Pochi ma buoni.
E ricettivi.
La conferenza sul tema del signoraggio bancario in agenda per venerdì si è trasformata in un vero corso di formazione per i militanti di Altrostile e per il pubblico esterno.
Sotto i riflettori del relatore Marco Saba, naturalmente, il paradosso del sistema di emissione monetaria e le possibili soluzioni.
Ciò che è emerso principalmente è che la percezione che la gente ha nei confronti della moneta è una sorta di fede religiosa. Essa esiste, e funziona, perché ci si crede in modo convenzionale. Ma alla base di ogni singola banconota, se non il fideismo, non c'è alcun controvalore in oro, ne in altri beni e servizi.
Un esempio concreto riguarda il prezzo del petrolio. Valutato in oro, il costo del barile negli ultimi anni è diminuito. Ma dato che tra oro e moneta non c'è alcuna corrispondenza, l'eccessiva emissione di dollari ed euro provoca un meccanismo artificiale di inflazione per cui il barile di petrolio pagato in denaro in effetti costa sempre più... nonostante non ve ne sia alcuna ragione materiale.
Ma proprio in questo male si nasconde una possibile soluzione. E' sufficiente fare lo sforzo culturale di smettere di “credere” alla nostra moneta e accettare convenzionalmente un altro tipo di valuta per poter mandare in pensione l'attuale sistema bancario e sostituirlo con uno del tutto nuovo, che non produca debito pubblico.
Per far questo è sufficiente in primo luogo che l'emissione sia pubblica – e non privata come è attualmente – in modo da comportare esclusivamente i costi di stampa e diffusione senza essere gravata da alcun tasso di sconto (costo del denaro da versare alle banche private azioniste di quelle centrali che guadagnano in pratica senza far nulla).
In secondo luogo la stampa di nuova cartamoneta non deve essere autoreferenziale ma proporzionale all'effettiva presenza e incremento di beni e servizi che ne garantiscano il valore reale. In pratica, man mano che l'industria o il terziario di un paese producono nuovi beni materiali o servizi in quantità maggiori, quel paese emetterà una quantità corrispondente di moneta. Cosa semplicissima che però oggi non avviene.
Terza cosa, oltre alla moneta sovrana nazionale, una sorta di titolo a corso legale a credito, le realtà locali dovrebbero emettere una moneta propria, “a corto raggio”. Questo sia per porre dei correttivi ai problemi dell'economia strettamente locale che per evitare un regime di monopolio monetario che alla lunga non escluderebbe il ritorno di una “moneta a debito” come quella che usiamo oggi. Un disegno simile a quello proposto in Venezuela dove, alla nazionalizzazione della banca centrale, si vuole affiancare un arcipelago di “monete sociali” locali.
La situazione di oggi invece (o meglio, la situazione da tre secoli a questa parte), è diametralmente opposta. Le monete sono stampate ed emesse in sé e per sé, in modo da garantire alle banche centrali la riscossione degli interessi calcolati sul valore nominale delle banconote. Da questo l'esigenza dell'Unione Europea, serva della Bce, di allargarsi continuamente in modo da permettere alla banca centrale stessa di emettere ancor più moneta per i nuovi stati aderenti.
Il caos monetario che ne sta derivando è il preambolo a nuove unificazioni monetarie come l'Amero tra Usa, Canada e Messico, che a loro volta si integreranno tra loro per arrivare a un'unica valuta mondiale e togliere quindi ogni possibilità di confronto e corrispondenza che permetta di capire l'andamento della moneta stessa.
Oggi ci sono gli strumenti culturali, tecnici e comunicativi per invertire la rotta e riconquistare la moneta al popolo.
Del resto l'oligarchia che governa il sistema monetario attuale è ristretta, poche decine di persone al mondo.
Con le possibilità di mobilitazione data da internet e lo scambio di informazioni è possibile coordinare in breve una rete per l'elaborazione di una nuova proposta.
E ricettivi.
La conferenza sul tema del signoraggio bancario in agenda per venerdì si è trasformata in un vero corso di formazione per i militanti di Altrostile e per il pubblico esterno.
Sotto i riflettori del relatore Marco Saba, naturalmente, il paradosso del sistema di emissione monetaria e le possibili soluzioni.
Ciò che è emerso principalmente è che la percezione che la gente ha nei confronti della moneta è una sorta di fede religiosa. Essa esiste, e funziona, perché ci si crede in modo convenzionale. Ma alla base di ogni singola banconota, se non il fideismo, non c'è alcun controvalore in oro, ne in altri beni e servizi.
