe saputo leggerlo:

Qui ha posto la sua spada l'ultimo cavaliere di questa era perché nessuno possa usarla per fare del male
Qui potrà estrarre questa spada il primo cavaliere
di un'era che verrà per tornare a fare del bene

... potrà estrarre questa spada il primo cavaliere di un'era che verrà...

1 commento:

Anna Belmonte ha detto...

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