Un esempio concreto riguarda il prezzo del petrolio. Valutato in oro, il costo del barile negli ultimi anni è diminuito. Ma dato che tra oro e moneta non c'è alcuna corrispondenza, l'eccessiva emissione di dollari ed euro provoca un meccanismo artificiale di inflazione per cui il barile di petrolio pagato in denaro in effetti costa sempre più... nonostante non ve ne sia alcuna ragione materiale.
Ma proprio in questo male si nasconde una possibile soluzione. E' sufficiente fare lo sforzo culturale di smettere di “credere” alla nostra moneta e accettare convenzionalmente un altro tipo di valuta per poter mandare in pensione l'attuale sistema bancario e sostituirlo con uno del tutto nuovo, che non produca debito pubblico.
Per far questo è sufficiente in primo luogo che l'emissione sia pubblica – e non privata come è attualmente – in modo da comportare esclusivamente i costi di stampa e diffusione senza essere gravata da alcun tasso di sconto (costo del denaro da versare alle banche private azioniste di quelle centrali che guadagnano in pratica senza far nulla).
In secondo luogo la stampa di nuova cartamoneta non deve essere autoreferenziale ma proporzionale all'effettiva presenza e incremento di beni e servizi che ne garantiscano il valore reale. In pratica, man mano che l'industria o il terziario di un paese producono nuovi beni materiali o servizi in quantità maggiori, quel paese emetterà una quantità corrispondente di moneta. Cosa semplicissima che però oggi non avviene.
Terza cosa, oltre alla moneta sovrana nazionale, una sorta di titolo a corso legale a credito, le realtà locali dovrebbero emettere una moneta propria, “a corto raggio”. Questo sia per porre dei correttivi ai problemi dell'economia strettamente locale che per evitare un regime di monopolio monetario che alla lunga non escluderebbe il ritorno di una “moneta a debito” come quella che usiamo oggi. Un disegno simile a quello proposto in Venezuela dove, alla nazionalizzazione della banca centrale, si vuole affiancare un arcipelago di “monete sociali” locali.
La situazione di oggi invece (o meglio, la situazione da tre secoli a questa parte), è diametralmente opposta. Le monete sono stampate ed emesse in sé e per sé, in modo da garantire alle banche centrali la riscossione degli interessi calcolati sul valore nominale delle banconote. Da questo l'esigenza dell'Unione Europea, serva della Bce, di allargarsi continuamente in modo da permettere alla banca centrale stessa di emettere ancor più moneta per i nuovi stati aderenti.
Il caos monetario che ne sta derivando è il preambolo a nuove unificazioni monetarie come l'Amero tra Usa, Canada e Messico, che a loro volta si integreranno tra loro per arrivare a un'unica valuta mondiale e togliere quindi ogni possibilità di confronto e corrispondenza che permetta di capire l'andamento della moneta stessa.
Oggi ci sono gli strumenti culturali, tecnici e comunicativi per invertire la rotta e riconquistare la moneta al popolo.
Del resto l'oligarchia che governa il sistema monetario attuale è ristretta, poche decine di persone al mondo.
Con le possibilità di mobilitazione data da internet e lo scambio di informazioni è possibile coordinare in breve una rete per l'elaborazione di una nuova proposta.
17 commenti:
apparte il fatto che avere una copertura in oro vuol dire solamente avere delle pietre gialle che giustificano una banconota.
comunque detto questo
Se praticamente tutti(tranne pochissime eccezioni)credono cecamente che dei pezzi di carta di varie forme e coloro abbiano un valore l'unica cosa che si puo fare e emigrare su Titano
Eh, Stefano, il punto non è quello di avere dell'oro (che in effetti per me sarebbe più utile come conduttore elettrico che non come metallo prezioso) come controvalore.
Il punto è che è necessario un parametro di ricchezza reale in base a cui stampare cartamoneta e infatti nel post ho fatto riferimento sì all'oro, ma soprattutto a beni e servizi.
Non farei invece dell'ironia sul fideismo nei confronti del denaro. Lo stesso Freud ricorda come la gente parli della moneta con lo stesso falso pudore che si ha nei confronti del sesso.
Le nostre banconote sono in effetti coriandoli. Se io e te decidiamo che tra di noi non le vogliamo utilizzare e ci paghiamo rispettivamente la compravendita di merci e lavoro coi soldi del Monopoli ecco che questi ultimi acquistano di botto valore reale.
E senza gravare sulle casse dello Stato :))
sul feticismo delle merci(e il denaro è una merce) di tipo marxista nn commento....su Calvi bè fantasioso...il crack del banco ambrosiano e marcincus eil vaticano nn centra....sul summit in questione...niente...mi sembra banalotto: che nn c'è più il sitema aureo è un bel pò...ti dirò una chicca il mago di Oz è un a metafora del cambiamento dal sistema aureo a quello attuale(l'oro e l'uomo di latta) ha avuto notevoli critiche,ma nn è così come dici te le monete vengono emesse in base al PIL la ricchezza(beni e servizi)prodotti in uno stato...la perfette corrispondenza com evorresti te(oggi se ne produce un pò in eccesso) porterebbe a stagnazione: se la valuta nn perde mai di valore me la tengo in casa(sotto il materasso) e nn la porto in banca(dove si dovrebbe incontrare l'offerta di chi ha risparmi con la domanda di chi vuole prestiti)...insomma soffocherebbe gli investimenti...per questo una leggera inflazione è necessaria...negli USA c' stata addirittura deflazione in certi momenti storici(ma nn è u bene)....Il tasso di sconto è il prezzo del denaro all'ingrosso che le banche(negozio al dettaglio) paganoale banche centrali per i prestiti: averlo gratis sarebbe un bel regalo ai banchieri...ma come spiegare ai negozi alimentari che loro l'intermediazione dal grossista la pagano, mentre per le banche è gratis????la proprietà ripeto anche per me dovrebbe essere pubblica, ma da lì a dire che le banche centrali dovrebbero regalare monete ai bamchieri privati ne corre(il tasso di sconto è il prezzo pagato dalle banche alle banche centrali)!!e nn centra la proprietà:es le banche sono proprietarie in percentuali anche di FIAT ma questa quando prende i prestiti dalle banche li paga gli interessi!!!Lo stesso le banche sono proprietarie delle Banmca centrale..ma devono pagare per avere liquidità.. le monete locali..bè qui potresti essere linciato dai vecchietti che già hanno patito il cambio con l'euro(l'italia nn è il venezuela...qui sei un po stalinista applicare a situazioni diverse lo stesso statalismo)...
ps per curiosità datti una letta generale almeno superficiale alle teorie classiche(smith e ricardo) keynes e infine scuola di Chicago(monetaristi-neoclassici)
Sempre interessantissimo quest'argomento!
ciao simone c'è un premio per te sul mio blog.. passa a vedere
buona serata
"Cosa semplicissima che però oggi non avviene."
E' tutto qui il problema amigo.
Ciao e complimenti per la vostra conferenza. Forza Altrostile! :)
@ Cohiba
le tue teorie sono in parte condivisibili ma danno per scontato che il sistema attuale debba essere quello capitalistico, cosa che per me non è.
Sul fatto dello stalinismo ricorda che l'Urss del baffone si faceva stampare i rubli da una abcna americana versando ad essa il diritto di signoraggio.
Inoltre non ho mai detto di essere un liberista o privatista, anzi.
Idem per la convertibilità in oro, non è da mo' che l'ho scoeprto, gli accordi di Bretton Woods sn caduti dagli anni '70... ma allora non ero ancora nato e non ne potevo parlare.
Infine, vedo che non hai toccato il punro più importante, cioè il diritto di Signoraggio stesso.
Non si tratta di regalar i soldi, ma perché se una banca mi stampa una banconota da 10 euro al rpezzo effettivo di 30 centesimo, questa banconota mi costa in realtà un tasso di interesse annuo che grava per sempre sulle mie tasche?
Già solo per questo i banchieri centrali dovrebbero essere spellati e messi nel sale.
Stendiamo un velo pietoso poi sull'attendibilità del Pil come parametro, il Pil non misura la ricchezza, ma il suo valore, che è cosa ben diversa.
ma perché poi in quetse discussioni io sn il più anticapitalista di tutti e nonostante questo devo sentirmi dare ogni giorno del "servo del sistema"?
:)))
No forse nn ci siamo spiegati....io nn sto difendendo il sistema, ,ma spiegando il sistema...che è cosa ben diversa....io ti ho fatto presente delle critiche nell'attuale sistema....ma ogni buon rivoluzionario prima di preparare il nuovo deve conoscere molto bene il vecchio!!!
Marx è un economista classico descrive detagliatamente il sitema capitalistico, molto meno la futura società socialista. Quello su cui volevo che tu riflettessi è che se nn adotti un modello di società socialista, anche un sistema di tipo corporativistico-fascista(che è pur sempre capitalista) NON regge....le tue teorie propongono dei passaggi fatti da privati(o altrimenti dovresti spiegare chi li fa) a costo zero...ma questo nn è possibile....oltre all'abolizione tasso di sconto che sarebbe un regalo ai banchieri che nn devono più pagare il costo del denaro al grossista(banca centrale).....credo che ci siamo impelagati in cose troppo tecniche superiori alle nostre possibilità:per spiegare queste teorie dovresti presentarne una alternativa ma spiegata con scientificità.....nn aboliamo questo, mettiamo quest'altro...senza tener conto delle conseguenze micro e macroeconomiche.....
Il sistema corporativo-fascista prevede la proprietà privata dei mezzi di produzione, e anche se si presenta come NONliberista è pur sempre capitalista....anzi è sempre stato il rimedio borghese contro il pericolo delle nazionalizzazioni comuniste-socialiste....concedere qualcosa allo statalismo-corporativo pur di mantenere controllo delle proprietà.Il corporativismo porta ad annullare la dialettica servo-padrone(per istaurare quella fra i settori merceologici:fra le varie corporazioni)questo comporta stagnazione delle classi(i proprietari saranno sempre prprietari, i garzoni sempre garzoni) come appunto nelle corporazioni medievali a cui si ispira, dà ordine sicurezza, pace sociale ma a che prezzo?bassi salari, pochi diritti....impossibilità di competere all'interno della corporazione(es nella corporazione dei Chimici...è chiaro il rapporto diforza fra proprietari della chimica...e operai).Le nazionalizzazioni del fascismo furono una strategia per salvare i capitalisti italiani che stavano fallendo per la crisi del 29....e lo stato si accollò le spese e i rischi dei capitalisti(soprattutto salvò tante banche e grandi industrie)....ripartendo i costi sull'intera nazione!!!!I capitalisti ringrazioarono abbondantemente dando incondizionato appoggio oltre a celebrare con prodotti come la Balilla o la Treccani.....
L'unica alternativaè quella socialista mettere nelle mani dello Stato-collettività i mezzi di produzione(almeno quelli grandi, da paese a paese ogni cosa dovrà essere applicata al caso concreto)e muoversi in un sistema internazionalista altrimenti alla guerra fra operai italiani...ci si muoverà in una guerra fra operai italiani e quelli cinesi....(prova a indovinare chi ci rimette)....solo regole e diritti validi internazionalemente si può immaginare di placare il conflitto dei poveri contro poveri.....del chi lavora a costo più basso....per far questo....bè inutile dire che ci vuole un governo mondiale, una confederazione degli stati....per questo sarebbe già un passo inavanti fare una confederazione di stati europei: con un parlamento eletto dai cittadini e un gvernoche ha la fiducia dal parlamento
Ti lascio questo passo di una lettera di Milan Kundera, scritta nel 1968, nell'"autunno praghese". Mi sembra ancora di massima attualità e vicina alle tematiche che ti sono care.
..."Credo nella grande missione storica delle piccole nazioni nel mondo di oggi, lasciato in balìa di superpotenze che desiderano allinearlo e livellarlo a propria misura. Le piccole nazioni, ricercando e costruendo continuamente la propria fisionomia, lottando per le proprie peculiarità, si preoccupano nello stesso tempo che l' intero globo terrestre resista ai terribili influssi all' uniformità, che risplenda la varietà delle tradizioni e dei modi di vivere, che in esso l' individualità umana, il miracoloso e la singolarità possano essere di casa. Sì, sono convinto della missione delle piccole nazioni. Sono convinto che un mondo in cui la voce dei guatemaltechi, degli estoni, dei vietnamiti o dei danesi venisse sentita quanto quella degli americani, dei cinesi o dei russi, sarebbe un mondo migliore e meno triste. So pure, però, che per le piccole nazioni è insidioso e difficile. Hanno i loro periodi di letargo e, a differenza delle grandi nazioni, ogni loro assopimento comporta il pericolo di non risvegliarsi."
http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2008/06/24/032r.html
Grazie mille Marco!
@ Cohiba
Hai ragione, non ci capiamo io e te... continui ad avere la presunzuine di venire qui a darmi del capitalista e non sai una cicca.
Sul signoraggio e sull possibili alternative ti rimando agli articoli da me pubblicati qui un paio di mesi fa, li raggiungi coi tag.
Inoltre con il mio movimento civico e con l'associazione, presto anche in collaborazione con degli ex grillini della zona, stiamo studiando l'applicazione per Bergamo della moneta complementare (che comunque è solo un passaggio intermedio verso la moneta sovrana).
In linea di massima sarebbe l'ideale arrivare a qualcosa di simile al Rentenmark (Marco di rendita) adottata in Germania dopo il '29 e perfezionato nel '37 con il calcio nel culo definitivo alla Banca Centrale tedesca che venen nazionalizzata dal regime permettendo al paese di risorgere dal nulla in pochi anni.
Ovviamente, quindi, dev'essere lo Stato ad emettere la moneta, alla faccia della tua presunzione did armi del capitalista.
Per quanti riguarda il sistema corporativo-fascista (le due cose non vanno comunque necessariamente insieme) dire che è una forma di capitalismo è una stronzata galattica che mi ha fatto in un colpo solo ridere per l'assurdità ma anche piangere per la scarsa conoscenza che quetsa convinzione implica... è proprio il contrario, il sistema corporativistico, perfezionato nella socializzazione delle aziende e la partecipazione dei lavoratori ad utili e scelte dirigenziali, è l'esatto opposto del capitalismo e allo stesso tempo non decade nel comunismo.
Ma contenti voi kompagni per hobby, io la festa non ve la rovino.
Se per sentirvi vivi avete bisogno di continuare a evdere afscisti ovunque e peggio ancora di dipingerli a VOSTRA immagine e somiglianza (servi del capitale) potete continuare a vivere di fantasie.
Io certe cose me le sono lasciate alle spalle e vivo nel mondo reale.
"Se per sentirvi vivi avete bisogno di continuare a evdere fascisti ovunque e peggio ancora di dipingerli a VOSTRA immagine e somiglianza (servi del capitale) potete continuare a vivere di fantasie.
Io certe cose me le sono lasciate alle spalle e vivo nel mondo reale."
Simone for president!
Ciao Simone, alla prossima, purtroppo ultimamente sono molto impegnato.
credevo tu fossi diverso dal neocon e pl che vogliono soltanto commenti pronti a incensarlie e sperticarsi in complimenti.....credevo rispondessi allle obiezioni(io odio chi mi fa i complimenti,mi piace la dialettica per questo frequento più i vostri blog che i miei simili)...cmq vedo fascisti ovunque....sei te che ti dichiari fieramente fascista!!!!li vedo SOLO dove si dichiarano tali, o si manifestano per quello che sono(es Tremonti) fascista nn era inteso in senso spregiativo(manganello e olio di ricino)MA COME Sistema economico: dici che nn è capitalismo....ma allora perchè NON ci furono nazionalizzazioni per espropriazione???ma solo come salvataggi???Perchè dici che nn è capitaliosmo se durante il fascismo e nazismo: il capitalismo era la base dell'economia???non fare come neocon e pl che confondono liberismo e capitalismo...sono 2 cose diverse(berlusconi è capitalista ma nn liberista)era garantita la proprietà privata?Si....era motore e spinta il capitale privato degli industriali?si....altrimenti dimmi portami degli esempi....nn fare argomentazioni per preconcetti....a me piace capire(lo vedi preferisco giocare al'attacco che aspettare in casa, dove spesso i miei interlocutori nn vengono, per paura di dover essere daccordo con me...e dovermelo dire?).....cmq nn visto che disturbo, nn passo più per un pò così questo blog tornerà ad omologarsi con solo commenti positivi pronti a dire Simone santo subito!!!!contento te....in questo potresti fare un alleanza con neocon e pl una serie di commenti prestampati di complimenti...
ps: nn siete molto Brave Heart...... preferisci le adulanti folle di piazza venezia.....che gli ostici voli su vienna!!!!!
Abbi pazienza Cohiba, non ce l'ho con te a livello personale.
Ma mi è capitato ormai troppe volte di impelagarmi in queste discussioni ancora ferme a 60 anni fa sia come concetti che come terminologia.
Sinceramente credo superate pressoché ogni categoria politica e ritengo urgente la creazione di nuove basi ideologiche.
Rinuncio al dibattito con te non perché lo tema, ma perché partiamo da postulati di base del tutto opposti.
Dal punto di vista storico (ribadisco, storico, non politico) io di parlo di fascismo come se fosse una cosa; tu intraprendi la discussione come se fosse l'esatto opposto di ciò che secondo me è stato (e sono buono a dire "secondo me").
E' chiaro che non ci possiamo incontrare continuando con queste categorie.
Meglio passare oltre.
Rinuncio qui alle etichette, almeno nel dialogare con te, e passo ai concetti.
Io sono fondamentalmente: socialista, anarchico, nazionalitario, comunitarista, decrescitista.
Sono in sostanza contrario agli "anti-ismi" anche se di fatto sono conrtario al capitalismo, alla truffa della democrazia rappresentativa, al comunismo, allo sviluppismo.
Se ti senti più comodo a parlare di fascismo fa pure.
Ma non sono più io quello che vive nel passato, la mia guerra è finita.
Futures e fame
Viviana Vivarelli
Dire che i prezzi aumentano perché diminuisce il cibo, o per cause climatiche, aumento della domanda o biocombustibili, è la menzogna dei media.
La produzione mondiale di cereali è cresciuta del 4,7% rispetto al 2006 e del 2,6% rispetto al 2005. E la domanda è cresciuta molto meno, del 2,9% rispetto al 2006 e del 4% rispetto al 2005. L'offerta resta superiore alla domanda, lo conferma anche l'andamento delle scorte che sono raddoppiate.
Le scorte ci sono, l'aumento di cereali è superiore alla domanda. Perché c'è un problema?
La causa abnorme che si dovrebbe affrontare è la speculazione in Borsa. E' quella a provocare cinicamente l'aumento dei prezzi.
Coi Futures si scommette che un certo bene aumenterà di prezzo in futuro, il fatto stesso di scommetterci fa aumentare il prezzo di quel bene e produce un'onda al rialzo del suo costo. Se molti acquistano Futures sui cereali, il prezzo dei cereali aumenta, arricchendo gli scommettitori. Essi si arricchiscono sulla fame del mondo.
Alla base di tutto non c'è un fenomeno reale di scarsità di cereali, ma le operazioni degli scommettitori della Borsa.
E' da tempo che la Borsa è impazzita e muove e brucia capitali immensi secondo un mercato "virtuale" avido e malvagio. E' tutto un mondo artificiale che si contrappone al mondo reale e lo condiziona in nome dell'avidità finanziaria.
Il neoliberismo si rifiuta di moderare le ondate speculative estreme di questo universo di profittatori. Ma la fame è reale. La gente che fruga nei cassonetti per trovare cibo è reale
E insulta la fame il sindaco Alemanno che vuole multare i poveri. La fame non si multa. Il disagio economico di milioni di persone non si fa tacere con l'odio, le telenovele o la propaganda
Si sentenzia che chi brucia il patrimonio famigliare per il vizio del gioco sia interdetto, ma chi brucia il patrimonio di interi Stati e condanna alla fame miliardi di persone non è colpito da nessuna interdizione.
Il neoliberismo è questo. A morte il neoliberismo!
Gli Stati non sono tutti uguali, i piu’ ricchi crescono 4 volte piu’ di quelli piu’ poveri e li angariano imponendo la loro economia con le guerre e i diktat di organismi multinazionali a loro favorevoli, come la banca Mondiale o l’Organismo internazionale del commercio (WTO).
I paesi poveri hanno una popolazione che si nutre quasi esclusivamente di cereali, ma gli Stati più ricchi frenano le loro esportazioni e penalizzano le loro importazioni, allungando le mani anche sui loro servizi pubblici (come ha fatto l’Europa sull’Africa) e li costringono a un impoverimento crescente.
Il governo americano con i brevetti ha imposto il suo controllo su molti cereali (vd il riso basmati in India), dà sovvenzioni enormi ai suoi agricoltori e incrementa la produzione degli OGM per arricchire le proprie multinazionali. I contadini americani sono fortemente avvantaggiati rispetto ai contadini poveri del mondo. Possono esportare grano a prezzo inferiore, protetti dalle sovvenzioni dei loro governi, e impediscono ai produttori poveri di esportare i loro prodotti come caffè o cotone perché i dazi fanno salire i loro prezzi rendendoli non competitivi.
In una situazione simile di vantaggi e svantaggi, guidati dall’imperialismo dominante, parlare di libero mercato è solo una bestemmia. Non esiste nessun libero mercato. Esiste solo il mercato della forza, dove chi è più forte affama o uccide chi è più debole.
In tale quadro, gli organismi di difesa internazionale sono una buffonata, carrozzoni che mantengono se stessi. La Fao dovrebbe stabilire qual è il fabbisogno alimentare minimo, e gli organismi internazionali dovrebbero difenderlo, così come in ogni Stato dovrebbe difendere un minimo di sopravvivenza dei suoi cittadini (altro che multarli!).
I dazi e le regole di import/export così come le regole di quel mercato omicida che è la Borsa dovrebbero rispettare canoni minimi di sopravvivenza. Il gioco dell’avidità finanziaria non può restare incontrollato e mettere a rischio la sopravvivenza dei più.
La finanza costituisce il vero terrorismo del mondo.
In un pianeta dominato dall’avidità speculativa, il lucro è l’unica divinità a cui si inchinano governi, partiti e chiese.
Se la Terra fosse più giusta, governi, partiti e chiese opererebbero per la salvezza delle persone, non dei capitali. Invece essi fanno parte della classe degli speculatori che mantengono in vita il vitello d’oro e si piegano ai suoi interessi, noncuranti dell’aumento della miseria e della morte.
L’identificazione tra economia-politica-religione e lucro è impressionante.
La Chiesa cattolica non fa eccezione e lo abbiamo visto nell’enorme crack del Banco ambrosiano (Banca dello IOR- 8 morti- crack di 1200 miliardi di lire del 1982). E quanto il denaro non abbia odore, lo provano fatti inquietanti come il riciclaggio di denaro sporco della banda della Magliana (la più efferata banda criminale di Roma) operato da alti prelati con tanto di ringraziamento al loro boss che è stato sotterrato in una basilica come un santo.
L’economia si fa con la politica, la politica con la guerra e la sopraffazione, l’economia si fa con la morte, anche la religione diventa mercato di morte.
“Questa” economia neoliberista attrae a se tutto e diffonde morte.
E che un operaio anche la voti dice solo dello strazio dell'ignoranza che è male a se stessa.
Che a questo punto si parli di difesa della vita in relazione a una ragazza in coma da 16 anni, o del congelamento di migliaia di embrioni non si sa perché e non si sa per quanto, o che si parli di esportazione di democrazia in relazione all’aggressione del Medio Oriente, o delle guerre africane, diventa peggio che una menzogna, è una bestemmia contro Dio e gli uomini!
I comandamenti non sono 10, dovrebbero essere 11, e l’11°, il più terribile, dovrebbe ordinare: non vendere te stesso e la vita degli altri per interesse! Che una ruota di mulino schiacci la tua testa se oserai tanto!
Dal 2006 il costo dei cereali è raddoppiato.
Non basta dire che c’è stata una siccità in Australia e che Cina e India chiedono più carne o che è cresciuto il costo del petrolio.
Il costo del petrolio è diminuito di 46 dollari al barile, ma questo non ha migliorato gli squilibri indotti dall’avidità degli speculatori. Il prezzo della benzina non è diminuito e lo Stato ci avrebbe rimesso troppe tasse se gli avesse ordinato di seguirne il costo! Che Tremonti ci racconti la balla della tassa Robin Hood sui petrolieri e i bancari è una vergogna inaccettabile! Ha avuto la faccia di andare in Europa a dire che si doveva contrastare la speculazione in Borsa sul petrolio quando lui non ha fatto una mossa sulla speculazione italiana dei prezzi alla pompa o su tutte le altre speculazioni alimentari! E’ vergognoso!
Il prezzo del grano è diminuito!! Mentre il pane e la pasta hanno continuato ad aumentare! Siamo l’unico paese in Europa dove, dal cambio con l’euro in poi, non si è vista una sola misura di governo sul controllo dei prezzi! Dove il turismo è diminuito fino al 30% a causa del caroprezzi, dove la gente dà continui segni di malessere e disagio economico senza che nessuno muova un dito, dove a causa dell’aumento dei prezzi l’economia si sta addirittura fermando (le previsioni ci danno allo 0,1). Ci raccontano che la filiera non è controllabile quando a volte consta di un solo passaggio controllabilissimo. Ci raccontano la balla del libero mercato quando poi questo è inesistente e dove lo stato vuole (vd Alitalia) lo Stato fa. E mettono tutto il sistema sotto la speculazione fondamentale di una Banca Centrale che è un ente privato ma domina la finanza collettiva e di una banca Europea che se ne infischia della miseria e aumenta le speculazioni dei potenti.
Accanto al mercato fasullo della Borsa hanno creato l’altro, altrettanto fasullo, delle valute.
Scrive Simone “la percezione che la gente ha nei confronti della moneta è una sorta di fede religiosa”. Ma su questo fideismo ed altri domina il controllo del potere.
Si crede dogmaticamente a ciò che i media ci ordinano di credere: che gli aumenti dei prezzi abbiano ragioni razionali (l’Espresso qui è vergognosamente identico a Panorama), si calca la mano su cause marginali sviando l’attenzione sulla falsità dei grandi interessi.
Basarsi sulla produzione, la domanda, l’offerta e il costo delle merci, credere che vi siano leggi di mercato, è del tutto fuorviante. Non siamo nel regno di Keynes. Non ci sono leggi matematiche o statistiche. Non esistono le leggi di un libero mercato. L’economia è una truffa.
Mercato delle merci, mercato delle valute, Borsa e manovre faziose dei governi prevaricatori sono tutt’uno. Siamo nelle mani di una cricca di speculatori cinici e selvaggi. Forse 200 persone ricchissime affamano il mondo per continuare ad allargare a dismisura i loro spaventosi capitali. Berlusconi è uno di questi. I G8 sono congreghe dove i reciproci interessi sono rinforzati sulla disgrazia del mondo. La Comunità Europea è questo.
Alla base di ogni singola banconota non c'è alcun controvalore in oro, né in altri beni e servizi. Alla base di ogni costo alimentare c’è la spregiudicatezza selvaggia di accaparratori.
Il valore del dollaro non è quello che dice. Gli USA rifiutano di riconoscere la loro recessione, il loro spaventoso deficit, il fallimento della loro economia e della loro politica imperialista. La Banca centrale americana continua a stampare dollari e a imporre al mondo il loro acquisto e non lo fa col libero mercato ma coi missili, col potere che ha nei grandi organismi economici internazionali, col suo mai discusso potere di veto. Che c’è di giusto in questo?
La speculazione innalza il costo del barile di petrolio. Ma sempre la speculazione lo abbassa, senza che si vedano effetti consecutivi sulla benzina e il costo delle merci.
Non c’è nessun ragione sufficiente che spieghi il carovita e l’immiserimento del mondo. Nessuna ragione che non dovrebbe essere portata davanti al Tribunale di Norimberga.
Questo è un crimine contro l'umanità.
Certo la relazione tra cibo e modi per produrre energia è forte.
La cosa infame è che la scoperta che dai cereali si potevano fare carburanti fu negata inizialmente dai media per ordine dei grandi petrolieri (vd in Italia gli sfacciati articoli di Quattroruote che dicevano i biocarburanti rovinavano i motori, c’erano anche dei bloggher incaricati su internet di diffondere sfiducia), ma appena le grandi compagnie hanno preso sotto controllo questo mercato, i biocarburanti sono diventati una realtà confermata. Così è la verità: quello che fa l’interesse economico del momento dei più potenti e quello i media diffondono.
Oggi i primi 2 produttori di biocereali sono Brasile e USA.
Lula dice che ha abbastanza cereali da garantire il cibo ai brasiliani e ha una quantità enormi di terreni ancora da coltivare, sia per il cibo che per l’energia.
L'UE vaneggia. Nel 2006 una Commissione Europea limitava al 25% i biocarburanti e ora, davanti al costo del petrolio, non sa che più dire. Un carrozzone che difende sempre e comunque i grandi interessi contro i diritti dei popoli.
Certo siamo destinati a vedere profondi mutamenti nei modi per produrre energia.
E che questo infame governo ripieghi su un improbabile nucleare è altamente indecente. Lo stesso problema dei rifiuti avrebbe potuto costituire una grande occasione, l’inizio di un radicale mutamento nello smaltimento dei rifiuti in grado di iniziare un riciclo che li diminuiva e li convertiva in energia, invece questi incapaci si sono limitati ad ammucchiare il pattume spostandolo sul territorio, aumentando le discariche inquinanti sotto protezione dell’esercito e ripiegando sugli inceneritori affidati ai soliti criminali.
Tutto si lega, ma nulla cambia se il filo che tiene tutto resta l’interesse personale a breve periodo di poche cricche, legate alla criminalità imprenditoriale e finanziaria, e non diventa mai il bene collettivo. E’ da questa grave falla che nasce la crisi della politica, una crisi che produrrà nel paese una caduta economica senza precedenti. Il caro prezzi è solo uno dei segnali del malgoverno imperante, contro cui non vediamo opposizione. Ma è la caduta di morale pubblica la rovina del paese.
viviana
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